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FederBio - AssoBio 
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FederBio al BIOFACH eSPECIAL

17-19 febbraio 2021


FederBio partecipa a Biofach eSPECIAL, la fiera leader mondiale per gli alimenti biologici che si terrà dal 17 al 19 febbraio in versione digitale con il coinvolgimento di 1.200 espositori da oltre 80 Paesi.

Saremo presenti con uno stand virtuale come coespositori dell’agenzia ICE per creare occasioni di incontro digitale, presentazioni virtuali e networking con i protagonisti del settore!

Tra le attività in programma è previsto il webinar “Biologico autentico: una ricerca sul cavolfiore attraverso un approccio chimico multivariato e isotopico” in cui verranno presentati i risultai di INNOVABIO, progetto coordinato dal CREA- Centro di ricerca Olivicoltura Frutticoltura e Agrumicoltura di Acireale in collaborazione con CREA - Centro di ricerca Orticoltura e Florovivaismo di Monsampolo del Tronto, il CREA- Centro di ricerca Agricoltura e Ambiente di Roma, Fondazione Edmund Mach e FederBio.

L'iniziativa, che si terrà in lingua inglese, si svolgerà il 18 febbraio, ore 14.00.

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11/02/2021, 18:48
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FederBio plaude all’annuncio del Ministro Patuanelli sul concreto impegno del MiPAAF per l’approvazione della legge sul biologico.

“Riteniamo molto positivo ed equilibrato il programma del Ministro Patuanelli che punta sulla transizione agroecologica, valorizzando così la leadership dell’Italia nelle produzioni biologiche […]. Siamo estremamente soddisfatti per l’impegno concreto espresso a favore della definitiva approvazione della legge sul biologico, rimasta per troppo tempo bloccata. In questo particolare momento storico in cui l’Europa, con il Green Deal e le strategie Farm to Fork e Biodiversità, sta puntando fortemente sul biologico, l’Italia non può permettersi di perdere l’opportunità di accelerare il percorso di transizione verso il modello agroecologico.

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18/03/2021, 17:55
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FederBio INFORMA - Webtalk: Transizione Biologica - Quaderno Cambia La Terra - 15 aprile 2021, h.10.00


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08/04/2021, 13:15
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Bologna, 21 aprile 2021 – Tutelare la Terra e i suoi ecosistemi è fondamentale per contrastare la deriva climatica e proteggere la salute dell’uomo e dell’ambiente. In occasione della 51a edizione della Giornata Mondiale della Terra, FederBio sottolinea l’importanza di custodire il pianeta da un declino senza precedenti.

Secondo un recente studio dell’Università di Sydney, pubblicato sulla rivista “Nature Geoscience”, due terzi dei terreni agricoli mondiali (il 64%, circa 24,5 milioni di km quadrati) sono a rischio di inquinamento da pesticidi, mentre un terzo (il 31%) è ad alto rischio. Tra le aree ad alto rischio, circa il 34% si trova in regioni ad alta biodiversità, il 5% in aree con scarsità d’acqua e il 19% in nazioni a reddito medio-basso.

I ricercatori dell’Università australiana hanno analizzato il rischio di inquinamento, causato da 92 sostanze chimiche comunemente utilizzate nei pesticidi agricoli (comprendenti 59 erbicidi, 21 insetticidi e 19 fungicidi), per il suolo, l’atmosfera, le acque superficiali e sotterranee in 168 Paesi, riscontrando che il 61,7% (circa 2,3 milioni di km2 ) dei terreni agricoli europei rientra tra quelli “ad alto rischio”.

Coltivare utilizzando solo sostanze di origine naturale, con il divieto di impiego di prodotti di sintesi chimica, mantenere la fertilità dei terreni e la conservazione della biodiversità, rappresentano elementi basilari dell’agricoltura biologica. Un terreno degradato riduce la capacità di mantenere e immagazzinare carbonio, contribuendo a favorire minacce globali come il cambiamento climatico.

“La crisi pandemica ha evidenziato la stretta relazione che c’è tra la salute della Terra e quella delle persone. L’agricoltura intensiva, la monocoltura, l’uso di diserbanti e concimi chimici di sintesi sono tra gli elementi che più impoveriscono il terreno. Siamo a un punto di svolta, non abbiamo più tempo. Serve l’adozione di un nuovo paradigma di produzione agroalimentare basato sulla transizione agroecologica, per preservare la fertilità della Terra.

