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Marco
Sez. Supporto Didattico
Iscritto il: 13/03/2008, 19:23 Messaggi: 70690 Località: Pinzolo (TN) - Firenze
Formazione: Laurea in Scienze agrarie
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Agricoltura: Si abbatte la tempesta perfetta sugli investimenti. Federacma lancia l’allarme sugli incentivi Servono 400 milioni di euro per coprire il Credito d’Imposta 4.0 e altri 350 milioni per il Transizione 5.0 chiuso all’improvviso, posticipando a giugno 2026 la scadenza per la consegna dei mezzi e togliendo i limiti di detrazione per l’agricoltura
Mentre le imprese agricole italiane continuano a investire in innovazione per garantire competitività e sostenibilità, si abbatte una vera e propria tempesta normativa e finanziaria che rischia di paralizzare ogni prospettiva di sviluppo. A lanciare l’allarme è Federacma, la Federazione Confcommercio delle associazioni nazionali dei servizi e commercio macchine agricole, operatrici e da giardinaggio, che chiede con urgenza al Governo interventi correttivi nella Legge di Bilancio 2026.
Il disegno di legge attualmente all’esame del Parlamento non rifinanzia il credito d’imposta ZES Sud Agricoltura – che negli anni scorsi ha garantito 50 milioni di euro a sostegno degli investimenti al Sud – né prevede la prosecuzione del Fondo Innovazione, che ha erogato 222 milioni in due anni a favore del settore agricolo.
Ma è soprattutto l’articolo 26 della manovra a preoccupare Federacma. La norma, pensata per contrastare le indebite compensazioni di crediti d’imposta, introduce il divieto di utilizzo in compensazione con i versamenti previdenziali e i premi INAIL. Una misura che rischia di penalizzare in particolare le imprese agricole, caratterizzate da una struttura fiscale semplificata e da limitate possibilità di compensazione.
“Così facendo si azzera di fatto la possibilità per tante aziende agricole di usufruire del credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali – dichiara Andrea Borio, presidente di Federacma –. Parliamo di imprese che non possono godere degli ammortamenti maggiorati previsti per altri comparti e che oggi si ritrovano con uno strumento inaccessibile. È una contraddizione inaccettabile: chi vuole investire in agricoltura non viene sostenuto, ma ostacolato”.
Nemmeno l’introduzione, all’articolo 96, di un nuovo credito d’imposta Agricoltura 4.0 basta a rassicurare gli operatori: lo stanziamento per il 2026 è al momento irrisorio (2,1 milioni di euro), e la misura non sarà verosimilmente operativa prima del secondo trimestre del prossimo anno, poiché richiederà l’adozione di un decreto attuativo.
“Accogliamo con favore la scelta del Ministro Francesco Lollobrigida di istituire uno strumento dedicato all’innovazione agricola – prosegue Borio –. È una misura che Federacma ha sempre richiesto, a dimostrazione di un Governo che sa ascoltare. Tuttavia, con queste risorse e con questi tempi, l’impatto sarà pressoché nullo. Storicamente, il comparto ha avuto bisogno di almeno 250 milioni di euro l’anno per sostenere gli investimenti. Se a questi sommiamo i 50 milioni della ZES e i 100 milioni del Fondo Innovazione oggi cancellati, servono almeno 400 milioni di euro per garantire una continuità rispetto al passato”.
A complicare ulteriormente il quadro, lo stop improvviso al Piano Transizione 5.0: le risorse sono esaurite, ma molte imprese agricole avevano già avviato investimenti, fiduciose nella misura.
“Abbiamo lavorato con il Ministero delle Imprese per far partire la Transizione 5.0 – sottolinea Borio – e, quando finalmente ha preso piede, le imprese si sono viste tradite dalla fiducia. Oggi servono almeno 250-300 milioni di euro per coprire gli investimenti già avviati. Il Governo deve dare subito un segnale chiaro: va assicurato che le spese non coperte dal PNRR saranno sostenute con i fondi ordinari per il 4.0. Nella Legge di Bilancio ci sono 1,3 miliardi disponibili: almeno metà di queste risorse deve essere destinato all’agricoltura”.
