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Re: UNCAI- Unione Naz. Contoterzisti Agromeccanici e Industr

28/04/2026, 7:38

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COMUNICATO STAMPA
Sicurezza e Rottamazione: UNCAI rilancia la sfida della professionalità
Tassinari: "Sì al piano Federacma. Basta musei a cielo aperto, si premi chi lavora seriamente"
ROMA, 27 aprile 2026 – Non è più tempo di rinvii, ma di una strategia che unisca sicurezza sul lavoro e sostenibilità economica per le imprese agromeccaniche. L’Unione Nazionale Contoterzisti (UNCAI) accoglie con favore l’appello lanciato da Federacma durante il convegno all'Accademia dei Georgofili, confermando una linea che Uncai sostiene da anni: senza un piano di rottamazione serio e strutturato, il parco macchine italiano rimarrà un “museo a cielo aperto” con costi umani inaccettabili.
“Siamo soddisfatti che il tema della rottamazione entri finalmente nell'agenda politica con la forza che merita”, dichiara il Presidente di UNCAI, Aproniano Tassinari. “Da almeno un decennio UNCAI chiede incentivi strutturati per la dismissione dei mezzi obsoleti. I contoterzisti professionali hanno già dimostrato che rinnovare si può e si deve: le nostre flotte sono moderne e tecnologicamente avanzate. È inaccettabile che accanto a noi operino ancora mezzi di trent'anni fa, privi di sistemi anti-ribaltamento (ROPS) e cinture, che alimentano statistiche di infortuni di cui l'intero settore deve vergognarsi”.
UNCAI condivide la proposta di un piano pluriennale di rottamazione — nell'ordine dei 350 milioni di euro tra il 2027 e il 2031 — e sostiene l'introduzione di un credito d'imposta per la dismissione del mezzo anche senza sostituzione. Tuttavia, Tassinari pone una condizione chiara: “I meccanismi incentivanti devono premiare chi esercita professionalmente l'attività agromeccanica. I fondi pubblici non possono sussidiare chi utilizza il trattore in modo saltuario, senza adeguate garanzie assicurative e formative. Il paragone con i 9 miliardi mobilitati per l'automotive è doveroso, ma non vogliamo uno strumento assistenziale: vogliamo una politica industriale che premi chi fa impresa sul serio”.
Sul fronte della revisione dei trattori, attesa da un decennio, UNCAI ne ribadisce l'urgenza ma ne contesta l'approccio “automobilistico”. Il trattore agricolo non è un veicolo stradale: trascorre la maggioranza della propria vita operativa nei campi, con cicli d'uso e profili di rischio diversi da quelli di un'automobile. Mutuare acriticamente le logiche automotive significa produrre adempimenti burocratici costosi e poco efficaci. Per questo, UNCAI condivide la richiesta di uno slittamento di almeno tre anni prima dell'entrata in vigore delle sanzioni, tempo necessario per formare ispettori, adeguare le officine e garantire attrezzature omologate.
“La revisione deve diventare uno strumento di qualità reale, non l'ennesima incombenza da aggirare perché il sistema non funziona”, conclude Tassinari. “Non si può sanzionare chi non è messo nelle condizioni di adempiere. Costruire un'infrastruttura solida oggi è l'unico modo per avere sicurezza vera domani”.

