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Uncem Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani 
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CONSIGLIO DEI MINISTRI APPROVA LA CLASSIFICAZIONE DEI COMUNI MONTANI

DOCUMENTO UNCEM SU COSA CAMBIA PER GLI ENTI LOCALI

Il Consiglio dei Ministri si è riunito mercoledì 18 febbraio 2026.

IL Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli, ha deliberato di autorizzare l'adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri concernente il "Regolamento recante i criteri per la classificazione dei comuni montani", di cui all'articolo 2, comma 1, della legge 12 settembre 2025, n. 131, sulla base dei dati forniti dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT), con contestuale definizione dell'elenco dei comuni montani.


Il dott. Giampaolo Boscariol - che Unce ringrazia di cuore - ha prodotto un documento - allegato a questa mail - che inquadra "cosa cambia", anche del prossimo elenco di Comuni previsto dal comma 2 dell'articolo 2 della legge 131.


20/02/2026, 14:15
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PICCOLI MA NON DA SOLI. PICCOLI COMUNI ALLA PROVA DELLA RIORGANIZZAZIONE. UNCEM: RESTARE COME SIAMO E GUARDARE AL PASSATO NON SERVE. LA LEGGE PIU' BELLA DELLO STATO? LA 158/2017. DA ATTUARE FINO IN FONDO



La legge sui piccoli Comuni 158 del 2017? La più bella della Repubblica. Definiamola pure così, unendola, in quella stagione di importante produzione normativa per i territori, alla 221 del 2015, sulla green economy e con le Green Community, e alla legge forestale del 2018. Si leggono insieme. Basterebbe attuarle. Visto che la legge sui piccoli Comuni pare essere stata dimenticata. Anche in costruzione del bando per erogare 160 milioni di euro: un disastro che esprime le peggiori risultanze del sistema-bandi dannoso proprio per i Comuni più piccoli. Non si va da soli. Mettere tutti contro tutti, come successo con troppo PNRR fa male ai piccoli Comuni. Di certo, favorire il lavoro insieme, in sinergia, in dialogo, è più difficile per tanta Politica e tante Istituzioni: dividere, dare un po' a tutti, permettere potenzialmente a tutti di avere tutto, sembra da sempre più facile. Cambiamo paradigma, permettendo ai Comuni insieme nuova soggettività politica. Quelle che hanno insieme le grandi città, i capoluoghi, che insieme - oltre ogni partitismo - sanno bene cosa vogliono e cosa chiedere. E i Comuni più piccoli? Divisi, 4000, 5000, 6000, sono niente. Irrilevanti. Ma a molti va bene sia così. Dare un po' a ciascuno, per dare apparentemente a tutti.

Va attuata quella legge. La 158. Per cambiare paradigma, costruire futuro. Dire cosa è il Paese dei paesi. Policentrico. Le uniche parti che hanno avuto compimento sono quelle che riguardano la collaborazione con Poste Italiane e quelle sui servizi digitali. Tutto il resto non ha avuto seguito. A partire dal piano per scuole e trasporti nelle zone montane dei piccoli, a partire dalla norma all'articolo 13 che dice - cosa fondamentale per i paesi e per il Paese, ma archiviata da tutte le forze politiche e da troppe Regioni - che i piccoli Comuni lavorano insieme. Definiscono insieme percorsi di sviluppo, nuova managerialità, organizzazione. Dopo il gravissimo smantellamento delle Comunità montane (erano 350 in Italia), oggi troppe Regioni non hanno riorganizzato gli Enti. Le solitudini non servono. Non bastano. I campanilismi e le rivendicazioni municipaliste sono dannose. La storia istituzionale va avanti e non torna indietro. Servono nuovi modelli comunitari di organizzazione. Che dicano quanto il piccolo esista ma non nelle solitudini. Riorganizzare, organizzare, dunque, come hanno fatto tutti i Paesi europei tranne l'Italia. ITALIAE, progetto di grande visione e valore della Presidenza del Consiglio dei Ministri, punta tutto su questo. Come riorganizzare, come fare rete, come essere insieme senza perdere valori e opportunità. Politica e managerialità. Insieme.

