Messaggi senza risposta | Argomenti attivi Oggi è 25/08/2026, 1:57




Rispondi all’argomento  [ 649 messaggi ]  Vai alla pagina Precedente  1 ... 61, 62, 63, 64, 65
UNCAI- Unione Naz. Contoterzisti Agromeccanici e Industriali 
Autore Messaggio
Sez. Supporto Didattico
Sez. Supporto Didattico
Avatar utente

Iscritto il: 13/03/2008, 19:23
Messaggi: 71571
Località: Pinzolo (TN) - Firenze
Formazione: Laurea in Scienze agrarie
Rispondi citando
Gasolio agricolo, il credito d'imposta esclude gli agromeccanici
Ma a pagarne il conto anche gli agricoltori che dipendono dai servizi conto terzi
Roma, 2 luglio 2026 – Con la conversione definitiva del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 63 nella legge 25 giugno 2026, n. 113 è confermata l'esclusione delle imprese agromeccaniche dal credito d'imposta sull'acquisto di gasolio destinato all'esercizio dell'attività agricola. Il beneficio, fino al 20% della spesa netta sostenuta nel trimestre marzo-maggio 2026, resta riservato alle sole imprese.
Uncai considera la decisione un errore di giustizia prima ancora che di bilancio. Il decreto ministeriale 14 dicembre 2001, n. 454 riconosce da tempo alle imprese agromeccaniche iscritte al registro delle imprese, indipendentemente dalla forma giuridica, il diritto al prelievo di gasolio agricolo ad accisa agevolata. La stessa operazione — l'aratura di un campo, la semina, la raccolta — non cambia natura a seconda che sia svolta in conto proprio da un'azienda agricola o in conto terzi da un'impresa agromeccanica specializzata. Escludere quest'ultima dal credito d'imposta significa trattare diversamente un lavoro identico in base a chi lo esegue, non in base a ciò che produce: una distinzione che non trova corrispondenza nella realtà dei campi, dove secondo i dati Crea sul contoterzismo una quota rilevante delle lavorazioni colturali è già oggi affidata a imprese agromeccaniche professionali.
"Non abbiamo mai chiesto un privilegio, ma che fosse riconosciuto ciò che è già scritto nelle norme vigenti e confermato dai fatti," dichiara il presidente Uncai Aproniano Tassinari. "Le imprese agromeccaniche non sono un'appendice dell'agricoltura italiana: ne sono parte costitutiva, al pari delle aziende che lavorano la terra in proprio. Un'agricoltura raccontata come se potesse fare a meno dei contoterzisti è un'immagine di comodo, non una descrizione della realtà".
L'esclusione avrà una ricaduta diretta sulle aziende agricole clienti. Secondo i dati Crea più recenti, il 28% delle aziende agricole italiane ricorre al contoterzismo, con punte che superano la metà del totale in regioni come Veneto e Friuli Venezia Giulia e nelle aziende specializzate a seminativo. Sono queste le imprese che, non vedendo compensato l'aumento dei costi del carburante di chi eroga il servizio, si troveranno a subire un incremento delle tariffe delle lavorazioni conto terzi, con percentuali variabili a seconda della tipologia di intervento. A pagare il conto della misura, in altre parole, sarà anche una parte tutt'altro che marginale — e in alcuni territori maggioritaria — delle stesse aziende agricole che il credito d'imposta dovrebbe sostenere
Uncai rivolge un ringraziamento sincero ai parlamentari di diversi schieramenti che, con proposte emendative sistematicamente respinte, hanno riconosciuto la fondatezza della richiesta. Esprime al contempo rammarico per il fatto che il fronte associativo agricolo, pur rappresentando anche quella quota consistente di iscritti che dipende dal contoterzismo per le operazioni colturali essenziali, non abbia saputo tradurre questa consapevolezza in un sostegno determinato alla richiesta di equiparazione. Un'associazione che rappresenta l'intera platea dei propri iscritti non può tutelarne una parte lasciando che il resto ne subisca le conseguenze economiche.
Il Consiglio Uncai ha deliberato di proseguire la propria iniziativa in ogni sede istituzionale competente — dalle Commissioni parlamentari al Governo, dal Masaf al Mef — affinché la questione, ancora aperta in vista dei decreti attuativi (che dovranno stabilire l'intensità effettiva dell'aiuto, gli adempimenti documentali e le regole per i controlli), trovi finalmente una soluzione coerente con le norme già vigenti. Resta l'auspicio che sull'albo delle imprese agromeccaniche, atteso da tempo, le istituzioni sappiano dare un segnale altrettanto concreto.


02/07/2026, 17:41
Profilo WWW
Sez. Supporto Didattico
Sez. Supporto Didattico
Avatar utente

