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Uncem Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani 
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LEGGE SUI PARCHI, 35 ANNI DOPO UNCEM PROPONE UN TAGLIANDO: UNIRE CONSERVAZIONE A VALORIZZAZIONE ECONOMICA DEL TERRITORIO. PARCHI LUOGO IDEALE PER GREEN COMMUNITIES E PAGAMENTO SERVIZI ECOSISTEMICI-AMBIENTALI



"Conflitti tra paesi, comunità e parchi? La soluzione c'è già. Le aree protette, che comprendono il 36% dei Comuni montani italiani, sono luogo ideale del Paese per attuare la Strategia delle Green Communities e per la valorizzazione dei servizi ecosistemici-ambientali. Unendo così protezione di fauna, foreste, pascoli, specie vegetali e animali, alla valorizzazione economica e sociale dei territori, riducendo conflitti con le popolazioni per effetto di regole e norme legate appunto alla presenza di un parco". Uomo e natura insieme, più unite e forti. Conservazione e opportunità di sviluppo non sono e non siano messe in contrapposizione.

Lo afferma Marco Bussone, Presidente Uncem, proponendo una riforma della legge sui Parchi vigente, la 394 del 1991. 35 anni dopo, quella legge così preziosa ha bisogno di un tagliando. No ai divieti, No alla contemplazione e alla wilderness. Non mettiamo pezzi di territorio sotto campane di vetro. Si all'agricoltura, alla silvicoltura, alle energie rinnovabili. Stupido vietare antenne per la telefonia mobile come ancora più ridicolo è che le aree protette in Italia non siano interamente dotate di piani forestali per pianificare, gestire, certificare milioni di ettari di superficie forestale.

I Parchi in Italia non sono spazi chiusi, sono invece luoghi accessibili per turismo o attività outdoor. I Parchi in Italia non sono spazi ai quali si accede - come in altre parti del mondo - previo il pagamento di un biglietto, superando una sbarra. I Parchi in Italia sono spazi naturali, ma anche paesi e villaggi, borgate, pezzi di territorio urbanizzati, distretti economici, strade e luoghi vivi. Dove l'uomo è in relazione stretta con la natura. Sono luoghi della relazione, di flussi ecologici, economici, commerciali, di persone e cose all'interno e verso l'esterno. I Parchi in Italia sono pezzi portanti di economia e luogo di protezione dell'ambiente allo stesso tempo.

"Occorre armonizzare la normativa tra Stato e Regioni - prosegue Bussone - visto che oggi molti Enti parco regionali fanno istanza al Ministero per diventare 'nazionali'. La protezione e la valorizzazione non possono essere diversi, con sperequazioni istituzionali che poi diventano socio-ambientali. Ecco perché vanno uniformati investimenti, stanziamenti, personale, organizzazione, opportunità, tra Parchi nazionali e regionali. È un tema molto rilevante".

"Sperimentare il pagamento dei servizi ecosistemici-ambientali vale per acqua, con la tenuta delle fonti idriche e la protezione dal dissesto che i Parchi assicurano. E anche sulla pianificazione e gestione forestale. Come ha fatto il Parco dell'Appennino tosco-emiliano con i 'crediti di sostenibilità' venduti a grandi e piccole imprese dell'area fuori dal parco, creando flussi e relazioni importanti. Nei Parchi, se vi è pianificazione e certificazione delle foreste, e ci deve essere, si può, si deve fare gestione attiva e selvicoltura a vantaggio della filiera bosco-legno nazionale. Anche installare impianti per la telefonia mobile e per abbattere il divario digitale nelle aree protette deve essere consentito, secondo quanto previsto nei Piani dei parchi, che devono essere più snelli e approvati rapidamente da Ministero dell'Ambiente e regioni".

Uncem propone che, nel quadro della valorizzazione dei servizi ecosistemici-ambientali, i titolari di concessioni per impianti idroelettrici, da fonti di biomasse, o anche gasdotti e oleodotti, metanodotti, pale eoliche, i titolari di impianti di imbottigliamento di acque minerali, i titolari di concessioni per pontile per ormeggio di imbarcazioni, per punto di ormeggio e per posto barca in aree marine protette, paghino a titolo di contributo alle spese per il recupero ambientale e della naturalità, delle quote economiche agli Enti gestori dei Parchi. Favorendo anche lo sviluppo economico e sociale delle collettività residenti all'interno del parco e nei territori adiacenti.


26/08/2026, 10:28
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ASILI NIDO, UNCEM: RIVOLUZIONE NECESSARIA DOPO AVER COSTRUITO NUOVI EDIFICI




"Sulla mancanza di asili nido, e relativi posti per bambini, è importante rilevare che con il PNRR si siano potuti inaugurare nuovi edifici. Di recente sono stati tagliati i nastri tricolore degli asili a Viù e Val di Chy in Piemonte. Molto bene. Abbiamo anche come Uncem festeggiato, con le comunità locali. Dicendo però che ora occorre avere le risorse per la gestione e i Comuni da soli rischiano di essere troppo soli. La riorganizzazione, forse rivoluzione degli asili passa da una completa riorganizzazione della scuola nelle aree montane del Paese. Nelle Alpi e negli Appennini avere un edificio unico, con tutti i livelli di scuola, in una valle, aiuta le famiglie ad avere servizi migliori 0-13, per tutta la giornata, per tutto l'anno. Un tema sfidande, molto di più nelle valli alpine e appenniche rispetto alle città, dove spostarsi è più facile e immediato. Il tema finanziario - anche se la legge di bilancio 2024 ha stanziato fondi sul modello degli stanziamenti del Ministro Carfagna ai Comuni delle aree interne nel 20211 - è decisivo. Come si riorganizano i fondi che arrivano a ogni Comune che non ha asili, qualche migliaia di euro, e come questi passano a chi li ha. Complesso. Da affrontare meglio. Sul sistema educativo nelle valli montane occorre un ragionamento di futuro che Uncem è pronta a ospitare".