Scrive l'economista Giampiero Lupatelli: "Le ragioni del successo di organismi più semplici, capaci di organizzare il proprio funzionamento in uno scambio empatico e personalizzato, non sono necessariamente venute meno al tempo della Intelligenza Artificiale. Ma, per esercitarsi con successo, queste virtù hanno bisogno di praticare nuove arene, non di restare isolate nello spazio domestico protetto dall'ombra del campanile. I piccoli Comuni hanno bisogno di costruire relazioni solide e impegnative tra soggetti della stessa natura e dimensione e con soggetti di diversa natura e di dimensioni maggiori. È la logica delle filiere e quella delle comunità territoriali e delle loro relazioni metro-montane. Piccoli, ma non da soli si può vivere e prosperare anche ai tempi della economia della conoscenza. A condizione di saper investire su tenuta, efficienza e qualità delle reti di collaborazione, praticando con coraggio e determinazione nuovi 'spazi di mercato' che le tecnologie e le preferenze dei consumatori aprono ai soggetti e ai luoghi che hanno da proporre qualcosa di autentico e sanno guardare con curiosità al nuovo".
Smettiamo dunque di dire che tutti i piccoli sono bravi, che siamo piccoli e belli, che i Sindaci sono eroi, che vogliamo tornare a come eravamo qualche decennio fa. Economia, società, istituzioni vanno avanti. Occorre cambiare per essere ancora. Riorganizzare. Ripensarci. Insieme.

Stolti del passato hanno detto che si dovevano con forza, con obbligo dall'alto fondere i Comuni. Stolti veri. Pensavano di prendere qualche applauso. Follia. Giusto permettere le fusioni. Ma non obbligarle. Fondamentale invece riorganizzare managerialità, organizzazione degli uffici pubblici, tra uffici di Enti, mettere insieme personale, organizzarlo in maniera manageriale per dare migliori servizi, migliori funzioni, migliori attività. Tutto passa da un Titolo V della Costituzione pienamente attuato, da una Visione di Paese. È urgente. I piccoli Comuni stanno dentro tutto questo. Non sono meteora o campanili soli, persi nel rancore, arrabbiati. Sono relazione, tra loro e per il Paese.

Smettiamo di dire che vogliamo più Segretari, più personale, più soldi. Togliamo di mezzo lobby e caste. Se funzionano e sono utili i vicesegretari, usiamoli e permettiamoli. Servono però modelli di azione sovracomunale, in pool di personale, di Segretari, di dirigenti. Avere poco personale, avere caos, avere urgenze che non si colmano dentro agli uffici a qualcuno giova. Ad esempio a dieci, cento, mille società di consulenza, che sui piccoli e sui piccolissimi arrivano salvifici a risolvere i problemi. Una vergogna: Uncem dice NO alle continue e di fatto imposte privatizzazioni. Riorganizzare la PA, vuol dire riorganizzare funzioni, servizi, personale, competenze, responsabilità negli Enti locali. Non sia un tabù.


20/02/2026, 14:15
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FILIERE AGRICOLE CORTE: ECCO COME ADERIRE AL PROGETTO DELLA COMUNITA' MONTANA BUSSENTO LAMBRO MINGARDO



La Comunità Montana Bussento Lambro Mingardo, insieme con Uncem e Fondazione Montagne Italia, promuove il progetto "Filiera Corta" volta alla valorizzazione delle filiere agroalimentari locali e alla salute delle comunità che vivono in questo pezzo di Appennino. L'iniziativa, aperta a produttori, imprese, Comuni, Amministratori, Associazioni, datoriali, sindacati, cittadini, studenti, professori, si inserisce nell'ambito della Green Community finanziata alla Comunità Montana dal PNRR.