Re: UNCAI- Unione Naz. Contoterzisti Agromeccanici e Industr

29/04/2026, 19:54

Carburante agricolo e abbandono delle terre
UNCAI chiede al Parlamento di correggere un'incongruenza normativa: "Escludere gli agromeccanici dal credito d'imposta non salva risorse pubbliche: le redistribuisce male"
ROMA, 29 Aprile 2026 – In un momento in cui il Commissario UE all’Agricoltura, Christophe Hansen, lancia l’allarme sulla scelta "molto grave" di alcuni agricoltori di ritirare i terreni dalla produzione, l'Italia rischia di aggravare la crisi con un’incongruenza normativa nel DL 42/2026. L’Unione Nazionale Contoterzisti Agromeccanici e Industriali (UNCAI) ha depositato presso la 6ª Commissione del Senato e inviato al ministro dell’agricoltura e ai componenti delle commissioni agricoltura di Camera e Senato un documento di osservazioni evidenziando come l'esclusione degli agromeccanici dal credito d’imposta sul carburante di marzo 2026 (e successivi) rappresenti un errore strategico per la tenuta del sistema-Paese. Al centro della segnalazione c'è, infatti, una scelta normativa che, nelle intenzioni, doveva alleviare la pressione energetica sul settore agricolo, ma che rischia di produrre l'effetto contrario.
L’art. 8-ter riconosce un credito del 20% alle sole "imprese agricole", escludendo chi materialmente esegue le lavorazioni, ossia le imprese agromeccaniche. «Questa esclusione è in contraddizione con il quadro giuridico», dichiara il Presidente di UNCAI, Aproniano Tassinari. «Il diritto vigente (D.M. 454/2001, norma primaria di settore) riconosce già agli agromeccanici la piena legittimità al prelievo di gasolio agricolo agevolato. Negare loro il credito d'imposta significa che la medesima operazione colturale viene sussidiata se fatta in proprio dall’azienda, ma tassata se affidata a un professionista. È una disparità che non salva risorse pubbliche, le redistribuisce solo male, colpendo l'efficienza».
Le imprese agromeccaniche gestiscono oggi il 70% delle semine e oltre il 95% dei raccolti in Italia. Una misura di sostegno che non raggiunge chi materialmente sostiene il costo del carburante non attenua la pressione economica sulla filiera: la trasferisce. L'aumento del costo operativo non compensato per le imprese agromeccaniche si riversa necessariamente sulle tariffe dei servizi in conto terzi, con ricadute dirette sui costi di produzione delle aziende agricole committenti. Questo aggrava esattamente quella condizione di marginalità che spinge gli agricoltori a valutare l'abbandono della produzione, minando quella sovranità alimentare che è elemento costituente di qualsiasi Paese. .
La proposta di Uncai
UNCAI propone al Parlamento due formulazioni emendative alternative dell'art. 8-ter: la prima fa riferimento ai soggetti già individuati dal D.M. 454/2001, utilizzando un perimetro normativo consolidato da oltre vent'anni; la seconda riprende la formulazione adottata nel decreto-legge 23 settembre 2022, n. 144 (c.d. "Aiuti Ter"), che già estendeva analoghi benefici anche alle imprese agromeccaniche, identificate dal codice ATECO 01.61.99. I dati ufficiali del MASE confermano che l'operazione è a plafond invariato : lo stanziamento di 30 milioni di euro è già dimensionato sui consumi sistemici nazionali (circa 129 milioni di litri a marzo 2025): includere i contoterzisti non genera nuovi consumi, ma garantisce che il sostegno raggiunga chi sostiene effettivamente la spesa operativa.
«Non chiediamo un trattamento di favore, ma il ripristino di una visione organica dell'agricoltura», conclude il Presidente di UNCAI. «Chiediamo che una misura nata per sostenere la produzione agricola raggiunga chi quella produzione la esegue materialmente. La coerenza normativa è nell'interesse di tutti».
UNCAI auspica che il Parlamento voglia valutare positivamente un emendamento correttivo, nel rispetto dei saldi di finanza pubblica e in coerenza con il quadro giuridico vigente.