Lo ha dichiarato Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem, oggi sulla Stampa.

Da ricordare. Uncem non aveva apprezzato le modalità dei bandi PNRR come quello sugli asili nido, che chiedeva ai piccoli Comuni procedure di gestione aggravate rispetto ai grandi centri. Uncem aveva chiesto venissero considerate le aggregazioni esistenti, per montare nuovi servizi formativi ed educativi 0-18, ovvero Unioni montane, Unioni di Comuni, Comunità montane. Di certo, a preoccupare i Comuni e a frenare le iniziative, i nuovi investimenti su questo ordine di scuola, è il fatto che i Comuni, anche in forma aggregata, non hanno risorse correnti - affermavamo già anni fa - per gestire l'asilo.

Piccola storia. Due anni fa, su questo, il 20 agosto 2024 il Ministro Valditara aveva risposto a Uncem. Dicendo che il bando per gli asili nido prevedeva risorse destinate ai piccoli Comuni, specifiche. Ma attenzione, avevamo evidenziato come Uncem: solo peraltro il 10 per cento del totale, per 6000 Comuni. Peccato che si obbligassero tutti questi 'piccoli Comuni' sotto i parametri previsti dal bando stesso, non compresi nei due allegati all'avviso PNRR, a fare in fretta e furia delle aggregazioni con 'capofila'. Mai siamo stati contrari a vedere i servizi, in particolare scolastici, insieme, tra Comuni grandi e piccoli uniti. Parliamone, costruiamo insieme Ministro nuovi percorsi. Dicevamo e diciamo oggi. Vanno pensati. Programmati. Con opportune Strategie. Da condividere insieme. Non da montare con bandi, in pochi giorni. Quella è improvvisazione per tutti. Centralismo e municipalismo. Il Ministero, il Ministro dovrebbero sapere che dopo lo smontaggio quindici anni fa, per motivi ideologici e per la furia distruttrice delle Istituzioni in quei tempi, delle Comunità montane in particolare, oggi non tutte le Regioni hanno riaggregato i loro Comuni. Lo Stato una riforma istituzionale non l'ha voluta fare. Con governi di tutti i colori, si è perso tempo. E i Comuni sono soli. Quelli piccoli di più. La solitudine nei Sindaci, indotta da riforme mai fatti, non si supera in un bando del PNRR. Peraltro, leggendo il bando le Comunità montane e le Unioni montane, le Unioni di Comuni esistenti non rientrano, come sarebbe invece logico, tra i candidabili per il finanziamento di un asilo. Non solo si tagliano fuori i piccoli Comuni, chiedendo loro lavoro in più, ma anche sono eslcuse le forme aggregativi esistenti, che openitaliae.it, sito del Dipartimento degli Affari regionali e delle Autonomie della Presidenza del Consiglio, conta in 470 aggregazioni, Unioni, Unioni montane e Comunità montane. L'avviso asili del PNRR non le contempla. Obbliga, il bando del Ministero, i Comuni piccoli a cercarsi un Comune capofila, operazione molto difficile vista la tragicità dei flussi finanziari e di gestione del PNRR, con lo Stato che non sta rimborsando i Comuni che spendono, percorso impossibile. Sarebbe stato più semplice agire sulle aggregazioni esistenti. In 15 giorni dati dal bando, una aggregazione di Comuni ex novo è impossibile da fare. Ancora, il numero dei Comuni piccoli, montani, in tante valli da aggregare per il raggiungimento dei parametri minimi richiesti dal decreto sarebbe stato tale da rendere difficile un servizio congiunto fra i piccoli comuni di montagna. E ci avrebbe posto sempre in fondo alle graduatorie. Piccoli, senza asili. Per le scuole di montagna, nei piccoli paesi, possiamo fare insieme molto di meglio Ministro Valditara. Ci ascolti. Parliamone e dialoghiamo.


26/08/2026, 10:39
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POMPA DI BENZINA DEL SINDACO A VALLE CASTELLANA, UNCEM: FRUTTO DI INTELLIGENZA E FANTASIA ISTITUZIONALE. SE ANCHE NON SI RIESCE A IMITARE, FAVORIAMO OPERATORI SUI TERRITORI MONTANI PER NUOVE AREE DI SERVIZIO



"La pompa di benzina del Sindaco a Valle Castellana, nel Teramano, è sicuramente un risultato molto vantaggioso per le comunità locali, frutto di intelligenza e fantasia utile, bella, istituzionale del Sindaco Camillo D'Angelo con la sua Amministrazione. Bravo, davvero. Ora possiamo spiegare che è replicabile, ma dove non lo fosse - non certo in tutti i Comuni italiani si può realizzare - occorre intraprendere un percorso con Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, con MEF, Regioni e vari soggetti e autorità di controllo che snelliscano procedure e imposte per le aree di servizio presenti nei Comuni montani. E che devono, possono aprire. Non avere rifornimento in valle è una delle emergenze democratiche, di accesso ai servizi. Non avere un distributore di carburante nelle valli alpine e appenniniche obbliga a fare chilometri e chilometri verso il basso. Flussi che non possono continuare a scendere come l'asticella dei consumi sul cruscotto. È questione di competitività. Per la coesione dei territori. Questione di intelligenza. Portare più servizi su, porta neopopolamento e fa restare chi ci vive. Ricordo che anni fa a Pessinetto sono scesi in campo Gruppo di Azione Locale, lungimirante e sveglio, e Unione montana delle Valli di Lanzo per sostenere finanziariamente, ma soprattutto operativamente e nella normativa delicata, intricata, forse troppo, un gestore locale privato che voleva aprire l'unica pompa di benzina in quaranta chilometri di valle, quella d'Ala di Stura. Un caos che ha mosso azione pubblica e pubblico-privata per essere sbloccato. Dunque, accorgersi che i sovracosti per gasolio, benzina, gpl, metano di chi abita in montagna sono uno dei principali pesi sul portafoglio, può portare nuovi Sindaci a intervenire. Con loro pompe di benzina, 'pubbliche', e comunque all'azione di supporto di Agenzie e Istituzioni varie. Seriamente e con tempi rapidi".