Iscritto il: 13/03/2008, 19:23
Messaggi: 71571
Località: Pinzolo (TN) - Firenze
Formazione: Laurea in Scienze agrarie
Rispondi citando
Ripristino natura: agromeccanici pronti a contribuire al contrasto al consumo di suolo
Tassinari (UNCAI): "Abbiamo già mezzi e competenze per la desigillazione. Il Piano Nazionale valorizzi le nostre imprese"
Roma, 6 luglio 2026 – Un contributo concreto e immediatamente operativo per il nascente Piano Nazionale di Ripristino della Natura. È la proposta lanciata oggi da UNCAI (Unione Nazionale Contoterzisti Agromeccanici e Industriali) ai Ministeri dell’Ambiente (MASE) e dell’Agricoltura (MASAF), attualmente impegnati con il supporto tecnico di ISPRA nella definizione del piano attuativo del Regolamento UE 2024/1991.
Al centro della proposta della Unione Nazionale dei Contoterzisti c'è l'affidamento della desigillazione dei suoli agricoli e periurbani dismessi alle imprese agromeccaniche professionali, realtà già capillarmente attrezzate per interventi di movimento terra, bonifica e ripristino ambientale.
"Da tempo un numero crescente di nostri associati mette a disposizione mezzi e competenze storicamente impiegati in agricoltura per interventi di recupero e sistemazione del territorio", dichiara il presidente di UNCAI, Aproniano Tassinari. "Non chiediamo di essere ascoltati per principio, ma perché abbiamo già in campo, letteralmente, le macchine e le professionalità che questo obiettivo richiede".
La neutralità del degrado del suolo è tra gli obiettivi esplicitamente richiamati dal Regolamento UE 2024/1991. L'Italia dovrà trasmettere il proprio Piano Nazionale alla Commissione Europea entro il 1° settembre 2026, includendo un'analisi specifica del rapporto tra ripristino ecologico e degrado del suolo. In questo quadro, restituire una funzione produttiva ed ecologica a fabbricati rurali dismessi, piazzali agricoli abbandonati e aree periurbane sigillate rappresenta una misura a basso costo di implementazione, perché si appoggia su una filiera di imprese già operativa sul territorio, capillare, e non richiede la creazione di nuove strutture.
UNCAI intende sottoporre questa proposta ai tavoli tematici che i ministeri competenti, insieme a ISPRA e CREA, stanno organizzando nel mese di luglio con i portatori di interesse, in particolare nell'ambito degli ecosistemi agricoli di competenza MASAF.
"Non è un tema che riguarda solo l'edilizia o le grandi opere di rigenerazione urbana", aggiunge Roberto Scozzoli, direttore tecnico UNCAI. "Riguarda anche — e forse soprattutto — quel tessuto minuto di aree agricole e rurali dismesse che nessun grande operatore ha interesse a trattare, ma che le nostre imprese già conoscono, perché è il territorio in cui lavorano ogni giorno".
Per UNCAI si tratta dell'ennesima dimostrazione che la categoria degli agromeccanici professionali non è un soggetto passivo da tutelare, ma un alleato operativo fondamentale per le politiche ambientali del Paese. Si tratta della stessa logica propositiva con cui l'associazione ha già affrontato i temi dell'agricoltura di precisione, delle tecniche di spandimento a basse emissioni e della filiera del biometano.
"Siamo un alleato che garantisce lavoro dignitoso e di qualità, con opere eseguite a regola d’arte in modo efficiente ed efficace", conclude il presidente Tassinari. "Ed è proprio per interventi delicati come quelli di ripristino ambientale che le istituzioni hanno bisogno di partner operativi in grado di garantire le competenze per eseguirli. E questo, i contoterzisti agromeccanici professionali, lo sono già".


07/07/2026, 7:49
Profilo WWW
Sez. Supporto Didattico
Sez. Supporto Didattico
Avatar utente

Iscritto il: 13/03/2008, 19:23
Messaggi: 71571
Località: Pinzolo (TN) - Firenze
Formazione: Laurea in Scienze agrarie
Rispondi citando
Siccità e caldo estremo, contoterzisti in prima linea nelle irrigazioni di soccorso, anche senza credito d'imposta gasolio
Il Po ai minimi storici, tavoli regionali per l'emergenza idrica, danni stimati oltre 1,5 miliardi: mentre l'agricoltura chiede aiuti straordinari, UNCAI ricorda che a bruciare il gasolio in più per fronteggiare l'emergenza sono le imprese agromeccaniche, ancora escluse dal credito d'imposta
Roma, 15 luglio 2016 - L'Italia è il primo Paese in Europa per numero di decessi legati alla crisi climatica: lo ha ricordato ieri ANBI, in una nota diffusa in coincidenza con la giornata dedicata alle vittime del clima estremo. Non è un dato isolato. Il Po è sceso a circa 300 metri cubi al secondo, un terzo della portata media estiva. In Piemonte il tavolo per l'emergenza idrica si è riunito nei giorni scorsi a palazzo della Regione, mentre le sigle agricole locali chiedono chi un tavolo regionale permanente, chi l'uso di ogni risorsa disponibile per accelerare gli interventi irrigui. Si stima già un calo della produzione di latte fino al 20% e perdite di resa che per il riso possono arrivare al 30%; E c'è chi parla di un conto per l'agricoltura italiana superiore a 1,5 miliardi di euro. A questo si sommano gli incendi: 9.000 ettari bruciati nell'ultimo mese, con la Puglia tra le aree più colpite.
Dietro questi numeri, dietro gli ettari irrigati d'urgenza con settimane di anticipo sul calendario e gli ettari difesi dal fuoco, spesso ci sono le imprese agromeccaniche. Sono i loro mezzi a percorrere in questi giorni più ore, più chilometri e più campi del previsto, per garantire le irrigazioni di soccorso che gli agricoltori stanno chiedendo con urgenza crescente. È un lavoro che si aggiunge, non si sostituisce, a quello ordinario — e che si traduce, prima di tutto, in un consumo di gasolio agricolo molto superiore alla programmazione stagionale.
"Condividiamo pienamente l'allarme che sta arrivando dalle organizzazioni agricole: la siccità è un'emergenza di tutto il sistema, non di una parte sola. Ma chi sta materialmente rispondendo a questa emergenza sui campi, con i propri mezzi e a proprie spese, sono le imprese agromeccaniche. E restano, ancora una volta, l'unico anello della filiera escluso dal credito d'imposta sul gasolio agricolo" — dichiara Aproniano Tassinari, presidente di Uncai.
Un'esclusione che l'emergenza rende più difficile da giustificare. UNCAI ricorda che il DM 454/2001 individua esplicitamente le imprese agromeccaniche tra i soggetti autorizzati all'uso del gasolio agricolo agevolato. Nonostante questo, il Governo ha deciso di escluderle dal credito d'imposta introdotto per sostenere il settore di fronte al caro-carburanti. La Sicilia, includendo le imprese agromeccaniche nel proprio fondo regionale di ristoro, ha già mostrato che una soluzione diversa è possibile.
Un'emergenza climatica che impone di lavorare più a lungo, con mezzi più pesanti, su turni non programmati, è la prova più concreta di quanto questa esclusione sia insostenibile: più aumenta la pressione sull'agricoltura, più aumenta — proporzionalmente — quella sulle imprese che la tengono in piedi dal lato operativo.
"Chiediamo che, nella definizione delle misure straordinarie per l'emergenza siccità, il Governo tenga conto anche di chi sta consumando gasolio per rispondere a questa crisi sul campo. Non è una richiesta ulteriore rispetto a quella che portiamo avanti da mesi: è la stessa richiesta, resa oggi più urgente dai fatti della vera agricoltura", conclude Tassinari.