Re: UNCAI- Unione Naz. Contoterzisti Agromeccanici e Industr

06/05/2026, 15:09

Biocarburanti per l'aviazione: UNCAI chiede che i criteri dell’Annex IX riconoscano il ruolo delle imprese agromeccaniche nella filiera SAF
Il regolamento europeo ReFuelEU Aviation impone quote crescenti di carburante sostenibile negli aeroporti UE. Le colture intermedie sono tra le materie prime ammesse per produrlo. Ma senza il contributo operativo delle imprese agromeccaniche, la filiera non sta in piedi. L'Atto di Esecuzione sull'Annex IX deve tenerne conto
Roma, 6 maggio 2026 - Dal 1° gennaio 2025 è operativo in tutta l'Unione Europea il Regolamento ReFuelEU Aviation, che impone ai fornitori di carburante negli scali europei di garantire quote crescenti di SAF — Sustainable Aviation Fuel, il carburante sostenibile per l'aviazione — miscelato obbligatoriamente al cherosene tradizionale. La quota parte dal 2% nel 2025 e sale fino al 70% entro il 2050, con tappe intermedie vincolanti e sanzioni significative per gli inadempienti.
Tra le materie prime ammesse per produrre SAF che conta verso questi obiettivi vi sono le colture intermedie — i secondi raccolti e le colture di copertura che gli agricoltori europei seminano tra un ciclo produttivo principale e il successivo. Queste colture, inserite nell'Annex IX della Direttiva sull'Energia Rinnovabile (RED III), presentano un profilo di sostenibilità favorevole: non sottraggono superficie alla produzione alimentare principale, contribuiscono alla salute del suolo e possono generare nuova redditività su finestre stagionali oggi in larga parte inutilizzate.
UNCAI ritiene che questo scenario apra un'opportunità concreta per il settore agromeccanico italiano, ma che essa si realizzi solo se il quadro normativo riconosce esplicitamente la funzione delle imprese agromeccaniche all'interno della filiera. Non si tratta di una questione di posizionamento fine a se stesso: è una condizione tecnica per la fattibilità operativa.
“Le colture intermedie per la produzione di SAF richiedono interventi tempestivi e altamente specializzati in una finestra stagionale ristretta, che solo un'impresa agromeccanica strutturata può garantire su larga scala” — afferma Aproniano Tassinari, presidente di UNCAI. “Ma il contoterzista non è solo chi raccoglie: è il soggetto che certifica la sostenibilità dell'operazione al punto di origine, che conosce il suolo e il calendario colturale meglio di qualsiasi consulente esterno, e che può diventare il partner tecnico delle bioraffinerie sul territorio. Perché questo avvenga, i criteri dell'Atto di Esecuzione sull'Annex IX devono essere costruiti con una comprensione reale di come funziona la produzione agricola in campo, non solo di come si definisce sulla carta”.
UNCAI individua tre contributi specifici che le imprese agromeccaniche portano alla filiera SAF da colture intermedie. Il primo è la capacità di raccolta efficiente nella finestra temporale disponibile: la stagione utile tra la trebbiatura della coltura principale e la semina autunnale è di poche settimane, e un coordinamento macchine-terreno-logistica su scala adeguata è possibile solo con operatori professionali dotati di parchi macchine dimensionati per l'efficienza. Il secondo contributo è la certificazione operativa della filiera: i principali schemi internazionali di certificazione della sostenibilità — ISCC, REDcert — richiedono la tracciabilità di ogni operazione colturale, dagli input utilizzati alle emissioni generate. Le imprese agromeccaniche che dispongono di sistemi di telemetria e gestione dei dati sulle macchine possono essere il primo nodo di questa catena di custodia, riducendo i costi di verifica e aumentando l'affidabilità dell'intero sistema. Il terzo contributo è la conoscenza agronomica locale: un contoterzista che opera su migliaia di ettari annui in un areale conosce le caratteristiche pedologiche e climatiche di quel territorio in modo che nessun soggetto esterno può replicare, e questa conoscenza è determinante nella selezione delle varietà di cover crop e nell'ottimizzazione dei calendari di intervento.
Su questo sfondo, UNCAI esprime preoccupazione per la definizione attualmente prevista nell'Atto di Esecuzione riguardante le condizioni di ammissibilità delle colture intermedie. Il criterio che limita l'accesso alle sole aree "dove la produzione di colture alimentari è limitata a un solo raccolto per anno" rischia di escludere ampie aree agricole italiane che soddisfano i requisiti agronomici e di sostenibilità richiesti, ma che per ragioni climatiche o di tradizione colturale non si adattano a questa definizione calibrata su contesti nordeuropei. Un'esclusione di questo tipo non tutela la sostenibilità ambientale — obiettivo condivisibile — ma produce un'asimmetria competitiva a svantaggio dell'agricoltura italiana senza alcun beneficio climatico verificabile.
UNCAI chiede pertanto che l'Atto di Esecuzione sull'Annex IX adotti criteri di ammissibilità fondati su dati agronomici nazionali verificati, che tengano conto delle condizioni pedoclimatiche reali e che includano esplicitamente nella definizione di filiera certificata il ruolo degli operatori agromeccanici professionali. Un sistema di certificazione credibile deve partire da chi opera in campo: è lì che la sostenibilità si produce o si manca, non negli uffici in cui si definisce.
NOTA INFORMATIVA
ReFuelEU Aviation (Regolamento UE 2023/2405): obbligo in vigore dal 1° gennaio 2025. Impone ai fornitori di carburante negli scali UE quote minime di SAF miscelato al kerosene convenzionale: 2% nel 2025, 6% nel 2030, 20% nel 2035, 70% nel 2050.
Annex IX della RED III (Direttiva UE 2023/2413): lista delle materie prime ammesse per la produzione di biocarburanti avanzati. Le colture intermedie sono state inserite dalla Direttiva Delegata 2024/1405, con condizioni di ammissibilità in corso di definizione nell'Atto di Esecuzione.
SAF (Sustainable Aviation Fuel): carburante per aeromobili prodotto da fonti rinnovabili o di scarto. Riduce le emissioni di CO₂ lungo il ciclo di vita dal 60% al 90% rispetto al kerosene fossile. È chimicamente compatibile con i motori esistenti senza modifiche.