Mentre per l’agricoltura convenzionale l’obiettivo è nutrire la pianta per l’aumento immediato delle rese, in agricoltura biologica l’obiettivo è nutrire la terra tutelandone la fertilità, gli ecosistemi e la biodiversità, per garantire cibo sano e nutriente e una stabilità di produzione in grado di rispondere alle esigenze del presente senza compromettere la possibilità di soddisfare i bisogni delle generazioni future.

Inoltre, secondo i dati pubblicati dal Rodale Institute, il metodo di coltivazione biologico è in grado di contribuire significativamente alla mitigazione del cambiamento climatico, ad arginare la perdita di biodiversità e a salvaguardare l’ambiente”, ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio.

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22/04/2021, 9:04
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FederBio INFORMA - Webinar Coalizione#CambiamoAgricoltura: Il ruolo dell'agricoltura biologica nella Pac post 2022 - 20 maggio 2021, h.17.30


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18/05/2021, 17:24
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La legge sul bio, finalmente legge bio
Arriva nel momento giusto, ci permetterà di rafforzare il primato italiano. Le polemiche falsificano la realtà: la biodinamica è da sempre un’agricoltura bio, riconosciuta come tale dalla UE già 30 anni fa
di Maria Grazia Mammuccini
Finalmente il Senato ha approvato la legge sul biologico: adesso dovrà ripassare alla Camera per l’ultimo voto dopo le modifiche, ma possiamo considerarla avviata all’approvazione finale e rapida. È una legge che aspettavamo da anni, che è destinata a riconoscere l’importanza del settore ma anche a migliorarlo e a fargli fare decisi passi in avanti. Paradossalmente, il grande ritardo nell’approvazione alla fine ha favorito un testo che si ricollega ad altri importanti strumenti di governance: penso alla Strategia Farm to Fork, approvata un anno fa in pieno lockdown continentale, che tra le altre cose destina al biologico il 25% della superficie agricola europea, con un bel salto in avanti rispetto alla media attuale dell’8%, e al recentissimo Piano d’azione europeo per il biologico che individua strumenti per raggiungere questo obiettivo, sia in termini di crescita della produzione agricola da parte degli agricoltori, che della domanda di cibo bio da parte dei cittadini. È un balzo che in realtà favorisce proprio il biologico italiano, che si trova oggi in pole position per raggiungere gli obiettivi indicati dall’Europa. È il frutto dell’impegno di tanti agricoltori, spesso giovani, delle imprese dell’intera filiera, dei territori e dei sistemi locali, delle associazioni del bio, che hanno lavorato per anni con convinzione, per lo sviluppo di un’agricoltura sana per la salute dell’uomo e della terra, portando ad un aumento di quasi l’80% della superficie destinata al bio in soli 10 anni. Impegno sostenuto dalle scelte dei cittadini che hanno aumentato sensibilmente la domanda di cibo bio, raddoppiando le vendite, sempre negli ultimi 10 anni.

Ma la legge mancava. E mancava per molti motivi. Primo di tutto perché pone una forte attenzione alla nostra produzione: il biologico italiano ha una marcia in più, e nel testo licenziato dal Senato viene confermata la creazione e valorizzazione di un marchio del bio made in Italy. Siamo i primi in Europa e forse nel mondo a farlo. Poi ci sono i distretti, perché il bio non è solo una maniera di produrre, è una maniera per tutelare le risorse ambientali e creare nuove relazioni sociali che valorizzino il territorio e la comunità locale. I biodistretti potranno valorizzare la produzione pulita, rafforzare la possibilità di ‘fare squadra’ tra agricoltori e cittadini, creare distretti produttivi di scala locale e anche la possibilità di gestire in maniera innovativa la tutela dalle contaminazioni accidentali da pesticidi, per le quali, nei distretti bio, dovrà essere il convenzionale a dover adottare le pratiche necessarie per la tutela delle produzioni bio. Nella legge ci sono anche i dettami per la ricerca verso l’agroecologia, di cui il biologico ha assoluta necessità, per capire ancora meglio come sostenere una produzione che non viene ‘forzata’ con la chimica di sintesi e impone agli agricoltori biologici e alle imprese della filiera di trovare soluzioni innovative per rispondere a tutte le attese del mercato nazionale e internazionale, offrendo soluzioni utili anche per il resto dell’agricoltura. Infine la legge prevede il Piano di azione nazionale che fa il paio con quello impostato a livello europeo, un pezzo importante della visione strategica da qui a 10 anni: sarà l’occasione per impostare una strategia ed una programmazione nazionale collegata al Piano Strategico Nazionale della PAC, che individui obiettivi ambiziosi di crescita del biologico e gli strumenti necessari per raggiungerli, sia in termini di supporto agli agricoltori per l’aumento della produzione, sia per la diffusione di una corretta informazione ai cittadini per favorire l’aumento della domanda di prodotti bio. Il biologico italiano è già tra i migliori d’Europa, la superficie coltivata a bio da noi è il doppio della media europea, visto che siamo al 16%. Quella della legge è un’occasione per spingere un’eccellenza che ci ha aiutato a diffondere un modello agricolo che, oltre a contrastare la crisi climatica e a frenare la perdita di biodiversità, consente un maggior reddito per gli agricoltori e una maggiore incidenza del lavoro, cose di cui c’è assolutamente bisogno in questa fase di “ripresa e resilienza”.

