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AIFE/Filiera Italiana Foraggi 
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AIFE/Filiera Italiana Foraggi grande protagonista
al Congresso mondiale sull’erba medica
Con una partecipazione di oltre 500 congressisti provenienti da più di 30 Paesi, la quarta edizione di questo importante appuntamento svoltosi dal 3 al 6 novembre 2025 a Reims, in Francia, ha certificato il valore e l’importanza di un comparto strategico per il futuro dell’agricoltura globale


Ravenna, 10 novembre 2025 – Oltre 500 partecipanti provenienti dalla Cina come dagli Stati Uniti, dalla Nuova Zelanda e dal Sudamerica passando per l’Europa hanno animato il quarto Congresso mondiale sull’erba medica, organizzato dal Comitato internazionale della disidratazione dell’erba medica (Cide), ospitato per la prima volta in Europa e svoltosi dal 3 al 6 novembre scorsi a Reims, in Francia.

Una settantina sono stati i relatori che a vario titolo hanno affrontato tutti gli aspetti che ruotano intorno all’erba medica, riservando inoltre uno spazio molto interessante a diversi dottorandi universitari che hanno potuto presentare sinteticamente i loro elaborati di laurea.

L’Italia era rappresentata da AIFE/Filiera Italiana Foraggi con la presenza del presidente e del direttore, rispettivamente Gian Luca Bagnara e Riccardo Severi, di un nutrito gruppo di esponenti di diverse aziende associate, di Alberto Palmonari e Valentino Solfrini entrambi dell’Università di Bologna: il primo componente del Comitato scientifico del Congresso mentre Solfrini, nel suo intervento, ha illustrato lo studio sulla valutazione dell’impronta ambientale del foraggio essiccato in Italia commissionato lo scorso anno da AIFE/Filiera Italiana Foraggi a Turtle srl, spin-off dell’ateneo felsineo, grazie al quale le aziende associate hanno potuto ottenere la Certificazione di sostenibilità ISO 14044.

I fattori che guidano i valori dell’erba medica hanno rappresentato l’incipit della relazione di Gian Luca Bagnara, una tra le più apprezzate per la visione prospettica che l’ha caratterizzata.

“Il valore fondamentale dell’erba medica non è essenzialmente la proteina – ha sottolineato nel suo intervento il presidente di AIFE/Filiera Italiana Foraggi - è qualcosa di molto più complesso perché a determinarlo è ciò che questa coltura diventa: quindi il latte e tutto quello che da esso deriva con la trasformazione in prodotti per l’alimentazione umana. E questo grande valore racchiude il benessere dell’uomo e dell’ambiente che lo circonda, perché l’erba medica traduce a pieno titolo il concetto di sostenibilità grazie alla sua capacità di assorbire il carbonio, utilizzare con efficienza l’azoto, ripristinare la fertilità del suolo, sfruttare adeguatamente la risorsa idrica. Esiste un solo settore che può catturare il carbonio emesso in atmosfera ed è l’agricoltura, il suolo. Questo è il valore autentico dell’erba medica a cui stanno guardando con crescente interesse anche i mercati finanziari. Nei prossimi dieci anni, secondo i dati della FAO, i prodotti a base proteica come il latte e i formaggi registreranno un aumento della domanda, pari a un +1,5% all’anno, proveniente soprattutto dai Paesi asiatici e africani. Ma la richiesta sarà soprattutto riferita alla qualità ed è per questo che occorre lavorare per far nascere e crescere filiere integrate capaci di ricollegare l’agricoltura all’ambiente, la zootecnia alla nostra tavola. È questo il vero significato di sostenibilità”.

La qualità dell’erba medica disidratata e le sue potenzialità su scala globale sono stati i temi illustrati da Riccardo Severi il quale, riprendendo il concetto espresso dal presidente Bagnara sul valore dell’erba medica ha ricordato che “le aziende associate ad AIFE/Filiera Italiana Foraggi utilizzano impianti tecnologicamente molto innovativi – ha dichiarato – grazie ai quali vengono soddisfatte le richieste del mercato garantendo al contempo un elevato livello di sanificazione che, insieme all’alta digeribilità della fibra contenuta, favorisce un miglior benessere animale. Il nostro impegno non si rivolge solamente all’esportazione verso i Paesi del Medio e dell’Estremo Oriente dell’erba medica disidratata prodotta dalle aziende nostre associate. Siamo infatti impegnati in iniziative finalizzate ad approfondire la conoscenza di questa coltura attraverso manifestazioni fieristiche, seminari, visite in loco come è avvenuto a settembre con una delegazione di professionisti giapponesi e come avverrà nei prossimi giorni con un analogo appuntamento organizzato per ospitare un nutrito gruppo di esperti cinesi. In diverse parti del mondo la richiesta di erba medica disidratata è destinata a crescere ed è per questo che l’Europa dovrà aumentarne la produzione; ma per rispondere a una domanda in espansione sarà necessario mettere in campo delle strategie efficaci. Ne è un esempio il progetto triennale di promozione del foraggio disidratato europeo in Indonesia, Giappone, Vietnam, Taiwan che dall’inizio del 2024 stiamo portando avanti con l’associazione spagnola Aefa rispetto al quale, visto il successo, abbiamo chiesto a Bruxelles un’estensione che ne prolunghi il termine oltre l’iniziale conclusione prevista a fine 2026”.

