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Uncem Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani
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Marco
Sez. Supporto Didattico
Iscritto il: 13/03/2008, 19:23 Messaggi: 71571 Località: Pinzolo (TN) - Firenze
Formazione: Laurea in Scienze agrarie
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DECARBONIZZAZIONE NELLE GREEN COMMUNITIES: EMISSIONI DI CO2 RISPARMIATE COME 22.000 VOLI MILANO-NEW YORK
Le Green Communities dimostrano come la transizione ecologica possa diventare una concreta opportunità di sviluppo per i territori montani, Alpi e Appennini. L'analisi realizzata da Rete Clima per Uncem sui 35 progetti vincitori del bando PNRR evidenzia infatti un contributo significativo alla decarbonizzazione dei territori coinvolti, grazie ad azioni che spaziano dalla produzione di energia da fonti rinnovabili all'efficienza energetica degli edifici pubblici, dalla mobilità sostenibile alla gestione forestale certificata. Nel complesso, gli interventi previsti consentiranno di evitare ogni anno l'emissione di oltre 18.400 tonnellate di CO₂ equivalente, una quantità che equivale, a titolo di esempio illustrativo, alle emissioni prodotte da un'auto che percorre 1.530 giri della Terra all'equatore o a 22.120 voli Milano-New York, confermando il ruolo strategico delle Green Communities nel contrasto alla crisi climatica.
Particolarmente rilevanti risultano gli investimenti in impianti fotovoltaici, mini-idroelettrico, biomasse, comunità energetiche rinnovabili e sistemi intelligenti di gestione dell'energia, capaci di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e rafforzare l'autonomia energetica dei territori. A questi si affiancano progetti di mobilità elettrica, infrastrutture di ricarica e servizi innovativi di trasporto condiviso, che contribuiscono a diminuire consumi energetici ed emissioni nelle aree montane. Un valore aggiunto fondamentale è rappresentato inoltre dalla gestione sostenibile del patrimonio forestale, presente nella quasi totalità delle Green Communities. I boschi delle aree montane non sono soltanto una risorsa ambientale, paesaggistica ed economica, ma costituiscono anche un importante alleato nel contrasto al riscaldamento climatico grazie alla loro capacità di assorbire e stoccare carbonio atmosferico. La certificazione e la gestione attiva delle foreste previste dai progetti permetteranno di rafforzare ulteriormente questi benefici ecosistemici, contribuendo alla tutela della biodiversità e alla resilienza dei territori. I risultati emersi confermano che le Green Communities rappresentano oggi uno dei modelli più avanzati di sviluppo sostenibile territoriale in Italia: comunità capaci di valorizzare le proprie risorse naturali, produrre energia pulita, ridurre le emissioni climalteranti e generare nuove opportunità economiche e occupazionali, trasformando la sfida climatica in un motore di innovazione e coesione per le aree montane e rurali del Paese.
"Lo studio che abbiamo realizzato per Uncem è stato pensato ai fini della valutazione dei benefici climatici dei progetti finanziati da fondi PNRR presso le Green Communities", evidenzia Paolo Viganò, Presidente di Rete Clima. "Si tratta di una stima preventiva, quindi necessariamente risente di un certo grado di approssimazione e di incertezza, ma sicuramente si costituisce come un solido strumento per esprimere in chiave quantitativa il contributo dei territori locali all'azione climatica, alla propria decarbonizzazione, al miglioramento della propria qualità e vivibilità. Riuscire a esprimere i benefici climatici dei progetti ambientali in chiave numerica e concreta permette di comprendere meglio la loro reale portata e il loro reale valore, sia in chiave locale e sia in chiave globale".
"Ringrazio Rete Clima per l'importante lavoro fatto. È il primo di questo genere. Degli impatti delle nostre attività, Strategie, progetti, sappiamo troppo poco - evidenzia Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem - Con questo report, che parte dalle Strategie di Green Communities elaborate nel 2021, depositate sul bando scaduto il 16 agosto di quell'anno, finalmente mettiamo in fila numeri. Sono potenziali sui progetti, alcuni sono mutati nel tempo, altri territori hanno proseguito, alcune no. Ma sappiamo che quegli interventi sono decisivi come trend, stimolano altri territori, chiedono a Stato e Regioni di investire altre risorse economiche sulle Green Communities. È l'unica strategia territoriale orizzontale che, unendo altre Strategie come Aree interne, GAL, BIM, distretti, guarda all'intreccio tra crisi climatica e crisi demografica, che sui territori arrivano prima. E dunque c'è bisogno di risposte, anche con numeri misurabili come abbiamo messo insieme nel dossier. La nascente rete Siamo Green Communities, che Uncem sta coordinando con Luca Lo Bianco e la Fondazione Montagne Italia, ha in Rete Clima un partner importantissimo".
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| 25/06/2026, 14:09 |
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Marco
Sez. Supporto Didattico
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DAL MINISTERO DELLA CULTURA, 4 MILIONI PER LE BIBLIOTECHE NEI PICCOLI COMUNI E 1,4 MILIONI PER LA CULTURA. UNCEM: È UNO SCHERZO?!
Dopo l'assurdo bando sui piccoli Comuni, gestazione di 4 anni, oltre 2500 progetti candidati, 120 finanziati, 50milioni di euro fermi per via dei ricorsi, dopo il bando borghi del PNRR con 1 miliardo sul quale ormai poco meritano ulteriori considerazioni a pochi giorni dal termine dei lavori, arrivano altri due bandi del Ministero della Cultura che sembrano uno scherzo. L'avviso pubblico "Cultura nei piccoli comuni", iniziativa promossa dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea che mette a disposizione 1 milione e 445 mila euro per promuovere e valorizzare progetti culturali nei comuni con meno di 25mila abitanti. Un altro avviso sempre MIC, con 4 milioni di euro per il bando "Librerie under 35". Due azioni che hanno veramente poco senso, che non servono. Non è cosi che si sostengono i piccoli Comuni nelle politiche culturali. Non così, con queste modalità, con i bandi tutti contro tutti, con 5 milioni e poco più messi a disposizione. Non ci siamo. "Uncem spera sia uno scherzo. Che le cifre abbiano almeno uno zero in più - commenta Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem - Altrimenti possiamo dire che ancora una volta si è persa una occasione per intervenire seriamente nel dare attuazione alla legge nazionale 158 del 2017. Importantissima, ma bistrattata e inattuata. Con 5 milioni di euro non si va lontano".
