Switch to full style
News e comunicati stampa dal mondo agricolo
Rispondi al messaggio

Re: UNCAI- Unione Naz. Contoterzisti Agromeccanici e Industr

02/09/2026, 15:18

Albo Agromeccanici Marche,UNCAI: “Non si tratta di un albo delle imprese agromecaniche. Agricoltura e agromeccanica sono realtà imprenditoriali distinte”
Tassinari: "Un'impresa agricola che lavora per terzi non diventa automaticamente agromeccanica. E vale anche il contrario. L'ordinamento distingue già le due realtà: ora bisogna riconoscerle anche con chiarezza"
Roma, 2 settembre 2026 – UNCAI prende atto del completamento dell'iter attuativo della legge regionale Marche n. 14/2025 e delle dichiarazioni di soddisfazione diffuse da CAI Agromec, ma riporta il confronto sul punto centrale: la qualificazione dell'impresa agromeccanica e la sua distinzione dall'impresa agricola.
La legge marchigiana, "Disposizioni per la qualificazione delle imprese agromeccaniche", definisce l'impresa agromeccanica come l'impresa che svolge le attività richiamate dal decreto legislativo 99/2004, ma disciplina nello stesso Albo anche le imprese che esercitano attività agricola, agroalimentare o forestale.
Per UNCAI è qui il problema: un'attività e un'impresa non sono la stessa cosa. L'attività agromeccanica è individuata dalle lavorazioni svolte; l'impresa agromeccanica è invece un soggetto economico che organizza mezzi, lavoro e investimenti per offrire professionalmente quei servizi a terzi. È una distinzione che l'ordinamento italiano conosce già: il DM 454/2001 sul carburante agricolo agevolato riserva l'agevolazione, separatamente, agli esercenti l'attività agricola in conto proprio e alle imprese agromeccaniche che lavorano per conto delle aziende agricole; la stessa distinzione ignorata, con l'esclusione degli agromeccanici, anche dal recente credito d'imposta sul gasolio 2026.
"Un'impresa agricola che lavora per terzi non diventa automaticamente un’impresa agromeccanica – osserva il presidente UNCAI Aproniano Tassinari – e vale anche il contrario: un'impresa agromeccanica che coltiva anche propri terreni non diventa per questo un'impresa agricola per l'attività svolta conto terzi. Le due realtà restano distinguibili e devono essere riconosciute come tali".
Per UNCAI, il nodo dell'Albo marchigiano non è l'inclusione ma l'identificazione: un elenco che comprende il maggior numero possibile di soggetti può risultare inclusivo e avere un maggiore peso sindacale, ma non per questo identifica e valorizza una categoria economica, che è quanto persegue UNCAI. La delibera attuativa, inoltre, può incidere solo sulle modalità di accertamento dei requisiti già fissati dalla legge, non ridefinirli: il nodo resta aperto e richiede un intervento legislativo.
L'organizzazione ricorda le esperienze territoriali di Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte sul tema, e ribadisce che l'obiettivo non è moltiplicare gli albi regionali ma arrivare a un riconoscimento nazionale omogeneo della categoria, sul modello della PDL C. 1794.
UNCAI si dichiara disponibile a un confronto tecnico con la Regione Marche.
"Il compiacimento di una singola associazione non può essere presentato come il compiacimento dell'intera categoria, tanto più se questa ha una base composta da numerosi agricoltori – conclude Tassinari –. Non contestiamo il valore delle imprese agromeccaniche marchigiane né l'esigenza di qualificarle. Contestiamo l'idea che per qualificare una categoria basti includere soggetti diversi sotto la stessa definizione. Agricoltura e agromeccanica sono complementari, ma non sono la stessa cosa: la filiera ha bisogno di entrambe, e proprio per questo deve saperle distinguere".