Di questo dobbiamo quindi ringraziare il Senato, che dopo la Camera, ha votato all’unanimità a favore, meno un voto contrario e un astenuto. Diciamo che il biologico ha messo d’accordo tutte le parti politiche: in una fase delicata come questa: a me pare il riconoscimento che l’agricoltura può tornare a essere una forza trainante del Paese, puntando a un’innovazione in grado di connettere sempre di più i sistemi agricoli con le nuove esigenze che emergono dai cittadini, creando spazi occupazionali soprattutto per giovani e donne che vogliano lavorare in agricoltura.

Certo, come è noto, tutte le rose hanno delle spine. Di fronte a questo successo del sistema Paese si è trovato il tempo di attivare una polemica sul biodinamico che falsifica, tra l’altro, i dati di realtà. Non c’è nessuno scandalo nel fatto che il biodinamico rientri a pieno titolo nel biologico. L’agricoltura biodinamica non solo rispetta i principi fondanti del bio, utilizzando da sempre prodotti di origine naturale per curare i campi e curare il suolo, ma – con l’obiettivo del ciclo chiuso per la presenza di animali in azienda e con almeno il 10% di superficie agricola destinata alla biodiversità – rappresenta una delle punte più avanzate del sistema del bio. È per questo che la biodinamica è inserita nei Regolamenti europei in materia di agricoltura biologica fin dal 1991 e la norma nazionale non fa altro che prenderne atto. Non c’è nessuno scandalo, perché la legge ha deciso anche di guardare in avanti, prevedendo che, oltre al biodinamico, siano equiparati al biologico anche nuove metodi basati su specifici disciplinari che si stanno ormai diffondendo, come ad esempio la permacoltura, l’agricoltura rigenerativa e altre ancora, purchè rispettino le disposizioni dei regolamenti dell’Unione europea e delle norme nazionali in materia di agricoltura biologica. Il Parlamento ha voluto, giustamente, dare spazio a forze giovani, che già stanno portando avanti sul territorio, oltre alla biodinamica anche queste esperienze e pratiche innovative. E su molti di questi ambiti, la ricerca scientifica si sta già muovendo. Abbiamo visto in questi giorni, e in passato, avanzare dei diktat, mettere dei limiti in nome di Galileo. La verità è un’altra. Il Paese si muove, lo scandalo sarebbe bloccarlo.

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01/06/2021, 21:17
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“Produzione biologica, efficienza energetica e neutralità carbonica: a SANA la sostenibilità a tutto tondo nell’agroalimentare italiano”:

Si chiama “BioEnergy Manager” ed è il progetto con cui, in occasione dell’edizione 2021 di SANA, FederBio Servizi e Consorzio BCC Energia intendono lanciare la sfida della gestione energetica ad alta sostenibilità nelle aziende del settore biologico.

“Se è vero, come è vero, che l’agricoltura biologica promuove la sostenibilità in tutte le sue sfaccettature e in tal senso centra gli obiettivi del New Green Deal europeo come l’uso efficiente delle risorse, l’economia pulita e circolare, il ripristino della biodiversità e la riduzione dell’inquinamento” afferma Paolo Carnemolla, presidente di FederBio Servizi, la società di consulenza e servizi nata per volontà di FederBio e AssoBio nel 2017 e specializzata nei servizi agli operatori del settore biologico, “dobbiamo prendere atto che nessun uso efficiente delle risorse e nessuna riduzione dell’inquinamento possono sussistere senza un concreto impegno per l’efficienza energetica e l’uso di fonti di energia pulite e rinnovabili”.