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| 28/06/2026, 8:03 |
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Marco
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FORESTE TERRITORI SVILUPPO LOCALE:
10 PUNTI DA UNCEM PER UNA VERA STRATEGIA. VELOCE, INTELLIGENTE, PER TUTTE, CHIARA
Mentre da venerdi a oggi "Bosco e Territorio" a Oulx riunisce imprese, Enti locali, appassionati, studenti, terzo settore, Associazioni - dando l'appuntamento e cedendo il testimone a BeFire BeWood a febbraio 2027 a Bologna Fiere - Uncem presenta di seguito 10 punti chiave per una vera strategia territoriale per le filiere forestali. Che dia corpo "nel NOI" alla Strategia forestale nazionale, attuando il Testo unico nazionale forestale. Con tempi certi - non abbiamo più tempo - e impegni politici, pratici, istituzionali chiari.
1. Cresca l'impegno di tutti i territori montani alpini e appenninici italiani nel costruire percorsi attorno alla valorizzazione delle filiere forestali. Bosco, Legno, Casa, Energia, Paleria, Costruzioni. Sono filiere articolate, differenziate, specifiche. Ma vogliamo affermare che 3500 Comuni montani italiani lavorano - insieme, ed è decisivo - su questi fronti. Senza dividersi. Noi siamo uniti su questo.
2. È importante dare giusto valore alle foreste, in primis a chi fa esbosco a chi lavora sui territori nel settore forestale. Le imprese forestali, donne e uomini, gli Operai forestali, gli imprenditori del legno, sono la montagna, vivono la montagna e i piccoli Comuni. Chiedono Politiche e visione. Giusto.. Per questo sono importanti affidamenti da parte di Comuni, Comunità montane, Unioni montane, alle imprese, di gestioni pluridecennali di aree forestali comunali pianificate e certificate. Così le imprese possono organizzarsi meglio. Una impresa forestale, dall'esbosco a tutte le lavorazioni, che muore, è un pezzo di montagna che muore. Facciamole vivere. Sono importanti pure delle "aste del legno" gestite da più Comuni insieme con gli "Uffici forestali di valle" (uno per Comunità o Unione montana, indispensabile) per valorizzare le filiere territoriali. Per dare giusta importanza a chi lavora in bosco, e che ha bisogno di pianificazione non solo di qualche occasione con bando.
3. La certificazione forestale, che segue la pianificazione, è decisiva. PEFC ed FSC rappresentano una certificazione preziosa per i territori e per aumentare il valore della materia prima in piedi. Venga finanziata la pianificazione almeno di tutte le superfici pubbliche nel Paese. Pianificate e certificate. Attiviamo Enti locali montani, GAL, BIM, Consorzi, Disretti e soprattutto i Parchi: almeno loro, che fanno tutela per regola aurea, si applichino fino in fondo sulle foreste come scrive la legge 394. Finanzino la pianificazione. È il primo passo. Ma vero. Tutto nei Parchi regionali e nazionale deve essere pianificato e certificato. Almeno qui, diamo un buon esempio. La natura ci ringrazia.
4. Si parte dal bosco e dal superamento della parcellizzazione fondiaria forestale (e non solo). Chi deve favorire questo passaggio verso l'aggregazione delle particelle private?
- le Green Communities, previste dalla legge 221-2015, fortemente voluta da Uncem, già finanziate con il PNRR, che devono vedere l'azione ulteriore finanziaria e politica di tutte le Regioni. Dentro si fa aggregazione delle particelle. È fondamentale. Le Green Communities non sono nuovi Enti: sono innestate su Comunità montane e Unioni montane, dunque sono loro a dover agire politicamente con le risorse delle Strategie. 200 milioni di euro subito per le Green Communities. Altrimenti chi risponde alle crisi climatica, energetica, demografica, economica nelle Alpi e negli Appennini?
- il MASAF, con un piano sulla ricomposizione fondiaria in accordo con le Regioni e anche finanziando tutti, ma proprio tutti, gli Accordi di Foresta presentati due anni fa dalle imprese.
- il Parlamento e le Regioni, sostenendo i Cluster territoriali regionali, il Cluster Foresta Legno nazionale, le imprese unite in Consorzi, le aggregazioni belle di imprese vive. Il Parlamento approvi subito la proposta di legge sulle Associazioni fondiarie: una conquista di civiltà. Perché aspettare su una cosa che è necessaria all'Italia?
5. Partire dal bosco vuol dire superare la parcellizzazione e avere una pianificazione, lo abbiamo detto. Lo ribadiamo Non bastano i PFIT. Servono piani di gestione, chiari a tutte e tutti, certificati. In molte aree d'Italia vi è buona la pianificazione pubblica, ma adesso occorre fare i Piani territoriali unendo anche le superfici private, favorendo l'associazionismo, con Consorzi e Associazioni fondiarie. Su questo si deve investire.
6. Con questi punti, stiamo dando attuazione alla Strategia forestale nazionale. Le Regioni che ancora temporeggiano, si dotino di una legge regionale su foreste e montagna che introduca, tra le altre cose, la remunerazione dei servizi ecosistemici-ambientali dell'acqua e delle foreste. Ascoltino Uncem che uscirà a brevissimo con un manuale, passo-passo, su questo. Non avere leggi regionali aggiornate, moderne, di spinta, aggiornate al Testo unico forestale nazionale, è molto grave. Non si perda altro tempo. Consigli regionali al lavoro! Uncem li supporta.