Re: UNCAI- Unione Naz. Contoterzisti Agromeccanici e Industr

10/09/2026, 11:28

Visualizza nel browser

COMUNICATO STAMPA
Albo Agromeccanici Marche: «Il problema non è riconoscere chi svolge un'attività, ma qualificare l'impresa agromeccanica»
Tassinari: «La legge regionale definisce impresa agromeccanica chiunque svolga determinate attività. È proprio questa impostazione che il legislatore nazionale dovrebbe superare»
Roma, 10 settembre 2026 – UNCAI prende atto della replica diffusa da CAI Agromec sull'Albo delle imprese agromeccaniche della Regione Marche e ritiene utile riportare il confronto al testo della legge, evitando contrapposizioni tra organizzazioni. Nessuno contesta il valore del riconoscimento dell'attività agromeccanica a livello territoriale. Il punto sollevato da UNCAI riguarda invece il criterio con cui la legge regionale identifica l'impresa agromeccanica.
L’articolo 2 della legge regionale Marche n. 14/2025 stabilisce infatti che è «impresa agromeccanica» l'impresa individuale o societaria, comprese cooperative e consorzi, che svolge le attività definite come agromeccaniche dall'articolo 5 del decreto legislativo n. 99/2004. La stessa legge, all'articolo 3, prevede inoltre specificamente requisiti per le imprese iscritte all'Albo che esercitano anche attività agricola, agroalimentare o forestale. «È proprio il testo della legge, non un'interpretazione di parte, a dirci quale sia il problema – osserva il presidente di UNCAI Aproniano Tassinari –. La norma identifica l'impresa agromeccanica attraverso l'attività esercitata. Non introduce invece una distinzione tra l'impresa agromeccanica professionale e l'impresa agricola che svolge anche, verso terzi, attività riconducibili all'articolo 5 del decreto legislativo n. 99/2004».
Poco importa che le disposizioni attuative approvate dalla Giunta regionale lo scorso 31 agosto preveda due sezioni differenziate per tipologia di impresa, agricola o agromeccanica, se poi entrambe le situazioni vengono ricondotte all’interno dello stesso Albo. E poco importa che le disposizioni attuative propongano una definizione di impresa agromeccanica differente da quella dell’articolo 2 della legge regionale e meno “inclusiva”: le norme nazionali distinguono già imprese agromeccaniche e imprese agricole, perché una norma regionale dovrebbe favorire una zona grigia evitando una definizione chiara e non ambigua delle prime?
La questione non riguarda quindi la possibilità che esistano imprese con attività diversificate. È normale che un’impresa agromeccanica possa avere anche terreni propri e che un’impresa agricola possa svolgere attività per conto terzi nei limiti previsti dalla normativa. Il punto è stabilire se queste situazioni debbano essere ricondotte indistintamente alla medesima categoria quando si istituisce un Albo destinato a qualificare le imprese agromeccaniche. «Attività agromeccanica e impresa agromeccanica non sono concetti equivalenti – prosegue Tassinari –. La prima identifica una prestazione; la seconda dovrebbe identificare un’impresa che esercita professionalmente quella attività, con una propria organizzazione, competenza e struttura imprenditoriale. È questa distinzione che, a nostro avviso, deve essere affrontata nella futura disciplina nazionale».
Il decreto legislativo n. 99/2004 definisce l’attività agromeccanica, ma non ha introdotto una disciplina organica della figura professionale dell’imprenditore agromeccanico. È proprio questa lacuna che una legge nazionale sull’Albo dovrebbe colmare.
UNCAI respinge inoltre l’affermazione secondo cui si sarebbe sfilata dal percorso condiviso per arrivare a una disciplina nazionale. «Su questo punto non intendiamo alimentare una polemica a distanza – prosegue Tassinari –. Esistono documenti e comunicazioni che ricostruiscono il confronto tra le organizzazioni. Se CAI Agromec lo ritiene utile, siamo disponibili a renderli pubblici, lasciando che siano i fatti a stabilire chi abbia interrotto il percorso e per quali ragioni».
L’obiettivo di arrivare a una disciplina nazionale omogenea rimane per UNCAI prioritario. Ma una norma nazionale avrebbe poco senso se si limitasse a trasformare in Albo l’elenco di tutte le imprese che svolgono una determinata attività. Dovrebbe invece riconoscere e qualificare una categoria imprenditoriale.
UNCAI non mette in discussione la necessità di dare risposte alle imprese nei territori in attesa di una disciplina nazionale. «Non siamo contrari al riconoscimento regionale della categoria – precisa Tassinari –. Siamo contrari alla possibilità che, in nome di una generica inclusività, si perda la distinzione tra attività e impresa. Siamo infatti convinti che un Albo debba rendere chiaro chi appartiene alla categoria che intende qualificare. La complessità delle realtà aziendali non deve diventare un motivo per rinunciare alla chiarezza delle definizioni».
La questione non è dunque stabilire quale organizzazione abbia ottenuto il risultato più importante. La questione è quale modello di riconoscimento sia più utile e più solido per gli imprenditori agromeccanici e per le istituzioni. E nelle Marche, per la prima volta, c’è un Albo che si allontana dal modello di UNCAI e di altre Regioni. «UNCAI continuerà a lavorare per una definizione nazionale chiara, trasparente e professionalmente qualificante dell’impresa agromeccanica – conclude il presidente dell’Unione Nazionale Contoterzisti –. Su questo siamo disponibili al confronto con tutti. Ma il confronto deve partire dai testi normativi e dalla necessità di dare finalmente un’identità precisa a una categoria imprenditoriale che merita di venire identificata dalla professionalità dei suoi interventi e non genericamente attraverso un’attività che chiunque può svolgere».