15/07/2026, 14:30
Profilo WWW
Sez. Supporto Didattico
Sez. Supporto Didattico
Avatar utente

Iscritto il: 13/03/2008, 19:23
Messaggi: 71571
Località: Pinzolo (TN) - Firenze
Formazione: Laurea in Scienze agrarie
Rispondi citando
Valutazione UE Direttiva Nitrati: serve la valorizzazione dei contoterzisti
L'Europa conferma che il problema non è la norma, ma l’attuazione. “La transizione ecologica nei campi passa dalle tecnologie e dalla professionalità dei contoterzisti”
Roma, 16 luglio 2016 - Ieri la Commissione europea ha pubblicato la prima valutazione integrale della Direttiva Nitrati dalla sua adozione, nel 1991, accompagnata dalle relazioni Paese per Paese relative al periodo 2020-2023. Per l'Unione Nazionale Contoterzisti Agromeccanici e Industriali (UNCAI), i dati contenuti nella relazione sull'Italia confermano una lettura che l'associazione sostiene da tempo: la criticità non risiede tanto nel testo della direttiva, quanto nella reale capacità di applicarla sul campo.
I numeri diffusi da Bruxelles evidenziano una diffusa carenza di controlli e monitoraggi. Undici regioni italiane su venti non hanno fornito alcun dato sulle verifiche effettuate nelle aziende nei quattro anni considerati; parallelamente, la rete di monitoraggio delle acque superficiali si è ridotta del 10,9% e, tra i punti di rilevamento delle falde già inquinati, gli incrementi di concentrazione superano ormai le diminuzioni.
Sul fronte dell’eutrofizzazione delle acque superficiali, il dato medio nazionale (37,7% dei punti monitorati, in peggioramento) sale all’81,6% in Lombardia, l’area a più alta densità zootecnica del Paese. Nella stessa regione, tra le aziende sottoposte a controllo, il limite dei 170 kg di azoto organico per ettaro è risultato disatteso nell’11,2% dei casi, a fronte dello 0,4% dell’Emilia-Romagna e dello 0,3% del Veneto.
“Bruxelles dice che la direttiva funziona ma va applicata meglio, mentre il Copa-Cogeca sostiene che il quadro sia superato e va modernizzato. Entrambe le letture, tuttavia, guardano all’azienda agricola come unico soggetto dell’attuazione, rischiando di lasciare sullo sfondo chi quella stessa attuazione, ogni giorno, la rende possibile nei fatti”, dichiara Aproniano Tassinari, presidente di UNCAI.
“Lombardia ed Emilia-Romagna hanno finanziato l’acquisto di macchine per l’interramento dei reflui da parte di imprese agromeccaniche iscritte ai rispettivi albi regionali. In questo modo hanno dimostrato che la leva agromeccanica funziona quando viene. Il Piemonte ha promosso un bando analogo, ma aperto alle sole aziende agricole perché lì manca ancora un albo regionale dei contoterzisti; questo ha purtroppo disperso l’efficacia dell’investimento su una scala meno efficiente”, prosegue il presidente Tassinari. “Il punto vero, però, è un altro: finché i sistemi tradizionali di distribuzione a pioggia restano ugualmente autorizzati, pochi agricoltori scelgono l’interramento, anche se il servizio di un contoterzista attrezzato è già disponibile e accessibile sul territorio”.
A frenare le buone pratiche si aggiunge la rigidità dei calendari di distribuzione, un tema sul quale UNCAI si è già espressa e che la stessa valutazione della Commissione indica oggi come priorità di revisione. “Senza margini di adattamento ai flussi reali di reflui e digestato, anche chi vorrebbe programmare interventi corretti per abbattere l’impatto ambientale si scontra con finestre temporali rigide e uniformi che non aiutano nessuno”, sottolinea il presidente.
Alla luce di questo scenario, UNCAI avanza tre richieste concrete alle istituzioni:
1. Estensione del modello di Lombardia ed Emilia-Romagna: finanziare le imprese agromeccaniche certificate in tutte le regioni, attraverso l’istituzione di albi professionali regionali o di un unico albo nazionale.
2. Superamento della parità autorizzativa: modificare i programmi d’azione regionali affinché la distribuzione a pioggia non sia più equiparata all’interramento dei reflui, spingendo verso l’adozione reale della tecnologia già disponibile sul campo.
3. Calendari adattivi: rivedere i periodi di distribuzione per renderli flessibili e coerenti con le effettive condizioni pedoclimatiche e la tipologia di intervento.
Il tema si intreccia direttamente con un altro dossier strategico per l’associazione: l’annunciata proroga della disciplina RENURE per i digestati liquidi di origine zootecnica, in un momento in cui la transizione al biometano ne sta aumentando i volumi. Oggi più che mai, gestire più digestato con margini normativi più ampi sul limite dei 170 kg di azoto richiede operatori qualificati in grado di distribuirlo a basse emissioni e nei tempi agronomici corretti.
“Non chiediamo di riscrivere la direttiva né ci accodiamo a chi la vuole smontare”, conclude Tassinari. “Chiediamo che, nell’attuazione, si riconosca finalmente chi quella attuazione la sa fare”.


