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Uncem Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani 
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LEGGE SUI PARCHI, 35 ANNI DOPO UNCEM PROPONE UN TAGLIANDO: UNIRE CONSERVAZIONE A VALORIZZAZIONE ECONOMICA DEL TERRITORIO. PARCHI LUOGO IDEALE PER GREEN COMMUNITIES E PAGAMENTO SERVIZI ECOSISTEMICI-AMBIENTALI



"Conflitti tra paesi, comunità e parchi? La soluzione c'è già. Le aree protette, che comprendono il 36% dei Comuni montani italiani, sono luogo ideale del Paese per attuare la Strategia delle Green Communities e per la valorizzazione dei servizi ecosistemici-ambientali. Unendo così protezione di fauna, foreste, pascoli, specie vegetali e animali, alla valorizzazione economica e sociale dei territori, riducendo conflitti con le popolazioni per effetto di regole e norme legate appunto alla presenza di un parco". Uomo e natura insieme, più unite e forti. Conservazione e opportunità di sviluppo non sono e non siano messe in contrapposizione.

Lo afferma Marco Bussone, Presidente Uncem, proponendo una riforma della legge sui Parchi vigente, la 394 del 1991. 35 anni dopo, quella legge così preziosa ha bisogno di un tagliando. No ai divieti, No alla contemplazione e alla wilderness. Non mettiamo pezzi di territorio sotto campane di vetro. Si all'agricoltura, alla silvicoltura, alle energie rinnovabili. Stupido vietare antenne per la telefonia mobile come ancora più ridicolo è che le aree protette in Italia non siano interamente dotate di piani forestali per pianificare, gestire, certificare milioni di ettari di superficie forestale.

I Parchi in Italia non sono spazi chiusi, sono invece luoghi accessibili per turismo o attività outdoor. I Parchi in Italia non sono spazi ai quali si accede - come in altre parti del mondo - previo il pagamento di un biglietto, superando una sbarra. I Parchi in Italia sono spazi naturali, ma anche paesi e villaggi, borgate, pezzi di territorio urbanizzati, distretti economici, strade e luoghi vivi. Dove l'uomo è in relazione stretta con la natura. Sono luoghi della relazione, di flussi ecologici, economici, commerciali, di persone e cose all'interno e verso l'esterno. I Parchi in Italia sono pezzi portanti di economia e luogo di protezione dell'ambiente allo stesso tempo.

"Occorre armonizzare la normativa tra Stato e Regioni - prosegue Bussone - visto che oggi molti Enti parco regionali fanno istanza al Ministero per diventare 'nazionali'. La protezione e la valorizzazione non possono essere diversi, con sperequazioni istituzionali che poi diventano socio-ambientali. Ecco perché vanno uniformati investimenti, stanziamenti, personale, organizzazione, opportunità, tra Parchi nazionali e regionali. È un tema molto rilevante".

"Sperimentare il pagamento dei servizi ecosistemici-ambientali vale per acqua, con la tenuta delle fonti idriche e la protezione dal dissesto che i Parchi assicurano. E anche sulla pianificazione e gestione forestale. Come ha fatto il Parco dell'Appennino tosco-emiliano con i 'crediti di sostenibilità' venduti a grandi e piccole imprese dell'area fuori dal parco, creando flussi e relazioni importanti. Nei Parchi, se vi è pianificazione e certificazione delle foreste, e ci deve essere, si può, si deve fare gestione attiva e selvicoltura a vantaggio della filiera bosco-legno nazionale. Anche installare impianti per la telefonia mobile e per abbattere il divario digitale nelle aree protette deve essere consentito, secondo quanto previsto nei Piani dei parchi, che devono essere più snelli e approvati rapidamente da Ministero dell'Ambiente e regioni".

Uncem propone che, nel quadro della valorizzazione dei servizi ecosistemici-ambientali, i titolari di concessioni per impianti idroelettrici, da fonti di biomasse, o anche gasdotti e oleodotti, metanodotti, pale eoliche, i titolari di impianti di imbottigliamento di acque minerali, i titolari di concessioni per pontile per ormeggio di imbarcazioni, per punto di ormeggio e per posto barca in aree marine protette, paghino a titolo di contributo alle spese per il recupero ambientale e della naturalità, delle quote economiche agli Enti gestori dei Parchi. Favorendo anche lo sviluppo economico e sociale delle collettività residenti all'interno del parco e nei territori adiacenti.