“Il Congresso che si è appena concluso a Reims – è la riflessione conclusiva di Gian luca Bagnara – è stata una fondamentale occasione di confronto e scambio tra attori della filiera provenienti da ogni parte del mondo, un’opportunità davvero unica per gettare basi scientifiche e commerciali di ampio respiro, esattamente ciò di cui il mondo agrozootecnico internazionale e l’ambiente hanno bisogno”.

Intanto, dopo la delegazione cinese in arrivo nei prossimi giorni, su loro specifica richiesta un gruppo composto dai più importanti disidratatori francesi arriverà in Italia a gennaio 2026 per un’ulteriore visita presso alcune aziende associate ad AIFE/Filiera Italiana Foraggi.

Per la quinta edizione del Congresso mondiale sull’erba medica l’appuntamento è fissato a Shandong, in Cina, nel 2028.


10/11/2025, 12:42
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Gian Luca Bagnara,
presidente di AIFE/Filiera Italiana Foraggi:
“Il valore aggiunto dell’erba medica
nella finanza sostenibile”

Ravenna, 18 novembre 2025 – Con una produzione che anche nel 2024 ha sfiorato 1 milione di tonnellate, l’Italia si conferma secondo produttore europeo di foraggi disidratati, posizionandosi dietro la Spagna che nello stesso anno di riferimento ha raggiunto 1,133 milione di tonnellate.

“Quello però che va evidenziato – sottolinea Gian Luca Bagnara, presidente di AIFE/Filiera Italiana Foraggi, l’Associazione che rappresenta quasi il 90% della filiera dei foraggi essiccati e disidratati italiani – è l’aumento produttivo che abbiamo ottenuto in dieci anni, e più precisamente dal 2014 al 2024: passando da 585mila a 970mila tonnellate la crescita è praticamente raddoppiata, coprendo una superficie totale di circa 80mila ettari di terreno distribuito da nord a sud del Paese. Un risultato estremamente positivo che pone al primo posto l’elevata qualità del foraggio disidratato italiano, in grado di esprimere un valore proteico medio del 18%, trasformato per il 65% in balloni e per il rimanente 35% in pellet. Complessivamente, a livello europeo, lo scorso anno abbiamo raggiunto una produzione complessiva di 3,145 milioni di tonnellate di foraggio disidratato, composto per quasi 2,5 milioni di tonnellate da erba medica e il rimanente da altri foraggi”.

Dopo l’Italia, il terzo produttore europeo più importante è la Francia con 770mila tonnellate, mentre a maggiore distanza si posiziona la Germania con 185 mila tonnellate; quantitativi decisamente meno rilevanti arrivano dalla Danimarca, dai Paesi Bassi, dalla Bulgaria e dalla Gran Bretagna, sebbene non faccia più parte della UE.

“Se vogliamo garantire la vera sostenibilità e la qualità dei prodotti che portiamo sulla nostra tavola – aggiunge Bagnara – dobbiamo riconnettere l’agricoltura alla zootecnia. In questa visione l’erba medica ricopre un ruolo di primo piano”.

Un concetto che il presidente di AIFE/Filiera Italiana Foraggi ha ben illustrato nel suo intervento al Congresso mondiale sull’erba medica che si è svolto a Reims, in Francia, dal 3 al 6 novembre 2025.

“Nel 2023 il commercio globale di foraggi ha toccato 3 miliardi di dollari – ha sottolineato Gian Luca Bagnara – Gli Stati Uniti d’America sono i principali fornitori della Cina con una quota del 90% caratterizzata da una domanda dominata dal settore lattiero-caseario. L’Australia e il Canada si collocano come esportatori secondari verso l’Asia, il Medio Oriente e il Nord Africa. La Spagna rappresenta il principale attore nel settore dell’erba medica disidratata seguita, come esportatori aggiuntivi, dall’Italia, dalla Francia, dai Paesi Bassi, dalla Romania, dal Sudafrica e dall’Egitto. Il secondo più importante importatore mondiale di foraggi è il Giappone, che prevede rigidi protocolli ispettivi e severi requisiti fitosanitari. A seguire abbiamo l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti dove, nel 2018, a causa della carenza idrica è stato imposto il divieto alla coltivazione nazionale di foraggio verde, mentre nel 2024 è stata vietata l’importazione di semi di erba medica, di cui dal 2027 sarà proibita la produzione nazionale. Abbiamo infine la Corea del Sud e il Qatar, che pur essendo acquirenti di minori dimensioni mantengono acquisti costanti. Secondo il rapporto della FAO – ha proseguito il presidente di AIFE/Filiera Italiana Foraggi - nel periodo 2025-2034 la produzione di latte a livello globale aumenterà dell’1,8%/anno, parallelamente cresceranno anche le rese produttive per animale e, in maniera più moderata, in alcuni Paesi il numero di capi allevati. Nel calcolo delle emissioni di gas serra la produzione lattiero-casearia rappresenta una quota importante che può essere mitigata dalla coltivazione di erba medica, capace di sequestrare il carbonio nel suolo arricchendolo naturalmente di azoto. Questo può avere un effetto positivo anche sui mercati finanziari perché proprio per le sue peculiarità la coltivazione di erba medica può beneficiare di crediti di carbonio, finanza verde e certificati di sostenibilità o incentivi verdi. Pertanto l’economia agraria, le dinamiche dei costi degli input e le decisioni sull’uso di acqua e suolo collegano erba medica e mercati finanziari, favorendo un valore aggiunto a questa coltura attraverso la domanda di finanza sostenibile e crediti di natura”.