Da qui nasce la collaborazione con il Consorzio BCC Energia, punto di riferimento dal 2009 per i servizi in campo energetico (dal mercato dell’energia, all’efficienza energetica, fino alle fonti rinnovabili), ed il progetto BioEnergy Manager™ “con cui” ed è proprio Daniele Ziveri, direttore tecnico del Consorzio, a spiegarlo “intendiamo offrire alle aziende biologiche la possibilità di rendere efficiente e sostenibile ogni aspetto della gestione energetica, dall’approvvigionamento, al monitoraggio dei consumi, all’efficientamento, alla autoproduzione da fonti rinnovabili, fino alla mobilità elettrica e a progetti per la Carbon Neutrality. Con questo progetto affianchiamo le aziende biologiche con strumenti specialistici per la transizione energetica, ribaltando il paradigma in cui l’energia è un costo da subire, per considerarla invece un’opportunità”.

“Aderendo al progetto”, chiarisce Nicola Stanzani, direttore di FederBio Servizi “le aziende biologiche hanno l'opportunità di ridurre e ottimizzare la propria spesa energetica, qualificando il proprio approccio verso una piena sostenibilità, anche grazie all'applicazione del marchio distintivo BioEnergy Manager™, attestante la gestione energetica ecosostenibile. Le aziende avranno quindi la possibilità di comunicare in modo visibile e immediato la propria scelta e il percorso intrapreso”.

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08/09/2021, 20:46
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“Produzione biologica, efficienza energetica e neutralità carbonica: a SANA la sostenibilità a tutto tondo nell’agroalimentare italiano”:

Si chiama “BioEnergy Manager” ed è il progetto con cui, in occasione dell’edizione 2021 di SANA, FederBio Servizi e Consorzio BCC Energia intendono lanciare la sfida della gestione energetica ad alta sostenibilità nelle aziende del settore biologico.

“Se è vero, come è vero, che l’agricoltura biologica promuove la sostenibilità in tutte le sue sfaccettature e in tal senso centra gli obiettivi del New Green Deal europeo come l’uso efficiente delle risorse, l’economia pulita e circolare, il ripristino della biodiversità e la riduzione dell’inquinamento” afferma Paolo Carnemolla, presidente di FederBio Servizi, la società di consulenza e servizi nata per volontà di FederBio e AssoBio nel 2017 e specializzata nei servizi agli operatori del settore biologico, “dobbiamo prendere atto che nessun uso efficiente delle risorse e nessuna riduzione dell’inquinamento possono sussistere senza un concreto impegno per l’efficienza energetica e l’uso di fonti di energia pulite e rinnovabili”.

Da qui nasce la collaborazione con il Consorzio BCC Energia, punto di riferimento dal 2009 per i servizi in campo energetico (dal mercato dell’energia, all’efficienza energetica, fino alle fonti rinnovabili), ed il progetto BioEnergy Manager™ “con cui” ed è proprio Daniele Ziveri, direttore tecnico del Consorzio, a spiegarlo “intendiamo offrire alle aziende biologiche la possibilità di rendere efficiente e sostenibile ogni aspetto della gestione energetica, dall’approvvigionamento, al monitoraggio dei consumi, all’efficientamento, alla autoproduzione da fonti rinnovabili, fino alla mobilità elettrica e a progetti per la Carbon Neutrality. Con questo progetto affianchiamo le aziende biologiche con strumenti specialistici per la transizione energetica, ribaltando il paradigma in cui l’energia è un costo da subire, per considerarla invece un’opportunità”.



“Aderendo al progetto”, chiarisce Nicola Stanzani, direttore di FederBio Servizi “le aziende biologiche hanno l'opportunità di ridurre e ottimizzare la propria spesa energetica, qualificando il proprio approccio verso una piena sostenibilità, anche grazie all'applicazione del marchio distintivo BioEnergy Manager™, attestante la gestione energetica ecosostenibile. Le aziende avranno quindi la possibilità di comunicare in modo visibile e immediato la propria scelta e il percorso intrapreso”.

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08/09/2021, 20:49
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Bologna, 23 settembre 2021 – Il 23 settembre diventa ufficialmente la Giornata Europea del Biologico. È stata firmata oggi a Bruxelles dal Trilogo, Parlamento, Consiglio e Commissione dell’Unione Europea, la Dichiarazione Congiunta che la istituisce.