7. La Strategia forestale nazionale insieme con la Strategia forestale europea sono risposta alle crisi climatica e demografica dei territori montani. Questo è quello che abbiamo scritto anche per avviare a Bruxelles "Right to stay", Strategia europea per garantire i "diritti a restare". Ci mancherebbe che non si passi dal bosco! E non solo il piantare nuovo, i "nuovi alberi" (sperando non siano semi): "ritorno alla natura", come scrive l'UE in Italia vuol dire pianificare bene 11 milioni di ettari di foresta. Il 38% della superficie forestale. Evitiamo wilderness, abbandono (che è grave quanto il consumo di suolo, in montagna - facciamo piuttosto perequazione urbanistica e fiscale su un ambito territoriale ottimale), perdita di conoscenza di cosa avviene sul territorio, inselvatichimento, aumento del bosco dove c'erano pascoli. Togliamo l'assurdità, per le aziende agricole dei territori montani (e non per gli speculatori che arrivano da altrove) per la quale si deve pagare qualche migliaia di euro per convertire il bosco cresciuto in pascolo che c'è sempre stato fino a qualche anno fa. Puntiamo sulle comunità dei territori, sul loro impegno con i Dottori agronomi forestali e con gli Urbanisti esperti di montagna, nel fare una buona e saggia pianificazione. Anche economica. Per lo sviluppo dei territori montani. Che respingono ogni "internità": non sono interni o margine. Sono centrali per il bosco da usare, gestire, garantendo servizi ecosistemici a tutti e tutte. Le Città lo imparino.
8. Le Regioni devono interpretare le filiere forestali come manifattura avanzata, sulla quale programmare l'investimento di buone percentuali del "fondo unico" europeo della programmazione 2028-2034. Per prime lavorazioni, segherie: come per le stalle in Carnia, vengano realizzate con opportuni adeguati investimenti pubblici. È necessario. Altrimenti non si muovono. Così logistica, imballaggi. E così le case. Se vogliamo costruire in legno locale, togliendo di mezzo il cemento, decarbonizzando finalmente, Stato centrale e Regioni finanzino - al pari del finanziamento per nucleare e aerospazio - filiere costruttive di case in legno a metri e chilometri zero. Costruiamo futuro partendo dai territori. Dalle case per essere casa per tutti (anche nel Piano casa, dove il legno dovrebbe comparire, invece ora non c'è). Ma le Regioni, accelerino sull'energia: il legno è la prima fonte, pulita, unica. Entra nelle case della gente, come la radio. Il legno è per tutti. Portiamo iva su pellet e legno al 4%, stabile, per sempre. Conquista di civiltà per un prodotto localissimo. Si investa sul turn over degli impianti domestici, sulle caldaie per gli edifici pubblici - come ben hanno fatto molti GAL e molte Comunità montane italiane finora -, si dia supporto alle filiere locali di pellet e cippato: bosco-legno-energia, anche con Comunità Energetiche termiche, da fare, è la prima vera grande risposta alla povertà energetica. Bosco-legno-energia è Italia e made in Italy. Si investa molto per sostenere queste filiere. Casa è energia. Casa in legno, energia dal legno. Banale? Forse, ma finora si è fatto politicamente e strategicamente troppo poco. Fare di più è necessario e intelligente. Arera, su mandato del Parlamento, taglino del 30% le tariffe energetiche dell'energia termica prodotta dal legno.
9. I grandi incendi boschivi - che saranno sempre di più e sempre più grandi - impongono la piena attuazione della Strategia forestale nazionale. Pianificazione delle superfici. Visione. Gestione ed eliminazione di possibile combustibile dove le foreste sono implose. Perché alla base della prevenzione del dissesto e delle calamità - causate sempre dal cambiamento climatico, si pensi a Vaia - vi è, proprio come prevenzione, la pianificazione la "gestione forestale" che è attiva a sostenibile.
10. Si parte sempre dai dati. "Foreste in Comune" è il primo dossier con tutti i dati, Comune per Comune italiano. Realizzato da PEFC, Uncem, Legambiente, Sinfor. Per conoscere e capire cosa fare, mai da soli a livello di municipio, bensì insieme in una valle e in un territorio alpino e appenninico che si muove compatto.
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| 28/06/2026, 12:43 |
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Marco
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FORESTE TERRITORI SVILUPPO LOCALE:
10 PUNTI DA UNCEM PER UNA VERA STRATEGIA. VELOCE, INTELLIGENTE, PER TUTTE, CHIARA
Mentre da venerdi a oggi "Bosco e Territorio" a Oulx riunisce imprese, Enti locali, appassionati, studenti, terzo settore, Associazioni - dando l'appuntamento e cedendo il testimone a BeFire BeWood a febbraio 2027 a Bologna Fiere - Uncem presenta di seguito 10 punti chiave per una vera strategia territoriale per le filiere forestali. Che dia corpo "nel NOI" alla Strategia forestale nazionale, attuando il Testo unico nazionale forestale. Con tempi certi - non abbiamo più tempo - e impegni politici, pratici, istituzionali chiari.
1. Cresca l'impegno di tutti i territori montani alpini e appenninici italiani nel costruire percorsi attorno alla valorizzazione delle filiere forestali. Bosco, Legno, Casa, Energia, Paleria, Costruzioni. Sono filiere articolate, differenziate, specifiche. Ma vogliamo affermare che 3500 Comuni montani italiani lavorano - insieme, ed è decisivo - su questi fronti. Senza dividersi. Noi siamo uniti su questo.