Per quanto riguarda la produzione italiana di erba medica essiccata e disidratata, Gian Luca Bagnara torna sugli elevati standard qualitativi che la caratterizzano.

“Le aziende nostre associate utilizzano seme certificato autoprodotto esclusivamente di provenienza italiana - conferma infine - non utilizzano risorse idriche, fanno un ridotto uso di fertilizzanti chimici, rispettano le rotazioni colturali e adottano le migliori tecnologie per la gestione della coltura in campo. Il processo produttivo controllato include la rimozione di corpi estranei come metalli, sassi o terra e l’igienizzazione del prodotto a una temperatura minima di 100°C garantisce l’eliminazione di muffe e fermentazioni anomale. Scrupolose prove analitiche finali precedono lo stoccaggio stabilizzato e la conservazione del prodotto nel rispetto del sistema HACCP e in condizioni idonee come previsto dalle normative sanitarie vigenti”.


18/11/2025, 13:48
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Estrarre proteine dall’erba medica:
un progetto innovativo che coinvolge
AIFE/Filiera Italiana Foraggi
Ravenna, 9 dicembre 2025 – Ampliare l’utilizzo e la valorizzazione dell’erba medica migliorando un processo integrato per produrre proteine destinate all’alimentazione umana, ai mangimi zootecnici, alla realizzazione di prodotti nutraceutici, fibrosi, alle bioplastiche e ai biocarburanti.

Si tratta del progetto denominato Alfaproind – Studio e sviluppo di derivati innovativi dell’erba medica - finanziato per il 70% del suo valore complessivo (1 milione di euro) da Eit Food, ente europeo di sviluppo per un’agricoltura sostenibile e da alcune aziende. Il progetto è condotto da Contento Trade srl che in questa iniziativa, oltre ad altri partner, vede coinvolta anche AIFE/Filiera Italiana Foraggi in qualità di fornitore di erba medica fresca.

“Quando circa due anni fa siamo stati contattati da Flavio Cioffi, coordinatore del progetto e referente di Contento Trade srl – spiega Riccardo Severi, direttore di AIFE/Filiera Italiana Foraggi – abbiamo intuito subito che si trattava di un’iniziativa molto interessante e soprattutto innovativa che ci offriva la possibilità di dare ulteriore visibilità all’erba medica e alle sue potenzialità”.

Il progetto, della durata di 18 mesi, è ormai alle sue battute finali (terminerà il 31 dicembre 2025) e grazie all’attività svolta da tutti i partner coinvolti, a iniziare dall’Università di Parma che ha sviluppato le tecnologie analitiche per ottenere un aumento delle rese e dall’ateneo di Barcellona, che ha invece svolto un’attività di analisi sulla sicurezza alimentare e il monitoraggio delle sostanze presenti nella farina proteica ottenuta dal processo di estrazione, potrà sfociare nella realizzazione di un impianto dedicato che molto presumibilmente verrà realizzato in Friuli Venezia Giulia dove, ricorda Flavio Cioffi, “le normative regionali in materia sono molto favorevoli e la collocazione vicino alla sede di Contento Trade srl, che si trova a Rigolato in provincia di Udine, ne faciliterà la gestione”.

Attualmente l’estrazione delle proteine dall’erba medica viene effettuata da un impianto della società austriaca Innov8, che in materia ha già una consolidata esperienza.

“L’obiettivo di fondo del progetto – sottolinea Flavio Cioffi di Contento Trade srl – è lo sviluppo di un processo e di un prototipo di impianto di estrazione e separazione di materiali vegetali che non generi rifiuti ma solamente prodotti valorizzabili, remunerativo e con un minimo impatto ambientale”.

“L’erba medica si dimostra ancora una volta una coltura strategica non solo per l’ambiente e la rigenerazione del suolo – puntualizza Riccardo Severi – Grazie al progetto Alfaproind a cui abbiamo aderito con convinzione, è e sarà possibile valorizzare tutte le sue potenzialità nelle diverse produzioni a cui le proteine estratte saranno indirizzate, sviluppando una materia prima che si caratterizza per l’elevato contenuto proteico destinato anche alla produzione di alimenti per uso umano: i test attualmente in corso su alcuni prodotti dolciari in cui è stata inserita una percentuale pari al 6% di farina estratta dall’erba medica stanno dando infatti ottimi riscontri. AIFE/Filiera Italiana Foraggi sta seguendo l’intero progetto assicurando la disponibilità di un prodotto di ottima qualità, ottenuto da seme certificato, che permetterà di realizzare alimenti zootecnici in grado di migliorare il benessere animale. Non solo - conclude il direttore di AIFE/Filiera Italiana Foraggi - Se la farina proteica ottenuta potrà essere utilizzata anche per altre produzioni altrettanto importanti, tutti i sottoprodotti che ne deriveranno saranno a loro volta riutilizzati in un’ottica di economia circolare totalmente sostenibile da un punto di vista ambientale”.


