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ISMEA Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare 
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MACFRUT, l’Italia investe sulla frutta in guscio, ma il clima taglia le rese e riduce la produzione

Agli Stati Generali della Frutta in guscio, ISMEA presenta il quadro economico del settore e un’indagine inedita sui consumatori, condotta in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma.

Rimini, 9 maggio 2024 - Ammonta a 270 mila tonnellate la produzione di nocciole, mandorle, noci, castagne e pistacchi realizzata dall’Italia nel 2023. Un’offerta ricca e diversificata, in termini di varietà e caratteristiche distintive, espressione dei molteplici territori di provenienza, che pone l’Italia nella Top-ten dei produttori mondiali. Nell’ultimo decennio, nonostante l’aumento delle superfici investite, gli eventi climatici eccezionali hanno penalizzato le rese, riducendo l’offerta interna del 7% e determinando un maggiore ricorso al prodotto di importazione. Sono alcune delle principali evidenze dell’analisi ISMEA presentata oggi al convegno “Gli Stati Generali sulla frutta in guscio” organizzato al Macfrut di Rimini.

Più in dettaglio, come emerge dalla presentazione di Mario Schiano analista di mercato ISMEA, l’Italia ha importato nel 2023 un quantitativo di 460 mila tonnellate, quasi due volte la produzione nazionale, per un controvalore di 1,4 miliardi di euro. Si tratta soprattutto di forniture extra-UE con Usa, Turchia e Cile che insieme concentrano oltre il 50% dei volumi totali. Un ruolo di rilievo è rivestito, tuttavia anche dalla Spagna, da cui dipende circa il 12% del nostro import. L’Italia è il sesto maggiore importatore mondiale di frutta in guscio, per il rilevante fabbisogno dell’industria dolciaria nazionale, conosciuta e apprezzata in tutto il mondo, ma anche per la significativa crescita dei consumi interni, favoriti dalla diffusione di stili di vita orientati al benessere e dal successo di prodotti innovativi, quali mix e barrette energetiche/dietetiche, che hanno contribuito a destagionalizzare l’acquisto di frutta in guscio svincolandolo dalle tradizionali occasioni legate a ricorrenze e festività. Nell’ultimo anno il consumo complessivo di frutta in guscio in Italia (considerando la domanda intermedia e finale) si è attestato, secondo le elaborazioni ISMEA, a 638 mila tonnellate, il 25% in più rispetto a dieci anni fa.

Secondo i dati ISMEA-NIQ, nel 2023 la spesa delle famiglie italiane per gli acquisti di frutta in guscio “tal quale” hanno totalizzato 1,1 miliardi di euro (di cui 911 milioni di prodotto confezionato), per volumi complessivi superiori a 115 mila tonnellate. Significativo l’incremento anche rispetto all’anno dell’emergenza Covid, quando le vendite sul circuito domestico avevano registrato un picco di crescita. Rispetto al 2020 gli acquisti sono infatti aumentati dell’11% in termini quantitativi e del 16% in valore.

Si tratta di una passione intergenerazionale, quella per la frutta in guscio, che coinvolge i più giovani, la Generazione Z, ma anche i Boomers, come rivela la ricerca condotta in collaborazione con il Dipartimento CORIS della Sapienza di Roma illustrata nel corso del convegno. In cima alle preferenze dei consumatori, sottolinea l’analisi presentata dalla prof.ssa Fabiola Sfodera, ci sono noci e mandorle particolarmente apprezzate per le loro proprietà nutritive, davanti alle nocciole. Seguono pistacchi e arachidi, per i quali la spinta all’acquisto è correlata soprattutto a fattori edonistici e, infine, le castagne, il cui consumo risente ancora però di una forte componente stagionale.

La ricerca, condotta nella seconda metà del 2023 utilizzando diverse tecniche quali analisi netnografica (ossia lo studio delle interazioni sociali nei contesti comunicativi digitali), focus group, web sentiment analysis e store check, presso i punti vendita al dettaglio, ha individuato 4 cluster distinti di consumatori di frutta in guscio: i cosiddetti “nostalgici” per i quali il consumo è ancora legato a specifiche ricorrenze della tradizione, “nutrizionisti fai da te”, che ne privilegiano l’aspetto funzionale connesso in particolare al fitness, i fan dell’homemade, che ne esaltano l’utilizzo in chiave creativa in cucina, e gli “heavy consumers” che consumano regolarmente frutta in guscio per piacere o perché indicati all’interno di specifici regimi nutrizionali.