2. È importante dare giusto valore alle foreste, in primis a chi fa esbosco a chi lavora sui territori nel settore forestale. Le imprese forestali, donne e uomini, gli Operai forestali, gli imprenditori del legno, sono la montagna, vivono la montagna e i piccoli Comuni. Chiedono Politiche e visione. Giusto.. Per questo sono importanti affidamenti da parte di Comuni, Comunità montane, Unioni montane, alle imprese, di gestioni pluridecennali di aree forestali comunali pianificate e certificate. Così le imprese possono organizzarsi meglio. Una impresa forestale, dall'esbosco a tutte le lavorazioni, che muore, è un pezzo di montagna che muore. Facciamole vivere. Sono importanti pure delle "aste del legno" gestite da più Comuni insieme con gli "Uffici forestali di valle" (uno per Comunità o Unione montana, indispensabile) per valorizzare le filiere territoriali. Per dare giusta importanza a chi lavora in bosco, e che ha bisogno di pianificazione non solo di qualche occasione con bando.
3. La certificazione forestale, che segue la pianificazione, è decisiva. PEFC ed FSC rappresentano una certificazione preziosa per i territori e per aumentare il valore della materia prima in piedi. Venga finanziata la pianificazione almeno di tutte le superfici pubbliche nel Paese. Pianificate e certificate. Attiviamo Enti locali montani, GAL, BIM, Consorzi, Disretti e soprattutto i Parchi: almeno loro, che fanno tutela per regola aurea, si applichino fino in fondo sulle foreste come scrive la legge 394. Finanzino la pianificazione. È il primo passo. Ma vero. Tutto nei Parchi regionali e nazionale deve essere pianificato e certificato. Almeno qui, diamo un buon esempio. La natura ci ringrazia.
4. Si parte dal bosco e dal superamento della parcellizzazione fondiaria forestale (e non solo). Chi deve favorire questo passaggio verso l'aggregazione delle particelle private?
- le Green Communities, previste dalla legge 221-2015, fortemente voluta da Uncem, già finanziate con il PNRR, che devono vedere l'azione ulteriore finanziaria e politica di tutte le Regioni. Dentro si fa aggregazione delle particelle. È fondamentale. Le Green Communities non sono nuovi Enti: sono innestate su Comunità montane e Unioni montane, dunque sono loro a dover agire politicamente con le risorse delle Strategie. 200 milioni di euro subito per le Green Communities. Altrimenti chi risponde alle crisi climatica, energetica, demografica, economica nelle Alpi e negli Appennini?
- il MASAF, con un piano sulla ricomposizione fondiaria in accordo con le Regioni e anche finanziando tutti, ma proprio tutti, gli Accordi di Foresta presentati due anni fa dalle imprese.
- il Parlamento e le Regioni, sostenendo i Cluster territoriali regionali, il Cluster Foresta Legno nazionale, le imprese unite in Consorzi, le aggregazioni belle di imprese vive. Il Parlamento approvi subito la proposta di legge sulle Associazioni fondiarie: una conquista di civiltà. Perché aspettare su una cosa che è necessaria all'Italia?
5. Partire dal bosco vuol dire superare la parcellizzazione e avere una pianificazione, lo abbiamo detto. Lo ribadiamo Non bastano i PFIT. Servono piani di gestione, chiari a tutte e tutti, certificati. In molte aree d'Italia vi è buona la pianificazione pubblica, ma adesso occorre fare i Piani territoriali unendo anche le superfici private, favorendo l'associazionismo, con Consorzi e Associazioni fondiarie. Su questo si deve investire.
6. Con questi punti, stiamo dando attuazione alla Strategia forestale nazionale. Le Regioni che ancora temporeggiano, si dotino di una legge regionale su foreste e montagna che introduca, tra le altre cose, la remunerazione dei servizi ecosistemici-ambientali dell'acqua e delle foreste. Ascoltino Uncem che uscirà a brevissimo con un manuale, passo-passo, su questo. Non avere leggi regionali aggiornate, moderne, di spinta, aggiornate al Testo unico forestale nazionale, è molto grave. Non si perda altro tempo. Consigli regionali al lavoro! Uncem li supporta.
7. La Strategia forestale nazionale insieme con la Strategia forestale europea sono risposta alle crisi climatica e demografica dei territori montani. Questo è quello che abbiamo scritto anche per avviare a Bruxelles "Right to stay", Strategia europea per garantire i "diritti a restare". Ci mancherebbe che non si passi dal bosco! E non solo il piantare nuovo, i "nuovi alberi" (sperando non siano semi): "ritorno alla natura", come scrive l'UE in Italia vuol dire pianificare bene 11 milioni di ettari di foresta. Il 38% della superficie forestale. Evitiamo wilderness, abbandono (che è grave quanto il consumo di suolo, in montagna - facciamo piuttosto perequazione urbanistica e fiscale su un ambito territoriale ottimale), perdita di conoscenza di cosa avviene sul territorio, inselvatichimento, aumento del bosco dove c'erano pascoli. Togliamo l'assurdità, per le aziende agricole dei territori montani (e non per gli speculatori che arrivano da altrove) per la quale si deve pagare qualche migliaia di euro per convertire il bosco cresciuto in pascolo che c'è sempre stato fino a qualche anno fa. Puntiamo sulle comunità dei territori, sul loro impegno con i Dottori agronomi forestali e con gli Urbanisti esperti di montagna, nel fare una buona e saggia pianificazione. Anche economica. Per lo sviluppo dei territori montani. Che respingono ogni "internità": non sono interni o margine. Sono centrali per il bosco da usare, gestire, garantendo servizi ecosistemici a tutti e tutte. Le Città lo imparino.