Re: UNCAI- Unione Naz. Contoterzisti Agromeccanici e Industr

07/05/2026, 18:34

CBAM sui fertilizzanti: il 19 maggio è l'ultima occasione per non lasciare soli gli agricoltori europei
Il CBAM tassa le emissioni incorporate nel processo industriale di produzione dei fertilizzanti azotati — un carbonio prodotto nelle fabbriche, non nei campi. Eppure il costo si scarica sull'agricoltore, che è l'acquirente finale di un prodotto che non ha fabbricato. Copa e Cogeca stimano che in sette anni questo meccanismo costerà al settore tra 12 e 39 miliardi di euro. UNCAI chiede alla Commissione europea di non fermarsi alla sospensione del meccanismo — che non risolverebbe nulla di strutturale — ma di destinare le entrate del CBAM a un fondo di compensazione diretto per agricoltori e imprese agromeccaniche. Il Piano europeo per i fertilizzanti del 19 maggio è l'occasione giusta. Probabilmente l'unica a breve termine.
“Il CBAM è stato pensato per correggere una distorsione di mercato vera: i produttori extra-UE che non pagano i costi ambientali della loro produzione hanno un vantaggio competitivo che non riflette la realtà. Il problema non è lo strumento. Il problema è dove finisce il costo. L'agricoltura ha le sue emissioni — metano, protossido d'azoto — su cui il settore sta lavorando. Ma il CBAM non tassa quelle emissioni: tassa il processo industriale di produzione dei fertilizzanti nelle fabbriche di ammoniaca e urea fuori dall'UE. Quel carbonio lo produce il petrolchimico egiziano o russo, non chi compra il sacco di urea. E il costo, lungo la catena commerciale, arriva all'agricoltore: che compra il fertilizzante più caro, vende il grano al prezzo di Chicago, e la differenza la assorbe lui”.
Aproniano Tassinari, presidente UNCAI
Le tre richieste di UNCAI per il 19 maggio
1. Pubblicazione di un rendiconto trasparente sulle entrate CBAM generate dai fertilizzanti e sulla loro destinazione attuale nel bilancio europeo.
2. Avvio di una consultazione sulla fattibilità di un Fondo di compensazione agricola diretto, alimentato da una quota vincolata delle entrate del meccanismo, accessibile ad agricoltori e imprese agromeccaniche.
3. Misure transitorie immediate — crediti d'imposta o anticipi rimborsabili — che neutralizzino l'aumento dei costi già in corso nel 2026, nell'attesa di uno strumento strutturale.
“Non stiamo chiedendo di smontare una politica climatica. Stiamo chiedendo che chi raccoglie le entrate di quella politica dica chiaramente dove le mette. Il CBAM sui fertilizzanti incassa centinaia di milioni l'anno: se anche solo una parte di quei soldi tornasse al settore agricolo come compensazione diretta o come investimento in efficienza d'uso dei fertilizzanti, avremmo uno strumento che funziona per il clima e non distrugge la redditività agricola. Invece in questo momento stiamo applicando la tassa e non stiamo destinando le entrate. È questa l'incoerenza che chiediamo di correggere il 19 maggio”.
Aproniano Tassinari, presidente UNCAI

Re: UNCAI- Unione Naz. Contoterzisti Agromeccanici e Industr

14/05/2026, 13:47

Ammoniaca, Greenpeace e Pianura Padana
UNCAI: il problema è reale, le soluzioni esistono, il nodo è politico-burocratico. Le imprese agromeccaniche sono pronte
Roma/Milano, 14 maggio - Il rapporto “Padania avvelenata” di Greenpeace Italia ha riattualizzato il dibattito sul tema delle emissioni di ammoniaca e gas serra prodotte dagli allevamenti intensivi nella Pianura Padana. I dati, elaborati con il supporto dell'Università di Siena, fotografano una situazione rimasta stabile dal 2017 al 2023: 162.700 tonnellate di ammoniaca e oltre 12,7 milioni di tonnellate di gas serra emesse ogni anno nell’ecoregione padana, con la provincia di Brescia che da sola genera il 14,9% delle emissioni di ammoniaca e il 15,3% delle emissioni climalteranti/di gas serra. Cremona e Mantova completano il podio.
I dati vanno presi sul serio. Ma il dibattito deve essere accompagnato fuori dagli interessi di bottega dove predilige sostare. Dalla diagnosi occorre passare all’azione e la scienza è chiara sia sul meccanismo alla base del problema sia nella definizione di soluzioni. La volatilizzazione dell’ammoniaca gassosa diventa critica quando effluenti contenenti azoto in forma ammoniacale o ureica sono distribuiti sulla superficie del terreno senza essere prontamente interrati, soprattutto in condizioni di elevata temperatura dell’aria. Senza le dovute accortezze, questo fenomeno può causare la perdita fino al 60% dell’azoto ammoniacale apportato con lo spandimento, disperso nell’atmosfera anziché trattenuto nel suolo. L’interramento rapido degli effluenti è la risposta diretta a questo meccanismo: blocca la volatilizzazione alla fonte, trattiene l’azoto come nutriente per le colture, e riduce drasticamente le emissioni.
Il piatto deviatore (tecnica di distribuzione superficiale ancora ammessa dalla normativa vigente) è il caso opposto: distribuisce in superficie il refluo senza incorporarlo immediatamente nel suolo. È così che si producono picchi di emissione di ammoniaca nelle ore successive allo spandimento. Si tratta della tecnica più conveniente per le aziende agricole. Per questo continua a essere usata.
Uno studio commissionato da Regione Lombardia all’Università degli Studi di Milano attribuisce l'87% della produzione di ammoniaca regionale agli allevamenti. Le soluzioni tecniche per ridurre queste emissioni esistono e sono validate: l’interramento a solco chiuso degli effluenti, realizzato con macchine specializzate che incorporano il refluo direttamente nel suolo, abbatte le emissioni di ammoniaca fino al 97% rispetto alla distribuzione superficiale (Agriculture - MDPI, ottobre 2021).
Eppure la contraddizione rimane aperta. Regione Lombardia ha aperto un bando rivolto agli agromeccanici iscritti all’albo regionale per l’acquisto di macchine per l’interramento di precisione degli effluenti zootecnici. Una misura corretta. Allo stesso tempo, però, ha rinviato al 1° gennaio 2029 il divieto del piatto deviatore, mantenendo in auge una tecnica più economica, più semplice, ma enormemente più inquinante. Finché questa alternativa resta accessibile, la domanda di macchine per l’interramento rimarrà circoscritta alle aziende agricole più virtuose. Il bando è il segno che la Regione ha una visione volta alla soluzione del problema e a un cambio di paradigma; segnali incoraggianti vengono anche dal convegno promosso dal consigliere regionale Marcello Ventura, che ha portato al tavolo scienza, istituzioni e agricoltori e agromeccanici. Ma il mercato non si forma perché l’opzione più economica e sbrigativa non è stata vietata in tempi in linea con l’urgenza del problema.
Rossano Remagni Buoli, Presidente di APIMA Cremona: «Cremona è tra le province con le emissioni più alte della Pianura Padana. Lo sappiamo. Ma sappiamo anche che noi contoterzisti siamo parte della soluzione. Le macchine per l’interramento di precisione esistono, diverse nostre imprese sono pronte a metterle in campo. Il problema è che il mercato non le richiede, e non le richiederà finché la tecnica più inquinante resta legale e conveniente. Non è una questione di risorse: è una questione di decisione amministrativa».
Aproniano Tassinari, Presidente di UNCAI: «Il dibattito sul rapporto Greenpeace rischia di riprodurre una diatriba arcinota e inconcludente: da una parte chi nega, dall’altra chi accusa. Nel mezzo, e fuori dai radar, soluzioni che esistono e non vengono adottate. Effluenti distribuiti in superficie senza interramento immediato possono disperdere fino al 60% dell'azoto ammoniacale nell’atmosfera. Se si rinvia al 2029 il divieto del piatto deviatore e si apre intanto un bando per le macchine che lo sostituirebbero, ci si contraddice da soli. L’innovazione non si afferma nell’inerzia: ha bisogno di regole nuove e coerenti. UNCAI chiede che i tempi normativi siano allineati all’urgenza ambientale e alla disponibilità tecnica già esistente sul territorio».