Re: UNCAI- Unione Naz. Contoterzisti Agromeccanici e Industr

17/09/2026, 16:43

Visualizza nel browser

COMUNICATO STAMPA
In Lombardia le imprese agromeccaniche professionali sono parte della transizione
Finanziati 15 nuovi progetti per oltre 2,2 milioni di euro di investimenti, con 863 mila euro di contributi regionali. Mantova, Brescia, Cremona e Lodi le province interessate. Tassinari: “La Regione non considera gli agromeccanici semplici esecutori di lavorazioni, ma protagonisti della trasformazione dell’agricoltura”

Re: UNCAI- Unione Naz. Contoterzisti Agromeccanici e Industr

23/09/2026, 14:44

L’albo della comunità imprenditoriale agromeccanica
C. 1794, UNCAI prende atto delle riserve di CAI Agromec e chiede di proseguire il confronto parlamentare sulla distinzione tra impresa agricola e impresa agromeccanica
Roma, 23 settembre 2026 - UNCAI ha appreso delle riserve espresse da CAI Agromec sul testo della proposta di legge C. 1794, attualmente all’esame del Parlamento. L’Unione ritiene quindi necessario riportare il confronto al merito della proposta: l’istituzione di un Albo nazionale delle imprese agromeccaniche non mette in discussione il diritto delle imprese agricole a svolgere attività connesse, già riconosciuto dall’articolo 2135 del Codice civile e dal D.Lgs. 99/2004. Mira invece a riconoscere e qualificare una realtà imprenditoriale distinta: quella delle imprese che svolgono professionalmente servizi agromeccanici per conto terzi.
«Le attività connesse dell’impresa agricola sono una cosa, l’impresa agromeccanica è un’altra – sottolinea il presidente UNCAI Aproniano Tassinari –. Confonderle non aiuta né gli agricoltori né gli agromeccanici. Mantenere netta questa distinzione serve invece a dare ordine al settore. Ma per farlo occorre definire correttamente l’impresa agromeccanica».
Per UNCAI, il punto qualificante della proposta è la possibilità di definire e individuare l’impresa agromeccanica sulla base della prevalenza economica e professionale dell’attività svolta. «È palese che un’azienda agricola che svolge occasionalmente lavorazioni per terzi rimanga un’impresa agricola: lo stabilisce il Codice civile. Diversa è l’impresa che organizza mezzi, personale e investimenti per fornire professionalmente servizi agromeccanici – prosegue Tassinari –. È una realtà imprenditoriale specifica, che l’ordinamento deve finalmente riconoscere e distinguere, non sovrapporre ad altre categorie né tantomeno cancellare».
La distinzione, osserva UNCAI, è del resto ordinaria nel mondo economico. «Nessuno confonde un agricoltore che occasionalmente vende il proprio trattore con un concessionario autorizzato di macchine agricole, per il quale vendita e assistenza costituiscono l’attività professionale e prevalente. Il fatto che entrambi possano vendere un trattore non li rende la stessa impresa. Lo stesso principio deve valere per i servizi agromeccanici».
«Se, su spinta di CAI Agromec, l’Albo diventasse semplicemente un elenco delle attività che possono essere svolte, perderebbe la sua funzione principale: individuare l’impresa agromeccanica e i requisiti che la caratterizzano – osserva Tassinari –. Le attività connesse sono già riconosciute e tutelate dall’ordinamento. Inserirle nell’Albo delle imprese agromeccaniche non aggiungerebbe una tutela, ma finirebbe per trasformare l’Albo delle imprese in un Albo delle attività». È questa, secondo UNCAI, la questione che emerge anche dal confronto con le diverse discipline regionali. L’Albo nazionale deve rimanere un Albo delle imprese, fondato su una definizione uniforme della categoria e sul criterio della prevalenza economica, senza trasformarsi in un contenitore indistinto di soggetti che svolgono, a diverso titolo, attività agromeccaniche.
