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Marco
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Agricoltura: CAI Agromec celebra 80 anni. Borio (Federacma): “Serve finalmente il pieno riconoscimento del settore agromeccanico” Ottant’anni di storia, di evoluzione del lavoro agricolo e di rappresentanza di una categoria centrale per la modernizzazione delle campagne italiane. Si è svolta a Casalgrande, in provincia di Reggio Emilia, l’80ª Assemblea nazionale di CAI Agromec, occasione per ripercorrere il cammino dell’organizzazione nata nel secondo dopoguerra e per rilanciare le principali sfide che oggi interessano il comparto agromeccanico italiano.
Nel corso dell’assemblea, il presidente di Federacma Andrea Borio e il segretario generale Gianni Di Nardo hanno portato il saluto della Federazione Confcommercio delle associazioni nazionali dei servizi e commercio macchine agricole, operatrici e da giardinaggio, sottolineando il rapporto di collaborazione costruito negli anni con CAI Agromec sui principali dossier della meccanica agricola.
“Pensare che già nel 1946 esistesse una confederazione degli agromeccanici significa riconoscere quanto questa categoria fosse avanti rispetto ai tempi – ha dichiarato Borio –. Oggi CAI Agromec continua a portare avanti battaglie fondamentali per il settore e una delle più importanti riguarda proprio il pieno riconoscimento della figura dell’agromeccanico. Non è più rinviabile dare dignità e identità a una professione strategica per l’agricoltura italiana”.
Nel suo intervento, Borio ha richiamato anche le forti difficoltà che stanno attraversando le imprese agricole, i concessionari, i riparatori e i costruttori di macchine agricole, soffermandosi in particolare sull’incertezza normativa che sta interessando gli incentivi legati alla Transizione 4.0 e 5.0.
“Alle imprese non basta sentirsi promettere misure – ha spiegato –. Serve certezza. Oggi il problema più grande è proprio l’incertezza: agricoltori, concessionari e costruttori non sanno se gli investimenti programmati potranno realmente beneficiare delle agevolazioni annunciate. Questo clima sta bloccando la filiera, rallenta gli acquisti, ferma le consegne e rischia di avere conseguenze occupazionali pesanti anche sull’industria della meccanica agricola”.
Il presidente di Federacma ha poi evidenziato come il rallentamento degli investimenti finisca per produrre effetti negativi anche per lo Stato. “Quando si fermano le vendite, si ferma la produzione, si riduce il gettito IVA e aumentano le difficoltà per le imprese. È necessario dare stabilità alle misure e chiarezza operativa agli operatori”.
Ampio spazio anche al tema della revisione dei mezzi agricoli, su cui Federacma e CAI Agromec stanno lavorando insieme nei confronti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
“Si parla di scadenze e obblighi – ha sottolineato Borio – ma mancano ancora strumenti concreti per consentire agli operatori di adempiere. Agricoltori e contoterzisti hanno trattori da revisionare ma non sanno dove poter effettuare le revisioni. È una situazione assurda che va risolta rapidamente”.
È stato inoltre ricordato il lavoro comune che Federacma e CAI Agromec portano avanti anche sul fronte della formazione e del ricambio generazionale attraverso Mech@griJOBS, i workshop dedicati agli studenti degli istituti tecnici e agrari italiani, organizzati per far conoscere ai giovani le opportunità professionali del settore della meccanica agraria. Un format consolidato che mette in dialogo scuola e impresa, valorizzando le professioni della meccanica agricola e contribuendo a costruire nuove competenze per il futuro del comparto.
Nel corso dell’assemblea, Federacma ha consegnato una targa celebrativa al presidente di CAI Agromec Gianni Dalla Bernardina “con gratitudine per la collaborazione e l’impegno condiviso” e con l’auspicio di “continuare a lavorare affiancati per la crescita e il futuro del settore agromeccanico”.