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20/05/2026, 12:30

CARO CARBURANTI, LA SICILIA INCLUDE I CONTOTERZISTI
L'Assemblea Regionale Siciliana stanzia 10 milioni a fondo perduto per agricoltori e imprese agromeccaniche. UNCAI auspica che il Parlamento nazionale segua la stessa logica nella conversione del DL 42/2026
Roma, 20 maggio 2026 — Lo scorso 13 maggio l'Assemblea Regionale Siciliana ha approvato un emendamento al disegno di legge stralcio "Norme in materia di personale, di autorizzazioni e di incentivi" — n. 1030/A Stralcio I/A che stanzia 30 milioni di euro come agevolazione a fondo perduto per autotrasporto, agricoltura e pesca, a parziale ristoro dei maggiori costi sostenuti per l'impennata del prezzo del gasolio tra il 1° marzo e il 31 dicembre 2026, conseguenza diretta della crisi internazionale connessa allo Stretto di Hormuz.
In particolare, la misura, di iniziativa del governo regionale guidato dal presidente Renato Schifani, destina 10 milioni al comparto agricolo, 15 milioni all'autotrasporto e 5 milioni alla pesca. I contributi saranno erogati nell'ambito del quadro temporaneo per gli aiuti di Stato definito dalla Commissione europea.
Ciò che rende questa deliberazione particolarmente significativa per l'intera filiera agromeccanica e per UNCAI è il criterio adottato per la platea dei beneficiari: l'indennizzo sarà calcolato sul consumo effettivo di gasolio certificato UMA, includendo esplicitamente aziende agricole e imprese agromeccanche. La Regione Siciliana riconosce che ciò che conta è l'attività nei fatti svolta, il carburante consumato in campo e la normativa di rifermento.
È lo stesso principio che UNCAI ha posto al centro dei propri appelli sul DDL 1865, il provvedimento di conversione del DL 42/2026. L'art. 8-ter del decreto ha introdotto un credito d'imposta sul gasolio agricolo destinato alle sole "imprese agricole" ai sensi dell'art. 2135 del Codice civile, lasciando fuori le imprese agromeccaniche che, in base al DM 454/2001, sono espressamente autorizzate all'utilizzo del gasolio agricolo agevolato e che svolgono, con i propri mezzi, le medesime lavorazioni nei campi.
«La scelta della Regione Siciliana conferma che guardare al lavoro reale, piuttosto che alla sola categoria formale dell'operatore, è una via praticabile e coerente», afferma Aproniano Tassinari, presidente di UNCAI. «Diversi parlamentari hanno già presentato emendamenti in questa direzione nell'ambito della conversione del DL 42/2026, riconoscendo la fondatezza delle ragioni delle imprese agromeccaniche. Ci auguriamo che questo lavoro parlamentare trovi compimento e che il testo finale della legge di conversione colmi una lacuna che, se fosse lasciata irrisolta, penalizzerebbe un comparto che ogni anno garantisce oltre il 70% delle lavorazioni agricole nazionali».
La scelta siciliana non è un atto isolato: si inscrive in una logica di sussidiarietà e proporzionalità che dovrebbe orientare ogni intervento pubblico a sostegno delle filiere produttive. «Laddove l'operazione è la stessa, identico deve essere il riconoscimento, tanto più che le imprese agromeccaniche operano con quell’orientamento al cliente che le rende operatori professionali e certificati, anche nell’uso efficiente e tracciato del carburante agricolo», prosegue Tassinari che conclude: «Le imprese agromeccaniche attendono che il Parlamento nazionale faccia la sua parte, non lasci indietro nessuno facendo propria questa elementare misura di giustizia».