Cos’è, in fondo, un Albo nazionale? Non è uno strumento che nasce sul nulla – prosegue Tassinari –. È il riconoscimento ordinamentale che lo Stato attribuisce a una comunità professionale già esistente, radicata nella società, nella storia economica e nella pratica quotidiana. Lo Stato non crea le comunità professionali: le riconosce e ne ordina l’esercizio nell’interesse generale». Per UNCAI, il principio di sussidiarietà deve guidare il legislatore: riconoscere una realtà imprenditoriale che esiste da oltre ottant’anni e darle un ordinamento coerente con la sua specificità. «L’Albo delle imprese agromeccaniche non serve a comprimere la libertà di nessuno. Serve a riconoscere, ordinare e rendere visibile nel sistema italiano una comunità di imprenditori nata già a fine ‘800 che si è unita in associazione da oltre ottant’anni e che svolge una funzione professionale essenziale per l’agricoltura».
UNCAI non intende sottrarsi al confronto con CAI Agromec. Due associazioni nazionali possono avere letture diverse della realtà e il pluralismo associativo è parte della democrazia economica. «Siamo smpre stati disponibili a confrontarci sul testo e sulle formulazioni che possono migliorarne l’efficacia – afferma Tassinari – ma il dialogo deve partire da una distinzione che riteniamo essenziale: le attività connesse sono già riconosciute dall’ordinamento, mentre la comunità agromeccanica attende ancora un proprio riconoscimento ordinamentale. È su questa differenza che occorre costruire un confronto serio».
UNCAI pone inoltre una questione di rappresentanza che ritiene non eludibile. «CAI Agromec rappresenta, per sua stessa configurazione, sia imprese agromeccaniche sia imprese agricole. UNCAI rappresenta invece esclusivamente gli imprenditori agromeccanici. È quindi legittimo chiedere quale sia la composizione effettiva della rappresentanza di CAI Agromec e quale peso abbiano le due componenti quando l’associazione assume una posizione che rischia di bloccare il riconoscimento ordinamentale della sola categoria agromeccanica», afferma Tassinari. «Non chiediamo a CAI Agromec di rinunciare al confronto. Chiediamo che il confronto sia franco e che non si confonda la tutela delle attività connesse, che nessuno mette in discussione, con il riconoscimento dell’impresa agromeccanica come categoria distinta».
UNCAI chiede quindi al Parlamento e al Governo di proseguire il lavoro sulla C. 1794, mantenendo fermi i tre principi che ne costituiscono la ragione: l’Albo deve essere un Albo delle imprese e non delle attività; l’impresa agromeccanica deve essere individuata attraverso la prevalenza economica e professionale della sua attività; le attività connesse delle imprese agricole, già riconosciute dall’ordinamento, devono rimanere estranee all’Albo. «Solo così – conclude Tassinari – il legislatore potrà riconoscere una comunità professionale già esistente senza trasformare il suo Albo in un contenitore indistinto di attività».
«Dare un ordinamento nazionale alla comunità agromeccanica non significa togliere qualcosa a qualcuno. Significa riconoscere ciò che già esiste e fare finalmente chiarezza su chi è impresa agromeccanica, come è già stato fatto con l’impresa agricola», conclude Tassinari.