09/12/2025, 20:13
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La Cooperativa produttori Arborea
entra a far parte di AIFE/Filiera Italiana Foraggi
"Grazie al know how di AIFE/Filiera Italiana Foraggi saremo in grado di valorizzare al meglio il foraggio disidratato prodotto in Sardegna”, dichiara Raffaela Sardo, responsabile della filiera foraggera della Cooperativa. Intanto l’Associazione ha presentato al Masaf il Progetto di filiera, di durata triennale, che tra gli altri obiettivi punta a rafforzare il posizionamento competitivo nazionale e internazionale dell’erba medica prodotta, essiccata e disidratata in Italia


Da sinistra: Francisco Halpern, Raffaela Sardo e Pierangela Virgilio, rispettivamente responsabile sviluppo operativo e logistico supply chain foraggere; responsabile filiera foraggera; tecnico di campo junior foraggere della Cooperativa Produttori Arborea
Ravenna, 24 febbraio 2026 - La numerosa famiglia di AIFE/Filiera Italiana Foraggi si arricchisce di un nuovo associato: la Cooperativa Produttori Arborea che ha sede in Sardegna, nella località di Arborea in provincia di Oristano, una realtà nata negli anni Cinquanta per rispondere a tutte le esigenze delle aziende agrozootecniche del territorio.

Negli anni la Cooperativa è cresciuta, ha ampliato le sue competenze e a settembre dello scorso anno ha avviato i lavori per la realizzazione di un impianto di disidratazione di erba medica e foraggi.

I lavori viaggiano spediti e le prime prove dovrebbero iniziare a metà 2026 per poi partire con la produzione vera e propria a inizio 2027: a regime, le due linee del disidratatore produrranno 200ql/ora di foraggio.

“Abbiamo deciso di associarci ad AIFE/Filiera Italiana Foraggi perchè vogliamo dare un impulso deciso alla valorizzazione del foraggio disidratato della Sardegna – spiega Raffaela Sardo, Responsabile della filiera foraggera della Cooperativa Produttori Arborea – e fornire agli allevatori di bovini e ovicaprini della nostra regione un alimento di qualità che sarà ottenuto non solo dal moderno impianto di disidratazione che stiamo realizzando, ma anche dalla possibilità di attingere al know how di AIFE/Filiera Italiana Foraggi che da sempre porta avanti una visione produttiva basata sulla sostenibilità e la qualità, aspetti per noi fondamentali”.

“L’ingresso della Cooperativa Produttori Arborea in AIFE/Filiera Italiana Foraggi rappresenta sicuramente un plus che arricchisce l’elenco delle aziende nostre associate estendendo la nostra presenza a ben 9 regioni italiane – dichiara il presidente Gian Luca Bagnara – La Sardegna racchiude un grande potenziale per la coltivazione dell’erba medica e l’adesione della Cooperativa Produttori Arborea alla nostra Associazione rappresenta per noi motivo di orgoglio e apprezzamento. Oggi AIFE/Filiera Italiana Foraggi costituisce un fondamentale punto di riferimento per il comparto dei foraggi essiccati e disidratati. L’attività che soprattutto in questi ultimi anni stiamo portando avanti per il rafforzamento di una filiera sostenibile, coerente con la visione dal campo alla tavola, è la prova concreta di un impegno strutturato verso la sostenibilità e il benessere animale. Le iniziative e i progetti che abbiamo in corso lo testimoniano. A questo proposito, nei giorni scorsi abbiamo presentato al Ministero dell’Agricoltura il nostro Progetto di Filiera che vede AIFE/Filiera Italiana Foraggi capofila con tre aziende associate impegnate nella realizzazione di investimenti strutturali per i loro impianti di produzione. Il progetto, triennale, è appena partito e si concluderà a inizio 2029. L’attività di ricerca potrà contare sul coinvolgimento scientifico e operativo del Crpa di Reggio Emilia (Centro ricerche produzioni animali), del Crea di Lodi (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria); di Turtle, spin-off dell’Università di Bologna e di ABC, spin-off dell’Università di Torino. Gli obiettivi del progetto sono chiari:

- migliorare l’adattamento delle selezioni di erba medica ai cambiamenti climatici;

- valutare la qualità dei foraggi;

- valorizzare l’utilizzo del foraggio essiccato nell’alimentazione delle bovine da latte, in particolare del primo taglio;

- analizzare e migliorare la sostenibilità della filiera produttiva del foraggio essiccato, nello specifico valutare le opportunità di decarbonizzazione della fase industriale.

L’erba medica essiccata e disidratata in Italia proviene dalla coltivazione di prati poliennali – conclude il presidente Bagnara - e si caratterizza per un primo taglio, primaverile, che rappresenta un terzo della produzione totale con un contenuto proteico compreso tra l’8 e il 10% e una fibra molto digeribile; i tagli estivi costituiscono invece gli altri due terzi della produzione nazionale e si distinguono per un maggiore valore proteico oscillante tra il 18 e il 20%: due prodotti diversi ma con funzioni nutrizionali complementari”.

“Vogliamo realizzare un modello produttivo stabile per tutte le aziende associate ad AIFE/Filiera Italiana Foraggi – sottolinea il direttore Riccardo Severi – oggi l’esigenza di rispondere adeguatamente alla sostenibilità ambientale rappresenta una sfida comune che non può prescindere dalla ricerca e dall’innovazione. Questo progetto, del valore di poco più di 400mila euro totalmente finanziato con i fondi del PRRN, costituisce una grande opportunità per il nostro settore che si unisce a quanto abbiamo già portato avanti in questi anni a beneficio di tutte le aziende associate, che mettendo a disposizione i loro dati produttivi hanno permesso a Turtle, spin-off dell’Università di Bologna guidato dal professor Augusto Bianchini, di procedere alla relativa raccolta ed elaborazione ottenendo al termine di un percorso impegnativo e scrupoloso la Certificazione di sostenibilità, un importante biglietto da visita che valorizza il foraggio disidratato italiano non solo sul mercato nazionale ma soprattutto su quello estero”.