Lo afferma Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem.

"Secondo punto. Un'altra cosa manca nelle valli, e va risolta in fretta - prosegue Bussone - ovvero le ricariche veloci per auto elettriche. Abbiamo tante colonnine per ricarica 'lunga', moltissime messe da Poste che ringraziamo, con il progetto Polis. Ma le fast charge mancano. Anche nelle strutture ricettive. Sono onerose certo. Ma si intervenga e lo faccia il Pubblico, la Politica. Avere colonnine veloci di ricarica in prospettiva è fattore competitivo per i territori. Non solo da fare negli autogrill sulle autostrade. Servono anche nelle località montane, non solo turistiche. I Comuni da soli non ce la fanno. Serve una azione istituzionale celere. Come la ricarica delle auto e furgoni elettrici".


27/08/2026, 13:25
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PNRR PER DIGITALIZZARE I COMUNI: L'80% I COMUNI SODDISFATTI DELLE RISORSE OTTENUTE. REPORT UNCEM, TUTTI I DATI




L'80% dei Comuni montani italiani sono soddisfatti per le risorse ottenute dal PNRR per digitalizzare i sistemi degli Enti. Lo conferma il dossier Uncem realizzato per il Dipartimento per la Trasformazione Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, scaricabile a questo link: https://uncem.it/wp-content/uploads/202 ... 2026ok.pdf Restano però tre i problemi strutturali per i Comuni e negli Enti: la connettività e la presenza di reti 5G disomogenea (tema sul quale Uncem lavora da almeno dieci anni per vincere il digital divide), la difficoltà a finanziare la manutenzione dopo il PNRR e la carenza di competenze tecniche interne ai Comuni.

"Il dossier Uncem evidenzia come la soluzione che emerge dal documento non è quindi semplicemente 'dare più soldi ai singoli Comuni', ma favorire gestione associata, la condivisione delle competenze ICT, l'interoperabilità dei sistemi, la formazione e investimenti pluriennali. Il report stesso individua nella collaborazione tra Enti e nella diffusione delle buone pratiche una delle direzioni principali", spiega Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem. Lo studio Uncem sulla digitalizzazione ha lavorato in particolare su alcune aree dove è in azione la Strategia di Green Communities. "Intrecciare green, dimensione ecologica ed energetica dei territori - prosegue Bussone - con la digitalizzazione, è decisivo. I due fronti vanno insieme".

Nel 54% degli Enti intervistati, il PNRR è stato negli ultimi dieci anni l'unica fonte di finanziamento degli interventi per la digitalizzazione. I soldi sono bastati? Per l'80,1% si, i fondi sufficienti. Per il 18,4% i fondi sono stati insufficienti. Circa 1 ente su 5 ritiene che le risorse ricevute non siano state sufficienti.

Il quadro nazionale del 5G è molto meno positivo rispetto a quello dei finanziamenti. Il 42,4% delle risposte segnala una copertura concentrata soprattutto nelle aree più densamente popolate. Al contrario, il 27% segnala una copertura 5G inesistente. E anche dove il 5G c'è, non significa necessariamente che funzioni bene: soltanto nel 49,6% dei casi viene giudicata adeguatamente performante; quindi circa 1 caso su 2 presenta comunque problemi di qualità del servizio. Inoltre, quando la copertura è insoddisfacente, vengono presentate lamentele nel 48,7% dei casi.

Il report sottolinea che la digitalizzazione non può essere un investimento una tantum: infrastrutture e servizi devono essere mantenuti anche dopo la fine dei finanziamenti PNRR. il 43,9% degli Enti prevede fondi per manutenzione e gestione ordinaria provenienti da altre risorse; il 28,5% utilizza ancora risorse PNRR; il 26,7% non ha previsto alcuno stanziamento. Questo è uno dei dati che considero più importanti dell'intero report: oltre 1 ente su 4 non ha previsto risorse dedicate alla manutenzione ordinaria. Un tema analogo per altre componenti PNRR. Ma per il digitale vale ancora di più. "E il problema è particolarmente rilevante perché i costi digitali continuano anche dopo l'investimento iniziale - spiega Luca Veltri, che ha curato per Uncem il report - cloud, software, sicurezza, assistenza, aggiornamenti, connettività ecc. Le interviste qualitative evidenziano proprio il problema della copertura dei costi negli anni successivi all'avvio dei servizi".

Il report evidenzia a livello nazionale una carenza di competenze interne nei Comuni che limita l'efficacia della digitalizzazione. Non basta quindi comprare hardware, software e servizi: gli enti devono avere personale capace di utilizzarli, integrarli e gestirli. Le aree sulle quali viene richiesto supporto comprendono: software specifici; gestione dei dati digitali; comunicazione digitale; sicurezza informatica; programmazione; piattaforme collaborative; analisi dei dati. Le difficoltà individuate comprendono invece: competenze digitali limitate; infrastrutture tecnologiche insufficienti; supporto tecnico inadeguato; resistenza al cambiamento; problematiche di sicurezza e privacy; normativa complessa; insufficiente comunicazione/promozione. Il quadro qualitativo conferma che nei piccoli Comuni montani la scarsità di personale tecnico è particolarmente pesante.

La digitalizzazione non ha coinvolto tutti i Comuni allo stesso modo. A livello nazionale il 59,6% dice che tutti i Comuni della propria aggregazione territoriale (Green Communities in particolare) sono stati coinvolti in modo omogeneo; il 28,8% dice invece che il coinvolgimento non è stato omogeneo. Quindi quasi 3 enti su 10 vedono una distribuzione non uniforme degli interventi. Alla domanda Uncem se rimangano interventi di digitalizzazione ancora da finanziare: per il 56% no, le esigenze sono sostanzialmente coperte; per il 42% sì, rimangono aree di digitalizzazione da finanziare. Tra chi ritiene che rimangano esigenze da finanziare, nel 32% dei casi tali esigenze sono considerate capaci di produrre cambiamenti radicali nell'erogazione dei servizi. Quindi il problema non è soltanto completare qualche intervento marginale: in una parte significativa dei casi le esigenze residue possono modificare concretamente il modo in cui il Comune eroga i servizi.