L’evento ha visto la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, del mondo agricolo, dei consorzi territoriali e delle organizzazioni della filiera, confermando il ruolo sempre più centrale dell’agromeccanica nei processi di innovazione, sostenibilità e competitività dell’agricoltura italiana.
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| 11/05/2026, 13:37 |
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Marco
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Agricoltura: Federacma scrive a Lollobrigida, “Dopo cinque mesi il decreto 4.0 è ancora fermo. Così si blocca un’intera filiera” A cinque mesi dall’approvazione della misura prevista dalla Legge di Bilancio, il decreto attuativo sul credito d’imposta 4.0 dedicato al settore agricolo non è stato ancora emanato e la filiera della meccanica agricola lancia un nuovo allarme.
Federacma, la Federazione Confcommercio delle associazioni nazionali dei servizi e commercio macchine agricole, operatrici e da giardinaggio, ha inviato una lettera al Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, con in copia i Presidenti delle Commissioni Agricoltura di Camera (On. Mirco Carloni) e Senato (Sen. Luca De Carlo), chiedendo l’immediata emanazione del provvedimento e un rafforzamento delle risorse stanziate, attualmente ferme a soli 2,1 milioni di euro.
Secondo Federacma, il ritardo sta producendo effetti sempre più pesanti sull’intera filiera agro-meccanica. Gli investimenti risultano bloccati, gli agricoltori rinviano gli acquisti in attesa di regole certe e nei piazzali dei concessionari si accumulano mezzi invenduti. Una situazione che, dopo mesi di rallentamento delle vendite, rischia ora di trasformarsi in una vera crisi produttiva e occupazionale.
La federazione sottolinea inoltre come la misura Transizione 5.0, pur avendo iniziato a muovere i primi passi, riguardi esclusivamente aziende con reddito d’impresa, una platea estremamente ridotta nel comparto agricolo italiano, lasciando quindi esclusa gran parte delle imprese agricole che attendono invece il credito d’imposta 4.0 dedicato.
“Abbiamo sostenuto fin dall’inizio la scelta del Governo di introdurre uno strumento diretto come il credito d’imposta 4.0 per l’agricoltura – dichiara il presidente di Federacma, Andrea Borio –. Ma oggi non possiamo ignorare la realtà: dopo cinque mesi il decreto non è ancora stato emanato e questo sta paralizzando il mercato. I trattori restano fermi nei piazzali, le aziende della filiera iniziano ad andare in sofferenza e il rischio concreto è che si arrivi alla cassa integrazione nel comparto manifatturiero. Paradossalmente – prosegue Borio – il costo sociale e occupazionale di una crisi della filiera rischia di essere ben superiore alle risorse necessarie per rafforzare questa misura e rimettere in moto investimenti che generano lavoro, innovazione tecnologica e gettito fiscale per lo Stato. Per questo chiediamo non solo l’immediata emanazione del decreto, ma anche un incremento significativo della dotazione finanziaria che sia in linea con quella degli scorsi anni, oggi del tutto insufficiente rispetto alle esigenze reali del settore”.
Federacma richiama inoltre la necessità che tutto il mondo agricolo faccia squadra su una misura ritenuta strategica per la modernizzazione del comparto primario. “Crediamo che su un tema così importante per il futuro dell’agricoltura italiana sia necessario uno sforzo comune da parte di tutta la filiera – conclude Borio –. Innovazione, ricambio tecnologico e strumenti realmente accessibili agli agricoltori rappresentano una priorità per la competitività del settore. Per questo auspichiamo che tutte le organizzazioni del mondo agricolo possano sostenere insieme la necessità di accelerare l’emanazione del decreto e rafforzare le risorse disponibili”.