Re: UNCAI- Unione Naz. Contoterzisti Agromeccanici e Industr

01/10/2026, 13:18

Vigneti, contributi fino all’80% per le nuove tecnologie. UNCAI: «Il sostegno pubblico non diventi un vantaggio competitivo nel conto terzi»
Tassinari: «Il bene finanziato deve restare coerente con la finalità per cui è stato pagato dalla collettività. AGEA chiarisca come verrà controllato il suo utilizzo»
Roma, 1 ottobre 2026 - Il recente intervento del MASAF per gli investimenti destinati ad accrescere la sostenibilità della produzione vinicola prevede un contributo fino all’80% delle spese ammissibili. Tra gli investimenti rientrano tecnologie per la produzione di precisione e digitalizzata, sensori, droni e atomizzatori. Il decreto dello sorso agosto individua come beneficiari le imprese che conducono vigneti con varietà di uve da vino e demanda ad AGEA la definizione delle modalità applicative, dei controlli, dei pagamenti e delle sanzioni.
UNCAI condivide l’obiettivo della misura, la sostenibilità, ma chiede che nelle disposizioni applicative venga chiarito un punto essenziale: come sarà verificato che i beni acquistati con un contributo pubblico così elevato siano effettivamente utilizzati secondo la finalità dell’investimento che ha giustificato l’aiuto.
«Una macchina pagata fino all’80% dalla collettività non può diventare, senza ulteriori verifiche, uno strumento per fare concorrenza sul mercato dei servizi alle imprese agromeccaniche, che la stessa macchina devono acquistare a prezzo pieno», sottolinea il presidente UNCAI Aproniano Tassinari.
Il punto, secondo UNCAI, è innanzitutto nelle regole europee. L’articolo 11 del regolamento delegato (UE) 2022/126 stabilisce che, per gli investimenti in immobilizzazioni materiali e immateriali nei settori interessati, compreso quello vitivinicolo, gli Stati membri devono garantire che i beni acquisiti siano utilizzati secondo la natura, gli obiettivi e l’uso previsto dal beneficiario, così come descritti nell’intervento del Piano strategico della PAC. La stessa norma prevede il recupero dell’aiuto in caso di inosservanza delle condizioni e, in particolare, quando intervengano modifiche significative che compromettano la natura o gli obiettivi originari dell’intervento.
Il principio è ripreso e concretizzato dal decreto MASAF. La domanda deve infatti essere accompagnata da una relazione tecnica che dimostri il contributo positivo dell’investimento agli obiettivi ambientali e ne motivi la realizzazione in relazione alla realtà produttiva dell’impresa.
«È un passaggio importante – osserva Tassinari –. Se un investimento viene finanziato perché deve rendere più sostenibile la produzione dell’impresa che presenta la domanda, è coerente che anche l’utilizzo del bene rimanga collegato a quella finalità. Non è una forzatura chiedere che il bene finanziato resti funzionale alla realtà produttiva che ha giustificato il contributo. La forzatura sarebbe piuttosto estendere automaticamente quella finalità dalla produzione aziendale all’offerta di servizi per chiunque disponga di un vigneto».
UNCAI non mette quindi in discussione le attività connesse che la normativa consente alle imprese agricole. La questione è un’altra: stabilire se e in quale misura un bene acquistato con un contributo destinato alla sostenibilità della produzione dell’impresa beneficiaria possa essere utilizzato come strumento commerciale per svolgere lavorazioni presso altre aziende.
La differenza economica non è marginale. Un’impresa agricola che acquista una macchina con un contributo dell’80% sostiene una quota limitata del costo dell’investimento. Un’impresa agromeccanica che acquista la stessa tecnologia per offrire professionalmente quel servizio sul mercato ne sostiene invece integralmente il costo.
Se il bene agevolato viene poi utilizzato stabilmente per lavorazioni a pagamento presso aziende terze, il sostegno pubblico alla sostenibilità rischia così di produrre anche un effetto sulla capacità competitiva del beneficiario nel mercato dei servizi agromeccanici.
«Non si può considerare aziendale un investimento nel momento in cui si assegna il contributo e commerciale soltanto nel momento in cui se ne utilizza la capacità produttiva sul mercato – continua Tassinari –. Se si ritenesse che un bene finanziato per la produzione aziendale possa essere liberamente trasformato in uno strumento per fare conto terzi, allora si apre una questione di coerenza: perché la stessa opportunità non dovrebbe essere valutata per le imprese la cui attività prevalente è proprio l’agromeccanica e che acquistano quelle medesime tecnologie senza beneficiare della misura?».
Per UNCAI si tratta di evitare che una misura costruita per sostenere un investimento aziendale finisca per creare, indirettamente, un vantaggio finanziario nell’attività commerciale svolta sullo stesso mercato da altri operatori.
Il DM 381401 prevede già controlli successivi al pagamento e stabilisce che gli investimenti restino nella proprietà e nel possesso del beneficiario per almeno cinque anni. Le modalità operative dei controlli, dei pagamenti e delle sanzioni sono però demandate alla successiva circolare AGEA. Il decreto dispone inoltre un articolato sistema di controlli informatici per evitare sovrapposizioni e doppi finanziamenti, attraverso il fascicolo aziendale, SIAN e le banche dati regionali. In alcune Regioni sono già previsti controlli incrociati specifici sulle macchine e sulle attrezzature oggetto di finanziamento.
«Chiediamo che il principio europeo sulla destinazione dei beni finanziati venga tradotto in un controllo anche sul loro utilizzo effettivo. Una macchina moderna lascia tracce digitali: se è abbastanza intelligente da dosare un trattamento al centimetro, dovrebbe poter dire anche dove sta lavorando», precisa Tassinari.
Per UNCAI, la futura circolare AGEA dovrebbe quindi chiarire almeno quali utilizzi del bene siano compatibili con la finalità dell’investimento e quali possano invece configurare una modifica significativa della destinazione originaria, prevedendo controlli proporzionati sull’effettivo impiego delle macchine finanziate.
«La sostenibilità è un obiettivo che condividiamo. Ma non può diventare la porta d’ingresso per una concorrenza sostenuta dal denaro pubblico. Se una misura finanzia un bene per una determinata finalità, quella finalità deve restare verificabile anche nell’uso del bene. E se si decide di portare quel bene sul mercato dei servizi, allora bisogna avere il coraggio di affrontare fino in fondo la questione della parità delle condizioni competitive per tutte le imprese che operano su quel mercato», conclude Tassinari.