I dati territoriali

Nord-Ovest

Piemonte 77,9%
Valle d'Aosta 13,3%
Liguria 8,8%

Province principali:
Torino 41,6%
Cuneo 22,1%
Aosta 13,3%

Adeguatezza dei finanziamenti:
89,3% sufficienti
10,7% insufficienti.

Per il 5G:
solo 6,2% giudica la copertura soddisfacente;
16,8% indica di essere completamente fuori dalla rete;
dove il 5G è presente, il 75,6% lo considera performante.

Lombardia

90% considera sufficienti i finanziamenti;
9% li considera insufficienti;
1% non risponde.

Ma sul 5G:
solo 7,3% indica una copertura uniforme;
36,5% si considera fuori dalla rete;
su 60 risposte relative alla presenza del 5G, solo 31,7% giudica il servizio soddisfacente;
13,3% segnala problemi per le normali attività burocratiche;
5% problemi nell'accesso all'intrattenimento;
50% delle risposte alla domanda sulla performance risultano non compilate.

È un dato interessante: la Lombardia presenta alta soddisfazione sui finanziamenti, ma una situazione molto più problematica sul 5G.

Nord-Est

78,6% considera sufficienti i finanziamenti;
17,9% insufficienti;
3,6% non risposta.

Per il 5G:
28,6% copertura soddisfacente;
circa 7% completamente fuori dalla rete;
23 risposte su 28 indicano presenza del 5G;
di queste, 47,8% giudica il servizio soddisfacente;
21,7% segnala problemi con le attività burocratiche;
26,1% problemi con contenuti di intrattenimento.


Centro

47,8% ritiene che la digitalizzazione abbia coinvolto tutti i Comuni in modo omogeneo;
39,1% dice il contrario;
13% non risponde.

Quanto alle esigenze future:
41,3% non vede ulteriori aree da finanziare;
56,5% invece ritiene che ne rimangano;
2,2% non risponde.
E tra i 19 enti che chiedono ulteriori finanziamenti, soltanto 2, cioè 10,5%, prevedono cambiamenti radicali nei servizi.

Sud e isole
Solo 46% considera sufficienti gli importi;
54% li considera insufficienti.
È quindi l'unica macro-area nella quale la maggioranza dichiara che i fondi non sono bastati.


Rispetto al 5G appena 5,6% giudica soddisfacente la copertura;
42,6% è fuori dalla rete;
tra chi dispone del 5G, solo 19,4% lo giudica performante;
48,4% segnala problemi nelle attività burocratiche;
le lamentele arrivano nel 72% dei casi in cui la copertura è insoddisfacente.

Sui futuri finanziamenti:
74,1% ritiene che restino aree da finanziare;
66,7% ritiene che la digitalizzazione non abbia coinvolto i Comuni in modo uniforme;
tra i 40 enti che chiedono ulteriori finanziamenti, il 75% ritiene che gli interventi mancanti potranno produrre cambiamenti radicali nei servizi.


01/09/2026, 12:08
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PNRR, COME È ANDATA: UNCEM PRESENTA I RISULTATI DEL SONDAGGIO SU MONTAGNE E COMUNI NEL PIANO DI RIPRESA E RESILIENZA



Il PNRR chiude dopo cinque anni la sua fase attuativa con un bilancio che Uncem analizza in un dossier dopo il questionario estivo pubblico lanciato a luglio, rivolto a Sindaci, Amministrazioni, terzo settore, e ai beneficiari delle risorse. "Bene, ma non benissimo", una sintesi delle risposte. Una grande occasione che ci consegna una lezione politica precisa: non basta mettere risorse a disposizione dei territori. Bisogna costruire le condizioni perché quelle risorse producano sviluppo, servizi e futuro. Comunità.

Nei Comuni montani il PNRR ha finanziato scuole, asili nido, mense, palestre, digitalizzazione, sicurezza del territorio, dissesto idrogeologico, rigenerazione urbana, mobilità, cultura, turismo e transizione ecologica. Ha destinato 1,02 miliardi ai Borghi, 134 milioni a 32 Green Communities (unica componente sovracomunale, che chiedeva ai Comuni di lavorare insieme, giustamente obbligandoli come nell'anima della Strategia), 830 milioni alla Strategia per le aree interne, 2 miliardi alle Case della Comunità, 4 miliardi all'assistenza domiciliare e alla telemedicina, 6,3 miliardi alle reti ultraveloci, 2,49 miliardi alla riduzione del rischio idrogeologico. Sono investimenti importanti. In molti casi hanno consentito ai Comuni di realizzare opere che aspettavano da anni e che, senza il PNRR, probabilmente non avrebbero mai avuto le risorse per fare.

Emerge il nodo politico, nel dossier, sul PNRR: "la qualità della spesa dipende dalla capacità dei territori di realizzare, gestire e mantenere ciò che viene finanziato", precisa il Presidente Uncem Marco Bussone. Come troppi progetti comunitari, europei, finito il progetto, finisce tutto. Vale anche per Strategia aree interne, di fatto. Si sono fatte ottime sperimentazioni, che poi purtroppo si chiudono perché infermieri di comunità, ostetriche, trasporti a chiamata non trovano più spesa e risorse economiche disponibili. Tantopiù se tutto resta a livello di campanile, di singola sola unità amministrativa. Non ha alcun senso il municipalismo dove ogni Comune fa quel che vuole, compreso arrabbiarsi quando finiscono risorse e progetti. La logica comunitaria potrà mai prevalere con una vera differenziazione di funzioni e obiettivi tra Enti locali?