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| 13/05/2026, 14:06 |
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Agricoltura: Trattori veloci, proroga a fine anno per le revisioni. Federacma: “Rinvio inevitabile, ma ora il sistema va messo davvero in condizione di funzionare” La scadenza per la revisione dei trattori agricoli veloci immatricolati tra il 1° gennaio 2017 e il 31 dicembre 2019 slitta dal 30 giugno al 31 dicembre 2026. Lo prevede il nuovo decreto della Direzione generale per la Motorizzazione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che prende atto delle difficoltà emerse nell’avvio dei controlli tecnici sui trattori a ruote con velocità massima di progetto superiore a 40 km/h, appartenenti alle categorie T1b, T2b, T3b, T4b e T5.
La proroga arriva dopo le criticità segnalate a metà aprile dalle principali organizzazioni del mondo agricolo e agromeccanico, tra cui Federacma – la Federazione Confcommercio delle associazioni nazionali dei servizi e commercio macchine agricole, operatrici e da giardinaggio – che insieme a Confagricoltura, CIA-Agricoltori Italiani, Copagri, CAI Agromec e UNCAI aveva scritto al Ministero per evidenziare il rischio concreto di un blocco operativo per migliaia di imprese.
Alla base del rinvio vi sono le difficoltà organizzative riscontrate sia dagli Uffici della Motorizzazione Civile sia dai centri privati autorizzati, in particolare per l’approvvigionamento delle attrezzature specifiche, la predisposizione degli spazi, l’organizzazione delle prove e l’applicazione uniforme delle procedure previste dal decreto dirigenziale n. 494 del 25 novembre 2025.
“Il rinvio al 31 dicembre era ormai inevitabile – dichiara Andrea Borio, presidente di Federacma – perché il sistema, nella maggior parte del territorio nazionale, non era ancora nelle condizioni di garantire alle imprese la possibilità concreta di adempiere all’obbligo di revisione entro il 30 giugno. Non si può chiedere agli operatori di rispettare una scadenza quando, in molti casi, gli uffici non accettano ancora le prenotazioni o non sono state date indicazioni operative sufficientemente chiare”.
Federacma sottolinea tuttavia che la proroga non deve diventare l’ennesimo rinvio fine a sé stesso. I primi casi di revisione conclusa con esito regolare, come avvenuto a Ravenna e a Cuneo, dimostrano infatti che il sistema può funzionare quando uffici, imprese e operatori sono messi nelle condizioni di lavorare con procedure chiare e strumenti adeguati.
“I casi già documentati dimostrano una cosa semplice: volendo, si può fare – prosegue Borio –. Dove la Motorizzazione si è organizzata, dove le procedure sono state applicate e dove le imprese si sono presentate con la documentazione in ordine, le revisioni sono state effettuate. Questo significa che non siamo davanti a un problema tecnico insuperabile, ma a una difficoltà organizzativa che va affrontata subito e in modo uniforme su tutto il territorio nazionale”.
Secondo Federacma, i prossimi mesi dovranno essere utilizzati per rendere realmente operativo il sistema. Servono indicazioni chiare agli Uffici della Motorizzazione Civile, accettazione delle prenotazioni tramite modello TT 2100, coinvolgimento dei centri privati autorizzati, formazione del personale tecnico, mappatura delle strutture disponibili e una procedura transitoria che consenta alle imprese che hanno presentato richiesta di revisione e versato gli oneri previsti di continuare a operare fino alla convocazione.
“Accogliamo la proroga come una misura necessaria per evitare un fermo burocratico dei mezzi – aggiunge Borio – ma ora non bisogna perdere altro tempo. Da qui al 31 dicembre occorre costruire una rete operativa nazionale, capace di dare risposte omogenee alle imprese agricole, agromeccaniche e ai concessionari. Il rischio, altrimenti, è arrivare alla nuova scadenza con gli stessi problemi di oggi”.
Il tema riguarda mezzi moderni, spesso acquistati con investimenti rilevanti e inseriti in processi produttivi avanzati, anche legati all’Agricoltura 4.0. L’impossibilità di procedere alla revisione, per cause non imputabili ai proprietari, avrebbe potuto determinare conseguenze pesanti sulla circolazione stradale e sull’operatività delle imprese.