La base associativa di AIFE/Filiera Italiana Foraggi si distribuisce in 9 regioni dal nord al sud del Paese e copre quasi il 90% della filiera dei foraggi essiccati e disidratati a livello nazionale con una produzione che mediamente supera le 800mila tonnellate/anno, il 50% delle quali segue la via dell’export. Con l’indotto AIFE/Filiera Italiana Foraggi genera un fatturato di circa 450 milioni di euro/anno e complessivamente dà lavoro a circa 13.500 addetti.


24/02/2026, 19:05
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Erba medica e agricoltura rigenerativa:
un ruolo da protagonista nella PAC 2028-2034
Intervenuto a un recente incontro promosso da AIFE/Filiera Italiana Foraggi, Angelo Frascarelli, uno dei massimi esperti in materia, ha sottolineato la grande attenzione della Commissione per le colture leguminose all’interno del più ampio concetto di buona gestione del suolo


Angelo Frascarelli, docente di Economia agraria all'Università di Perugia
Ravenna, 13 marzo 2026 - Qual è il legame che unisce l’agricoltura rigenerativa alla coltivazione dell’erba medica? E quale sarà il suo ruolo nella PAC 2028-2034?

Lo ha spiegato molto bene il professor Angelo Frascarelli, docente di Economia agraria all’Università di Perugia, intervenendo a un recente incontro promosso da AIFE/Filiera Italiana Foraggi.

Nell’occasione, il presidente Gian Luca Bagnara ha illustrato le diverse iniziative internazionali che costelleranno l’attività dell’Associazione nel 2026 all’interno del progetto “EU Dehudrated Fodder from Spain and Italy” e che si dovrebbero concentrare in tre eventi clou: la partecipazione alla rassegna fieristica che dal 20 al 22 maggio prossimi si svolgerà a Ho Chi Minh City, in Vietnam; la successiva partecipazione, dal 25 al 29 maggio, a un seminario e a una serie di visite presso aziende e associazioni del Giappone e la visita in Italia presso alcune aziende associate, prevista indicativamente per la fine dell’estate, di due delegazioni di operatori provenienti dal Vietnam e dall’Indonesia. Alla luce degli eventi bellici in atto il condizionale è purtroppo d’obbligo e l’auspicio è ovviamente che la situazione si normalizzi anche per non pregiudicare le numerose attività che AIFE/Filiera Italiana Foraggi sta portando avanti per la valorizzazione e la promozione a livello internazionale dell’erba medica disidratata prodotta dalle aziende associate.

Intanto a Bruxelles la discussione sulla nuova PAC è in pieno svolgimento e per l’erba medica, come sottolinea Angelo Frascarelli, “si aprono nuove e interessanti prospettive per due motivi: un aumento della produzione a livello europeo risponderebbe al fabbisogno di proteine vegetali di cui il nostro continente è deficitario, costringendo di fatto i Paesi membri a importare in gran parte soia, coltura particolarmente attenzionata. In secondo luogo, l’erba medica è una coltura preziosa per il terreno: fissa l’azoto, cattura il carbonio e richiede meno fertilizzanti e acqua rispetto ad altre colture, contribuendo così a pratiche agricole più sostenibili. Tutti aspetti perfettamente allineati agli obiettivi ambientali della PAC 2028-2034. La Commissione infatti considera le pratiche agricole che includono le leguminose strumenti chiave per la rigenerazione del suolo e la resilienza climatica”.

Quindi parliamo di agricoltura rigenerativa. E a questo proposito come potrebbe evolvere nel quadro della PAC post 2027 l’impiego di colture miglioratrici come l’erba medica?

“L’agricoltura rigenerativa è al centro dell’attenzione della Commissione nella discussione sulla PAC 2028-2034 – sottolinea Frascarelli – Va detto che il concetto di agricoltura rigenerativa non è ancora stato formalizzato perché solo dagli Ottanta si è iniziato a parlare di salute del suolo. Nonostante questo, le pratiche di buona gestione del suolo saranno ulteriormente rifinanziate dalla nuova PAC proprio perché una delle più importanti caratteristiche delle leguminose pluriennali come l’erba medica è appunto quella di evitare il cosiddetto disturbo del suolo”.

“AIFE/Filiera Italiana Foraggi è da sempre impegnata a rafforzare il ruolo della filiera nello sviluppo di sistemi agricoli più sostenibili e resilienti – interviene il presidente Gian Luca Bagnara – L’erba medica è una coltura strategica non solo per la filiera dei foraggi disidratati. Le sue caratteristiche agronomiche e ambientali racchiudono la fondamentale capacità di migliorare la fertilità del suolo, ridurre l’impiego di fertilizzanti e acqua allineandosi perfettamente con gli obiettivi della nuova PAC in discussione a Bruxelles e con i principi dell’agricoltura rigenerativa. La sostenibilità ambientale è una componente molto importante nell’attività delle aziende associate ad AIFE/Filiera Italiana Foraggi. Un impegno volto a promuovere lo stretto collegamento tra agricoltura e zootecnia per portare sulla tavola del consumatore prodotti salubri e sostenibili. Il progetto di valorizzazione dell’erba medica disidratata che stiamo portando avanti con la Spagna, e che dovrebbe concludersi a fine 2026, ne è una dimostrazione e a conferma degli ottimi riscontri ottenuti, insieme ai colleghi spagnoli stiamo presentando in Commissione la domanda per estenderlo di altri due anni”.