Già nel marzo 2026 il precedente sondaggio Uncem (fatto in coda alla spesa PNRR) fotografava una situazione di forte affanno: soltanto il 28% dei sindaci era certo di riuscire a concludere i progetti nei tempi, mentre un altro 28% riteneva impossibile rispettare la scadenza e il 14% era ancora fermo alle gare d'appalto. Per i piccoli Comuni montani il problema è ancora più evidente. La principale criticità indicata dagli Amministratori è la carenza di personale tecnico e amministrativo. Non si risolve con assunzioni, tante o poche, in singoli municipi. Nei Comuni, grandi e piccoli, si deve imparare a condividere funzioni, risorse, personale. Uno snodo culturale, e politico. Che nasce da un pensiero strategico attorno a cosa sono i Comuni. Perché un Comune di piccole dimensioni può ottenere un finanziamento importante, ma deve poi affrontare bandi complessi, progettazione, gare, caricamenti su ReGiS, rendicontazioni, SAL, modifiche delle piattaforme e continue richieste documentali. Il problema non è quindi soltanto "avere i soldi": è disporre delle persone e degli strumenti necessari per trasformare quei soldi in opere funzionanti. Da solo, Comune solo, per quanto bravo, abbiamo capito ancora una volta che non si va lontano. Meglio un finanziamento in meno ma un lavoro fatto insieme, in un ambito territoriale, in una area omogenea di Comuni che decide come ridurre sperequazioni e disuguaglianze. "È meglio il meno finanziato, il meno perfetto, nel NOI, che il tutto, bello, perfetto, finanziato con milioni e milioni, da soli". Uncem lo aveva detto al Ministero del turismo quando ha pensato l'assurda misura di 20 milioni a un Comune (borgo) per Regione. Basta meno. Ma insieme. Non ci hanno ascoltato.

Chi ha potuto davvero utilizzare queste risorse e a quale prezzo amministrativo? Già nel marzo 2026 soltanto il 28% dei sindaci si dichiarava certo di riuscire a rispettare i tempi. Un altro 28% riteneva impossibile farlo e il 14% era ancora fermo alle gare d'appalto. È la fotografia di un sistema nel quale il problema non è stato soltanto trovare i finanziamenti, ma riuscire a gestirli. Per i piccoli Comuni montani la situazione è stata ancora più difficile, essendo soli dopo la gravissima distruzione in tante Regioni del sistema istituzionale sovracomunale: Comuni isolati e arrabbiati, ma intraprendenti per forza, con pochi dipendenti, pochi tecnici, procedure complesse, anticipazioni di cassa, rendicontazioni, ReGiS, piattaforme che cambiano, risposte ministeriali che tardano ad arrivare. "Abbiamo chiesto ai Comuni singoli di fare i progettisti, gli amministratori, i responsabili finanziari, i tecnici e i rendicontatori, senza riforme vere e decisioni dall'alto necessarie come avvenuto in tanti altri Paesi europei", aggiungono i vertici Uncem, che insistono sulla necessità di una riforma degli Enti locali, assurdamente non prevista nel PNRR. Riforma della PA non vuol dire riforma degli Enti locali. Non avere quest'ultima è stato gravissimo per gestire a livello municipalista, troppo campanilista il PNRR. Uncem lo dice sin dall'agosto 2020.

"Questo è il vero limite del PNRR: abbiamo costruito una politica straordinaria di investimento utilizzando, in larga parte, una macchina amministrativa ordinaria e indebolita. E c'è un secondo errore: la frammentazione. Troppi interventi, troppo municipalismo, troppi bandi, troppa competizione tra Enti che non hanno la stessa capacità amministrativa. Il PNRR ha finanziato circa 550.000 interventi: una cifra che dice molto della capacità di mobilitare risorse, ma che deve farci riflettere sulla qualità della programmazione. Perché nelle montagne italiane non serve che ogni Comune faccia tutto. Serve che i Comuni lavorino insieme, costruiscano strategie territoriali, mettano in rete servizi, infrastrutture e investimenti", precisa Bussone.

Il progressivo indebolimento di Province, Unioni montane, Comunità montane e strumenti di cooperazione intercomunale ha lasciato molti piccoli Enti soli davanti a procedure pensate per strutture amministrative molto più grandi. Affidandosi a troppo studi esterni. Una privatizzazione della PA che ha certamente rafforzato altri, e non gli Enti locali, la Democrazia sui territori.

La prossima programmazione europea non può ripetere questo errore. Dal 2028 al 2034 dovremo costruire politiche diverse. E il possibile "Right to Stay", il Diritto a restare, deve essere una grande opportunità. Ma soltanto se partiremo dai territori, dalle comunità e non dai bandi. Non servono risorse distribuite "a pioggia". Servono programmazione per aree omogenee, progetti strategici, valutazione preventiva dell'impatto, personale dedicato, anticipazioni di cassa, semplificazione vera e accompagnamento dei Comuni anche dopo la fine dei lavori. Perché un asilo nido non è un'opera quando viene inaugurato: lo diventa quando apre e quando una famiglia può davvero utilizzarlo. Una Casa della Comunità non è un investimento compiuto quando viene costruita: lo è quando garantisce salute e assistenza senza spoliare di servizi troppi Comuni più in alto. Dunque ora serve una vera analisi delle politiche e degli investimenti, sempre difficile in Italia. Uncem lo farà con il Rapporto Montagne Italia 2026, in uscita a ottobre. Andiamo a vedere dati sociali ed economici. Analizziamo e capiamo.

"Il PNRR ci ha insegnato che spendere è necessario, ma non è sufficiente. La vera sfida comincia adesso: trasformare le opere in servizi, i servizi in diritti, gli investimenti in sviluppo. E soprattutto riconoscere che la montagna non è un luogo dove portare qualche progetto, ma una parte decisiva della strategia nazionale per il futuro dell'Italia - precisa il Presidente Uncem - Se vogliamo davvero ridurre i divari territoriali, dobbiamo cambiare metodo. Più fiducia ai Comuni, più cooperazione tra Comuni, meno burocrazia, più programmazione. Il PNRR finisce. La lezione resta".