Federacma chiede anche che venga prorogato al 30 giugno 2026 il termine di consegna dei beni acquistati con credito d’imposta, oggi fissato al 31 dicembre 2025, in modo analogo a quanto già previsto per gli investimenti del piano 4.0. La richiesta è di inserire la proroga già nel testo iniziale del decreto Milleproroghe, tenuto conto che, con il cambiamento della fonte di copertura, non sussisteranno più i vincoli del PNRR.
“Abbiamo aziende che hanno firmato contratti, versato acconti e avviato le pratiche, ma i mezzi agricoli non arriveranno in tempo per colpa dei ritardi nelle consegne – conclude Borio –. Se non si interviene subito con i correttivi richiesti, il 2026 si aprirà con un blocco totale degli investimenti agricoli e con il rischio concreto di collasso per le reti commerciali. Sarebbe il colpo di grazia per chi, nonostante tutto, ha ancora il coraggio di credere nell’innovazione”.
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| 10/11/2025, 12:36 |
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Marco
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Agricoltura: Segnali di ripresa per la meccanica agricola europea CLIMMAR presenta ad Agritechnica di Hannover l’analisi sulla congiuntura economica e il Dealer Satisfaction Index
Dopo due anni di flessione generalizzata, iniziano ad emergere i primi segnali di ripresa per il mercato europeo delle macchine agricole. Le vendite di macchinari nuovi – in particolare trattori – restano in calo nella prima metà del 2025, complice la prudenza negli investimenti da parte degli agricoltori. Tuttavia, il mercato dell’usato mostra una buona tenuta e si registra una crescita del fatturato nei servizi di officina e nella vendita di ricambi in gran parte dei Paesi europei. Le scorte si stanno progressivamente riducendo e i livelli occupazionali restano stabili.
È questo il quadro illustrato ad Agritechnica, la più importante fiera internazionale dedicata alla meccanizzazione agricola, che si tiene ogni due anni ad Hannover, in Germania. Durante la manifestazione, CLIMMAR – la confederazione europea che riunisce le associazioni nazionali dei concessionari e distributori di macchine agricole – ha presentato la propria analisi congiunturale sull’andamento del settore a livello europeo.
Per la prima volta dal 2023, il sentiment dei dealer appare cautamente ottimista. L’Indice CLIMMAR – un indicatore sintetico che misura la performance del comparto nei 16 Paesi membri (su una scala da –3 a +3) – si colloca attualmente poco sopra lo zero, segnale di un contesto ancora sfidante ma in lieve miglioramento.
Nel corso della Fiera, sono stati presentati anche i risultati dell’edizione 2025 del Dealer Satisfaction Index (DSI), l’indagine annuale che misura il livello di soddisfazione dei concessionari rispetto al rapporto con i produttori.
Federacma – Federazione Confcommercio delle Associazioni dei Servizi e del Commercio di Macchine Agricole, Operatrici e da Giardinaggio –, in rappresentanza dell’Italia, ha partecipato attivamente alla raccolta dei dati e al confronto internazionale. Il DSI si basa su un questionario articolato in 15 aree tematiche e 73 domande, che consente ai distributori di esprimere valutazioni su aspetti chiave della relazione con le case costruttrici. L’obiettivo è fornire uno strumento concreto di lavoro per migliorare la collaborazione tra produttori e rete commerciale.
L’edizione 2025 dell’indagine – condotta tra il 2 aprile e il 28 maggio in dieci Paesi europei (Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Ungheria, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia e Svezia) – ha registrato un tasso di risposta del 26%. I risultati mostrano un leggero miglioramento complessivo: il punteggio medio è salito a 13,5 e il divario tra il marchio più e meno apprezzato è aumentato da 2,1 a 2,3 punti. Otto marchi hanno migliorato la loro performance, mentre due hanno registrato un calo.