“Federacma ribadisce la piena disponibilità al confronto tecnico con il Ministero e con la Direzione generale della Motorizzazione – conclude Borio –. La revisione dei mezzi agricoli non è un adempimento formale: è un passaggio fondamentale per la sicurezza, per la modernizzazione del parco macchine e per la responsabilità dell’intero comparto. La proroga deve essere l’occasione per partire davvero, non per rinviare ancora il problema”
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| 12/06/2026, 10:36 |
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Marco
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Agricoltura: blocco totale degli investimenti in meccanizzazione, a rischio imprese e occupazione Federacma chiede al Governo di finanziare il credito d’imposta per il secondo semestre 2026: “Non servono nuove risorse, ma garantire al settore agricolo ciò che riceveva fino allo scorso anno”
Basterebbero 200 milioni di euro per finanziare, nella seconda metà del 2026, il credito d’imposta Agricoltura 4.0 e sbloccare gli investimenti in trattori, macchine operatrici, attrezzature e tecnologie di precisione. È la richiesta che Federacma, la Federazione Confcommercio delle associazioni nazionali dei servizi e commercio macchine agricole, operatrici e da giardinaggio, rivolge al Governo, sollecitando un intervento coordinato tra Ministero dell’Agricoltura, Ministero delle Imprese e del Made in Italy e Ministero dell’Economia.
Il settore del commercio e della distribuzione delle macchine agricole sta attraversando una delle fasi più difficili degli ultimi anni. L’esaurimento o l’insufficienza degli strumenti di sostegno, insieme ai ritardi nell’attuazione delle misure già approvate, ha di fatto bloccato gli acquisti delle imprese agricole e sta producendo pesanti ripercussioni sull’intera filiera: dai costruttori alle concessionarie, dalla componentistica ai servizi di assistenza, fino all’occupazione.
La gravità della situazione emerge con ancora maggiore evidenza confrontando il quadro attuale con quanto avvenuto fino al 2025. Secondo le elaborazioni di Federacma, tra il 2021 e il 2025 il credito d’imposta Transizione 4.0 ha destinato al settore agricolo circa 3,1 miliardi di euro, sostenendo l’acquisto di trattori, macchine semoventi, attrezzature intercambiabili e sistemi digitali. Uno strumento di facile gestione, con un numero limitato di adempimenti, che ha contribuito a introdurre concretamente l’agricoltura di precisione in migliaia di aziende.
Nel solo 2025, a fronte di una stima di poco più di 400 milioni di euro di credito d’imposta utilizzato dal comparto, si possono calcolare investimenti agevolati per oltre 2 miliardi di euro. Un volume di acquisti tale da generare un valore dell’IVA applicata alle operazioni già superiore alle risorse pubbliche impiegate, a cui si aggiungono le imposte sui redditi, i contributi previdenziali, l’occupazione e il valore prodotto lungo tutta la filiera.
“Questi numeri dimostrano che il sostegno agli investimenti rappresenta una spesa produttiva – dichiara il presidente di Federacma, Andrea Borio –. Poche centinaia di milioni di euro attivano acquisti per miliardi, generano fatturato, lavoro e basi imponibili e alimentano un’intera filiera. Una parte significativa delle risorse impegnate ritorna allo Stato attraverso la fiscalità e la contribuzione, mentre alle imprese agricole restano macchine più moderne, sicure, efficienti e sostenibili”.
Nel 2025 il comparto ha potuto contare anche su circa 100 milioni di euro messi a disposizione attraverso il Fondo Innovazione di ISMEA, misura che non è stata rifinanziata per il 2026, e sui fondi di Transizione 5.0 a valere su risorse PNRR. Allo stesso tempo, gli avvisi pubblici ISI-INAIL, oggi l’unico strumento ancora operativo per gli agricoltori, procedono con forti rallentamenti a causa delle lungaggini burocratiche riscontrate presso diversi uffici territoriali.