La Filiera Corta della Comunità Montana Bussento Lambro e Mingardo nasce con l'obiettivo di valorizzare i prodotti agroalimentari locali, rafforzare l'economia del territorio e promuovere modelli di consumo sostenibili e consapevoli. Il progetto si fonda sulla costruzione di una rete territoriale capace di mettere in relazione diretta produttori e consumatori, riducendo le distanze tra luogo di produzione e luogo di consumo e favorendo la conoscenza delle eccellenze locali. Il primo passo della Filiera Corta è la creazione di una rete territoriale strutturata, basata su una mappatura puntuale del territorio. Questa rete comprende, da un lato, i produttori locali di alimenti - come formaggi, salumi, ortaggi e altri prodotti agricoli e trasformati - e, dall'altro, i consumatori della filiera, rappresentati da esercizi commerciali e attività ristorative che scelgono di aderire al progetto. Gli esercizi aderenti si impegnano non solo a utilizzare o vendere i prodotti locali, ma anche a informare correttamente i cittadini sull'origine, le caratteristiche e il valore dei prodotti della Filiera Corta, contribuendo attivamente alla diffusione dell'iniziativa. Il progetto verrà presentato nel dettaglio lunedi pomeriggio. un modello integrato di sviluppo locale, capace di coniugare valorizzazione delle produzioni tipiche, sostenibilità ambientale, innovazione digitale e partecipazione attiva della comunità. Un progetto che rafforza il legame tra territorio, produttori e cittadini, promuovendo un'economia più equa, trasparente e radicata nel contesto locale.


21/02/2026, 18:53
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RIDUZIONE DEL FONDO MONTAGNA A 70 MILIONI DI EURO PER LE REGIONI. UNCEM: IMPORTANTE IL FONDO VENGA RIPORTATO A 95 MILIONI



Uncem si augura ci sia un errore, nelle cifre circolate nelle ultime ore, e che il Fondo nazionale per la montagna, Fosmit, non sia ridotto, nella parte che viene ripartita alle Regioni, da 95 a 70 milioni di euro. Il fondo 2025, da ripartire in base all'elenco dei Comuni montani, già si dimezzava rispetto al 2024. Dei 200 milioni disponibili, 105 dovrebbe tenerli il Ministero per le iniziative previste dalla legge. Poco meno della metà doveva andare alle Regioni. Ora l'ipotesi di taglio ci sorprende. Uncem si augura sia solo una svista e che il fondo per le Regioni sia di 95 milioni di euro.


25/02/2026, 14:33
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VERSO LA CONCLUSIONE DEL PNRR. INDAGINE UNCEM TRA I COMUNI: IL 28% NON RIESCE A CONCLUDERE I LAVORI ENTRO IL 30 GIUGNO. IL 14% DEVE ANCORA FARE GARE D'APPALTO



Uncem ha lanciato nel mese di febbraio 2026, a seguito della Cabina di regia del PNRR del 28 gennaio, coordinata dal Ministro Foti, un'indagine on line sullo stato dei progetti finanziati ai Comuni. Ne emerge un quadro ancora complesso. Poche semplici domande, per veloci risposte, come chiedono sempre gli Enti che dimostrano alcune necessità. Il 28 per cento delle risposte dei Sindaci confermano la capacità del proprio Ente di concludere il progetto finanziato entro il 30 giugno 2026, termine del PNRR. Un altro 28 per cento afferma invece di non riuscire a finirlo entro il 30 giugno. "Preoccupa" il 14 per cento che al momento della risposta deve ancora fare una gara d'appalto per l'affidamento. Chi ha concluso i lavori, attende dallo Stato il pagamento di quanto già rendicontato. "Quest'ultimo è un tema molto delicato - evidenzia Marco Bussone, Presidente Uncem - Sottoporremo i dati al Governo e al Parlamento. Sono state escluse finora delle proroghe. Di certo le macchine dei Comuni sono al lavoro, con grande intensità e determinazione. Le task force del Ministero, con gli esperti del PNRR, piuttosto che le cabine di regia regionali supporteranno come sempre, dal 2022, gli Enti locali. Anche Uncem rimane accanto ai Comuni per ogni necessità. Soprattutto per dare continuità al PNRR e rendere gli interventi realizzati efficaci nei prossimi anni".


02/03/2026, 16:47
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DECRETO BOLLETTE, UNCEM: NO ALLA PENALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI A BIOMASSE E BIOGAS




Uncem dice NO alla penalizzazione degli impianti a biomasse e biogas. L'articolo 5 del Decreto in conversione introduce un nuovo assetto dei meccanismi di sostegno agli impianti a bioliquidi sostenibili, biogas e biomasse. Secondo quanto previsto, il settore del biogas elettrico non ha alcuna certezza di poter proseguire la propria attività. Lo stesso rischio si corre per gli impianti a biomasse. Due filiere estremamente importanti per la sostenibilità e la resilienza delle imprese agricole e forestali italiane.