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| 12/11/2025, 16:04 |
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Agricoltura, Federacma: "Su Transizione 5.0 segnale positivo del Governo" “È un segnale positivo da parte del Governo che dimostra attenzione verso il mondo produttivo e disponibilità all’ascolto. I chiarimenti arrivati oggi sulla Transizione 5.0 consentono di fare ordine dopo un forte momento di sbandamento per tutta la filiera della meccanica agraria e dell’innovazione agricola. Avremmo voluto più tempo per consentire una partecipazione più ampia, ma ora abbiamo sette giorni per completare il lavoro. Chi ha già caricato la domanda può confidare che sarà lavorata regolarmente”. Lo dichiara Andrea Borio, presidente di Federacma, Federazione Confcommercio delle associazioni nazionali dei servizi e commercio macchine agricole, operatrici e da giardinaggio, che nei giorni scorsi aveva espresso forte preoccupazione per la “tempesta perfetta” che si stava abbattendo sugli incentivi all’innovazione per il comparto primario.
Il decreto-legge, annunciato dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e che dovrebbe approdare in Consiglio dei ministri già questa sera, permetterà, infatti, di prendere in considerazione tutte le domande già caricate a Transizione 5.0 e quelle che saranno caricate entro il 27 novembre, sanando i disguidi tecnici e normativi che avevano rischiato di escludere molte imprese. Si tratta di una buona notizia per migliaia di aziende che potranno completare il caricamento sul portale GSE e veder riconosciuto il proprio diritto all’incentivo, se in possesso dei requisiti previsti.
“Rimaniamo ora in attesa di leggere il testo ufficiale del decreto e di veder confermate queste aperture, che accogliamo con favore – afferma Borio – ma al tempo stesso è indispensabile intervenire sull’articolo 26 della Legge di Bilancio 2026, che rischia di compromettere il futuro degli incentivi per l’innovazione in agricoltura. La norma, nata per contrastare le indebite compensazioni, vieta l’uso dei crediti d’imposta in compensazione con i versamenti previdenziali e Inail: una misura che penalizza le imprese agricole, spesso soggette a regimi fiscali semplificati e con poche imposte da compensare. Così facendo, si azzera di fatto la possibilità per molte aziende agricole di usufruire del credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali”.
Federacma continuerà a monitorare da vicino l’evoluzione del provvedimento su Transizione 5.0 e a collaborare con le Istituzioni affinché agli imprenditori agricoli venga garantita la possibilità di accedere allo strumento, in cui la Federazione ha creduto fin dall’inizio, lavorando accanto al MIMIT per individuare le modalità più semplici ed efficaci per renderlo pienamente operativo anche per il comparto primario.
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| 20/11/2025, 22:03 |
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Agricoltura, Federacma: Approvare emendamenti in Legge di Bilancio per il sostegno agli investimenti in meccanizzazione Il presidente Andrea Borio: “Necessari 300 milioni di euro per l’innovazione agricola”
Mentre l’agricoltura italiana attende risposte concrete per continuare a investire in meccanizzazione e innovazione, arrivano dal Parlamento segnali incoraggianti, ma ancora insufficienti. A sottolinearlo è Federacma – Federazione Confcommercio delle associazioni nazionali dei servizi e commercio macchine agricole, operatrici e da giardinaggio –, che nelle scorse settimane aveva lanciato un allarme sulla carenza di risorse e sull’inasprimento delle condizioni per accedere agli incentivi.
“Ci auguriamo che vengano approvati due emendamenti fondamentali per il comparto – dichiara Andrea Borio, presidente di Federacma –: quello del presidente Luca De Carlo, che elimina il divieto di compensazione con i contributi previdenziali, e quello della senatrice Maria Nocco, che proroga fino al 2028 il credito d’imposta per la ZES agricola. Sono risultati importanti, frutto dell’ascolto delle istanze del settore”.