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23/05/2026, 10:04

Piano fertilizzanti UE: fatti passi avanti, ma occorre un fondo di compensazione CBAM
Bene la sospensione dei dazi, la riduzione quasi a zero della maggiorazione CBAM per i fertilizzanti, l'impegno sul digestato e la valutazione dell'impatto sui prezzi agricoli. Due lacune rilevanti: i tempi per costruire nuovi impianti e il rischio di resistenza delle comunità locali. UNCAI rilancia la proposta di un fondo di compensazione alimentato dalle entrate CBAM
Roma, 22 maggio 2026 - Il piano d’azione sui fertilizzanti adottato dalla Commissione europea il 19 maggio 2026 (COM(2026) 310 final) contiene misure già operative che il dibattito pubblico ha in parte ignorato. La maggiorazione CBAM per i fertilizzanti è già fissata all’1% — contro il 10-30% applicato ad acciaio, cemento e alluminio nei prossimi tre anni — ed è un trattamento di favore concreto, già in vigore. Il 20 febbraio la Commissione aveva già proposto la sospensione dei dazi su ammoniaca e urea. Il piano mobilita inoltre risorse aggiuntive nel bilancio UE e si impegna a estendere il regime RENURE ai digestati liquidi per la prossima stagione di semina. «Riconoscerlo non significa essere soddisfatti: significa indicare con fermezza ciò che manca», spiega Aproniano Tassinari, presidente UNCAI.
Il piano tace su due nodi critici che ne condizionano l'efficacia nel medio termine. Il primo riguarda i tempi reali. Costruire nuovi impianti di produzione di fertilizzanti, anche del tipo più sostenibile, richiede percorsi autorizzativi lunghi che il piano stesso riconosce come “barriere strutturali” senza però quantificarle. Un impianto di ammoniaca verde è soggetto a classificazione Seveso III, Valutazione di Impatto Ambientale, Autorizzazione Integrata Ambientale e iter edilizi locali: otto-quindici anni dalla decisione alla produzione. «La crisi del 2026 si gestisce con gli strumenti del 2026, e quelli sono insufficienti rispetto all’entità del problema», prosegue Tassinari.
Il secondo nodo riguarda l’accettazione sociale. Il piano non contiene alcun riferimento alla resistenza delle comunità locali che incontrerà ogni nuovo impianto, anche se bio o circolare. Realtà come Acqua e Sole, in provincia di Pavia, e Diachem, a Caravaggio — entrambe integrate nella filiera agricola locale — dimostrano che l’accettazione si costruisce quando l’impianto è percepito come parte dell’ecosistema produttivo che serve. UNCAI chiede che il pacchetto legislativo annunciato preveda criteri preferenziali e procedure semplificate per i modelli di produzione integrata agro-industriale radicati nella filiera locale.
Il piano si impegna a valutare come i costi CBAM ed ETS si trasmettano ai prezzi dei fertilizzanti pagati dagli agricoltori. UNCAI accoglie l'impegno e chiede un passo ulteriore: che la valutazione includa la fattibilità di un fondo europeo di compensazione diretto per gli acquirenti finali di fertilizzanti azotati, alimentato da una quota delle entrate CBAM generate da questa categoria di prodotti, con l'obiettivo di coprire sia il costo aggiuntivo del meccanismo sia il differenziale di prezzo tra fertilizzanti circolari certificati e quelli di sintesi. «Non nuovi fondi a carico del bilancio comunitario: una restituzione di quanto il meccanismo preleva da chi non ha causato il problema e non ha potere di trasferire il costo a valle», precisa Tassinari.
“Il carbon farming è un'altra opportunità che il piano apre e che il settore agromeccanico può cogliere direttamente. Chi opera con precisione in campo, modulando gli input e documentando la riduzione dei fertilizzanti sintetici, è il primo anello della catena dei crediti di carbonio previsti dal Regolamento CRCF - Carbon Removal Certification Framework. «È un mercato nuovo che si aggiunge a quello esistente, non un obbligo aggiuntivo», aggiunge il presidente UNCAI, che auspica un posto per le imprese agromeccaniche nel Partenariato europeo della filiera dei fertilizzanti annunciato dalla Commissione: «Chi gestisce biomassa, digestato e precisione colturale ha una conoscenza del territorio agricolo che nessun soggetto industriale esterno può replicare. Quella conoscenza farà la differenza tra un piano che rimane sulla carta e uno che produce fertilizzanti reali, in filiere reali».