02/09/2026, 15:21
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VESCOVI DELLE AREE INTERNE A BENEVENTO, UNCEM: CEI SIA DI STIMOLO SU POLITICHE E ISTITUZIONI DI DOMANI




"Il nuovo incontro dei Vescovi italiani delle Aree interne e montane a Benevento, alla presenza del Presidente della CEI Matteo Zuppi, conferma una attenzione della CEI per i territori che condividiamo e apprezziamo molto, sin dal momento nel quale mons. Accrocca, prima a Benevento e oggi ad Assisi, ha aperto questo impegno diffusosi poi in tutto il Paese. Il lavoro che i Vescovi fanno è certamente per una nuova Pastorale, dentro una Chiesa in uscita, ma anche per una nuova azione sociale che la Chiesa intraprende nelle aree a bassa densità di popolazione, tra piccoli Comuni e piccole parrocchie. Insieme. Territori che hanno bisogno di impegno di tutti, Vescovi e Presi compresi. C'è uno spirito di Comunità, che unisce il Concilio Vaticano II al Sinodo sulla Sinodalità che può trovare più spazio in comunità dove, pur dando a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio, costruire nuovi pezzi di fraternità, come chiede il Papa, passa dal multilateralismo che auspica continuamente il Presidente Mattarella. Le sfide demografica, sociale, ecologica si intrecciano come descritto nella Laudato Si. Dalla Chiesa nuovi riflessi di Luce su tutti gli altri ambiti del sapere. Altro che minoranza. Una nuova Luce contagia tutti gli ambiti del sapere, dall'economia al turismo, dall'ambiente alla educazione, fino a comunicazione e politica. Per trasformarci e vederci nuovi nelle comunità, anche tra Sindaci e cittadini. Per un nuovo Ecumenismo e nuovi Dialoghi. L'innovazione peraltro trasforma i luoghi, pure di Alpi e Appennini, come afferma la Magnifica Humanitas, ma occorre insistere - anche da parte dei Vescovi con interlocutori politici, senza remore - su politiche di qualità, investimenti, strategie attuate, sguardo lungo, tempi certi e nuove Istituzioni per nuova Chiesa e nuovo Stato. La logica del NOI è per i Vescovi l'unica possibile. Per la Chiesa e pure per noi, Comuni insieme. Dunque il lavoro di Benevendo di inizio settembre è molto positivo. Di grande qualità. Lo accompagniamo con grande impegno".

Così Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem, e Vincenzo Luciano, Presidente Uncem Campania e Vicepresidente Uncem nazionale.


02/09/2026, 15:22
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RIGHT TO STAY, NEL DOCUMENTO AICCRE-UNCEM IL PIANO DI AZIONE PER L'UE E PER GLI STATI PER GARANTIRE IL DIRITTO A RESTARE NELLE ZONE MONTANE E RURALI. "LA POLITICA SIA ATTENTA E OPEROSA"




"Right to stay", strategia che il Vicepresidente della Commissione UE Fitto, con i Ministri alla Coesione dei 27 Paesi europei, è impegnato a costruire deve dettare l'agenda della politica in autunno e verso le elezioni politiche. Il documento AICCRE-UNCEM, stilato congiuntamente, chiede alla Politica, alle Istituzioni, di essere attente, operose, concrete. Commissione e Parlamento europeo lavorino compatti. Guardando alle comunità dei territori. "Right to stay" deve indirizzare almeno 10 miliardi di fondi europei per l'Italia, nella nuova programmazione UE 2028-2034, alle zone montane, rurali, interne. Un percorso europeo e poi italiano che, impegnato a non guardare solo alle grandi città capoluogo, intrecci Strategia per lo sviluppo sostenibile, Strategia forestale, Strategia delle Green Communities, Strategia nazionale aree interne. Uncem ha sempre respinto le polemiche sullo spopolamento irreversibile: le frasi del demografo Rosina sono chiare e non vanno fatte cadere nella polemica politica del Piano sul futuro delle aree interne firmato dal Ministro Foti. Zero polemiche, analisi approfondite, dati chiari. Parlare di spopolamento è per Uncem improprio, visto il saldo migratorio positivo, tra 2019 e 2024, nei territori montani. Un più 2% che, espresso dal Rapporto Montagne Italia 2025, conferma la necessità del piano europeo e italiano di conseguenza per il "diritto a restare".

Uncem e AICCRE insistono su un cambio di paradigma necessario: non più politiche che si limitano a compensare lo svantaggio e a gestire lo spopolamento, ma politiche che rendano possibile scegliere di restare. "In questa visione, la permanenza delle persone non è soltanto una questione demografica: è collegata a coesione territoriale, competitività, transizione ecologica, sicurezza alimentare, gestione ambientale e qualità della vita", ha più volte evidenziato Alberto Mazzoleni, membro della Giunta Uncem e impegnato da anni in AICCRE.

AICCRE e UNCEM chiedono all'Europa di trasformare il "Right to Stay" da concetto politico a strategia concreta di sviluppo dei territori, mettendo servizi, lavoro, innovazione, abitazione, incentivi e autonomia degli enti locali al centro della futura politica di coesione. 17 le raccomandazioni AICCRE e UNCEM alla Commissione europea, tra cui riconoscere il Right to Stay come principio della cittadinanza europea; inserirlo nella programmazione europea post-2027 e nel Quadro Finanziario 2028-2034; creare un Fondo Europeo per la Resilienza Demografica; istituire l'European Territorial Talent Mobility; sostenere lavoro da remoto e residenzialità temporanea qualificata; rafforzare Smart Villages e Green Communities; introdurre strumenti fiscali specifici; remunerare i servizi ecosistemici; rafforzare la capacità amministrativa locale; consentire l'accesso diretto ai fondi europei alle aggregazioni territoriali; introdurre il Territorial Proofing; creare un Patto Europeo per i Piccoli Comuni; istituire una rete di Regioni Pilota Right to Stay; rafforzare la cooperazione urbano-rurale; garantire i servizi di interesse generale nei territori fragili.