Re: UNCAI- Unione Naz. Contoterzisti Agromeccanici e Industr

02/10/2026, 18:11

Copa: congratulazioni a Massimiliano Giansanti per la conferma alla presidenza
Tassinari: «Un riconoscimento meritato. Al presidente, e prima ancora all’amico, l’augurio di tutti i contoterzisti»
Roma, 2 ottobre 2026 – UNCAI, Unione Nazionale Contoterzisti Agromeccanici e Industriali, si congratula con Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, per la conferma, all’unanimità, alla presidenza del Copa, il Comitato delle organizzazioni professionali agricole dell’Unione europea. Giansanti guiderà l’organizzazione anche per il biennio 2026-2028, dopo essere stato eletto per la prima volta nel 2024.
La conferma rappresenta un riconoscimento del lavoro svolto nel primo mandato, durante il quale il Copa ha rafforzato la propria azione a Bruxelles sui temi della competitività, della semplificazione normativa, della tutela del reddito. Tra i risultati anche il completamento del regolamento sulle nuove tecniche genomiche e una maggiore attenzione alla trasparenza verso i consumatori.
Per il nuovo mandato, Giansanti ha indicato una priorità chiara: rafforzare il ruolo strategico dell’agricoltura europea. «Il cibo è soft power», ha sottolineato dopo la riconferma, chiedendo per l’agricoltura un bilancio europeo adeguato alle sfide economiche, climatiche e geopolitiche.
Per UNCAI, la conferma di Giansanti ha però anche un significato in più. Da oltre dieci anni UNCAI e Confagricoltura condividono un rapporto di collaborazione fondato sul confronto e sulla fiducia, lavorando insieme su numerosi temi che riguardano l’agricoltura e il lavoro delle imprese che ne garantiscono ogni giorno l’operatività. Una collaborazione che, nella dimensione europea, può trovare nuove occasioni di iniziativa comune.
«Siamo felici per la conferma di Massimiliano Giansanti alla presidenza del Copa – dichiara il presidente di UNCAI, Aproniano Tassinari –. È un riconoscimento alla sua competenza e alla capacità di rappresentare a Bruxelles un’agricoltura che produce, innova e custodisce il territorio. È anche un motivo di orgoglio per l’Italia. UNCAI e Confagricoltura hanno alle spalle anni di lavoro comune e di fiducia reciproca; con Massimiliano, però, questo rapporto è fatto anche di amicizia. Per questo, accanto all’augurio istituzionale, gli rivolgo quello, più semplice e sincero, di un amico. Buon lavoro, Massimiliano: i contoterzisti sono al tuo fianco».

Re: UNCAI- Unione Naz. Contoterzisti Agromeccanici e Industr

08/10/2026, 13:53

Gasolio agricolo, in Parlamento si parla di agricoltori. E gli agromeccanici?
Nuovo appello UNCAI: nel prossimo provvedimento la parola «agromeccanici» deve esserci. Il caro gasolio colpisce anche chi lavora professionalmente i campi per conto delle aziende agricole
Roma, 8 ottobre 2026 - Il caro gasolio torna al centro del dibattito parlamentare. Questa settimana in Aula si è parlato di agricoltori, allevatori e pescatori. Si è parlato di credito d’imposta, di nuove risorse e della possibilità di chiedere all’Europa una misura simile a quella adottata per i fertilizzanti. Ma nella discussione mancava una parola: “agromeccanici”.
«Assente nelle interrogazioni in Aula e assente nella risposta del ministro Lollobrigida, la categoria non viene mai chiamata in causa. È un’assenza che conosciamo bene e immancabilmente si traduce in un’assenza dai provvedimenti», dichiara il presidente di UNCAI Aproniano Tassinari.
UNCAI chiede quindi che nel prossimo intervento, che necessariamente estenderà il credito d’imposta per il gasolio agricolo ai mesi del 2026 finora esclusi, venga scritta in modo chiaro la parola “agromeccanici”. Non si tratta di introdurre un privilegio: il DM 454/2001 riconosce già alle imprese agromeccaniche l’accesso al carburante agricolo per le lavorazioni effettuate a favore delle imprese agricole.
«Gli agromeccanici acquistano gasolio, impiegano macchine e lavorano gli stessi terreni sui quali operano le aziende agricole. Se non vengono considerati i maggiori costi sostenuti da chi esegue professionalmente tali lavorazioni, questi aumenti non scompaiono, entrano nelle tariffe e tornano a gravare sulle imprese agricole che le misure pubbliche intendono sostenere», prosegue il presidente di UNCAI.
Il ministro Lollobrigida ha ricordato in Parlamento i 100 milioni di euro già stanziati per compensare i maggiori costi dei carburanti, di cui 90 milioni destinati agli agricoltori e 10 per la pesca, e ha annunciato di aver chiesto alla Commissione europea una nuova misura sul gasolio agricolo, sul modello di quella adottata per i fertilizzanti. UNCAI ritiene che ogni strada utile a reperire nuove risorse vada considerata. Ma l’aiuto deve arrivare al gasolio agricolo, ai suoi legittimi destinatari e ai suoi legittimi usi. E tra i destinatari, quando il carburante serve a eseguire lavorazioni agricole per conto degli agricoltori, ci sono anche gli agromeccanici.
L’appello di UNCAI è dunque rivolto a tutto il Parlamento: fate risuonare la parola “agromeccanici”. E’ una parola meravigliosa. È il nome di imprese che, come gli agricoltori, non mollano i campi. Anzi, spesso non possono nemmeno scendere dai loro trattori e mietitrebbie per andare a manifestare: quando finiscono le raccolte, per loro cominciano altre lavorazioni, quelle che preparano i campi a una nuova stagione. Chi continua a tenere in vita i campi merita di essere visto anche dalle leggi che quei campi intendono sostenere.