Il plafond previsto per i prossimi anni per i PMG (Prezzi minimi garantiti) va rivisto e va garantito un maggiore sostegno alla produzione di energia elettrica rinnovabile basata su filiere nazionali ed europee. In particolare, il plafond destinato al biogas è estremamente limitato e non adeguato al numero di impianti in produzione. Rischia anche di compromettere la copertura dei costi per gli impianti di piccole dimensioni che non hanno alternative produttive. Inoltre occorre tener presente che la riconversione a biometano potrà riguardare solo una parte degli impianti a biogas esistenti. Per cui andranno individuate specifiche soluzioni anche per gli impianti che non potranno riconvertire la loro produzione. Peraltro, il meccanismo di incentivazione post PNRR per la riconversione degli impianti a biometano è ancora da definire e dunque particolarmente incerto. Fermo restando che, tra autorizzazione e realizzazione, occorrono almeno 2 anni, durante i quali poter usufruire di PMG adeguati è un elemento indispensabile, come hanno evidenziato anche tutte le Organizzazioni agricole.

Il Paese non può rinunciare a una importante produzione elettrica rinnovabile al 100% made in Italy il cui utilizzo ha forte valenza ambientale (residui, ecc.) e garantisce una parte importante dell'economia agricola e delle aree rurali e montane. "A poco serve incentivare agrivoltaico e fotovoltaico a terra per le aziende agricole, come integrazione del reddito, se poi viene limitato fortemente il biogas", fa notare il Presidente Uncem, Marco Bussone.

Per quanto riguarda gli impianti a biomassa, Uncem evidenzia da vent'anni che la filiera bosco-legno-energia rappresenta un presidio territoriale e industriale strategico. Uncem sostiene l'importanza della cogenerazione, ovvero la produzione combinata di energia termica ed elettrica attraverso l'impiego di biomasse legnose, in impianti piccoli e che usano materiale di provenienza locale, grazie all'uso "in cascata" del legno estratto da foreste pianificate, gestite in modo sostenibile e per questo certificate. Come afferma Fiper, il patrimonio forestale italiano - oltre 12 milioni di ettari, pari al 36% del territorio nazionale - necessita di una gestione sostenibile e continuativa. La valorizzazione energetica delle biomasse costituisce un elemento essenziale per sostenere le economie locali, in particolare nelle aree montane e interne, e per rafforzare la sicurezza energetica del Paese.

Se la misura dovesse essere approvata nella formulazione attuale, si rischierebbe di compromettere non solo gli obiettivi della Strategia Forestale Nazionale, ma anche gli investimenti realizzati nella cogenerazione e nel teleriscaldamento a biomassa. Uncem chiede insieme alle Associazioni agricole di categoria - come Confagricoltura - e a Fiper in particolare che il confronto con il Governo prosegua in modo costruttivo affinché la transizione energetica sia equa, stabile e coerente con gli obiettivi climatici al 2050, riconoscendo pienamente il ruolo della filiera bosco-legno-energia e delle imprese agricole e forestali quali protagoniste della sicurezza energetica e ambientale del Paese.


03/03/2026, 11:57
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RIPARTO FONDO NAZIONALE MONTAGNA ALLE REGIONI, UNCEM AVVIA MONITORAGGIO SU SPESA DEI 500MILIONI DAL 2022 AL 2024. IN ARRIVO 170 MILIONI DI EURO