8. Le Regioni devono interpretare le filiere forestali come manifattura avanzata, sulla quale programmare l'investimento di buone percentuali del "fondo unico" europeo della programmazione 2028-2034. Per prime lavorazioni, segherie: come per le stalle in Carnia, vengano realizzate con opportuni adeguati investimenti pubblici. È necessario. Altrimenti non si muovono. Così logistica, imballaggi. E così le case. Se vogliamo costruire in legno locale, togliendo di mezzo il cemento, decarbonizzando finalmente, Stato centrale e Regioni finanzino - al pari del finanziamento per nucleare e aerospazio - filiere costruttive di case in legno a metri e chilometri zero. Costruiamo futuro partendo dai territori. Dalle case per essere casa per tutti (anche nel Piano casa, dove il legno dovrebbe comparire, invece ora non c'è). Ma le Regioni, accelerino sull'energia: il legno è la prima fonte, pulita, unica. Entra nelle case della gente, come la radio. Il legno è per tutti. Portiamo iva su pellet e legno al 4%, stabile, per sempre. Conquista di civiltà per un prodotto localissimo. Si investa sul turn over degli impianti domestici, sulle caldaie per gli edifici pubblici - come ben hanno fatto molti GAL e molte Comunità montane italiane finora -, si dia supporto alle filiere locali di pellet e cippato: bosco-legno-energia, anche con Comunità Energetiche termiche, da fare, è la prima vera grande risposta alla povertà energetica. Bosco-legno-energia è Italia e made in Italy. Si investa molto per sostenere queste filiere. Casa è energia. Casa in legno, energia dal legno. Banale? Forse, ma finora si è fatto politicamente e strategicamente troppo poco. Fare di più è necessario e intelligente. Arera, su mandato del Parlamento, taglino del 30% le tariffe energetiche dell'energia termica prodotta dal legno.
9. I grandi incendi boschivi - che saranno sempre di più e sempre più grandi - impongono la piena attuazione della Strategia forestale nazionale. Pianificazione delle superfici. Visione. Gestione ed eliminazione di possibile combustibile dove le foreste sono implose. Perché alla base della prevenzione del dissesto e delle calamità - causate sempre dal cambiamento climatico, si pensi a Vaia - vi è, proprio come prevenzione, la pianificazione la "gestione forestale" che è attiva a sostenibile.
10. Si parte sempre dai dati. "Foreste in Comune" è il primo dossier con tutti i dati, Comune per Comune italiano. Realizzato da PEFC, Uncem, Legambiente, Sinfor. Per conoscere e capire cosa fare, mai da soli a livello di municipio, bensì insieme in una valle e in un territorio alpino e appenninico che si muove compatto.
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| 02/07/2026, 17:42 |
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LEGGE MONTAGNA ED ELENCO DEI COMUNI MONTANI, UNCEM: "SCEGLIERE SEMPRE IL CONFRONTO TRA PARTITI ED ENTI TERRITORIALI. DELUSI DA TROPPI ESPONENTI POLITICI E DALLE PROMESSE DI IMPEGNO"
Il Consiglio nazionale Uncem lancia un appello a costruire un fronte comune per le Montagne, italiane ed europee, coinvolgendo sindaci, Regioni, rappresentanze territoriali, Parlamento e forze politiche. Via ogni figura politica e istituzionale che millanta e illude. L'obiettivo è attuare la legge montagna, togliendo di mezzo ogni frammentazione, divisione, chi vuole abbattere la coesione tra territori. Sindaci insieme. "Vogliamo evitare che la nuova disciplina sui criteri di montanità dei Comuni produca una frattura tra territori che, per storia, economia e servizi, fanno parte dello stesso sistema", evidenzia il Presidente nazionale Marco Bussone. "Basta con le promesse di troppi esponenti politici. La concretezza qualcuno l'ha dimenticata".
A Bologna, ospite dell'Assemblea regionale legislativa, Uncem ribadisce un punto: la montagna non può permettersi di arrivare divisa all'appuntamento con l'attuazione della riforma. La modifica dei criteri di riconoscimento dei comuni montani non deve trasformarsi in una contrapposizione tra amministrazioni salvaguardate dalla nuova normativa e amministrazioni escluse dai nuovi parametri. Per Uncem la partita è molto più ampia di una classificazione amministrativa. In gioco c'è la tenuta di un sistema territoriale fatto di valli, paesi, economie, servizi e comunità. La montagna italiana non è una somma di territori separati, ma una rete connessa nella quale scuola, sanità, trasporti, infrastrutture, agricoltura, energia e tutela ambientale rappresentano elementi dello stesso equilibrio nazionale.
"Questa è una fase nella quale serve unità, ma soprattutto operatività - afferma il Presidente Bussone -. La divisione dei Comuni, con il primo elenco pubblicato in Gazzetta Ufficiale ieri e con il secondo elenco in fase di costruzione indebolirebbe l'intero sistema montano. Le difficoltà, le opportunità e le sfide sono comuni e riguardano un unico territorio fatto di valli, comunità e amministrazioni locali".
Uncem, incontrando numerosi Sindaci a Bologna, chiede un confronto più forte dentro i partiti e tra forze politiche diverse, perché la montagna sarà uno dei temi destinati a entrare con maggiore forza nel dibattito pubblico nei prossimi mesi, anche in vista delle elezioni politiche del 2027. "Non è una battaglia di parte - afferma Bussone -. La montagna riguarda il futuro del Paese e richiede una responsabilità comune. Servono dialogo e capacità di superare gli schieramenti, perché i territori non chiedono contrapposizioni, ma risposte concrete".