16/07/2026, 14:17
Profilo WWW
Sez. Supporto Didattico
Sez. Supporto Didattico
Avatar utente

Iscritto il: 13/03/2008, 19:23
Messaggi: 71571
Località: Pinzolo (TN) - Firenze
Formazione: Laurea in Scienze agrarie
Rispondi citando
Quando il grano esce dalla trebbia: pizzaioli e panificatori d'Italia alla scuola dei contoterzisti umbri
A Borgo di Celle la Festa del Raccolto di Molini Fagioli. Dallo scorgiatro alle mietitrebbie hi-tech: la lezione di Sergio Bambagiotti (UNCAI) ai maestri dell'arte bianca tra cultura, filiera OIRZ e le sfide dei costi di produzione
Borgo di Celle, Città di Castello (PG), luglio 2026 - C'è un momento preciso in cui la materia prima smette di essere un concetto astratto e diventa vita. È il momento in cui la mietitrebbia restituisce il grano. Non il pane, non la pizza pronta al forno, ma il chicco puro, così com'è uscito dalla spiga dopo mesi di attesa, meteo e sudore nei campi. Per i maestri pizzaioli, panificatori e pasticceri giunti da tutta Italia per la Festa del Raccolto di Molini Fagioli, abituati a frequentare mulini e forni, è stata la prima volta davanti a una trebbiatura in diretta. E tra i filari d'oro di Borgo di Celle si è visto: lo stupore non si finge.
A fare da mentore è stato Sergio Bambagiotti, presidente di Contoterzisti Umbria in rappresentanza di UNCAI (Unione Nazionale Contoterzisti Agromeccanici e Industriali). Una giornata nata per fare festa, certo, ma soprattutto per fare formazione. L'obiettivo? Far toccare con mano a chi trasforma il cibo da dove nasce davvero la qualità, dimostrando come l’ambiente, la lavorazione dei campi e il metodo di raccolta incida sul prodotto finale tanto quanto la macinatura.
Nel guidare la delegazione, Bambagiotti teneva in mano un oggetto d'altri tempi: un bastone legato a una corda. Lo scorgiatro, l’antico correggiato con cui si trebbiava a mano e che fino agli anni Sessanta veniva usato ancora nelle campagne per fagioli e lenticchie. "Separava la granella dalla paglia, ma la lasciava mescolata alla pula — ha spiegato Bambagiotti agli ospiti —. Allora la si vagliava a mano con i crivelli, e quando c'era vento la si faceva cadere da due metri d'altezza: la brezza portava via la pula, il grano cadeva a terra. È esattamente quello che fanno oggi le mietitrebbie modernissime, usando la ventilazione meccanica al posto del vento di collina". Innovazione e tradizione, raccontati in un solo gesto.
L'incontro è stato anche l'occasione per toccare con mano i frutti della filiera OIRZ*, nata dall'alleanza tra Molini Fagioli e la cooperativa Pro-Agri di Città di Castello — tra i cui soci fondatori figura Antonio Bambagiotti, padre di Sergio: un'eredità di famiglia che continua oggi nel lavoro del figlio.
Si tratta di farine a residuo zero, coltivate in terreni collinari scelti lontano da strade, industrie e altre fonti di inquinamento, garantite da una tracciabilità totale dalla semina alla macina grazie al monitoraggio digitale di X-Farm. Un modello ideale per la comunità di Zero d'Avanguardia, il movimento di artigiani del gusto, pizzaioli, panificatori e pasticceri che rimettono al centro l'ingrediente agricolo d'eccellenza.
Sullo sfondo restano i dati e le dinamiche di mercato. Le prime stime Italmopa sul raccolto nazionale 2026 di grano duro indicano una produzione di circa 4,1 milioni di tonnellate: un calo del 6% sul 2025, ma un dato superiore alla media dell'ultimo quinquennio. Buona la qualità sanitaria e merceologica, con pesi specifici elevati e un tenore proteico leggermente inferiore rispetto all'anno scorso.
Un'annata che tiene, dunque, ma che deve fare i conti con margini finanziari sempre più risicati, e a volte in perdita. I costi medi di produzione rilevati da ISMEA — spinti da gasolio, concimi ed energia — continuano a correre più veloci dei prezzi riconosciuti agli agricoltori in campo. "Oggi fare grano in Italia è sempre più difficile — ha ribadito Bambagiotti —. Ma fa la differenza essere dentro una filiera che quel grano lo valorizza davvero, come questa costruita con Molini Fagioli e Pro-Agri. È qui che il lavoro di un anno intero trova il suo giusto senso economico, oltre che agronomico".
In Italia, la trebbiatura del grano passa per oltre il 90% dalle mani e dai mezzi dei contoterzisti professionali. Non un dettaglio marginale, ma il vero pilastro agromeccanico della filiera: senza le macchine e le competenze degli operatori agromeccanici, la farina di alta qualità — a partire da quella a residuo zero — rimarrebbe soltanto un'idea sulla carta.
Dalle mietitrebbie alla tavola: la giornata si è conclusa a Città di Castello con le degustazioni: pizze, focacce e prodotti da forno realizzati con ingredienti portati da pizzaioli di tutta Italia, per raccontare, stavolta con il palato, la stessa filiera vista al mattino nei campi. La dimostrazione che il lavoro del contoterzista oggi va oltre il campo e la mietitrebbia: è anche cultura del cibo, divulgazione e cerniera tra la terra e la tavola.