Nel frattempo, il presidente Gian Luca Bagnara è stato inserito nel Comitato tecnico della DG Ambiente della Commissione europea, costituito all’inizio di quest’anno, nell’ambito del Progetto di ricerca che oltre al miglioramento genetico in campo, alla certificazione di sostenibilità e alla valorizzazione dell’erba medica disidratata nell’alimentazione zootecnica, intende rilevare le emissioni di carbonio in allevamento attraverso una sperimentazione che si realizzerà nella stalla sperimentale del Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie dell’Università di Bologna.


13/03/2026, 13:54
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Il blocco delle rotte nello Stretto di Hormuz
si abbatte anche sull’export
dell’erba medica disidratata.
AIFE/Filiera Italiana Foraggi auspica un intervento
dell’Europa contro le speculazioni
Ravenna, 31 marzo 2026 – Secondo le stime elaborate su dati Eurostat e flussi logistici, il numero di container di erba medica disidratata europea attualmente coinvolti nei ritardi o nei blocchi di consegna causati dalla chiusura dello Stretto di Hormuz a seguito della guerra USA-Iran oscilla tra 800 e 2.800 unità: complessivamente, in tempo di pace, il flusso annuo varia da 16.000 a 30.000 TEU (Twenty-foot Equivalent Unit) destinati ai Paesi del Golfo.

Una situazione che nei giorni scorsi è stata al centro di alcuni interessanti servizi giornalistici trasmessi dalle reti televisive nazionali.

“Stiamo monitorando la situazione giorno per giorno – dichiara il presidente di AIFE/Filiera Italiana Foraggi, Gian Luca Bagnara – perché tutte le nostre aziende associate che hanno importanti rapporti commerciali con i Paesi del Golfo vivono momenti di grande preoccupazione, non solo per la merce che non può essere consegnata, ma anche in prospettiva futura”.

“I 57 container che erano in viaggio e dovevano essere scaricati in Kuwait e in Qatar per un totale di 10 clienti, sono stati dirottati dalla Compagnia di navigazione in India senza che venissimo interpellati al riguardo – afferma Manuel Carli, Responsabile commerciale del Gruppo Carli per gli Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Italia – E oltre a questa decisione arbitraria da parte della Compagnia di navigazione, che nasconde speculazioni di varia natura, oggi non abbiamo ancora la certezza che i container verranno scaricati, anche perché l’India non rientra nelle destinazioni del nostro mercato estero. Abbiamo calcolato che i costi aggiuntivi a cui dovremo far fronte potrebbero arrivare anche a 250mila euro”. “Stiamo cercando destinazioni alternative – interviene Devis Carli, Responsabile commerciale del Gruppo Carli per l’area dei Paesi del Golfo e dell’Africa – ma non è così semplice e anche pensando di raggiungere la Cina dall’India attraversando territori che non sono in guerra, dobbiamo fare i conti con gli aumenti dei noli e del carburante, anche questi dettati solo da meccanismi speculativi”.

“Sono convinto che gli aumenti dei noli schizzeranno alle stelle – incalza Luciano Zuccarini dell’azienda La Vittoria srl di Chieti – e quello che preoccupa ancora di più è la mancanza di prospettive nel breve periodo. Avevamo 4 container pronti per partire dal porto di Ancona mentre altri 4 sono attualmente fermi nel Golfo: non sappiamo cosa fare se non tentare di farli rientrare: ma a quale costo? E chi, oggi, si assumerebbe il rischio di imbarcare la merce per una destinazione così pericolosa? La preoccupazione si somma all’incertezza e così diventa difficile per tutti lavorare”.

Che fare dunque in attesa che si aprano spiragli per la fine della guerra e si provi, pur lentamente, a tornare a una parvenza di normalità?

Per Luciano Zuccarini sarebbe importante sensibilizzare le Compagnie di navigazione a rimodulare le loro tariffe in base al valore della merce trasportata e per Manuel e Devis Carli occorrerebbe una forte pressione a livello europeo affinchè si interrompa il circolo vizioso delle speculazioni, che dai carburanti ai noli passando per le Compagnie di navigazione stanno gravando sui produttori grandi esportatori di erba medica disidratata.

“Questa situazione conferma quanto sia strategico per il nostro settore lo stretto di Hormuz attualmente di fatto bloccato – interviene il direttore di AIFE/Filiera Italiana Foraggi, Riccardo Severi – L’interruzione delle rotte sta generando gravi criticità logistiche ed economiche per le le nostre aziende associate e per l’intera filiera. Questa crisi evidenzia anche la necessità, per il settore, di rafforzare la diversificazione dei mercati di destinazione e gli strumenti di gestione legati al rischio logistico. Nell’immediato è però indispensabile un intervento coordinato a livello europeo per garantire condizioni di mercato trasparenti ed evitare dinamiche speculative che rischiano di compromettere la competitività dell’intera filiera”.