Tra le diversi motivazioni alla base dell’acquisto prevale la dimensione funzionale di questi alimenti, come la ricchezza di nutrienti, i benefici per la salute, il loro potere saziante, l’utilizzo come sostituto del pasto. Ma a spingere i consumi, soprattutto al Sud, sono anche le componenti ludica e conviviale, legate per lo più alle tradizioni e a specifiche ricorrenze. Tra i driver di acquisto al primo posto è stato indicato il prezzo, seguito dalla qualità, espressa in termini di freschezza e croccantezza, e dal formato che premia le piccole dimensioni, mentre elementi come l’origine italiana, la presenza di marchi di qualità (come i riconoscimenti Dop) e le indicazioni in etichetta sembrano influire in misura minore nei processi decisionali.
Relativamente alle occasioni di consumo, la frutta in guscio appare estremamente versatile: si adatta alla colazione, allo snack spezza fame, all’aperitivo e al dopo cena; in alcuni casi funge da sostituto di un pasto principale.

L’analisi condotta presso i punti vendita (discount, bio/wellness, insegna despecializzata, largo consumo value, largo consumo premium) ha evidenziato l’assenza di una collocazione univoca, con conseguente disorientamento del consumatore. Quando la frutta in guscio è confezionata occupa ampie scaffalature, è collocata all'entrata o nei pressi delle casse oppure all’interno dei reparti snack salati o di quelli dedicati alla colazione. Quando è sfusa si trova principalmente nel reparto frutta e verdura, in genere supportata solo da nome e prezzo. Generalmente i brand protagonisti sono le marche commerciali, Ie cosiddette private label, mentre le marche industriali sono meno presenti e raramente valorizzate.

Il convegno, moderato da Fabio Del Bravo, responsabile della Direzione Filiere e Analisi di Mercato di ISMEA, ha visto confrontarsi su questi temi i rappresentanti della filiera produttiva e della distribuzione: Alessandro Annibali, Presidente New Factor SpA, Settimio Discendenti, Presidente OP CPN, Pompeo Mascagna, Presidente di Assofrutti, Ignazio Vassallo Coordinamento della frutta in guscio, Sonia Ricci, Presidente Unaproa, Vincenzo Falconi, Direttore Italia Ortofrutta e Germano Fabiani, Responsabile settore ortofrutta CoopItalia. Le conclusioni del convegno sono state affidate al Sottosegretario Luigi D’Eramo.

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09/05/2024, 17:55
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Accesso alla terra, sicurezza alimentare e osservazione satellitare i temi al centro dell’Assemblea AEIAR

Riuniti a Roma gli Organismi fondiari dei Paesi UE (AEIAR) in una due giorni organizzata da ISMEA; presenti la FAO e le delegazioni di Polonia, Lettonia, Francia, Spagna, Germania e Belgio.

Roma, 24 maggio 2024 - Si è conclusa oggi l’Assemblea annuale dell’AEIAR - Associazione Europea degli Organismi per la Ristrutturazione Fondiaria – che ha riunito a Roma, presso l’hotel Palatino, le rappresentanze di Polonia, Lettonia, Francia, Spagna, Germania, Belgio, oltre all’Italia, per una due giorni di approfondimenti, dibattiti e study visit organizzati da ISMEA.

Costituita nel 1966, l'AEIAR associa 12 Paesi europei, coinvolgendo organizzazioni e istituzioni pubbliche impegnate nella pianificazione e attuazione degli interventi fondiari e delle politiche di sviluppo rurale, volte a rafforzare la struttura e il peso contrattuale delle aziende agricole e a migliorare le condizioni economiche, sociali e ambientali delle aree rurali.

ISMEA, membro ventennale dell’AEIAR, quest’anno anche nel ruolo di Vicepresidente, contribuisce all’attività dell’Associazione mediante la condivisione delle proprie competenze ed esperienze maturate in oltre 70 anni di gestione fondiaria a favore della ricomposizione della proprietà coltivatrice e del ricambio generazionale in agricoltura.