21/07/2026, 19:40
Profilo WWW
Sez. Supporto Didattico
Sez. Supporto Didattico
Avatar utente

Iscritto il: 13/03/2008, 19:23
Messaggi: 71571
Località: Pinzolo (TN) - Firenze
Formazione: Laurea in Scienze agrarie
Rispondi citando
Credito d'imposta sul gasolio agricolo: UNCAI, non chiediamo un sussidio, chiediamo coerenza
Escludere le imprese agromeccaniche significa alterare la neutralità delle politiche pubbliche e mettere sotto pressione la solidarietà della filiera agricola. Tassinari: "Così si tradisce un principio di buon governo"
Roma, 27 luglio 2026 - Il caro energia non colpisce soltanto i bilanci delle imprese. Può cambiare anche il modo in cui esse prendono le proprie decisioni. È questo, secondo UNCAI, l'effetto più grave dell'esclusione delle imprese agromeccaniche dal credito d'imposta sul gasolio agricolo introdotto per fronteggiare l'aumento dei costi energetici.
«Non chiediamo un nuovo incentivo e non chiediamo un trattamento privilegiato», afferma il presidente di UNCAI, Aproniano Tassinari. «Chiediamo semplicemente che una politica pubblica rispetti un principio fondamentale: la neutralità. Lo Stato deve compensare un costo straordinario, non orientare le scelte organizzative delle imprese agricole. Se lo fa tradisce un principio di buon governo».
Per UNCAI la questione va ben oltre il riconoscimento di un beneficio fiscale. Una moderna impresa agricola dovrebbe poter decidere se eseguire una lavorazione con mezzi propri oppure affidarla a un'impresa agromeccanica valutando quale soluzione sia più efficiente: disponibilità delle macchine, tempestività degli interventi, qualità delle lavorazioni, costi complessivi di organizzazione e gestione. «Solo così si costruisce una filiera resiliente, sicura, di qualità e soprattutto competitiva, e questo vale per tutte le colture», aggiunge il presidente di UNCAI, «Il costo dell'energia dovrebbe incidere nello stesso modo in entrambe le alternative».
Quando invece il credito d'imposta viene riconosciuto soltanto nel caso della lavorazione eseguita in conto proprio, la scelta non è più determinata esclusivamente dall'efficienza economica e organizzativa. Una misura nata per compensare il caro energia finisce così per influenzare, indirettamente, il modo in cui le imprese organizzano il lavoro.
In altre parole, la scelta tra produrre internamente un servizio o acquistarlo sul mercato non dovrebbe mai dipendere da un diverso trattamento fiscale dello stesso fattore produttivo.
«Non crediamo che fosse questa l'intenzione del legislatore», osserva Tassinari. «Ma è questo l'effetto che oggi si produce. Le politiche pubbliche dovrebbero essere neutrali rispetto alle scelte imprenditoriali, non favorire una modalità organizzativa rispetto a un'altra».
Secondo UNCAI esiste poi un secondo effetto, ancora più delicato. Agricoltori e contoterzisti non sono categorie contrapposte. Sono partner della stessa filiera produttiva. Le imprese agromeccaniche hanno assorbito il più a lungo possibile l'aumento del costo del carburante. Ma quando un rincaro diventa strutturale nessuna impresa può continuare a lavorare in perdita. Prima o poi una parte di quei costi deve inevitabilmente riflettersi sulle tariffe delle lavorazioni.
Il rischio è che una decisione assunta a livello normativo finisca per creare tensioni economiche tra soggetti che, invece, condividono gli stessi interessi.
«Non è giusto che agricoltori e contoterzisti si trovino a discutere del prezzo di una lavorazione per effetto di una scelta fiscale», prosegue il presidente di UNCAI. «La collaborazione tra chi produce e chi fornisce servizi agromeccanici rappresenta uno dei punti di forza dell'agricoltura italiana. Le istituzioni dovrebbero rafforzarla, non metterla sotto pressioni».
L'incoerenza, secondo UNCAI, emerge con evidenza anche sul piano normativo. Il DM 454/2001, che disciplina il carburante agricolo agevolato, individua espressamente due categorie di beneficiari: le imprese agricole per le attività esercitate in conto proprio e le imprese agromeccaniche per le prestazioni svolte a favore delle aziende agricole. Una scelta compiuta quando la riforma dell'articolo 2135 del Codice civile era già entrata in vigore e che riconosce, da oltre vent'anni, il ruolo autonomo delle imprese agromeccaniche all'interno della filiera agricola.
Il successivo DL 42/2026, convertito nella Legge 113/2026, ha invece limitato il credito d'imposta alle sole imprese agricole, lasciando escluse le imprese agromeccaniche.
«Non chiediamo di estendere un privilegio», conclude Tassinari. «Chiediamo che lo Stato sia coerente con il proprio ordinamento. Se una norma riconosce le imprese agromeccaniche come destinatarie del sistema del gasolio agricolo agevolato, non è comprensibile che un provvedimento nato per compensare il medesimo costo energetico le escluda senza una motivazione. È una questione di equità, ma soprattutto di qualità della regolazione pubblica».
UNCAI rinnova quindi l'invito al Governo e al Parlamento affinché il credito d'imposta sul gasolio agricolo venga ricondotto a una disciplina coerente con il quadro normativo vigente, preservando la neutralità delle politiche pubbliche e rafforzando la collaborazione tra tutti gli operatori della filiera.