L’emendamento De Carlo, in particolare, interviene sull’articolo 26 della Manovra rimuovendo una disposizione che avrebbe reso di fatto inutilizzabili i crediti d’imposta da parte di migliaia di imprese agricole con regimi fiscali semplificati. “Si tratta di un correttivo indispensabile – prosegue Borio –. Il rischio concreto era che il credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali diventasse uno strumento inaccessibile per la maggior parte delle aziende agricole italiane”.
La volontà di prorogare la ZES agricola con una dotazione di 50 milioni di euro all’anno fino al 2028, come previsto dall’emendamento Nocco, viene accolta con favore. “La misura ha già dimostrato la sua efficacia nel sostenere gli investimenti nelle regioni del Sud – aggiunge Borio –. Garantirne la continuità pluriennale è una scelta strategica per l’agricoltura meridionale e per la coesione territoriale”.
Ma il nodo resta quello delle risorse complessive. L’articolo 96 introduce un nuovo Credito d’imposta Agricoltura 4.0, ma con uno stanziamento per il 2026 pari a soli 2,1 milioni di euro. “Accogliamo molto positivamente la scelta del Ministro Lollobrigida di creare uno strumento dedicato esclusivamente al settore agricolo – sottolinea Borio –. Ma servono almeno 250–300 milioni di euro per garantire la continuità rispetto ai fondi stanziati in passato, anche perché il Fondo Innovazione Ismea, che ha erogato 222 milioni in due anni, non è stato rifinanziato nella Manovra”.
Resta irrisolta anche la questione del Piano Transizione 5.0, chiuso prematuramente per esaurimento fondi. “Molte imprese agricole – evidenzia Borio – hanno presentato domanda entro il 27 novembre, confidando nella copertura promessa dal ministro Adolfo Urso. Ma a oggi mancano ancora informazioni chiare sulle modalità operative e sulla disponibilità di fondi ordinari per coprire le spese non ammissibili al PNRR”.
Federacma chiede inoltre la proroga di almeno due mesi del termine per la consegna dei beni acquistati con il credito d’imposta 5.0, attualmente fissato al 31 dicembre 2025. “È una misura di buon senso, a costo zero, che darebbe certezza a chi ha firmato contratti e versato acconti, ma si trova impossibilitato a ricevere i mezzi nei tempi previsti, a causa dei ritardi nelle consegne e del caos generatosi attorno alla misura – conclude Borio –. Senza interventi tempestivi, il rischio è aprire il 2026 con un blocco degli investimenti e una crisi profonda per le reti di vendita”.
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| 12/12/2025, 17:57 |
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Agricoltura, Federacma: “Ottimo segnale i 10 milioni di euro per adeguamento trattori. Sia inizio di un percorso” Federacma accoglie con favore l’annuncio dello stanziamento di 10 milioni di euro da parte di Inail, in accordo con Masaf, Crea e Ismea, per l’ammodernamento dei trattori agricoli e forestali. L’iniziativa, presentata oggi in conferenza stampa dal ministro Francesco Lollobrigida, rappresenta un segnale importante e una novità assoluta sul fronte della sicurezza agricola.
“Si tratta di un primo passo concreto per affrontare un problema strutturale – commenta Andrea Borio, presidente di Federacma –. È vero che parliamo di circa 5.000 mezzi da aggiornare, un numero limitato se confrontato con il milione e duecentomila trattori ancora oggi privi dei più basilari strumenti di sicurezza come cinture e rollbar, ma è altrettanto vero che per la prima volta viene previsto un fondo specifico dedicato all’adeguamento dei mezzi già in circolazione. Questo merita un plauso e va riconosciuto al ministro Lollobrigida”.
Federacma si augura che lo stanziamento possa aumentare nei prossimi anni, così da ampliare la platea dei beneficiari e accelerare la messa in sicurezza del parco macchine agricolo, ancora troppo vetusto e spesso pericoloso.