Fortemente voluta da IFOAM Organics Europe, la Federazione delle associazioni del biologico a livello europeo, la giornata dedicata al biologico diventa il momento per fare il punto su un settore in grande crescita. In Italia il biologico ha fatto registrare un incremento come superfici coltivate (+ 5,1%), consumi interni (+ 5%) ed export di bio Made in Italy (+ 11%).

L’istituzione della Giornata Europea del Biologico rientra nelle iniziative previste dal Piano d’azione dell’UE sul bio, che mette a disposizione di tutti gli Stati membri una serie di strumenti utili per sostenere e promuovere la transizione agroecologica dell’agricoltura europea, incoraggiando ogni Paese a inserire misure a supporto dello sviluppo del biologico nei singoli Piani strategici nazionali della PAC.

“La Giornata Europea del Biologico è l’ennesima dimostrazione di quanto l’Ue punti in maniera determinata sul bio. Esprimiamo un plauso a IFOAM OE che, grazie al costante impegno nella promozione di politiche che indirizzino la transizione agroecologica, ha ottenuto l’istituzione di questo momento dedicato al bio importante per l’intero settore. Chiediamo adesso al nostro Governo un impegno concreto e scelte politiche che investano con decisione nel biologico, a partire dal Piano Strategico Nazionale della PAC, con l’obiettivo di arrivare entro il 2027 al 30% di superficie coltivata a bio. È inoltre necessario giungere a una veloce e definitiva approvazione della legge nazionale sull’agricoltura biologica che prevede anche l’elaborazione del Piano d’Azione Nazionale sul biologico”, ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio.

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06/10/2021, 19:13
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Appello di 17 Associazioni al Governo: Per scongiurare nuove crisi puntiamo sulla transizione ecologica dell’agricoltura italiana ed europea
16 MARZO 2022|IN COMUNICATI STAMPA
La sicurezza alimentare in Europa e in Italia si difende puntando sulla transizione ecologica dell’agricoltura non indebolendo le norme della nuova PAC post 2022 e le Strategie UE “Farm to Fork” e “Biodiversità”.

Roma, 16 marzo 2022

“Indebolire le Strategie UE Farm to Fork e Biodiversità 2030 dell’Unione Europea e rivedere le norme ambientali della nuova PAC post 2022 sarebbe un grave errore e non risolverebbe i problemi collegati all’aumento dei prezzi e disponibilità di materie prime, problemi ulteriormente aggravati dalla guerra in Ucraina che stanno mettendo in grave difficoltà le aziende agroalimentari europee e nazionali. Serve, invece, accelerare la transizione ecologica della nostra agricoltura rivedendo i modelli di produzione e consumo del cibo”

E’ quanto sostengono 17 Associazioni ambientaliste, dei consumatori e dei produttori biologici, in una lettera inviata al Presidente del Consiglio, Mario Draghi, e ai Ministri Patuanelli e Cingolani. Una lettera, che fa seguito ad un analogo appello in difesa della transizione ecologica dell’agricoltura inviato il 10 marzo scorso alla Commissione Europea da quasi 100 Associazioni europee Con questa lettera le Associazioni nazionali rispondono agli argomenti con cui le lobby dell’agricoltura industriale sostengono la necessità di rivedere gli obiettivi del Green Deal per affrontare la crisi dei prezzi e delle materie prime causata, solo in parte, dalla guerra in Ucraina. Le Strategie europee che le lobby contestano puntano a tutelare la biodiversità e a ridurre l’impatto che le pratiche agricole intensive determinano su clima e ambiente, con obiettivi al 2030 che riguardano la riduzione dell’utilizzo di pesticidi e sostanze chimiche nei campi e nelle stalle e il mantenimento di uno spazio per la biodiversità nel paesaggio agrario.

Le 17 Associazioni, nella loro lettera, stigmatizzano la strumentalità e l’inadeguatezza di un dibattito che utilizza la drammatica contingenza della guerra in Ucraina per attribuire alla transizione ecologica la responsabilità delle crisi in corso in Europa. Nel quadro di drammatica incertezza che affligge l’agricoltura occorre invece concentrarsi proprio su interventi che garantiscano un futuro sostenibile per il settore agricolo, anche dal punto di vista economico. E’ surreale che invece si sposti la discussione sulle strategie della transizione ecologica che si proiettano su scadenze di medio e lungo periodo. La nuova PAC infatti entrerà in vigore dal 2023 e sarà pienamente operativa dal 2025, mentre per molte aziende agricole la sopravvivenza è questione di giorni o settimane. E’ pertanto urgente intervenire a sostegno delle aziende agricole in grave difficoltà per l’aumento dei prezzi delle materie prime con interventi tempestivi e mirati, tenendo anche conto delle speculazioni finanziarie in atto. Allo stesso tempo, però, è necessario accelerare le risposte alle grandi sfide della sostenibilità ambientale e climatica dell’agricoltura, a partire dall’attuazione delle Strategie “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030” e della nuova PAC post 2022, proprio per rendere i sistemi agroalimentari meno vulnerabili a questi shock. Senza provvedimenti adeguati ed efficaci per la soluzione di questi problemi globali i rischi di nuove crisi saranno sempre maggiori in futuro.