Re: UNCAI- Unione Naz. Contoterzisti Agromeccanici e Industr

25/05/2026, 14:36

Caro carburante: ancora escluse le imprese agromeccaniche
UNCAI chiede un emendamento e una risposta di merito
Il Governo ha triplicato il fondo per il credito d'imposta sul gasolio agricolo estendendolo ad aprile e maggio. Le imprese agromeccaniche restano escluse per la terza volta consecutiva, senza che sia stata mai fornita una motivazione tecnica. UNCAI aveva chiesto di non essere dimenticata ancora prima che i decreti fossero scritti.
Roma, 25 maggio 2026 - Con il decreto-legge 22 maggio 2026, n. 89, il Governo ha portato da 30 a 90 milioni di euro la dotazione del credito d'imposta per l'acquisto di gasolio e benzina destinati all'uso agricolo, estendendo il periodo di riferimento dal solo mese di marzo ai mesi di marzo, aprile e maggio 2026. È un intervento significativo, che riconosce la gravità dei rincari energetici sul settore primario.
Le imprese agromeccaniche ne sono nuovamente escluse.
Non è la prima volta. Era accaduto con il DL 33/2026. Era accaduto con il DL 42/2026, abrogato dalla legge 88 del 22 maggio che ha convertito il DL 38. Accade ora con il DL 89. Tre provvedimenti, la stessa esclusione, nessuna spiegazione.
UNCAI aveva formalmente sollecitato il Governo a non dimenticare le imprese agromeccaniche già prima che i primi decreti fossero emanati. «Avevamo portato motivazioni tecniche e giuridiche precise: il DM 454/2001 riconosce le imprese agromeccaniche come operatori professionali del settore primario; le lavorazioni che esse eseguono sono le stesse che le imprese agricole svolgono con i propri mezzi; escludere gli agromeccanici con le loro flotte significa trattare in modo diverso la stessa operazione economica a seconda di chi la esegue, senza che vi sia alcuna ragione di ordine produttivo, ambientale o sociale che lo giustifichi», dichiara il presidente di UNCAI Aproniano Tassinari.
Quelle motivazioni non sono state confutate. Non sono state accolte. Non sono state fornite risposte.
Il DL 89 è in corso di conversione. UNCAI chiede che in sede parlamentare venga presentato e approvato un emendamento che estenda il credito d'imposta alle imprese agromeccaniche per le lavorazioni eseguite nell'ambito del ciclo produttivo agricolo.
La base di calcolo dell'indennizzo deve essere ancorata al consumo effettivo di gasolio certificato UMA. È lo stesso criterio adottato dalla Regione Sicilia nel recente provvedimento che ha esteso il fondo regionale di 10 milioni per i costi del carburante anche ai contoterzisti: «Un criterio verificabile, non discrezionale, che garantisce la correttezza dell'erogazione e consente di stimare con precisione il costo della misura», aggiunge il presidente di UNCAI. «Non chiediamo un privilegio. Chiediamo ce le imprese agrmeccaniche siano trattate per ciò che sono: operatori professionali che eseguono lavorazioni agricole, riconosciuti come tali dall'ordinamento italiano dal 2001».
UNCAI chiede al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al Consiglio dei Ministri e al Ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida di rendere pubblica la motivazione tecnica e giuridica per cui le imprese agromeccaniche sono state sistematicamente escluse da misure destinate a mitigare i costi del carburante nel settore agricolo.
È la domanda elementare che ogni categoria ha il diritto di rivolgere alle istituzioni quando una decisione la riguarda direttamente e non ne conosce le ragioni. La trasparenza è un requisito minimo della buona amministrazione, prima ancora che un obbligo giuridico.
«Le imprese agromeccaniche italiane non chiedono favori — prosegue Aproniano Tassinari —. Chiedono che le regole del gioco siano le stesse per chi svolge la stessa funzione economica. Tre decreti, la stessa esclusione, nessuna spiegazione: questo non è un errore procedurale, è una scelta. E una scelta che incide sulla vita di migliaia di imprese merita una risposta pubblica, firmata, motivata».
Il Ministero dell'Agricoltura dovrebbe conoscere chi sono le imprese agromeccaniche e cosa fanno. «Non da oggi, e non in modo marginale: le imprese agromeccaniche eseguono la maggior parte delle lavorazioni agricole in campo, con percentuali che per alcune operazioni — come la raccolta — arrivano fino al 90%. Come è possibile disconoscere sistematicamente un ruolo così determinante, una professionalità costruita in decenni, un contributo che è parte essenziale della produttività agricola italiana?».
Del resto, da due anni il Ministero ha sul tavolo una proposta di legge per l'istituzione di un albo delle imprese agromeccaniche. «Il che significa che conosce gli ambiti di lavoro, il valore aggiunto che questa categoria porta all'agricoltura e all'Italia. Sarebbe dunque singolare che proprio chi ha istruito quel percorso legislativo non ne avesse tratto le conseguenze necessarie sul piano dei provvedimenti di sostegno».