Aziende agricole e concessionarie attendono da mesi la conclusione delle istruttorie e l’emanazione dei provvedimenti necessari per procedere con gli acquisti, le consegne e la fatturazione di macchine già ordinate. Una situazione che immobilizza investimenti già programmati, espone le imprese commerciali e industriali a crescenti difficoltà finanziarie e rende ancora più urgente l’attivazione di uno strumento immediato e facilmente utilizzabile.
“Non chiediamo assistenzialismo e neppure una nuova iniezione straordinaria di risorse nel bilancio dello Stato – prosegue Borio –. Chiediamo che venga garantito all’agricoltura ciò che le veniva riconosciuto fino allo scorso anno attraverso la Transizione 4.0 gestita dal MIMIT. È cambiato il Ministero competente, è cambiato il capitolo di bilancio, ma non è venuta meno la necessità delle imprese agricole di innovare. Le risorse che fino a ieri sostenevano questi investimenti non possono essere semplicemente assorbite da altri comparti”.
Il passaggio della misura dal MIMIT al MASAF non dovrebbe infatti tradursi nella perdita delle risorse di cui il settore agricolo ha storicamente beneficiato. Non si tratta di individuare nuovi stanziamenti, particolarmente difficili nell’attuale contesto economico e internazionale, ma di destinare nuovamente all’agricoltura una parte dei fondi per la transizione tecnologica che fino al 2025 ne avevano sostenuto gli investimenti e che, in assenza di una specifica previsione, finiranno per essere utilizzati da altri settori produttivi.
Federacma chiede quindi che almeno 200 milioni di euro delle risorse destinate alle politiche per la transizione tecnologica vengano riservati al credito d’imposta Agricoltura 4.0 per il secondo semestre del 2026.
“Comprendiamo le difficoltà della finanza pubblica e la complessità dell’attuale contesto internazionale – conclude il presidente di Federacma –. Proprio per questo non chiediamo nulla di più del minimo già garantito negli anni passati. Senza un intervento immediato, molte imprese della filiera agromeccanica saranno costrette a ridurre gli investimenti, rinviare le assunzioni e valutare il ricorso agli ammortizzatori sociali e alla cassa integrazione. Ogni ulteriore ritardo mette a rischio posti di lavoro e indebolisce la capacità dell’agricoltura italiana di innovare, produrre e competere”.
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| 23/06/2026, 12:34 |
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Marco
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Agricoltura: Obbligo assicurativo mezzi agricoli in aree private, dalle FAQ MIMIT chiarimenti attesi per la filiera La filiera agricola e agromeccanica – Federacma, Federunacoma, CIA-Agricoltori Italiani, Confagricoltura, Copagri, CAI Agromec e UNCAI: “Ringraziamo il Governo per aver dato risposta a una richiesta di chiarezza attesa da tutta la filiera”
La pubblicazione delle FAQ del Ministero delle Imprese e del Made in Italy sull’applicazione della Direttiva UE 2021/2118 in materia di RC auto introduce chiarimenti attesi su uno dei temi che, nell’ultimo anno e mezzo, aveva generato maggiori incertezze per il settore agricolo e della meccanizzazione: l’obbligo assicurativo per i mezzi agricoli e per i veicoli presenti in aree private, piazzali aziendali, concessionarie e spazi interni non aperti al pubblico.
Le indicazioni del MIMIT contribuiscono a definire meglio il perimetro applicativo di un provvedimento di derivazione comunitaria giusto e doveroso, finalizzato a rafforzare la tutela dei terzi e delle vittime, ma che aveva sollevato forti dubbi operativi per imprese agricole, agromeccaniche, concessionari, rivenditori e costruttori.
In particolare, il Ministero chiarisce che i veicoli fermi e chiusi in aree private, coperte o scoperte, come autorimesse, garage, cortili o giardini, sono in linea generale soggetti all’obbligo di assicurazione RC auto. Il principio alla base della nuova disciplina, infatti, non è più legato soltanto alla circolazione su strada, ma alla funzione del veicolo, a prescindere dal fatto che esso si trovi in area pubblica o privata.