Un appello diretto arriva anche alle Regioni. Per Uncem dovranno assumere un ruolo più incisivo nella fase che si apre, rafforzando il coordinamento con Comuni e istituzioni nazionali. In alcuni territori, secondo l'associazione, il tema della riforma è stato affrontato con un coinvolgimento ancora insufficiente, volontariamente o involontariamente: ora serve una presenza più forte e una responsabilità istituzionale più chiara. Per Uncem - che in modo strumentale non viene invitata, come scrive la vigente legge alle Conferenze Unificate e che mai ha dato il via libera al Decreto sui Comuni montani - è il momento di passare dalle parole ai fatti. La fase attuativa della legge richiede una mobilitazione organizzata e un coordinamento operativo tra tutti i livelli istituzionali, per accompagnare i territori, monitorare gli effetti della riforma e garantire continuità nei servizi fondamentali. Tra i settori più delicati c'è la scuola, chiamata a confrontarsi con il nuovo quadro normativo a poche settimane dall'avvio dell'anno scolastico. Ma la partita riguarda anche trasporti pubblici, sanità, infrastrutture, prevenzione del dissesto idrogeologico e nuove opportunità legate alla transizione energetica". "Non possiamo permetterci tempi lunghi - aggiunge Bussone -. Sindaci, amministratori locali, Regioni, Parlamento e Governo devono essere parte di un percorso comune. La montagna non è una questione marginale: riguarda la sicurezza del territorio, la qualità dei servizi, l'ambiente, l'energia e la competitività dell'intero Paese". Resta sullo sfondo anche il tema delle risorse disponibili, con la preoccupazione espressa da Uncem sulla riduzione degli stanziamenti del Fondo nazionale rispetto al passato. Un elemento che rende ancora più urgente una programmazione nazionale capace di sostenere concretamente i territori montani. Erano 200 milioni di euro per il 2023 e il 2024, interamente assegnati alle Regioni. Mentre ora alle Regioni, per il 2025, arriveranno 80 milioni di euro, che scendono a 70 nel 2026. Se non verranno assegnate in tempi rapidi, con un accordo tra Regioni, il rischio è perderle. E che quel fondo vada a finire altrove.
Città, montagne, zone agricole e di costa in Italia sono un unico sistema e non possono essere messe una contro l'altra. "Il futuro della montagna si costruisce con la coesione - conclude Bussone -. Ora serve lavorare insieme, con concretezza e responsabilità, perché la montagna, tolte di mezzo parole, parolai, luoghi comuni, buone intenzioni per le vie dell'inferno, sia importante per il Paese. In dialogo sempre, ma senza prese in giro, promesse, illusionisti davanti a noi".
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| 08/07/2026, 20:31 |
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Marco
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A GENOVA, A ULISSE FEST, CON LONELY PLANET, LA PRESENTAZIONE DELLA NUOVA GUIDA APPENNINI ON THE ROAD, IDEATA CON UNCEM
Appennino on the road è la nuova guida dell'Appennino. Edita da Lonely Planet, scritta da Denis Falconieri, ideata con Uncem. Un viaggio nelle Green Communities, tra i paesi, tra le comunità vive dalla Liguria alla Sicilia. Da fare in auto, moto, camper. La prima presentazione domenica 12 luglio a Genova, ore 16, a Palazzo Tobia Pallavicino. Intervengono, il Presidente Uncem Marco Bussone, l'autore Denis Falconieri e modera Jonathan Ferramola. "Appennino on the road è viaggio straordinario dedicato al racconto dell'Appennino e delle comunità che lo abitano - evidenzia Falconieri - attraverso esperienze di rinascita e innovazione sociale. Un percorso tra paesi che hanno saputo trasformare cultura, cammini e accoglienza in strumenti di sviluppo e presidio del territorio, creando nuove opportunità economiche e relazioni capaci di valorizzare il patrimonio umano e locale". "Lonely Planet, dopo Alpi on the road - aggiunge Bussone - ha voluto raccontare in modo nuovo l'Appennino. Quella che presentiamo domenica a Genova è una guida unica, senza pari, che si unisce a quella bellissima delle Alpi nei sette Stati europei. Una narrazione oltre ogni stereotipo e ogni luogo, comune. Si sceglie il meglio con Lonely Planet. E ringrazio il Direttore Angelo Pittro, insieme a Cristina Oddone e Denis Falconieri per la capacità di guardare ai territori e alle montagne con occhi nuovi. Ne abbiamo tanto bisogno".
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| 09/07/2026, 14:28 |
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Marco
Sez. Supporto Didattico
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APPENNINO ON THE ROAD: LA NUOVA GUIDA LONELY PLANET PER RACCONTARE IN MODO NUOVO GLI APPENNINI. DA UNA IDEA UNCEM, UNO STRUMENTO PER COMUNI E PER TURISTI
Ulisse Fest, festival a Genova di Lonely Planet a Genova, ha ospitato la prima presentazione di "Appennino on the road", la nuova guida dell'Appennino. Realizzata da Lonely Planet, Denis Falconieri l'autore, da un'idea Uncem con il Presidente Marco Bussone che ha ispirato un anno fa anche la realizzazione di "Alpi on the road", con tutte le Alpi dei sette stati. 24 itinerari per l'Appennino, 150 pagine, tracciati da fare in auto, moto, caravan. Percorsi tra le montagne appenniniche, che partono e viaggiano dalle Città. Una nuova narrazione, importante per i turisti ma anche per le comunità locali e gli Amministratori.
Se c'è un elemento che caratterizza l'Appennino più di ogni altra cosa è l'atmosfera che lo pervade: un mix di nostalgia, fascino malinconico e bellezza struggente che ritorna puntuale dietro ogni curva, talmente intenso da sembrare quasi tangibile. E di un velo di malinconia sono spesso intrisi i racconti legati a queste montagne lontane dal turismo di massa, erose dallo spopolamento e relegate ai margini come luoghi secondari - spiega l'Autore, Denis Falconieri - I 24 itinerari suggeriti in questa guida, che si snodano dalla Liguria alla Sicilia attraverso l'intera dorsale appenninica, sono un invito a spostare l'attenzione dalla nostalgia alle nuove possibilità, dalla difesa del passato ai nuovi stimoli, dall'abbandono ai progetti che offrono opportunità di vita guardando verso il futuro. Fate in modo, quindi, che il vostro viaggio non sia un'esperienza che consuma i luoghi in maniera asettica, ma si trasformi in un'occasione di scambio reciproco con le comunità che abitano i luoghi che attraverserete. Perché viaggiare significa anche prendersi la responsabilità di restituire qualcosa".