27/07/2026, 15:58
Profilo WWW
Sez. Supporto Didattico
Sez. Supporto Didattico
Avatar utente

Iscritto il: 13/03/2008, 19:23
Messaggi: 71571
Località: Pinzolo (TN) - Firenze
Formazione: Laurea in Scienze agrarie
Rispondi citando
Costi di produzione del grano:un monitoraggio completo non può prescindere dai dati delle imprese agromeccaniche
Il TAR del Lazio ha annullato il monitoraggio ISMEA per un vizio nel procedimento. La ricostruzione dovrà ora coinvolgere tutti i soggetti interessati. Per UNCAI è l'occasione per rendere il costo di produzione del grano più accurato, più verificabile e più utile all'intera filiera
Roma, 29 luglio 2026 - La sentenza n. 13264/2026 del TAR del Lazio, che ha annullato il "Monitoraggio dei costi medi di produzione in agricoltura – raccolto frumento 2025" predisposto da ISMEA, non mette in discussione i dati elaborati dall'Istituto, ma il procedimento con cui sono stati costruiti. Secondo il Tribunale, un atto destinato a orientare il mercato deve essere formato garantendo la partecipazione di tutti i soggetti portatori di un interesse qualificato.
La nuova elaborazione rappresenta quindi un’opportunità per rafforzare il monitoraggio, non soltanto sotto il profilo procedurale, ma anche sotto quello tecnico. L’obiettivo non dovrebbe essere costruire un dato semplicemente più condiviso, bensì un dato più robusto, fondato sul maggior numero possibile di informazioni direttamente rilevate.
È in questa prospettiva che UNCAI chiede di essere coinvolta nel nuovo percorso.
Una parte rilevante delle operazioni che determinano il costo di produzione del grano – dalla preparazione del terreno alla semina, dai trattamenti fitosanitari alla raccolta fino al trasporto – viene oggi affidata alle imprese agromeccaniche. Quando queste lavorazioni sono svolte in conto terzi, il loro valore economico non deriva da stime o imputazioni teoriche, ma da contratti, listini e fatture. Si tratta quindi di una delle componenti del costo di produzione maggiormente documentabili e verificabili.
A differenza del singolo produttore agricolo, inoltre, l’impresa agromeccanica opera ogni anno su centinaia, talvolta migliaia di ettari appartenenti ad aziende diverse. Questa posizione le consente di osservare e confrontare i costi effettivi delle lavorazioni in contesti produttivi differenti, mettendo a disposizione del monitoraggio una base informativa ampia, omogenea e direttamente rilevata sul mercato dei servizi agromeccanici. Un patrimonio di dati che può contribuire a rendere più rappresentativa e statisticamente solida la ricostruzione dei costi di produzione.
Per questo motivo il contributo delle imprese agromeccaniche non consiste nell’introdurre una nuova voce di costo, ma nel migliorare la qualità della sua rilevazione. Acquisire anche questa fonte informativa significa ridurre il ricorso a ricostruzioni indirette e rafforzare l’affidabilità complessiva del monitoraggio.
Il ruolo delle imprese agromeccaniche, inoltre, non si esaurisce nel rapporto con l’azienda agricola. La qualità industriale del grano dipende infatti anche dall’esecuzione delle lavorazioni nei tempi corretti, dalla precisione della semina, dall’efficacia dei trattamenti, dalla tempestività della raccolta, dalla riduzione delle perdite e dalla tracciabilità delle operazioni svolte. Si tratta di elementi che incidono direttamente sul valore della materia prima destinata alla trasformazione e che costituiscono parte integrante della competitività dell’intera filiera cerealicola.
Per questo UNCAI non intende entrare nel confronto tra organizzazioni agricole e industria molitoria sulle conseguenze della sentenza. Ritiene però che il nuovo monitoraggio debba descrivere con la massima fedeltà possibile come si forma il costo reale del grano. Più il dato sarà costruito sulla base di informazioni direttamente osservabili, minore sarà il rischio di contestazioni e maggiore la sua autorevolezza.
«La questione non è aggiungere una voce al tavolo, ma aggiungere dati al monitoraggio. Le imprese agromeccaniche dispongono di informazioni tecniche che possono rendere più accurata la ricostruzione dei costi di produzione del grano. Se l’obiettivo è costruire un dato realmente affidabile, queste informazioni non possono restare fuori dal processo di rilevazione», dichiara il presidente di UNCAI, Aproniano Tassinari.
UNCAI chiede pertanto a ISMEA e al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste di includere le organizzazioni rappresentative delle imprese agromeccaniche tra i soggetti chiamati a partecipare alla ricostruzione del monitoraggio, mettendo a disposizione il patrimonio di dati raccolti dalle proprie imprese sulle principali lavorazioni cerealicole affinché il nuovo monitoraggio possa fondarsi su informazioni sempre più complete, verificabili e rappresentative della realtà produttiva.