Accanto a questo chiarimento generale, le FAQ precisano però alcune casistiche di particolare rilievo per la filiera. I veicoli non ancora immatricolati non sono soggetti all’obbligo assicurativo quando si trovano in aree o piazzole di concessionari; per circolare su strada, in quanto non immatricolati, potranno invece farlo, come è già prassi, munendosi di targa prova con relativa copertura RC auto. Si tratta di un’indicazione importante per concessionari, rivenditori e operatori che gestiscono quotidianamente mezzi nuovi non ancora immatricolati, fermi in piazzale o in attesa di consegna.
Ulteriore chiarimento riguarda i veicoli immatricolati destinati alla vendita. Se sono stati oggetto di minivoltura, non sono soggetti all’obbligo assicurativo RC auto ordinario, ferma restando la possibilità di circolazione solo per finalità legate alla vendita, con targa prova e apposita copertura assicurativa. In assenza di minivoltura, invece, il veicolo resta soggetto all’obbligo assicurativo in capo al proprietario del veicolo.
La filiera agricola e agromeccanica – dai costruttori di Federunacoma ai rivenditori di Federacma, dai contoterzisti di CAI Agromec e UNCAI fino alle organizzazioni agricole CIA-Agricoltori Italiani, Confagricoltura e Copagri – accoglie con favore questi chiarimenti, che rappresentano un passaggio risolutivo rispetto a molte delle criticità operative segnalate dagli operatori.
Il tema era stato posto con forza dalle organizzazioni della filiera, che avevano evidenziato la necessità di distinguere le diverse situazioni operative: mezzi agricoli utilizzati esclusivamente in fondi e aziende agrarie, macchine non ancora immatricolate, veicoli in deposito presso concessionari e rivenditori, mezzi usati destinati alla vendita, macchine ferme in piazzali o spazi aziendali interni.
“Le FAQ del MIMIT rappresentano un passaggio decisivo, perché consentono di superare una parte significativa delle incertezze applicative che rischiavano di creare difficoltà concrete agli operatori – dichiarano le organizzazioni –. Ringraziamo il Governo per aver dato seguito a una richiesta di chiarezza che proveniva da tutta la filiera e che ha trovato sostegno e interessamento in diversi parlamentari. L’obiettivo non è mai stato mettere in discussione la necessità di garantire adeguate tutele assicurative, ma evitare che un principio corretto si traducesse in obblighi poco chiari, difficilmente applicabili o non coerenti con la realtà quotidiana delle imprese”.
I chiarimenti ministeriali si inseriscono in un percorso più ampio, che ha visto anche il Parlamento intervenire sul tema con la legge annuale sulle piccole e medie imprese, prevedendo una deroga per le macchine agricole di cui all’articolo 57 del Codice della strada, non immatricolate o prive del certificato di idoneità tecnica alla circolazione, quando operano esclusivamente all’interno di fondi agricoli, aziende agrarie o spazi a uso interno non accessibili al pubblico, a condizione che siano coperte da una polizza assicurativa per la responsabilità civile verso terzi diversa dall’assicurazione obbligatoria, che comprenda anche il rischio di movimentazione, fornendo un quadro operativo più chiaro ad aziende agricole e costruttori di macchinari.
“Quella pubblicata dal MIMIT è la chiarezza che il settore attendeva – concludono le organizzazioni –. Ora è fondamentale garantire un’applicazione uniforme su tutto il territorio nazionale e favorire la concreta disponibilità di strumenti assicurativi adeguati alle diverse esigenze operative. La sicurezza e la tutela dei terzi restano priorità assolute, ma devono essere accompagnate da regole certe, comprensibili e sostenibili per chi opera ogni giorno nell’agricoltura, nell’agromeccanica e nella produzione e distribuzione delle macchine agricole”.