Con la definizione dei Comuni montani, potranno essere ripartiti dal Ministero degli Affari regionali e delle Autonomie, i fondi per la montagna 2025 e 2026. Il Fosmit delle due annualità, destinato alle Regioni, Uncem auspica possa essere complessivamente di 180 milioni di euro. Questa cifra si aggiunge altri 220 milioni di euro che Roma terrà per gli interventi di incentivazione previsti dalla nuova legge nazionale montagna di settembre. Uncem, con le Delegazioni regionali, ha avviato un monitoraggio sulla spesa dei fondi nelle diverse Regioni, per evitare ritardi: dal 2022 (dopo la legge di bilancio 2021 composta dal Governo Draghi) al 2024, sono già arrivati sui territori quasi 500 milioni di euro per le montagne italiane. Numero importantissimo, mai in precedenza avuto in un triennio. Il punto è come le Regioni lo hanno usato - precisa il Presidente Uncem Marco Bussone, che aveva anche detto NO al riparto, di alcune Regioni, a pioggia sui Comuni montani e pure era stato duro il NO all'assegnazione diretta ad agenzie regionali per la forestazione oppure a consorzi di bonifica: poche migliaia di euro a ciascun Comune sono del tutto inutili e dannosi. Va evitata secondo Uncem questa modalità. I fondi devono andare per progetti e strategie ai Comuni insieme. Non da soli. Bene le Regioni che hanno investito su Green Community, dissesto idrogeologico, muretti a secco, associazioni fondiarie, filiere bosco-legno-energia, innovazione, digitalizzazione, infrastrutture di comunità. Percorsi virtuosi che devono proseguire oggi dopo l'assegnazione, auspichiamo biennale, del Fosmit 25 e 26. Uncem, con le Delegazioni regionali, ha chiesto però alle Regioni di attivare percorsi vincenti territoriali e non solo usare il fondo che arriva da Roma. Troppo poche le Regioni infatti che hanno un fondo regionale per la montagna: una situazione grave alla quale porre rimedio. Le Regioni investano dai loro bilanci. Non siano timide. Facciano di più per le aree montane, non soltanto grazie al FOSMIT. Investano. Vi sono alcune Regioni molto efficaci in questo impegno e altre devono seguire.


06/03/2026, 16:03
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CARO ENERGIA: LA RISPOSTA VIENE DAL LEGNO. UNCEM: RIPARTIRE DA GESTIONE FORESTALE DI 12 MILIONI DI ETTARI DI ITALIA

La risposta alla bolla dell'energia e dei combustibili di origine fossile, successiva alla guerra in Iran e in Ucraina, si chiama legno. Toglierci dalla dipendenza di gas e petrolio è possibile, almeno per tutto il comparto del riscaldamento, dell'energia termica. Scaldarsi con il legno dei boschi pianificati, gestiti, certificati FSC e PEFC, è possibile e Uncem dice da vent'anni che la prima rinnovabile d'italia, insieme all'idroelettrico, viene dalle foreste. Con 10mila posti potenziali. Filiere bosco-legno-energia che sono determinanti per il Paese-forestale-Italia, che grazie alla legge forestale e alla Strategia forestale nazionale può dare valore a 12 milioni di ettari di foreste. Il legno cippato e il pellet per impianti grandi e piccoli per produrre energia termica sono prodotti "in cascata" successivi a lavorazioni di materiale per paleria, case, carpenteria. Ma la filiera energetica, fatta bene come già in tanti Comuni di Alpi e Appennini, diventa modo per smarcarsi dalla dipendenza di fossili dall'estero, come precisa da anni AIEL. Abbiamo l'urgenza di investire sul sistema forestale, potenziando imprese di esbosco, prima e seconda lavorazione, sbloccando il Conto termico 3.0 per gli impianti, che vedono in Italia costruttori primi al mondo, per tecnologia e design. Abbiamo urgenza - e Uncem lo dice da due decenni - di agevolazioni per cambiare il parco macchine domestiche e dei Comuni: se gli impianti sono obsoleti, si possono sostituire con altri molto più efficienti, che fanno risparmiare materiale combustibile. "Il legno via per indipendenza e forse sovranità energetica - possiamo affermare - Vale la pena di investire sulla filiera, a vantaggio dei cittadini, delle intere comunità. Percorsi che fanno bene al sistema forestale, ma soprattutto all'Italia, Paese-forestale che sta imparando a esserlo".