29/07/2026, 16:50
Profilo WWW
Sez. Supporto Didattico
Sez. Supporto Didattico
Avatar utente

Iscritto il: 13/03/2008, 19:23
Messaggi: 71571
Località: Pinzolo (TN) - Firenze
Formazione: Laurea in Scienze agrarie
Rispondi citando
Credito d'imposta sul gasolio agricolo, UNCAI scrive a Meloni: l'esclusione delle imprese agromeccaniche è incoerente con il DM 454/2001
Il presidente di UNCAI Aproniano Tassinari scrive alla Presidente del Consiglio chiedendo un intervento che ristabilisca la coerenza dell'ordinamento tra il D.M. 454/2001 e la disciplina del credito d'imposta sul carburante agricolo introdotta dalla legge 113/2026: l'attuale esclusione delle imprese agromeccaniche produce effetti economici anche sulle aziende agricole che ricorrono ai loro servizi
Roma, 5 agosto 2026 – «Non chiediamo un privilegio: chiediamo che lo Stato applichi a se stesso la coerenza che la legge già prevede.» È questo il messaggio centrale della lettera aperta che il presidente di UNCAI (Unione Nazionale Contoterzisti Agromeccanici e Industriali), Aproniano Tassinari, ha inviato alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni per chiedere che anche le imprese agromeccaniche possano beneficiare del credito d'imposta sul gasolio agricolo.
Nella lettera Tassinari ricorda che il DM 454/2001 individua da oltre vent'anni le imprese agromeccaniche tra i destinatari del gasolio agricolo agevolato per le lavorazioni svolte in conto terzi in favore di aziende agricole non sufficientemente meccanizzate, distinguendole dalle imprese agricole autonome che ne beneficiano per le sole attività svolte in conto proprio. Secondo UNCAI, la conferma dell'esclusione nella legge n. 113/2026 interrompe la continuità dell'impianto normativo delineato dal D.M. 454/2001, che individua invece le imprese agromeccaniche tra i destinatari del gasolio agricolo agevolato.
Il presidente di UNCAI richiama inoltre il precedente della regione Sicilia che, nel recente intervento di ristoro dei maggiori costi del carburante, ha incluso anche le imprese agromeccaniche, mantenendo continuità con il sistema di assegnazione del gasolio agricolo agevolato disciplinato dal D.M. 454/2001. Secondo l'associazione, ciò dimostra che è possibile evitare una frattura tra la disciplina del gasolio agricolo agevolato e quella del credito d'imposta senza alterarne le finalità.
Per UNCAI, l'esclusione delle imprese agromeccaniche dal credito d'imposta non penalizza soltanto i contoterzisti, ma finisce inevitabilmente per gravare anche su migliaia di aziende agricole che si affidano ai servizi agromeccanici, soprattutto per le lavorazioni più energivore e ad alta intensità di meccanizzazione. Una misura nata per compensare l'aumento del costo dell'energia rischia così di trasferire una parte dei maggiori costi proprio sulle imprese agricole che il legislatore intendeva sostenere.
L'associazione osserva inoltre che il rapporto tra imprese agromeccaniche e aziende agricole è fondato sulla collaborazione e sulla fiducia reciproca. Per questo gli aumenti tariffari, pur giustificati dal rincaro del gasolio, sono difficili da trasferire integralmente e finiscono per alimentare tensioni in un rapporto che rappresenta uno dei punti di forza dell'organizzazione produttiva dell'agricoltura italiana.
Nella lettera aperta Tassinari ricorda infine il ruolo svolto dalle circa 8.200 imprese agromeccaniche professionali italiane, che consentono alle aziende agricole di accedere a una meccanizzazione avanzata, contribuiscono alla permanenza dell'attività agricola nelle aree rurali e rappresentano il principale veicolo di diffusione delle tecnologie di precisione e delle innovazioni ambientali.
NCAI chiede quindi al Governo un intervento che ripristini la continuità con il D.M. 454/2001, eliminando una disparità di trattamento che, secondo l'associazione, finisce per penalizzare non solo le imprese agromeccaniche ma anche molte aziende agricole.
La lettera si conclude con un appello alla Presidente del Consiglio: «Mettere ordine in questo settore non è un favore che chiediamo: è un atto di buon governo che Le chiediamo di compiere».


05/08/2026, 11:07
Profilo WWW
Sez. Supporto Didattico
Sez. Supporto Didattico
Avatar utente