Re: UNCAI- Unione Naz. Contoterzisti Agromeccanici e Industr

08/10/2026, 13:55

UNCAI per la sicurezza: «Rinnovare il parco, ma con criteri di priorità. E formazione per chi usa le macchine»
Al CNEL il convegno promosso da Federacma. Scozzoli: «La revisione non sia un mero adempimento burocratico»
Roma, 7 ottobre 2026 - Un piano unitario che metta insieme rinnovo del parco macchine, formazione e revisioni realmente efficaci, ma che sappia anche individuare le priorità. È questa la posizione di UNCAI emersa ieri al CNEL nel corso del convegno «Sicurezza dei trattori», organizzato da Federacma, al quale ha partecipato il direttore tecnico Roberto Scozzoli.
UNCAI condivide l’impostazione di un intervento strutturale sulla sicurezza e la proposta di destinare 350 milioni di euro in cinque anni alla rottamazione dei mezzi più obsoleti e 25 all’anno all’ammodernamento di quelli recuperabili. «Rottamare il vecchio è necessario – ha osservato Scozzoli – ma dobbiamo chiederci a quali condizioni e soprattutto secondo quali priorità. Non basta proporre di mettere risorse sul tavolo: occorre fare in modo che arrivino dove il rischio è maggiore e dove possono produrre il massimo effetto sulla sicurezza».
Per UNCAI, infatti, il problema non riguarda indistintamente tutti gli utilizzatori. Le imprese agromeccaniche hanno nella sicurezza e nell’aggiornamento delle macchine una componente essenziale della propria attività e, come dimostra anche l’esperienza sul territorio, gli incidenti nelle aziende contoterziste sono prossimi allo zero. Maggiore attenzione va invece rivolta alle realtà meno strutturate e, soprattutto, a chi utilizza occasionalmente trattori molto datati: piccoli agricoltori, pensionati e hobbisti. «Non possiamo pensare alla sicurezza senza pensare a chi sale realmente sulla macchina – ha sottolineato Scozzoli –. Coltivare la propria terra, anche in piccolo, è un valore da custodire. Ma questo non significa che si debba continuare a utilizzare senza formazione e senza adeguate protezioni un trattore di molti decenni fa».
Da qui la necessità di rafforzare la formazione, anche trasformando la figura dell’operatore di campo in una concreta opportunità professionale per i giovani. Le macchine moderne richiedono competenze sempre più elevate, mentre chi utilizza i mezzi più vecchi non sempre ha avuto un percorso formativo adeguato.
Per gli utilizzatori occasionali, inoltre, UNCAI propone di valorizzare l’esperienza degli agromeccanici professionali anche nella formazione pratica, mettendo a disposizione di un sistema pubblico e qualificato di formazione le competenze di chi ogni giorno lavora con trattori e macchine agricole. «Chi usa professionalmente queste macchine – osserva Scozzoli – può essere una risorsa anche per insegnare a usarle in sicurezza. Se vogliamo raggiungere rapidamente chi oggi è più esposto, dobbiamo portare la formazione il più vicino possibile alle persone e alle macchine».
Sul rinnovo del parco macchine resta però il nodo della redditività. «Tutti vorremmo macchine più sicure e moderne – ha ricordato Scozzoli – ma con quali risorse le imprese devono acquistarle? La redditività agricola è ferma da anni e la tecnologia di bordo, tra software e sensori, fa invecchiare i mezzi più rapidamente rispetto al passato. Anche i bandi devono quindi cambiare impostazione, evitando che l’impresa debba anticipare per mesi somme che riceverà solo successivamente».
Infine, la revisione. L’esperienza di Ravenna mostra che officine, attrezzature e imprese sono pronte, ma che il sistema deve essere messo nelle condizioni di funzionare. «Qui abbiamo revisionato una ventina di mezzi alla scadenza di giugno e altri cento dovranno essere revisionati entro dicembre – ha spiegato Scozzoli –. Il problema è oggi soprattutto il controllo finale da parte degli ispettori della Motorizzazione. Occorre rafforzare la rete delle officine private qualificate e garantire agli ispettori formazione e pratica specifica sui trattori. Altrimenti la revisione rischia di diventare un adempimento burocratico invece di uno strumento di sicurezza».
Nelle prossime settimane il gruppo di lavoro riunito al CNEL proseguirà il confronto per arrivare a una proposta unitaria al Governo su rottamazione, revisione, officine qualificate e messa in sicurezza dei mezzi. «Il tavolo ha dimostrato di saper lavorare insieme – conclude Scozzoli –. Ora dobbiamo trasformare le analisi in misure concrete, individuando le priorità e facendo in modo che ogni euro investito produca più sicurezza nei campi».