26/08/2026, 10:28
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ASILI NIDO, UNCEM: RIVOLUZIONE NECESSARIA DOPO AVER COSTRUITO NUOVI EDIFICI




"Sulla mancanza di asili nido, e relativi posti per bambini, è importante rilevare che con il PNRR si siano potuti inaugurare nuovi edifici. Di recente sono stati tagliati i nastri tricolore degli asili a Viù e Val di Chy in Piemonte. Molto bene. Abbiamo anche come Uncem festeggiato, con le comunità locali. Dicendo però che ora occorre avere le risorse per la gestione e i Comuni da soli rischiano di essere troppo soli. La riorganizzazione, forse rivoluzione degli asili passa da una completa riorganizzazione della scuola nelle aree montane del Paese. Nelle Alpi e negli Appennini avere un edificio unico, con tutti i livelli di scuola, in una valle, aiuta le famiglie ad avere servizi migliori 0-13, per tutta la giornata, per tutto l'anno. Un tema sfidande, molto di più nelle valli alpine e appenniche rispetto alle città, dove spostarsi è più facile e immediato. Il tema finanziario - anche se la legge di bilancio 2024 ha stanziato fondi sul modello degli stanziamenti del Ministro Carfagna ai Comuni delle aree interne nel 20211 - è decisivo. Come si riorganizano i fondi che arrivano a ogni Comune che non ha asili, qualche migliaia di euro, e come questi passano a chi li ha. Complesso. Da affrontare meglio. Sul sistema educativo nelle valli montane occorre un ragionamento di futuro che Uncem è pronta a ospitare".

Lo ha dichiarato Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem, oggi sulla Stampa.

Da ricordare. Uncem non aveva apprezzato le modalità dei bandi PNRR come quello sugli asili nido, che chiedeva ai piccoli Comuni procedure di gestione aggravate rispetto ai grandi centri. Uncem aveva chiesto venissero considerate le aggregazioni esistenti, per montare nuovi servizi formativi ed educativi 0-18, ovvero Unioni montane, Unioni di Comuni, Comunità montane. Di certo, a preoccupare i Comuni e a frenare le iniziative, i nuovi investimenti su questo ordine di scuola, è il fatto che i Comuni, anche in forma aggregata, non hanno risorse correnti - affermavamo già anni fa - per gestire l'asilo.

Piccola storia. Due anni fa, su questo, il 20 agosto 2024 il Ministro Valditara aveva risposto a Uncem. Dicendo che il bando per gli asili nido prevedeva risorse destinate ai piccoli Comuni, specifiche. Ma attenzione, avevamo evidenziato come Uncem: solo peraltro il 10 per cento del totale, per 6000 Comuni. Peccato che si obbligassero tutti questi 'piccoli Comuni' sotto i parametri previsti dal bando stesso, non compresi nei due allegati all'avviso PNRR, a fare in fretta e furia delle aggregazioni con 'capofila'. Mai siamo stati contrari a vedere i servizi, in particolare scolastici, insieme, tra Comuni grandi e piccoli uniti. Parliamone, costruiamo insieme Ministro nuovi percorsi. Dicevamo e diciamo oggi. Vanno pensati. Programmati. Con opportune Strategie. Da condividere insieme. Non da montare con bandi, in pochi giorni. Quella è improvvisazione per tutti. Centralismo e municipalismo. Il Ministero, il Ministro dovrebbero sapere che dopo lo smontaggio quindici anni fa, per motivi ideologici e per la furia distruttrice delle Istituzioni in quei tempi, delle Comunità montane in particolare, oggi non tutte le Regioni hanno riaggregato i loro Comuni. Lo Stato una riforma istituzionale non l'ha voluta fare. Con governi di tutti i colori, si è perso tempo. E i Comuni sono soli. Quelli piccoli di più. La solitudine nei Sindaci, indotta da riforme mai fatti, non si supera in un bando del PNRR. Peraltro, leggendo il bando le Comunità montane e le Unioni montane, le Unioni di Comuni esistenti non rientrano, come sarebbe invece logico, tra i candidabili per il finanziamento di un asilo. Non solo si tagliano fuori i piccoli Comuni, chiedendo loro lavoro in più, ma anche sono eslcuse le forme aggregativi esistenti, che openitaliae.it, sito del Dipartimento degli Affari regionali e delle Autonomie della Presidenza del Consiglio, conta in 470 aggregazioni, Unioni, Unioni montane e Comunità montane. L'avviso asili del PNRR non le contempla. Obbliga, il bando del Ministero, i Comuni piccoli a cercarsi un Comune capofila, operazione molto difficile vista la tragicità dei flussi finanziari e di gestione del PNRR, con lo Stato che non sta rimborsando i Comuni che spendono, percorso impossibile. Sarebbe stato più semplice agire sulle aggregazioni esistenti. In 15 giorni dati dal bando, una aggregazione di Comuni ex novo è impossibile da fare. Ancora, il numero dei Comuni piccoli, montani, in tante valli da aggregare per il raggiungimento dei parametri minimi richiesti dal decreto sarebbe stato tale da rendere difficile un servizio congiunto fra i piccoli comuni di montagna. E ci avrebbe posto sempre in fondo alle graduatorie. Piccoli, senza asili. Per le scuole di montagna, nei piccoli paesi, possiamo fare insieme molto di meglio Ministro Valditara. Ci ascolti. Parliamone e dialoghiamo.