Iscritto il: 13/03/2008, 19:23
Messaggi: 71571
Località: Pinzolo (TN) - Firenze
Formazione: Laurea in Scienze agrarie
Rispondi citando
La manodopera agricola sarà un limite alla produzione: UNCAI, misurare anche la capacità agromeccanica
Uno studio pubblicato su Nature Sustainability mostra come la disponibilità di lavoro possa diventare un collo di bottiglia della superficie coltivabile. Tassinari: «Non basta contare chi lavora direttamente nei campi: occorre misurare anche la capacità produttiva che macchine, capitale e competenze mettono a disposizione per conto terzi»
Roma, 13 agosto 2026 – Chi coltiverà, nei prossimi decenni, la terra che sarà disponibile? È la domanda al centro di una ricerca internazionale coordinata dal KAIST (Korea Advanced Institute of Science and Technology) e pubblicata su Nature Sustainability, che analizza per la prima volta in modo sistematico il ruolo della disponibilità futura di manodopera nel determinare la superficie agricola effettivamente coltivabile.
Lo studio, firmato da Hongtak Lee e colleghi, mostra che in molte regioni del mondo la riduzione della forza lavoro agricola può diventare un vincolo alla superficie coltivabile più stringente della disponibilità fisica di terreno o delle condizioni ambientali. La ricerca considera, oltre alla popolazione occupata in agricoltura, anche l'evoluzione della produttività agricola, riconoscendo così il ruolo della tecnologia e del capitale nel sostituire parte del lavoro umano.
Per l'Europa, i risultati differiscono tra macroregioni. L'Europa orientale presenta un deficit di superficie coltivabile legato alla forza lavoro destinato a rimanere strutturale; l'Europa occidentale può andare incontro a deficit simili, con intensità e tempi diversi a seconda dello scenario climatico e socioeconomico.
Il dato europeo va però letto con cautela. La classificazione per macroregioni non restituisce le differenze territoriali interne a realtà come l'Italia, dove struttura agricola, dotazione di capitale, produttività e organizzazione del lavoro variano profondamente. La stessa disponibilità di manodopera può tradursi in capacità produttive molto diverse, a seconda di quanto capitale, tecnologia e organizzazione ciascuna azienda agricola riesce a mettere in campo.
È proprio questo passaggio a interessare UNCAI. Se il problema non è semplicemente quanti lavoratori agricoli saranno disponibili, ma quanta terra ciascun sistema produttivo riuscirà effettivamente a coltivare con il lavoro, il capitale e la tecnologia disponibili, allora il numero degli addetti direttamente occupati nelle aziende agricole non può rappresentare da solo la capacità produttiva agricola di un territorio.
«Un operatore, con una macchina moderna e un'organizzazione efficiente, mette in produzione una superficie molto più ampia rispetto al passato», dichiara il presidente di UNCAI, Aproniano Tassinari. «Quando macchine, capitale e competenze sono concentrati in un'impresa agromeccanica che lavora per più aziende agricole, quella capacità non scompare: semplicemente non viene registrata come occupazione agricola diretta di chi ne beneficia».
In Italia una parte della capacità produttiva agricola è incorporata nelle imprese agromeccaniche, che mettono a disposizione di più agricoltori macchine, capitale, operatori qualificati e competenze specialistiche. La loro attività consente alle aziende agricole di accedere a una capacità produttiva che spesso non sarebbe economicamente sostenibile con una dotazione individuale.
UNCAI propone di sviluppare, su basi scientifiche, un indicatore della capacità produttiva agromeccanica per conto terzi, disponibile per ettaro, da affiancare ai dati sulla manodopera direttamente occupata dall’azienda agricola. L'obiettivo non è contare le macchine presenti sul territorio, ma misurare quanta capacità di lavoro meccanizzato e specializzato è effettivamente disponibile per coltivare un ettaro. L'indicatore potrebbe considerare la dotazione e l'impiego delle macchine, le ore di lavoro, il livello di specializzazione e tutela degli operatori e la capacità delle imprese agromeccaniche di mettere queste risorse a disposizione di più aziende.
La contrazione demografica coinvolge anche le imprese agromeccaniche: operatori, tecnici e meccanici specializzati provengono dallo stesso bacino di popolazione attiva che lo studio indica in calo. Sostituire lavoro con capitale e tecnologia non elimina il problema della disponibilità di persone: aumenta la quantità di produzione che ogni operatore può rendere possibile.
«La sfida non è avere abbastanza terra, né avere abbastanza lavoratori agricoli: è avere abbastanza capacità produttiva per trasformare quella terra in cibo», afferma Tassinari. «Questa capacità comprende agricoltori, imprese agromeccaniche, macchine e competenze: se vogliamo prevedere l'agricoltura dei prossimi decenni, dobbiamo imparare a misurarla per intero».
Per UNCAI questa prospettiva rafforza anche la necessità di riconoscere e qualificare le imprese agromeccaniche. In questo quadro si inserisce il rilancio dell'Albo nazionale delle imprese agromeccaniche, previsto dalla proposta di legge C. 1794 attualmente all'esame del Parlamento.
«Non vogliamo sostituire il dato sulla manodopera agricola, ma completarlo», dichiara Tassinari. «È anche per questo che chiediamo da tempo un Albo che identifichi e qualifichi le imprese agromeccaniche: se la disponibilità di lavoro diventerà un fattore critico per la produzione agricola, il Paese dovrà sapere quanta capacità agromeccanica possiede e come valorizzarla, anche attraendo e formando gli operatori che dovranno governare macchine sempre più complesse, aspetti che la proposta di legge affronta».
La sicurezza alimentare futura dipenderà dalla capacità del sistema agricolo di trasformare terra, lavoro, capitale e tecnologia in produzione. Misurare anche la capacità agromeccanica significa rendere visibile una parte di questa capacità che oggi resta in larga misura fuori dalle statistiche sulla manodopera agricola e dalle politiche nazionali.
«È un lavoro che vorremmo sviluppare anche con il mondo della ricerca agronomica, a partire dalla collaborazione già avviata con il CREA», conclude il presidente di UNCAI.


13/08/2026, 11:19
Profilo WWW
Visualizza ultimi messaggi:  Ordina per  
Rispondi all’argomento   [ 649 messaggi ]  Vai alla pagina Precedente  1 ... 61, 62, 63, 64, 65

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 6 ospiti


Non puoi aprire nuovi argomenti
Non puoi rispondere negli argomenti
Non puoi modificare i tuoi messaggi
Non puoi cancellare i tuoi messaggi
Non puoi inviare allegati

Cerca per:
Vai a:  
POWERED_BY
Designed by ST Software.

Traduzione Italiana phpBB.it
phpBB SEO

Informativa Privacy