Un racconto totalmente nuovo dell'Appennino nella guida, in tutte le librerie e le piattaforme. Non ci sono (più) l'abbandono e il rancore qui. Queste montagne fatte di paesi e foreste, paesaggi che generano speranza, scelgono una narrazione diversa. Nuove famiglie, bambini, case da riaprire e condividere, cammini e voglia di essere. È quella forza del racconto che in queste pagine porta in un viaggio unico - dopo quello tra le Alpi dei sette Stati - uscendo dalle autostrade, dalle grandi stazioni, collegando città e paesi lungo i crinali. "Ci sono i parchi naturali con dentro distretti manifatturieri e produzione economica, lavoro, pascolo fra i tratturi e i "crateri" delle ricostruzioni dopo calamità che hanno tirato sempre fuori le migliori forze - evidenzia Marco Bussone, Presidente Uncem - Non scopri a caso questo pezzo di Italia lungo mille chilometri. Lo scegli in una lettura dall'alto verso il basso o viceversa, riconoscendo la straordinaria forza comunitaria che rende l'Appennino Parco d'Europa unico e ricchissimo di biodiversità, frutto di un intreccio tra natura e uomo. Quando le Green Communities, strategie di futuro, hanno unito Comuni, aziende, associazioni, scuole, abbiamo detto che un nuovo turismo in Appennino era possibile se vi sono e vi saranno moderne aziende agricole, energie rinnovabili, filiere del legno vive e giovani, economie circolari vere delle acque e delle grandi risorse ambientali. In queste Italiae non c'è turismo senza la felicità delle comunità. È come non mai vero con il viaggio tra queste pagine e nell'Appennino che va attraversato, là in orizzontale o su in verticale. Geografie da vivere".
Gli itinerari nella nuova guida "Appennino on the road"
APPENNINO SETTENTRIONALE Dove nasce l'Appennino Il mare oltre l'Appennino Al cospetto delle Alpi Apuane Appennino emiliano Lungo la Via degli Dei Sulle orme di Dante Attraverso le Foreste Casentinesi.. Appennino spirituale A casa di pittori e poeti
APPENNINO CENTRALE Città d'arte e natura Cattedrali, grotte e mura Storie di rinascita e bellezza Il centro geografico d'Italia Ai piedi del Gran Sasso Monti, terme e briganti Il cuore selvaggio d'Abruzzo Patagonia d'ltalia
APPENNINO MERIDIONALE Parco Nazionale del Matese Foggia, Monti Dauni e Irpiniaa La magia del Cilento Sorprese lucane Attraverso il Pollino e la Sila Tra Serre e Aspromonte Appennino siculo
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| 14/07/2026, 11:28 |
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Marco
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DOSSIER UNCEM SUGLI INCENDI BOSCHIVI: LA PREVENZIONE PARTE DAL BOSCO. SIAMO UN PAESE FORESTALE, MA SUI BOSCHI INVESTIAMO TROPPO POCO. CAMBIARE ROTTA. ECCO COME Il "Decreto incendi" del settembre 2021 ha stanziato 100 milioni di euro per le aree montane interne del Paese da investire in prevenzione degli incendi boschivi. Giusta strada. 40 milioni sono stati assegnati a 72 aree omogenee territoriali nel quadro della Strategia nazionale per le Aree interne, coordinata dal Dipartimento Politiche di Coesione e per il Sud della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Altri 20 ai Vigili del Fuoco e altri 40 milioni sono stati assegnati nel 2025 alle 56 nuove aree SNAI. Uncem nel corso del 2023 e del 2024 ha accompagnato i Comuni insieme, le Comunità montane e le Unioni montane nella spesa, con un percorso di approfondimento e formazione. Un dossier appena pubblicato da Uncem [scaricabile qui https://uncem.it/wp-content/uploads/202 ... ug2026.pdf" target="_blank ] fa il punto su investimenti e opportunità, soluzioni e nuove sfide su monitoraggio, gestione forestale, contrasto degli incendi, riduzione del rischio e delle emergenze. "È logico chiedersi -commenta Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem - Abbiamo imparato qualcosa da quell'estate di pandemia e di incendi del 2021? Sono passati cinque anni. Cosa è cambiato? Come abbiamo speso i soldi? I territori sono più preparati e pronti? Abbiamo capito o no cosa fare? Il dossier fa una analisi di dove sono andate le risorse economiche. Ma insiste su un punto. Non basta inasprire le pene per i piromani. Non basta comprare mezzi per spegnere gli incendi. La prevenzione parte dalla pianificazione, alla certificazione, dalla gestione del bosco. Se è abbandonato, il rischio incendi è ancora più forte". "Nel dossier - evidenzia il Presidente Uncem Marco Bussone - ci sono analisi, indicatori, riepilogo della normativa, soluzioni possibili. Dove sono andate le risorse. E anche un sondaggio, curato dall'esperto Luca Veltri, su piani di protezione civile e percezione del rischio. Numeri importanti che restituiscono il forte bisogno di cultura e animazione territoriale. Serve un cambio di passo. Dopo la perdita di 1 miliardo di euro di PNRR per le foreste, occorre investire sul bosco. Gli incendi boschivi si spengono nel bosco prima degli incendi. Un Paese forestale lo deve sapere.
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| 14/07/2026, 11:32 |
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CITTA' DEL CASTAGNO E UNCEM PER DUE MILIONI DI ETTARI DI ITALIA. ACCORDO SIGLATO: LA CASTANICOLTURA STA NEL FUTURO DEL PAESE. VALORI E TRADIZIONE PER RIGENERARE PEZZI DI TERRITORI SPARITI DAI RADAR
La castanicoltura al centro delle politiche per la montagna. La firma del protocollo d'intesa tra Uncem e Associazione Nazionale Città del Castagno, nella sede dell'Unione dei Comuni dell'Amiata, rappresenta un passo importante per rilanciare una filiera che unisce economia, ambiente, cultura e tutela del territorio. Tradizione e innovazione: due milioni di ettari di Italia sono castagneti in abbandono sui versanti delle montagne di mezzo di Alpi e Appennino. Fasce di territori spariti finora dei radar. Serve un rilancio, con un Masterplan che Città del Castagno e Uncem stanno elaborando partendo da valorizzazion di frutto, legno e servizi ecosistemici. Non a caso il Consorzio forestale dell'Amiata è un modello, insieme con la Segheria Valle Sacra e i suoi pali di castagno certificati, con Silvateam e chi fa tannini per nutraceutica e chimica verde, ma anche le associazioni che valorizzano IGP di Marrone e Castagne, sparsi tra le montagne del Paese. Con nuovi giovani che aderiscono.