10/03/2026, 15:19
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NUCLEARE IN PARTENZA? PUNTARE SULLE FILIERE BOSCO-LEGNO-ENERGIA È PIU' IMMEDIATO E PRODUCE POSTI DI LAVORO E RISPARMIO. UNCEM: POTENZIARE INTERVENTI NAZIONALI

"Uncem non interviene sulla bontà o meno del nucleare, dato in partenza anche in Italia. Siamo però certi di una cosa. Se si decidesse di puntare su altre filiere, come quelle bosco-legno-energia, con opportuni investimenti e incentivi, avremmo immediatamente migliaia di posti di lavoro, un rafforzamento del sistema che vale 2 punti di PIL, immediate risposte alla crisi energetica che riguarda milioni di famiglie. È importantissimo il Governo punti sulle filiere forestali anche per la produzione energetica. È necessario e fa bene al Paese. Sblocchi ad esempio il Conto termico 3.0, incrementando le risorse per il 2026 e dando risposte ai migliaia di cittadini che possono accedere a quegli incentivi per stufe, caminetti e impianti domestici alimentati a pellet e cippato".

Lo afferma Marco Bussone, Presidente Uncem e AIEL, Associazione italiana per le agroenergie.


16/03/2026, 14:45
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LA SPAGNA VARA LA SECONDA STRATEGIA PER LA SFIDA DEMOGRAFICA. UNCEM: ANALOGIE CON STRATEGIA AREE INTERNE E SINERGIE IN SEDE EUROPEA DA TROVARE PER SINCRONIZZARE IMPEGNI DEI PAESI




Il Governo spagnolo ha varato nei giorni scorsi la seconda Strategia nazionale per l'equità e la sfida demografica. Il piano è stato presentato direttamente dal Primo Ministro Pedro Sanchez e coordinato da Paco Boya, esperto di sviluppo locale, Parlamentare spagnolo, da anni in strettissima sinergia con Uncem Italia anche attraverso EsMontanas, l'Associazione spagnola dei Comuni montani. Il documento presenta moltissime analogie con la Strategia nazionale italiana per le Aree interne. "Ed è in questa direzione - precisa Marco Bussone, Presidente Uncem - che vanno individuate nuove sinergie europee, anche con Francia e Germania, in particolare verso la programmazione comunitaria 2028-2034 e con il Commissario Fitto, per una Strategia europea di coesione, di sinergia tra aree urbane, interne e montane. Un percorso necessario, che la stessa Spagna ci sprona a fare. L'Europa è più unita se costruisce questo percorso".

Il documento spagnolo - in consultazione pubblica da febbraio a oggi, 18 marzo - è una tabella di marcia che dà continuità a tutte le politiche pubbliche volte a garantire lo sviluppo equilibrato di tutti i territori in Spagna, affrontando le disuguaglianze e le sfide demografiche in un approccio integrato. Il suo obiettivo è facilitare il diritto di decidere dove vivere e migliorare la funzionalità del territorio partendo dalla garanzia di vicinanza ai servizi pubblici. Esso definisce le grandi linee d'azione necessarie per affrontare la sfida demografica, che dovranno essere attuate dalle amministrazioni e da altri attori in modo coordinato. La strategia è stata organizzata sulla base di cinque pilastri verticali e di due assi trasversali: resilienza e adattamento all'emergenza climatica nei territori; equità territoriale nell'accesso alle infrastrutture e ai servizi; dinamismo socio-economico-locale; uguaglianza e inclusione nei territori; cultura, identità e radicamento. Assi trasversali, scienza, ricerca e strumenti di conoscenza e governance, prospettiva rurale e pianificazione.

"Con Paco Boya, Segretario per la sfida demografica del Ministero guidato dalla Ministra Sara Aagesen Muñoz, ha uno storico rapporto con Uncem, costruito già con Enrico Borghi e proseguito negli ultimi anni, anche con un accordo con EsMontanas, che Paco ha guidato - evidenzia Bussone -. Dobbiamo intensificare questi rapporti europei. La Strategia spagnola è avanzata e con la SNAI ha molti punti di interazione, di prospettiva, di visione e concretezza per i territori. Abbiamo dal vent'anni a oggi partecipato a iniziative spagnole del Governo e dell'Associazione dei Comuni montani. Ora dobbiamo rafforzare questa intesa, sulla base delle Strategie territoriali e di una comune visione politica che deve toccare tutti i livelli istituzionali, a partire da quelli dei Governi dei due Paesi, e naturalmente gli Enti locali con le loro organizzazioni che si occupano di montagne e comunità che le vivono".


18/03/2026, 18:37
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