26/08/2026, 10:39
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POMPA DI BENZINA DEL SINDACO A VALLE CASTELLANA, UNCEM: FRUTTO DI INTELLIGENZA E FANTASIA ISTITUZIONALE. SE ANCHE NON SI RIESCE A IMITARE, FAVORIAMO OPERATORI SUI TERRITORI MONTANI PER NUOVE AREE DI SERVIZIO



"La pompa di benzina del Sindaco a Valle Castellana, nel Teramano, è sicuramente un risultato molto vantaggioso per le comunità locali, frutto di intelligenza e fantasia utile, bella, istituzionale del Sindaco Camillo D'Angelo con la sua Amministrazione. Bravo, davvero. Ora possiamo spiegare che è replicabile, ma dove non lo fosse - non certo in tutti i Comuni italiani si può realizzare - occorre intraprendere un percorso con Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, con MEF, Regioni e vari soggetti e autorità di controllo che snelliscano procedure e imposte per le aree di servizio presenti nei Comuni montani. E che devono, possono aprire. Non avere rifornimento in valle è una delle emergenze democratiche, di accesso ai servizi. Non avere un distributore di carburante nelle valli alpine e appenniniche obbliga a fare chilometri e chilometri verso il basso. Flussi che non possono continuare a scendere come l'asticella dei consumi sul cruscotto. È questione di competitività. Per la coesione dei territori. Questione di intelligenza. Portare più servizi su, porta neopopolamento e fa restare chi ci vive. Ricordo che anni fa a Pessinetto sono scesi in campo Gruppo di Azione Locale, lungimirante e sveglio, e Unione montana delle Valli di Lanzo per sostenere finanziariamente, ma soprattutto operativamente e nella normativa delicata, intricata, forse troppo, un gestore locale privato che voleva aprire l'unica pompa di benzina in quaranta chilometri di valle, quella d'Ala di Stura. Un caos che ha mosso azione pubblica e pubblico-privata per essere sbloccato. Dunque, accorgersi che i sovracosti per gasolio, benzina, gpl, metano di chi abita in montagna sono uno dei principali pesi sul portafoglio, può portare nuovi Sindaci a intervenire. Con loro pompe di benzina, 'pubbliche', e comunque all'azione di supporto di Agenzie e Istituzioni varie. Seriamente e con tempi rapidi".

Lo afferma Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem.

"Secondo punto. Un'altra cosa manca nelle valli, e va risolta in fretta - prosegue Bussone - ovvero le ricariche veloci per auto elettriche. Abbiamo tante colonnine per ricarica 'lunga', moltissime messe da Poste che ringraziamo, con il progetto Polis. Ma le fast charge mancano. Anche nelle strutture ricettive. Sono onerose certo. Ma si intervenga e lo faccia il Pubblico, la Politica. Avere colonnine veloci di ricarica in prospettiva è fattore competitivo per i territori. Non solo da fare negli autogrill sulle autostrade. Servono anche nelle località montane, non solo turistiche. I Comuni da soli non ce la fanno. Serve una azione istituzionale celere. Come la ricarica delle auto e furgoni elettrici".


ieri, 13:25
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