A firmare il protocollo, Lorenzo Fazzi, Presidente dell'Associazione Città del Castagno, e Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem. La Toscana è centrale nelle politiche per la montagna, grazie a un intenso lavoro fatto da Uncem - che prosegue con nuovi stimoli, persone, obiettivi - e a una Regione che oltre alla "Toscana diffusa" deve oggi puntare di più sulle geografie della montagna. Che è appennino e non "area interna" (è anzi "centrale" per il Paese) e Uncem può fare un grande lavoro su distretti del bio, dell'alimentare, del commercio, sui Comuni aggregati per NOI, sui servizi a rete. Sulle comunità che diventano istituzione facendo istituzione, Politica. Piccoli Comuni insieme, uniti anche dal castagno, in un patto nuovo con città e aree di costa. Come Uncem ribadirà ad agosto con Legambiente a Festambiente a Rispescia. Mai da soli. Insieme nel NOI. Il castagno lo insegna.
"I castagneti rappresentano un patrimonio paesaggistico e ambientale di grande valore. La loro manutenzione e il recupero delle aree abbandonate possono contribuire alla tutela del suolo, alla prevenzione del dissesto idrogeologico e alla gestione sostenibile del territorio", evidenzia Fazzi. "Nuovi giovani - prosegue - si interessano al patrimonio che era fino a poco tempo fa dimenticato. Ora si cambia. La centralità della montagna diventa necessaria al Paese".
"Di fatto, il protocollo è l'azione di Uncem con Città del Castagno contribuisce a mettere in luce, a rimappare, a rimettere in vita due milioni di ettari di Italia - evidenzia Bussone, Presidente di Uncem e di PEFC Italia, per la certificazione forestale - I castagneti abbandonati, i versanti impoveriti da una dimenticanza non solo dei proprietari pubblici e privati dei terreni. Ma di tutto il Paese. Un pezzo di Italia sparito dai radar. Spariti, come i complessivi 11 milioni di ettari di foresta, il 38% dell'Italia che troppi non sanno di avere. Incredibile. Invece dobbiamo dargli valore. Pagando con fondi del programma di sviluppo rurale le potature dei castagneti abbandonati ad esempio, favorendo consorzi forestali, pianificazione e certificazione. L'Amiata con il consorzio lo dimostra. Basta importazioni dall'estero di castagne per marron glacés spacciati per italiani. Valorizziamo il made in Italy non solo a parole, proclami, convegni. Facciamo in modo che le filiere siano locali e territoriali, dando valore ai proprietari e non solo agli intermediari, qualora ce ne fossero. Come abbiamo detto con il Centro nazionale di Castanicoltura di Chiusa di Pesio da tempo, abbiamo bisogno di intelligenze, di tradizione e di innovazione tecnologica. Si parte dal bosco, e il castagno abbandonato è foresta che invece deve tornare a essere produttivo con un Piano sul castagno, di settore, che il MInistero dell'Agricoltura tiene bloccato da troppo tempo. Togliamolo dalle secche. Per non lasciare fuori dai radar 2 milioni di Italia. Spariti. Abbandonati. Senza un senso logico. Torniamo a dargli valore. I Comuni insieme, Unioni e Comunità montane, ci credono".
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| 21/07/2026, 19:37 |
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SEGNALI TV NEI TERRITORI MONTANI: RAI FIRMA ACCORDO CON UNCEM E ANFOV PER LO SVILUPPO TECNOLOGICO E DARE SEGNALE A TUTTI
RAI annuncia la sottoscrizione di un accordo trilaterale RAI-UNCEM-ANFOV di collaborazione tecnologica finalizzato a promuovere attività di studio, analisi e sperimentazione tecnologica volte ad approfondire le modalità di fruizione dei servizi audiovisivi e a individuare soluzioni innovative per rispondere alle esigenze dei territori montani.
L'iniziativa consolida l'impegno comune a favore della ricerca, dell'innovazione e dello sviluppo di modelli tecnologici avanzati che possano contribuire a migliorare la fruizione dei contenuti audiovisivi e la qualità dei servizi offerti ai cittadini.
Marco Bussone, Presidente Uncem: "Il protocollo riafferma la centralità delle comunità che vivono nei territori montani per il Servizio pubblico. Un impegno sancito da RAI in molte situazioni e occasioni, che in questo documento di lavoro ha una precisa destinazione. Consentire a tutti di vedere i canali RAI, in tutte le zone del Paese, anche le più remote. L'impegno dell'azienda, attraverso anche ricerca e nuove tecnologie, è per Uncem importantissimo. Si vince anche così la crisi demografica sui territori, nei piccoli Comuni, nelle Alpi e negli Appennini".
Antonello Angeleri, Segretario Generale ANFoV: "Siamo felici dell'accordo che è stato sottoscritto, un impegno importantissimo per tutti i territori, soprattutto quelli montani. L'obbiettivo di ANFoV e delle aziende nostre associate, tra cui RAI, è anche quello di favorire un progresso volto a migliorare i servizi per i cittadini abbattendo il digital divide. L'accordo firmato, che cristallizza l'impegno di RAI e Uncem, assieme ad ANFoV, va in questa direzione: creando una sinergia che porterà a fare in modo che il segnale televisivo, grazie agli strumenti tecnologici d'innovazione avanzata che oggi permettono azioni mirate, arrivi anche dove oggi è ancora assente, fornendo risposte risolutive alle esigenze dei territori".
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| 23/07/2026, 22:18 |
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