“La guerra in Ucraina sta evidenziando la vulnerabilità dell’Europa nella dipendenza da importazioni di materie prime e di energia. Ma il conflitto è l’ultimo di una serie di eventi, iniziati con la pandemia di COVID e proseguiti con la siccità in Nord America che ha dimezzato i raccolti, innescando dinamiche speculative e una pericolosa ascesa dei prezzi. In un mondo sempre più esposto a shock globali e a conflitti, abbiamo bisogno di una radicale riforma dei nostri sistemi agroalimentari, per promuovere modelli produttivi e di consumo più resilienti e sostenibili” sottolineano le 17 Associazioni. “I timidi passi verso una transizione agroecologica attesi con la riforma della PAC non possono essere vanificati dalla conservazione degli stessi sistemi produttivi e modelli di consumo che ci hanno condotto in questa situazione. Non è aumentando la produzione attraverso un ulteriore degrado dell’ambiente naturale o aumentando la dipendenza da energie fossili che si risolveranno i problemi. Occorrono politiche che favoriscano la sicurezza alimentare, sostengano pratiche estensive e rispettose del benessere degli animali, valorizzino il ruolo degli agricoltori e promuovano diete più sane, con una riduzione e una qualificazione del consumo di prodotti di origine animale”.

Evidenze scientifiche supportano queste posizioni, come il recente rapporto IPCC secondo cui “mentre lo sviluppo agricolo contribuisce alla sicurezza alimentare, l’espansione agricola insostenibile, guidata in parte da diete squilibrate, aumenta la vulnerabilità dell’ecosistema e la vulnerabilità umana e porta alla competizione per la terra e/o le risorse idriche”. L’ISMEA, nell’analizzare i problemi attuali di disponibilità del mais in Italia, evidenzia come sia divenuta “ormai strutturale la dipendenza degli allevamenti dal prodotto di provenienza estera”: si tratta di un grosso segmento della nostra produzione agroalimentare che si dichiara ‘Made in Italy’ ma si basa su importazioni di mangimi, spesso prodotti in Paesi che hanno norme, ad esempio in materia di OGM e pesticidi, molto meno rigorose di quelle europee.

Gran parte dell’insicurezza dei sistemi agroalimentari dipende dalla espansione della zootecnia intensiva, se si considera che il 70% dei terreni agricoli europei è destinato all’alimentazione animale, e a questi si sommano le terre coltivate al di fuori della UE da cui importiamo mangimi per alimentare un settore produttivo divenuto ipertrofico e inquinante, oltre che non rispettoso del benessere animale.

Per le 17 Associazioni “la risposta in grado di garantire una maggiore sicurezza ai sistemi agroalimentari in Europa passa pertanto dalla riduzione del numero degli animali allevati, che richiede una contemporanea riduzione dei consumi di carne e prodotti di origine animale e consentirebbe di liberare terreni per colture alimentari, capaci di soddisfare meglio diete diversificate e a basse emissioni, garantire il diritto di accesso al cibo locale e biodiverso a prezzi sostenibili.”

Arare più terreni, trasformando i prati-pascoli e le aree naturali in seminativi, come si sta proponendo di fare per incrementare superfici agricole destinate a produrre mangimi, usando ancora più pesticidi e fertilizzanti, aumenterebbe pericolosamente il rischio di collassi degli ecosistemi, riducendo la capacità dell’agricoltura di reagire agli shock esterni.

Una revisione al ribasso degli obiettivi della nuova PAC e delle Strategie UE “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030” cancellerebbe ogni residua prospettiva di transizione ecologica della nostra agricoltura, che invece può sganciarsi dalle dinamiche speculative dei mercati globali, come ha già saputo fare, in gran parte, il settore dell’agricoltura biologica, e puntare su qualità e sostenibilità. […]

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28/03/2022, 6:58
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