"Montagne, aree rurali e piccoli Comuni non sono in Europa come Italia dei territori da sostenere economicamente, in modo assistenziale - precisa Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem -. Sono asset strategici europei, perché producono acqua, alimenti, energia, biodiversità, servizi ecosistemici e contribuiscono alla resilienza climatica. Ecco perché occorre riconoscere un vero e proprio diritto territoriale ai servizi essenziali: sanità, scuola, mobilità, abitazione e connettività digitale, ma anche servizi postali, bancari e amministrativi. La qualità e la presenza di questi servizi sono considerate decisive per evitare l'abbandono dei territori".

Un punto politico importante è il riconoscimento economico del valore prodotto dalle comunità montane e rurali. Chi garantisce acqua, gestione forestale, biodiversità, presidio del territorio e prevenzione del dissesto dovrebbe ricevere una parte dei benefici generati da queste funzioni. AICCRE e UNCEM ritengono che i piccoli comuni abbiano spesso idee e progetti, ma non abbastanza capacità amministrativa per accedere ai fondi europei. Occorre semplificare le procedure e consentire l'accesso diretto a determinate risorse europee a Comunità Montane, Unioni di Comuni e partenariati territoriali. AICCRE e UNCEM chiedono all'Europa di trasformare il "Right to Stay" da concetto politico a strategia concreta di sviluppo dei territori, mettendo servizi, lavoro, innovazione, abitazione, incentivi e autonomia degli enti locali al centro della futura politica di coesione.


04/09/2026, 12:47
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LA CITTA' METROPOLITANA DI FIRENZE APRIPISTA NEI LEGAMI CON I TERRITORI, UNCEM: BENE IL PROGETTO "CON LA MONTAGNA"



"Uncem ritiene molto importante l'accordo plurilaterale denominato Con la Montagna, con il quale vengono definiti gli indirizzi politici e strategici per il riconoscimento del valore del capitale naturale, la tutela della biodiversità e la valorizzazione dei servizi ecosistemici della montagna fiorentina. È stato sottoscritto dai territori montani appenninici con la Città Metropolitana di Firenze. Che apre percorsi virtuosi e vincenti. Di qualità. Che servono a cambiare il paradigma dell'assistenzialismo, ma anche a evitare che ogni Comune, compreso Firenze, prosegua i percorsi di crescita e coesione nel suo campanilismo e municipalismo. I legami tra territori urbani e montani sono vincenti per dare nuovo senso ai flussi di persone, cose, intelligenze, merci, denaro, turismo. E ovviamente dei beni naturali, ambientali, con nuovo valore. Si tratta di una azione che Uncem incoraggia, con tutti i Comuni montani. Non è questo patto appannaggio e patrimonio solo di alcuni. È una strategia di crescita che ci serve anche in altre Città Metropolitane italiane. Dove non basta l'azione delle ex Province, quando invece è urgente un processo che nasca dai Comuni capoluoghi stessi con le loro Amministrazioni. Ce lo insegnava l'indimenticato Bruno Cavini, che abbiamo salutato e ringraziato un mese fa. Di Con la Montagna, Cavini sarebbe contento. Ora serve concretezza. Uncem sarà della partita per attuarlo questo legame. Ne abbiamo bisogno non solo a Firenze, ma nell'Appennino e in tutto il Paese".

Lo afferma Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem.


07/09/2026, 16:55
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FONDO MONTAGNA TAGLIATO, UNCEM: RIPRISTINARLO A 400 MILIONI PER 2025 E 2026 ASSEGNATI ALLE REGIONI




"Sono molto preoccupato per il Riparto del fondo Montagna. In Unificata non vi è stata intesa. Chiaramente. Le risorse sono al 60% rispetto al 2023. Sto parlando dei fondi che vanno alle regioni. 86 milioni di euro per il 2025. 70 milioni per il 2026, con le regioni che hanno chiesto di salire anche per il 26 a 86 milioni di euro. Nel 2023, ricordo, erano 200 milioni. E nel 2024 erano ulteriori 200 milioni. Interamente ripartiti dallo Stato alle regioni. Il fondo ora scende troppo in funzione della necessità, viene detto dalla politica, di coprire finanziariamente gli incentivi, con i crediti d'imposta previsti dalla legge. Per i quali mancano ancora i decreti attuativi. Il rischio vero è che non si arrivi all'attuazione della norma e che rimanga semplicemente un taglio del fondo alle regioni su queste due ultime annualità. Sono preoccupato e abbiamo bisogno di evitare nuovo caos. Una forte preoccupazione Uncem, che deve essere raccolta da tutte le forze politiche. Per riportare il fondo a 200 milioni l'anno che vanno alle regioni. E con le stesse regioni che però fanno la loro parte definendo un fondo regionale Per la Montagna, oltre al fosmit. Uncem ha sempre detto che tutti devono fare la loro parte. Il governo evitando tagli alle regioni. E le regioni investendo risorse sulla montagna nel modo adeguato, senza disimpegni".

Lo afferma Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem.


11/09/2026, 13:13
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TERRE ALTE A TERRA MADRE: FORESTE GESTITE E PIANIFICATE, PRATI STABILI, PRESIDIO DELLA CASTANICOLTURA. UNCEM PROSEGUE IL PERCORSO CON SLOW FOOD




Slow Food a Terra Madre sceglie le Terre Alte. L'Organizzazione nata a Bra, guardando all'attenzione che Carlin Petrini ha sempre avuto per la montagna, non solo piemontese, sceglie di puntare nei quattro giorni di evento torinese sui territori montani. Uncem ci sarà in molte iniziative, da domani a domenica 26 settembre, a fianco della Presidente Barbara Nappini e del Vicepresidente Federico Varazzi. Terra Madre eredita molti temi analizzati da anni a Santa Sofia, nell'appuntamento lanciato con Legambiente e Romagna Acque, OltreTerra. Il nuovo Presidio della Castanicoltura, la protezione dei prati-pascolo, le forete gestite e certificatw, le esperienze significative agricole del Cilento, la valorizzazione dei formaggi a latte crudo, la vita sui territori montani. Tantissimi temi e incontri che vedranno la presenza del Presidente nazionale Marco Bussone (che guida anche PEFC Italia, Green Partner di Terra Madre 2026), del Presidente regionale del Piemonte Roberto Colombero, del Vicepresidente nazionale Vincenzo Luciano.