L’istituto, ai sensi della normativa italiana, riveste il ruolo di Organismo fondiario nazionale, gestendo misure specifiche (l’ultima è “Generazione Terra”) per l’ampliamento aziendale e l’insediamento dei giovani agricoltori. “Negli ultimi 40 anni, le operazioni fondiarie di ISMEA – ha ricordato Il Direttore Generale ISMEA Maria Chiara Zaganelli - hanno permesso la creazione di oltre 8.500 imprese agricole, per complessivi 232 mila ettari di superficie, realtà con una dimensione media aziendale pari a quasi tre volte quella nazionale rilevata dall’ISTAT in occasione nell’ultimo Censimento dell’agricoltura. I giovani che si sono insediati in agricoltura, grazie agli interventi di primo insediamento gestiti dall’Istituto, sono stati circa 800, per complessivi 27 mila ettari”.

Le due giornate di lavori hanno visto alternarsi le relazioni degli organi direttivi e amministrativi dell’AEIAR, i contributi della francese FNSafer (la Federazione delle Società di gestione fondiaria e di insediamento rurale), delle Società di gestione fondiaria Safer di Corsica e Nuova Aquitania, dei Ministeri dell’Agricoltura di Lettonia e Spagna, della tedesca BLG (Associazione federale delle imprese rurali senza scopo di lucro), della Compagnia fondiaria fiamminga - Vlaamse Landmaatschappij, di KOWR (agenzia governativa polacca di sostegno all’agricoltura), SPW - Public service of Wallonia - Environment and Agriculture, Altum (Agenzia governativa lettone) e infine della FAO e di ISMEA.
Tra gli interventi programmati, la FAO ha presentato il progetto globale di “Accesso alla terra per tutti”, il cui scopo è garantire diritti fondiari sicuri, registrati e legalmente protetti, e istituire un'Agenda fondiaria globale, parte integrante della Strategia per la sicurezza alimentare, prevista tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile al 2030.

FNSafer ha presentato i primi dati dell'osservatorio del mercato azionario dei terreni agricoli istituito dalla legge Sempastous per favorire il consolidamento delle attività agricole, il ricambio generazionale e contrastare il fenomeno di concentrazione eccessivo e accaparramento di terreni. Dai dati raccolti è emerso che nel 2023 oltre 900.000 ettari di terreni agricoli sono stati interessati da transazioni azionarie, circa il doppio degli ettari oggetto delle compravendite normalmente monitorate da Safer.

ISMEA ha incentrato il suo contributo sul Programma UE di osservazione della Terra Copernicus – in qualità di membro della Copernicus Academy dal 2021 - che riveste una valenza strategica anche nelle attività di istruttoria e monitoraggio degli investimenti fondiari. Grazie all'esperienza maturata dall'Istituto in ambito formativo, con le Open School Copernicus realizzate nell'ambito del Programma Rete Rurale Nazionale, nel campo della ricerca, come partner del Dottorato Nazionale in Osservazione della Terra coordinato da Sapienza Università di Roma, e nella sperimentazione applicata, nel ruolo di Pilot user agricolo del Programma IRIDE, ISMEA sta valutando di estendere alla gestione fondiaria le competenze in osservazione della Terra, già acquisite e implementate nella gestione del rischio in agricoltura.

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24/05/2024, 15:47
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Rapporto ISMEA: la rete dei mercati all’ingrosso in Italia, asset strategico per una filiera agroalimentare più efficiente e più equa

ITALMERCATI: “necessaria una riforma del sistema, verso mercati più grandi con maggiore sinergia e visione”

Roma, 4 giugno 2024 - Snodi centrali nel commercio di prodotti freschi e freschissimi, con un importante ruolo nella valorizzazione delle produzioni locali e stagionali, nella tracciabilità di filiera e nella sicurezza igienico-sanitaria, i mercati all’ingrosso stanno evolvendo verso un modello di hub multifunzionale capace di offrire una molteplicità di servizi in aggiunta alla tradizionale funzione di intermediazione commerciale, logistica e stoccaggio delle merci.

Secondo l’indagine “I Mercati all'Ingrosso nella Filiera Agroalimentare” condotta da ISMEA presso il network di riferimento di Italmercati, partner dell’iniziativa, in Italia operano 137 strutture (numero sei volte superiore a quello di Spagna e Francia) da cui transita circa il 50% dell’offerta ortofrutticola complessiva, un il 33% di quella ittica e il 10% delle carni, quote che, ad eccezione dell’ortofrutta, risultano significativamente inferiori a quelle di analoghe realtà di altri paesi Ue. Il sistema italiano dei mercati all’ingrosso, come emerge dal Rapporto presentato oggi al Cnel, è una realtà molto composita e frammentata, dove alla maggiore densità di strutture rispetto ai partner europei corrisponde un giro d’affari più contenuto, ma con un potenziale ruolo cruciale nel favorire un riequilibrio nella distribuzione del valore lungo la filiera agroalimentare.

