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UNCAI- Unione Naz. Contoterzisti Agromeccanici e Industriali
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Marco
Sez. Supporto Didattico
Iscritto il: 13/03/2008, 19:23 Messaggi: 71639 Località: Pinzolo (TN) - Firenze
Formazione: Laurea in Scienze agrarie
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Albo Agromeccanici Marche,UNCAI: “Non si tratta di un albo delle imprese agromecaniche. Agricoltura e agromeccanica sono realtà imprenditoriali distinte” Tassinari: "Un'impresa agricola che lavora per terzi non diventa automaticamente agromeccanica. E vale anche il contrario. L'ordinamento distingue già le due realtà: ora bisogna riconoscerle anche con chiarezza" Roma, 2 settembre 2026 – UNCAI prende atto del completamento dell'iter attuativo della legge regionale Marche n. 14/2025 e delle dichiarazioni di soddisfazione diffuse da CAI Agromec, ma riporta il confronto sul punto centrale: la qualificazione dell'impresa agromeccanica e la sua distinzione dall'impresa agricola. La legge marchigiana, "Disposizioni per la qualificazione delle imprese agromeccaniche", definisce l'impresa agromeccanica come l'impresa che svolge le attività richiamate dal decreto legislativo 99/2004, ma disciplina nello stesso Albo anche le imprese che esercitano attività agricola, agroalimentare o forestale. Per UNCAI è qui il problema: un'attività e un'impresa non sono la stessa cosa. L'attività agromeccanica è individuata dalle lavorazioni svolte; l'impresa agromeccanica è invece un soggetto economico che organizza mezzi, lavoro e investimenti per offrire professionalmente quei servizi a terzi. È una distinzione che l'ordinamento italiano conosce già: il DM 454/2001 sul carburante agricolo agevolato riserva l'agevolazione, separatamente, agli esercenti l'attività agricola in conto proprio e alle imprese agromeccaniche che lavorano per conto delle aziende agricole; la stessa distinzione ignorata, con l'esclusione degli agromeccanici, anche dal recente credito d'imposta sul gasolio 2026. "Un'impresa agricola che lavora per terzi non diventa automaticamente un’impresa agromeccanica – osserva il presidente UNCAI Aproniano Tassinari – e vale anche il contrario: un'impresa agromeccanica che coltiva anche propri terreni non diventa per questo un'impresa agricola per l'attività svolta conto terzi. Le due realtà restano distinguibili e devono essere riconosciute come tali". Per UNCAI, il nodo dell'Albo marchigiano non è l'inclusione ma l'identificazione: un elenco che comprende il maggior numero possibile di soggetti può risultare inclusivo e avere un maggiore peso sindacale, ma non per questo identifica e valorizza una categoria economica, che è quanto persegue UNCAI. La delibera attuativa, inoltre, può incidere solo sulle modalità di accertamento dei requisiti già fissati dalla legge, non ridefinirli: il nodo resta aperto e richiede un intervento legislativo. L'organizzazione ricorda le esperienze territoriali di Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte sul tema, e ribadisce che l'obiettivo non è moltiplicare gli albi regionali ma arrivare a un riconoscimento nazionale omogeneo della categoria, sul modello della PDL C. 1794. UNCAI si dichiara disponibile a un confronto tecnico con la Regione Marche. "Il compiacimento di una singola associazione non può essere presentato come il compiacimento dell'intera categoria, tanto più se questa ha una base composta da numerosi agricoltori – conclude Tassinari –. Non contestiamo il valore delle imprese agromeccaniche marchigiane né l'esigenza di qualificarle. Contestiamo l'idea che per qualificare una categoria basti includere soggetti diversi sotto la stessa definizione. Agricoltura e agromeccanica sono complementari, ma non sono la stessa cosa: la filiera ha bisogno di entrambe, e proprio per questo deve saperle distinguere".