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| 26/06/2026, 11:11 |
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Agricoltura, Federacma: Necessario avviare quanto prima revisione dell’intero parco macchine La Federazione Confcommercio ha partecipato al confronto promosso dal MIT sulla revisione del Codice della strada chiedendo una rete nazionale di officine qualificate e una disciplina distinta per macchine agricole e autoveicoli fuoristrada
Avviare senza ulteriori rinvii la revisione periodica dell’intero parco delle macchine agricole, costruendo una rete nazionale di officine qualificate e procedure tecniche uniformi. È la principale richiesta avanzata da Federacma (Federazione Confcommercio delle associazioni nazionali dei servizi e commercio macchine agricole, operatrici e da giardinaggio) nell’ambito della consultazione pubblica sulla revisione del Codice della strada, aperta al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dal ministro Matteo Salvini.
All’incontro ha partecipato il segretario generale di Federacma, Gianni Di Nardo, che ha richiamato l’urgenza di rendere finalmente operativo un obbligo previsto da più di dieci anni, ma mai pienamente attuato.
Il parco agricolo italiano è stimato in circa due milioni di mezzi, molti dei quali immatricolati da decenni e privi di dispositivi di sicurezza oggi indispensabili. Ogni anno il ribaltamento dei trattori provoca oltre cento vittime. La quasi totalità degli incidenti più gravi coinvolge macchine vecchie, spesso senza rollbar, cinture di sicurezza o altri sistemi fondamentali, mettendo a rischio gli operatori agricoli e tutti coloro che percorrono le strade sulle quali transitano questi mezzi. Il costo sociale complessivo è stimato tra i 500 milioni e il miliardo di euro l’anno.
“Chiediamo un sistema concretamente applicabile, uniforme e accessibile in tutto il Paese – ha dichiarato Gianni Di Nardo –. La revisione deve diventare uno strumento reale di prevenzione e di messa in sicurezza del parco agricolo. Per farlo non è sufficiente affidarsi esclusivamente agli Uffici della Motorizzazione: occorre una rete capillare di officine agricole certificate, con personale formato, attrezzature adeguate e competenze specifiche”.
Federacma ha proposto un modulo formativo dedicato ai tecnici e agli ispettori che dovranno effettuare i controlli. Prima della pandemia, in collaborazione con INAIL, la Federazione aveva già formato circa 300 tecnici di 200 imprese sulla sicurezza delle macchine e delle officine: un’esperienza che può essere messa a disposizione del Ministero.
Devono inoltre essere definiti a livello nazionale i requisiti delle officine, le attrezzature ammesse e le procedure per le verifiche, comprese le prove sugli impianti frenanti. Non possono esistere modalità e interpretazioni differenti da una provincia all’altra.
Le diverse proroghe, ad iniziare da quella al prossimo 31 dicembre concessa per la revisione dei cosiddetti trattori veloci immatricolati tra il 2017 e il 2019, devono quindi essere utilizzate per rendere operativo il sistema, definendo entro fine anno formazione, centri autorizzati, strumentazione e procedure.
Federacma ha infine chiesto che nel nuovo Codice venga introdotta una chiara distinzione tra autoveicoli fuoristrada e macchine agricole e operatrici. L’attuale confusione tra categorie profondamente diverse ha prodotto anche effetti distorsivi nell’accesso agli incentivi, arrivando in alcuni casi a finanziare l’acquisto di autovetture fuoristrada anziché di mezzi destinati al lavoro agricolo.
“Le macchine agricole e operatrici sono progettate per lavorare nei campi, nelle aziende e nei cantieri e circolano su strada principalmente per i trasferimenti – ha concluso Di Nardo –. Non possono essere assimilate agli autoveicoli né sottoposte automaticamente a regole e controlli pensati per automobili e mezzi pesanti. Serve una disciplina autonoma, coerente con la loro funzione e con i rischi specifici”.
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| 22/07/2026, 14:20 |
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