“In una congiuntura difficile per le imprese, con ricadute soprattutto sulla tenuta dei redditi, schiacciati dagli alti costi di produzione, – ha commentato il Direttore Generale di ISMEA Maria Chiara Zaganelli – i mercati all’ingrosso possono assumere un importante ruolo di stimolo per favorire un processo virtuoso, indirizzato a una più equa ripartizione del valore lungo la filiera e meno penalizzante per le imprese agricole, l’anello strutturalmente più debole. Su questo fronte la nostra indagine ha messo in evidenza i fattori di criticità che non consentono di garantire la presenza diretta degli agricoltori nei mercati all’ingrosso. Rispetto a questa esigenza i mercati potrebbero fornire servizi di supporto e di facilitazione ai piccoli produttori, anche con una diversa programmazione degli orari di apertura, un aspetto, quest’ultimo, segnalato anche da altri operatori.”

Lo studio di ISMEA presso il network di Italmercati, costituito da una rete di 22 strutture, distribuite in 14 regioni italiane, quantifica un giro d’affari di 115 milioni di euro, un valore che raggiunge la ragguardevole cifra di 11 miliardi se si considerano anche le attività delle 4.000 realtà economiche operative nei mercati, tra distributori, aziende agricole, bar, ristoranti, facility provider e servizi accessori, con il coinvolgimento quotidiano di 26 mila addetti.

Come si evince dall’indagine, un asset strategico delle strutture aderenti a Italmercati è la loro ubicazione rispetto agli snodi logistici: tutte operano nelle immediate vicinanze di uno svincolo autostradale, oltre la metà nei pressi di un aeroporto, il 50% vicino a uno scalo merci ferroviario, quasi un quinto in prossimità di un porto commerciale. Una collocazione favorevole anche rispetto alle produzioni commercializzate, con molte strutture che operano all’interno di distretti agroalimentari o di areali di produzione di qualità riconosciuta (a marchio Dop-Igp), a riprova dello stretto legame con le imprese del settore primario.

L’origine del prodotto che transita da questi hub commerciali è prevalentemente nazionale, con una quota rilevante di produzioni locali, provenienti cioè da una distanza massima di 100 km, ad eccezione delle carni, costituite per lo più da prodotti d’importazione. Più in dettaglio, le merci locali sono oltre la metà dei prodotti florovivaistici, un terzo degli orticoli e degli ittici, un quinto della frutta.

Queste realtà, accanto alle attività strettamente connesse al core business, contribuiscono anche alla produzione di energia rinnovabile, con il 60% delle strutture che ha investito in questo settore con l’installazione di impianti in parte finanziati dal PNRR. La previsione è di arrivare, entro il 2026, a una quota di energia autoprodotta pari a quasi la metà del fabbisogno. La sostenibilità è ulteriormente rafforzata dal comune impegno nella lotta agli sprechi, attraverso il recupero di prodotti invenduti, donazioni a enti caritatevoli e vendita diretta ai cittadini

Tra i clienti dei mercati, la quota più consistente è rappresentata dai dettaglianti del circuito tradizionale (37%), seguiti dai retailer della distribuzione moderna (18%) e dei mercati rionali (17%). Rilevante anche la partecipazione di intermediari ed esportatori nazionali (11%) ed esteri (7%) e operatori del canale Horeca (6%), in particolare ristoratori, questi ultimi in crescita insieme a quelli della distribuzione moderna.

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04/06/2024, 16:17
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Rapporto ISMEA sulla gestione del rischio: salgono a 10,3 miliardi i valori assicurati nel 2023 (+2,2%)

Coltivazioni, nelle polizze la Plv tocca un nuovo record, a 7,5 miliardi di euro (+4,1%). Sotto l’ombrello delle compagnie meno aziende ma mediamente più grandi. Al Nord ancora quasi l’80% del mercato assicurativo agevolato.

Il mercato delle polizze agricole agevolate conferma, nel 2023, la tendenza alla crescita di valori e premi che, in base ai dati delle compagnie assicurative, hanno raggiunto nella scorsa campagna un nuovo massimo storico. Lo rileva l'ISMEA nel "Rapporto sulla gestione del rischio in agricoltura 2024", che per l'insieme delle polizze agevolate, finanziate con contributi UE e nazionali, stima un valore assicurato nel 2023 di 10,3 miliardi di euro, in crescita del 2,2% su base annua. A trainare il mercato è il comparto delle colture vegetali che con 7,5 miliardi di PLV assicurata, in crescita del +4,1% rispetto al 2022, compensa le variazioni al ribasso registrate nei valori espressi dalla zootecnia (-1,5%) e dalle polizze sulle strutture aziendali (-3,6%).