“Ci complimentiamo anche per la scelta di aprire l’accesso ai fondi alle piccole imprese agricole, che troppo spesso restano escluse dai benefici del Bando ISI per via delle complessità procedurali – aggiunge Borio –. È fondamentale che anche le realtà più piccole possano cogliere questa opportunità”.
Infine, Federacma sottolinea l’importanza del coinvolgimento della rete professionale sul territorio: “Le officine e i concessionari che si occuperanno dell’adeguamento dei mezzi dovranno essere qualificati – conclude Borio –. Saranno loro, infatti, a presentare materialmente la richiesta di finanziamento per conto dell’agricoltore. Questo implica responsabilità e competenza, ma anche la necessità di una formazione adeguata e di una procedura chiara e accessibile”.
Federacma rinnova la propria disponibilità a collaborare con le istituzioni per rafforzare questa misura e contribuire, insieme, alla riduzione degli incidenti sul lavoro in agricoltura, che ogni anno causano oltre 100 decessi per ribaltamento di trattori.
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| 17/12/2025, 15:03 |
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Agricoltura: Approvata norma Nocco per rafforzare la sanità veterinaria pubblica Più tutele per la salute pubblica e animale, più strumenti per contrastare epizoozie e zoonosi, più riconoscimento ai medici veterinari del territorio: sono questi gli obiettivi raggiunti grazie all’approvazione dell’emendamento a prima firma della senatrice Maria Nocco (Fratelli d’Italia), inserito nella Manovra durante i lavori in corso in Commissione Bilancio a Palazzo Madama.
La norma interviene in modo strutturale sul sistema sanitario nazionale, prevedendo che i medici veterinari specialisti ambulatoriali convenzionati – titolari al 1° gennaio 2026 di un incarico a tempo indeterminato da 38 ore settimanali e in possesso del titolo di specializzazione richiesto – possano, previo giudizio di idoneità, essere inquadrati nei ruoli dirigenziali delle aziende sanitarie, con il trattamento previsto dal contratto nazionale dell’area dirigenziale veterinaria.
L’obiettivo è duplice: rafforzare la capacità operativa della sanità veterinaria pubblica nei territori, sempre più esposta al rischio di emergenze sanitarie animali, e valorizzare le competenze maturate dai professionisti già attivi nel sistema, in una logica di riconoscimento dell’esperienza e di equità contrattuale.
“Con questa norma rafforziamo la prima linea di difesa del nostro sistema sanitario contro le malattie animali che possono mettere a rischio intere filiere agroalimentari o trasformarsi in emergenze per la salute pubblica – dichiara la senatrice Maria Nocco (FdI) – La prevenzione passa da un presidio veterinario efficiente e diffuso sul territorio. L’emendamento che ho proposto – aggiunge – risponde a una duplice esigenza: quella di potenziare la risposta del SSN alle emergenze sanitarie e quella di valorizzare il lavoro quotidiano dei veterinari convenzionati, che troppo spesso sono rimasti invisibili nonostante l’impegno, la continuità e la qualità del loro servizio”.
L’inquadramento sarà possibile senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, grazie a un meccanismo di compensazione fondato sulla riduzione progressiva delle ore di specialistica convenzionata a seguito dei nuovi inquadramenti o delle cessazioni già intervenute. Le Regioni dovranno rendicontare annualmente gli inquadramenti effettuati, le risorse utilizzate e le ore convenzionali disattivate, garantendo così trasparenza e sostenibilità del processo.
“È una svolta attesa e concreta, che risolve una criticità segnalata da anni dai territori e dalle associazioni di categoria, che ringrazio per la collaborazione e il sostegno – conclude Nocco –. Mettiamo fine a un’inspiegabile sottovalutazione del ruolo dei veterinari nella sanità pubblica e investiamo con coraggio nella prevenzione, nella sicurezza alimentare e nella tutela della salute collettiva. È così che si difende davvero l’agricoltura italiana”.
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| 19/12/2025, 19:16 |
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