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| 02/09/2026, 15:18 |
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Marco
Sez. Supporto Didattico
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COMUNICATO STAMPA Albo Agromeccanici Marche: «Il problema non è riconoscere chi svolge un'attività, ma qualificare l'impresa agromeccanica» Tassinari: «La legge regionale definisce impresa agromeccanica chiunque svolga determinate attività. È proprio questa impostazione che il legislatore nazionale dovrebbe superare» Roma, 10 settembre 2026 – UNCAI prende atto della replica diffusa da CAI Agromec sull'Albo delle imprese agromeccaniche della Regione Marche e ritiene utile riportare il confronto al testo della legge, evitando contrapposizioni tra organizzazioni. Nessuno contesta il valore del riconoscimento dell'attività agromeccanica a livello territoriale. Il punto sollevato da UNCAI riguarda invece il criterio con cui la legge regionale identifica l'impresa agromeccanica. L’articolo 2 della legge regionale Marche n. 14/2025 stabilisce infatti che è «impresa agromeccanica» l'impresa individuale o societaria, comprese cooperative e consorzi, che svolge le attività definite come agromeccaniche dall'articolo 5 del decreto legislativo n. 99/2004. La stessa legge, all'articolo 3, prevede inoltre specificamente requisiti per le imprese iscritte all'Albo che esercitano anche attività agricola, agroalimentare o forestale. «È proprio il testo della legge, non un'interpretazione di parte, a dirci quale sia il problema – osserva il presidente di UNCAI Aproniano Tassinari –. La norma identifica l'impresa agromeccanica attraverso l'attività esercitata. Non introduce invece una distinzione tra l'impresa agromeccanica professionale e l'impresa agricola che svolge anche, verso terzi, attività riconducibili all'articolo 5 del decreto legislativo n. 99/2004». Poco importa che le disposizioni attuative approvate dalla Giunta regionale lo scorso 31 agosto preveda due sezioni differenziate per tipologia di impresa, agricola o agromeccanica, se poi entrambe le situazioni vengono ricondotte all’interno dello stesso Albo. E poco importa che le disposizioni attuative propongano una definizione di impresa agromeccanica differente da quella dell’articolo 2 della legge regionale e meno “inclusiva”: le norme nazionali distinguono già imprese agromeccaniche e imprese agricole, perché una norma regionale dovrebbe favorire una zona grigia evitando una definizione chiara e non ambigua delle prime? La questione non riguarda quindi la possibilità che esistano imprese con attività diversificate. È normale che un’impresa agromeccanica possa avere anche terreni propri e che un’impresa agricola possa svolgere attività per conto terzi nei limiti previsti dalla normativa. Il punto è stabilire se queste situazioni debbano essere ricondotte indistintamente alla medesima categoria quando si istituisce un Albo destinato a qualificare le imprese agromeccaniche. «Attività agromeccanica e impresa agromeccanica non sono concetti equivalenti – prosegue Tassinari –. La prima identifica una prestazione; la seconda dovrebbe identificare un’impresa che esercita professionalmente quella attività, con una propria organizzazione, competenza e struttura imprenditoriale. È questa distinzione che, a nostro avviso, deve essere affrontata nella futura disciplina nazionale». Il decreto legislativo n. 99/2004 definisce l’attività agromeccanica, ma non ha introdotto una disciplina organica della figura professionale dell’imprenditore agromeccanico. È proprio questa lacuna che una legge nazionale sull’Albo dovrebbe colmare. UNCAI respinge inoltre l’affermazione secondo cui si sarebbe sfilata dal percorso condiviso per arrivare a una disciplina nazionale. «Su questo punto non intendiamo alimentare una polemica a distanza – prosegue Tassinari –. Esistono documenti e comunicazioni che ricostruiscono il confronto tra le organizzazioni. Se CAI Agromec lo ritiene utile, siamo disponibili a renderli pubblici, lasciando che siano i fatti a stabilire chi abbia interrotto il percorso e per quali ragioni». L’obiettivo di arrivare a una disciplina nazionale omogenea rimane per UNCAI prioritario. Ma una norma nazionale avrebbe poco senso se si limitasse a trasformare in Albo l’elenco di tutte le imprese che svolgono una determinata attività. Dovrebbe invece riconoscere e qualificare una categoria imprenditoriale. UNCAI non mette in discussione la necessità di dare risposte alle imprese nei territori in attesa di una disciplina nazionale. «Non siamo contrari al riconoscimento regionale della categoria – precisa Tassinari –. Siamo contrari alla possibilità che, in nome di una generica inclusività, si perda la distinzione tra attività e impresa. Siamo infatti convinti che un Albo debba rendere chiaro chi appartiene alla categoria che intende qualificare. La complessità delle realtà aziendali non deve diventare un motivo per rinunciare alla chiarezza delle definizioni». La questione non è dunque stabilire quale organizzazione abbia ottenuto il risultato più importante. La questione è quale modello di riconoscimento sia più utile e più solido per gli imprenditori agromeccanici e per le istituzioni. E nelle Marche, per la prima volta, c’è un Albo che si allontana dal modello di UNCAI e di altre Regioni. «UNCAI continuerà a lavorare per una definizione nazionale chiara, trasparente e professionalmente qualificante dell’impresa agromeccanica – conclude il presidente dell’Unione Nazionale Contoterzisti –. Su questo siamo disponibili al confronto con tutti. Ma il confronto deve partire dai testi normativi e dalla necessità di dare finalmente un’identità precisa a una categoria imprenditoriale che merita di venire identificata dalla professionalità dei suoi interventi e non genericamente attraverso un’attività che chiunque può svolgere».
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| 10/09/2026, 11:28 |
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Marco
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COMUNICATO STAMPA In Lombardia le imprese agromeccaniche professionali sono parte della transizione Finanziati 15 nuovi progetti per oltre 2,2 milioni di euro di investimenti, con 863 mila euro di contributi regionali. Mantova, Brescia, Cremona e Lodi le province interessate. Tassinari: “La Regione non considera gli agromeccanici semplici esecutori di lavorazioni, ma protagonisti della trasformazione dell’agricoltura”
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| ieri, 16:43 |
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