31/03/2026, 20:01
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Ravenna, 1 giugno 2026 – Bilancio positivo per il primo taglio dell’erba medica nelle principali aree produttive italiane. A tracciare il quadro è Riccardo Severi, direttore di AIFE/Filiera Italiana Foraggi, secondo il quale è già possibile registrare una buona resa produttiva accompagnata da livelli qualitativi mediamente soddisfacenti.

“Le condizioni climatiche delle ultime settimane hanno sicuramente favorito la produzione – spiega Severi – Le piogge alternate a giornate di sole hanno consentito uno sviluppo regolare della coltura, permettendo di ottenere un prodotto omogeneo e con caratteristiche qualitative mediamente buone”.

Le valutazioni riguardano areali molto diversi tra loro, distribuiti tra Romagna, Veneto e Marche, caratterizzati da differenti estensioni e condizioni pedoclimatiche. Una situazione che consente comunque di delineare un quadro rappresentativo dell’andamento del primo taglio targato 2026.

A sostenere il mercato è soprattutto la domanda proveniente dagli allevamenti italiani, dove continua a registrarsi una disponibilità limitata di foraggi con elevate caratteristiche nutritive.

“La richiesta resta sostenuta – prosegue Severi – e la tendenza da parte degli allevatori è quella di continuare a puntare su un prodotto di qualità, soprattutto in una fase in cui cresce l’attenzione verso foraggi ad alto valore nutrizionale”.

Particolarmente positive risultano le performance del foraggio proveniente dalle aree collinari e montane, dove qualità e rese consentono di mantenere quotazioni superiori rispetto allo scorso anno. Nelle zone di pianura, invece, le produzioni si attestano su livelli leggermente inferiori rispetto alla campagna precedente, pur mantenendo buoni standard qualitativi.

Le attuali condizioni climatiche, caratterizzate da marcati sbalzi termici e temperature elevate per il periodo, rappresentano tuttavia un elemento di attenzione, soprattutto per quanto riguarda il mantenimento del colore del prodotto e le operazioni di fienagione.

“Temperature così elevate e poco coerenti con il periodo di fine maggio possono determinare qualche riduzione qualitativa – osserva ancora Riccardo Severi – Tuttavia i produttori dotati di impianti di essiccazione e disidratazione, come quelli utilizzati dai nostri associati, grazie ai processi di trasformazione e sanificazione riescono a garantire standard qualitativi molto elevati, confermando e valorizzando una sinergia tra campo e impianti di trasformazione che continua a premiare l’intera filiera”.

Sul fronte del mercato, le quotazioni rilevate il 28 maggio scorso alla Borsa merci di Bologna evidenziano per il fieno di primo taglio una lieve flessione, con valori compresi tra 130 e 140 euro/tonnellata.

Restano invece sostanzialmente stabili le quotazioni del prodotto medicato in campo, sia in rotoballe sia in balloni quadri, con prezzi compresi tra 165 e 175 euro/tonnellata.

Per il prodotto proveniente dalle aree collinari e montane, le quotazioni si collocano invece in una forbice compresa tra 90 e 110 euro e tra 80 e 100 euro/tonnellata, a seconda delle caratteristiche qualitative e delle diverse tipologie di prodotto.

“Fare previsioni di mercato nel lungo periodo resta oggi molto complesso – conclude il direttore di AIFE/Filiera Italiana Foraggi – sia per le tensioni geopolitiche internazionali sia per un andamento climatico sempre più imprevedibile. L’obiettivo dei nostri associati è continuare a garantire agli allevamenti un prodotto trattato e sanificato al meglio, capace di assicurare elevate proprietà nutrizionali e rafforzare il legame tra agricoltura e zootecnia. Il prodotto disidratato offre inoltre importanti vantaggi ambientali e gestionali: minori volumi da trasportare e stoccare si traducono in una maggiore efficienza logistica e in una riduzione delle emissioni, mentre la sanificazione contribuisce a migliorare il benessere animale e la sicurezza alimentare”.


01/06/2026, 9:42
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Ravenna, 3 giugno 2026 – Nell’ambito dei negoziati in corso per un accordo di libero scambio tra l’Unione europea e i Paesi del Sud-Est Asiatico, AIFE/Filiera Italiana Foraggi ha partecipato alla missione istituzionale organizzata dalla UE in Thailandia dal 25 al 29 maggio 2026.

La delegazione europea era guidata dal commissario all’Agricoltura Christophe Hansen, e tra i componenti era presente il presidente di AIFE/Filiera Italiana Foraggi, Gianluca Bagnara. L’iniziativa si inserisce in un più ampio percorso di rafforzamento delle relazioni commerciali tra l’Europa e l’area del Sud-Est Asiatico.

Secondo il presidente Bagnara, “la Thailandia rappresenta un mercato di grande interesse strategico, caratterizzato da una crescita economica stabile stimata tra il 2 e il 3 per cento/anno e da un contesto politico stabile, elementi che favoriscono lo sviluppo di nuove opportunità di export per le nostre imprese associate. Il mercato thailandese dei foraggi disidratati è ancora in una fase iniziale, con un import complessivo che non supera i 110 milioni di euro annui e un export italiano attualmente inferiore ad 1 milione di euro. Tuttavia, la crescente evoluzione del comparto zootecnico locale, in particolare nei settori avicolo e lattiero-caseario, sta determinando un aumento della domanda di alimentazione animale. Ci troviamo davanti a un mercato ancora agli inizi, ma con prospettive di crescita importanti – sottolinea Bagnara – Diverse aziende associate ad AIFE/Filiera Foraggi Italiani hanno già avviato le prime esportazioni, anche in virtù dei protocolli fitosanitari già attivi. È un percorso ben avviato, destinato a svilupparsi ulteriormente”.