Re: UNCAI- Unione Naz. Contoterzisti Agromeccanici e Industr

12/10/2026, 17:59

Albo agromeccanici, UNCAI: grazie all’on. Carloni, ora si prosegua senza perdere la rotta
Tassinari: la legge C. 1794 riconosca le imprese agromeccaniche professionali, senza confonderle con le attività connesse agricole
Roma, 12 ottobre 2026 - Domani, martedì 13 ottobre, la Commissione Agricoltura della Camera eleggerà il nuovo presidente dopo le dimissioni di Mirco Carloni, chiamato alla guida dell’Autorità portuale dell’Adriatico centrale.
«Con l’onorevole Mirco Carloni si chiude una fase importante. Due anni e mezzo fa ha infatti dato impulso alla proposta di legge sull’Albo nazionale delle imprese agromeccaniche, di cui è cofirmatario, invitando in audizione tutte la associazioni del mondo agricolo. A lui il nostro ringraziamento e l’augurio di buon lavoro. Ora se ne apre un’altra: sin da ora chiediamo a chi guiderà la Commissione di proseguire l’iter senza ritardi, tenendo sempre la barra dritta, senza perdere la rotta segnata», dichiara il presidente di UNCAI Aproniano Tassinari che ricorda anche il primo firmatario della proposta di legge C. 1794, l’on. Davide Bergamini, oggi non più componente della Commissione agricoltura.
UNCAI chiede di accelerare l’esame preservando l’impostazione del testo: un Albo di imprese, non di attività. Il riconoscimento deve riguardare le imprese agromeccaniche professionali, che organizzano mezzi e lavoro per servire gli agricoltori secondo un criterio di prevalenza economica, e non confondersi con le attività connesse all’impresa agricola, già disciplinate dall’articolo 2135 del Codice civile. «Le due realtà hanno funzioni, regimi fiscali e agevolazioni diversi e confonderle nell’Albo indebolirebbe il riconoscimento professionale e alimenterebbe distorsioni della concorrenza», prosegue Tassinari.
A garanzia della sostenibilità finanziaria, UNCAI propone un Albo finanziato da una quota annuale a carico degli iscritti, con criteri di trasparenza e con un tetto fissato dalla legge, e chiede che i criteri di prevalenza e di autonomia siano definiti nel regolamento in modo oggettivo e verificabile.
Prima di attribuire certificazioni con valore legale e aprire percorsi di formazione, serve stabilire con chiarezza chi è l’impresa agromeccanica professionale. «È una scelta di verità, oltre che di trasparenza e certezza delle regole», conclude il presidente di UNCAI.

Re: UNCAI- Unione Naz. Contoterzisti Agromeccanici e Industr

19/10/2026, 13:48

Carburanti, UNCAI: contoterzisti esclusi dagli aiuti. «Al fianco degli agricoltori nelle mobilitazioni in tutto il Paese»
L’associazione chiede a Giorgetti e Lollobrigida un incontro urgente e la revisione della platea dei beneficiari del credito d’imposta. «Il sostegno deve considerare la funzione del carburante, non soltanto chi lo acquista»
Rispondi al messaggio