Sul fronte dei costi assicurativi il 2023 ha mostrato un’inversione di tendenza rispetto al trend che ha caratterizzato gli ultimi anni. La tariffa media nel comparto vegetale, che concentra quasi tre quarti del totale dei valori assicurati, per la prima volta dal 2016 ha fatto segnare, su base annua, una correzione al ribasso di 0,33 punti percentuali, attestandosi al 9,34%, dopo un’annata, il 2022, con un migliore rapporto sinistri/premi.

Sempre in relazione al comparto delle coltivazioni, emerge una riduzione nel numero di aziende assicurate (dinamica emersa anche nel circuito zootecnia e strutture), in calo del 4% rispetto all’annualità precedente e ora pari a poco più di 63.000 unità, con una superficie assicurata di 1,28 milioni di ettari (-1,1% rispetto al 2022). Se a queste si aggiungono gli allevamenti e le aziende con polizze contro i danni alle strutture, si superano le 73.700 imprese assicurate, una platea comunque in ribasso rispetto al 2022 (-4%).

Nel segmento delle colture vegetali, i dati del 2023 attribuiscono alla macro-ripartizione geografica del Nord una quota di mercato ancora preponderante, pari al 79,5%, contro l’8,5% del Centro e il 12% del Sud (Isole comprese). Il Mezzogiorno, dunque, stabilizza il recupero di oltre 5 punti percentuali di quota conseguito nelle ultime sei campagne assicurative, nonostante il mercato risulti ancora fortemente sbilanciato territorialmente, anche per fattori economici, climatici e strutturali.

L'analisi dei dati disaggregati per prodotti evidenzia ancora una forte concentrazione settoriale dei valori assicurati, con l'uva da vino che si conferma anche nel 2023 il prodotto più assicurato con 2,9 miliardi di euro (-1,8% rispetto all’anno precedente), seguita dal pomodoro da industria che, con oltre 652 milioni di valori assicurati, scavalca in classifica le mele (ora al terzo posto con oltre 639 milioni di valori assicurati; -7,6% sul 2022). Rilevanti anche i valori registrati dal riso (578 milioni di euro; +9,1%), dal mais da granella (571 milioni di euro; +2,5%) e da insilaggio (349 milioni di euro; +16,6%), oltre a frumento tenero e duro che con aumenti rispettivamente del 33,9% e del 34,3% guadagnano il settimo e l’ottavo posto nella graduatoria dei prodotti più assicurati.

Il Rapporto, oltre alla consueta analisi del mercato assicurativo arricchita da un'ampia appendice statistica, fornisce un aggiornamento sul quadro programmatorio e sull'attuazione finanziaria degli interventi di risk management, nonché una ricognizione dell'andamento meteoclimatico che ha caratterizzato la scorsa annualità.
Sul piano climatico il 2023 è stato caratterizzato a livello nazionale da una congiuntura tutt’altro che favorevole, con danni alle colture causati non solo da eventi catastrofali, come l’alluvione che ha interessato l’Emilia-Romagna e alcuni areali delle Marche e della Toscana, ma anche da avversità di frequenza e in particolar modo dalla grandine e dal vento forte, eventi che nel complesso potrebbero comportare, in alcuni comparti o territori maggiormente colpiti, inasprimenti dei costi assicurativi e delle condizioni contrattuali di polizza per le prossime campagne assuntive.

Per garantire la sostenibilità del sistema di gestione del rischio in agricoltura, oltre alle azioni di razionalizzazione e contenimento della spesa pubblica già previste dal Piano di Gestione dei Rischi in Agricoltura (PGRA) 2024, per le prossime annualità risulterà fondamentale perseguire sempre più gli obiettivi fissati nella strategia di intervento del Piano Strategico della PAC 2023-2027, ricercando la massima integrazione tra gli interventi programmati a livello unionale e nazionale, anche nelle diverse declinazioni territoriali, e rafforzando le politiche di sostegno all’innovazione e alle azioni di valutazione, prevenzione e mitigazione dei rischi.

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14/06/2024, 15:12
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