"Con Slow Food, Uncem ha un rapporto intenso da sempre. Dal lavoro fatto quattro decenni fa insieme da Carlin Petrini e Lido Riba - spiega Bussone - e poi in tanti eventi e occasioni. Penso all'impegno di Piercarlo Grimaldi per le valli alpine in una nuova visione antropologica, alle azioni dell'Università di Scienze Gastronomiche con Silvio Barbero sui territori e con le imprese, a Piero Sardo e ai Presidi, a Roberto Burdese e Carla Coccolo, con Michele Fino, con i quali collaboriamo da sempre. Terre Alte sarà un'area carica di valori e attenzioni, che sono decisive, messaggio alla Politica a tutte le Istituzioni, ai Comuni insieme. Per attuare fino in fondo la legge forestale del 2018, per dare corpo alle Strategie di Green Communities, per dare anima alla legge vigente sui Domini Collettivi, rafforzare i rapporti tra consumatori, produttori, agrichef, per dire come i sistemi forestali e dei pascoli creano valore per la montagna. Tanti elementi che Terra Madre saprà rilanciare nel modo giusto".


Gli appuntamenti più significativi con Uncem e la montagna a Terra Madre di Torino


Il richiamo della foresta. Come gestire il nostro rapporto con il bosco?
Sabato 26 settembre, ore 15, in piazza San Carlo

Intervengono:
Marco Bussone, presidente nazionale di UNCEM e presidente di PEFC
Antonio Nicoletti, responsabile nazionale Aree protette e biodiversità di Legambiente
Enrico Gallo, dirigente Settore foreste della Regione Piemonte
Roberto Colombero, presidente del Cluster Legno Piemonte e di Uncem Piemonte
Gabriele Locatelli, Settore Foreste e Sviluppo Zone Montane della Regione Emilia-Romagna
Marco Gallo, Assessore Regionale con deleghe allo Sviluppo e promozione della montagna, Aree interne e GAL, Sistema neve, Tutela delle aree protette (foreste, parchi, aree UNESCO), Attività estrattive, Programmazione territoriale paesaggistica e urbanistica, Biodiversità e Tartuficoltura
Modera: Federico Varazi, vicepresidente Slow Food Italia


Un Presidio nazionale per la castanicoltura tradizionale
Sabato 26 settembre, ore 12, in piazza San Carlo

Intervengono:
Federico Varazi, vicepresidente di Slow Food Italia
Alessandra Telch, vicepresidente di Slow Food Italia
Marco Bussone, presidente nazionale di UNCEM e presidente di PEFC
Ettore Bozzolo, castanicoltore di Viola Castello (Cn) Presidio nazionale della Castanicoltura tradizionale
Ugo Bugelli, castanicoltore di Piteglio (Pt) Presidio nazionale della Castanicoltura tradizionale castanicoltori aderenti al Presidio nazionale della Castanicoltura tradizionale
Modera: Rosaria Olevano, referente del Presidio nazionale della Castanicoltura tradizionale


Percorso sensoriale "Esplora il bosco in tutti i sensi!"
Corte d'Onore Palazzo Reale - Stand PEFC, Stand PEFC - Piazzetta Reale 1

percorso che nel cuore della città riproduce suggestioni, materiali e atmosfere tipiche dell'ambiente boschivo mediante l'impiego di elementi naturali provenienti da foreste certificate PEFC, quali legno, cortecce, cippato, fogliame, essenze aromatiche e altri materiali forestali. I visitatori sono invitati a esplorare il bosco attraverso i sensi - tatto, olfatto, vista e udito - scoprendo la ricchezza degli ecosistemi forestali e il legame tra foreste, comunità locali e filiere sostenibili. L'installazione ha finalità divulgative ed educative e mira a sensibilizzare il pubblico sull'importanza della gestione forestale sostenibile, sulla tutela della biodiversità e sul ruolo delle foreste certificate nel garantire benefici ambientali, sociali ed economici per i territori e le generazioni future. Il percorso è ideato da PEFC Italia con il contributo di aree forestali certificate PEFC del Piemonte ed è fruibile gratuitamente negli orari di evento, senza necessità di prenotare.


Laboratorio del gusto "Un gelato al sapore di bosco"
Giovedi 24 settembre, ore 14
Alberto Marchetti Gelaterie, Alberto Marchetti Gelaterie - Piazza CLN 248
Prenotazione obbligatoria qui: https://2026.terramadresalonedelgusto.c ... -montagna/


Laboratorio del gusto "Resistenza cilentana"
Venerdi 25 settembre, ore 13
Archivio di Stato di Torino, Archivio di Stato di Torino - Sala Cook - Piazza Castello, 209

Bianca, in quanto cuoca dell'Alleanza Slow Food, nel suo ristorante La rosa bianca ad Aquara, in provincia di Salerno, si fa custode di un tesoro di biodiversità, conservando specie fruttifere in via di estinzione, erbe spontanee e molto altro. Dopo la scomparsa del padre, ha scelto di raccogliere l'eredità emotiva tramandatale dalla famiglia e di restare nel suo territorio, portando al tempo stesso ossigeno e una ventata di novità. Ed è partita proprio dall'inizio, dalla formazione, conseguendo a 30 anni il diploma agrario. Oggi, con questo pacchetto di esperienze, descrive la sua cucina come un "innesto a spacco": un taglio profondo e doloroso, da cui è nata una visione che unisce tradizione orale e tutela della terra e del territorio, un tesoro da consegnare a tutti e tutte.
Prenotazione obbligatoria qui: https://2026.terramadresalonedelgusto.c ... cilentana/


23/09/2026, 14:43
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