Re: UNCAI- Unione Naz. Contoterzisti Agromeccanici e Industr

17/06/2026, 16:56

Enovitis, la meccanizzazione del vigneto rilancia la sfida professionale
Tassinari (UNCAI): “Il contoterzista è il soggetto con il maggiore potenziale per la transizione ecosistemica”
Dalla rassegna di meccanizzazione viticola ospitata nel cuore del Chianti, il presidente di UNCAI rilancia la visione: l'imprenditore agromeccanico deve evolvere da operatore di macchine a manager di processi agronomici. La risposta all'indirizzo europeo sul ripristino della natura non è la riduzione della produzione, ma la qualificazione di chi la terra la lavora. Centrale la proposta dell'Albo Nazionale.
Firenze, 17 giugno 2026 - Il presidente di UNCAI Aproniano Tassinari ha partecipato ad Enovitis in Campo 2026, la principale rassegna italiana dedicata alla meccanizzazione viticola, ospitata quest'anno nella Tenuta di Nozzole a Greve in Chianti, in provincia di Firenze. Colline, filari, macchine al lavoro tra i vigneti e la presenza di costruttori leader – con lo spazio di New Holland di particolare impatto – hanno offerto uno scenario che va ben oltre la rassegna: una fotografia dello stato dell'arte di un comparto in profonda trasformazione.
Trattori specializzati a ridotto ingombro, sistemi di irrorazione a controllo digitale, soluzioni di elettrificazione, robot per la gestione dell'interfila, ma anche macchine di grande potenza: Enovitis 2026 conferma che la meccanizzazione del vigneto non è più un settore di nicchia, ma un laboratorio avanzato dell'intera agromeccanica italiana. Nei comprensori viticoli più vocati – dal Chianti alla Franciacorta, dalla Valpolicella al Barolo – operano imprese agromeccaniche strutturate, con parchi macchine specializzati e competenze accumulate in anni di lavoro continuativo sullo stesso territorio.
"Attraversare le colline del Chianti, ma da anni percorrere tutta l'Italia per rappresentare UNCAI, mi ha convinto di una cosa – dichiara Tassinari –. Il contoterzista che opera nel vigneto non esegue soltanto: giudica il momento, calibra la macchina, conosce il terreno, la varietà, i vincoli dell'azienda vitivinicola cliente. Possiede, in altri termini, quella che la tradizione classica chiama recta ratio facibilium: la ragione retta ordinata al fare corretto. È questa competenza di giudizio pratico che lo rende non un semplice operatore, ma il soggetto con il maggiore potenziale per guidare la transizione ecosistemica in agricoltura".
Il contesto normativo europeo rende questa evoluzione non più rinviabile. Il Regolamento UE 2024/1991 sul ripristino della natura fissa obiettivi ecosistemici vincolanti su larga scala. In Italia, la modifica degli articoli 9 e 41 della Costituzione ha introdotto la tutela dell'ambiente e della biodiversità tra i valori fondamentali, introducendo una tensione esplicita tra produzione e cura del territorio che il legislatore ordinario è chiamato a bilanciare. In Danimarca quell'indirizzo ha portato all'eliminazione del Ministero dell'Agricoltura, con la scelta deliberata di subordinare la produzione alla renaturalizzazione. UNCAI non ritiene questo un modello: dove manca una professionalità agromeccanica strutturata e certificata, la risposta politica tende a essere la riduzione della produzione, non la sua qualificazione. La risposta italiana deve essere opposta.
"L'orientamento al cliente che ha sempre contraddistinto l'imprenditore agromeccanico – continua Tassinari – deve evolvere in orientamento al territorio. Non perché il contoterzista diventi responsabile di ciò che non possiede, ma perché la sua professionalità, esercitata su scala e su terreni diversi, lo mette in condizione di contribuire concretamente agli obiettivi ecosistemici: riduzione delle lavorazioni impattanti, gestione della sostanza organica, contenimento dei trattamenti fitosanitari. I contratti di servizio potranno un giorno includere indicatori di performance ecosistemica. Quella è la frontiera. Non è ancora la norma. Ma è la direzione".
Raggiungere quella frontiera richiede però un prerequisito che UNCAI ha più volte indicato come priorità assoluta: il riconoscimento giuridico della categoria attraverso l'istituzione dell'Albo Nazionale delle Imprese Agromeccaniche. Senza di esso nessun percorso formativo strutturato è sostenibile, nessun indicatore contrattuale è verificabile, nessuna politica pubblica può essere calibrata sul soggetto reale. UNCAI rilancia in questa sede le proposte già avanzate: l'integrazione delle imprese agromeccaniche nei canali formativi della PAC e nel sistema AKIS della conoscenza agricola, lo sviluppo di percorsi ITS Academy specifici, l'apprendistato professionalizzante come leva per il ricambio generazionale. Strumenti che acquistano senso pieno solo dentro una cornice di riconoscimento formale della categoria.
"Le colline del Chianti ci dicono che le macchine ci sono, e sono all'altezza della sfida – conclude Tassinari –. Ora servono le istituzioni, per costruire insieme la cornice entro cui quella professionalità può esprimersi pienamente e contribuire a un'agricoltura italiana che sappia essere produttiva e rispettosa del territorio. Non sono obiettivi in contraddizione: sono la stessa cosa, se la figura professionale che li persegue è riconosciuta e formata adeguatamente".
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