Insieme all’associazione spagnola AEFA, AIFE/Filiera Italiana Foraggi sta portando avanti un progetto di promozione e valorizzazione del foraggio disidratato europeo nei mercati del Sud-Est asiatico. In questo contesto, alcune imprese associate hanno recentemente partecipato a una manifestazione fieristica in Vietnam, Paese che già riconosce l’erba medica disidratata, ma non ancora il fieno di primo taglio.

“Un importante passo avanti è arrivato proprio il 29 maggio scorso – commenta il presidente di AIFE/Filiera Italiana Foraggi - quando una comunicazione del ministero dell’Agricoltura italiano ha confermato il riconoscimento da parte del Vietnam del trattamento termico del foraggio disidratato, aprendo così nuove prospettive commerciali”.

Gian Luca Bagnara evidenzia inoltre come la diversificazione dei mercati rappresenti una priorità strategica: “Attualmente l’export verso i Paesi del Golfo, a partire dagli Emirati Arabi Uniti, non supera il 15% del totale grazie a una strategia mirata a rafforzare la presenza in nuove aree di sbocco. In parallelo, l’Unione europea sta lavorando all’apertura di nuovi accordi commerciali, tra cui quello con l’India dove, dal 1° gennaio 2027, è previsto un abbattimento dei dazi sull’importazione dei foraggi disidratati. Anche in questo caso parliamo di un mercato potenzialmente enorme, spinto dall’aumento della popolazione, dalla crescente domanda di proteine e dalla limitata disponibilità di superfici agricole. La strategia europea di apertura verso nuovi mercati – conclude Bagnara – è fondamentale per garantire uno sviluppo equilibrato del settore e compensare le dinamiche dei mercati tradizionali attualmente sotto stress a causa del conflitto USA-Israele/Iran”.


03/06/2026, 10:17
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Carbon farming e nature credits:
una nuova opportunità
per prati, foraggi e zootecnia italiana
Il presidente di AIFE/Filiera Italiana Foraggi, Gian Luca Bagnara, protagonista dell’appuntamento promosso dall’Accademia Nazionale di Agricoltura, che lo ha visto unico relatore sul tema del carbon farming e dei nature credits. “Il suolo è una risorsa strategica – ha sottolineato – le filiere foraggere e zootecniche possono diventare protagoniste della transizione ecologica generando valore ambientale ed economico”


La sala dell'Accademia Nazionale di Agricoltura durante la conferenza
Ravenna, 22 giugno 2026 – È questo il messaggio emerso dall'incontro “Crediti di carbonio e di natura”, organizzato nei giorni scorsi dall'Accademia Nazionale di Agricoltura, che ha visto Gian Luca Bagnara, presidente di AIFE/Filiera Italiana Foraggi ed esperto di agribusiness, unico relatore dell’iniziativa. Nel corso dell’incontro Bagnara ha approfondito il ruolo del carbon farming e dei nature credits nel percorso verso la neutralità climatica.

Secondo il rapporto State and Trends of Carbon Pricing 2025 della Banca Mondiale, i sistemi di carbon pricing (prezzo del carbonio, ndr) coprono oggi circa il 28% delle emissioni globali e nel 2024 hanno generato oltre 100 miliardi di dollari di entrate pubbliche . Un mercato in continua evoluzione che, pur evidenziando alcune criticità legate all'eccesso di offerta di crediti e alla necessità di sistemi di certificazione più efficaci, apre nuove prospettive per il settore agricolo.

“L'agricoltura non deve essere vista soltanto come un comparto chiamato a ridurre le proprie emissioni, ma come parte della soluzione ai cambiamenti climatici - ha spiegato Bagnara nel suo intervento - Il suolo rappresenta uno dei più importanti serbatoi di carbonio presenti sul pianeta e la sua corretta gestione consente non solo di sequestrare CO₂, ma anche di migliorare fertilità, biodiversità e resilienza produttiva. In questo contesto assumono particolare rilevanza le coltivazioni foraggere, i prati permanenti e i sistemi zootecnici integrati con il territorio, elementi che caratterizzano gran parte dell'agricoltura italiana e che svolgono un ruolo fondamentale nella conservazione della sostanza organica e del carbonio nel terreno. I prati stabili, le foraggere pluriennali e le rotazioni che includono colture foraggere rappresentano strumenti concreti di gestione sostenibile del suolo. Oltre a fornire alimenti di qualità per gli allevamenti – ha proseguito Bagnara - contribuiscono alla conservazione del carbonio organico, alla tutela della biodiversità e alla protezione delle risorse idriche. Si tratta di benefici che oggi il mercato inizia finalmente a riconoscere e valorizzare”.

Uno dei temi centrali dell'incontro è stato il passaggio dal concetto di carbon credit a quello di nature credit. Un'evoluzione che amplia il concetto di valore ambientale, includendo non soltanto il carbonio sequestrato ma l'insieme dei servizi ecosistemici generati dal capitale naturale.

“Con i nature credits cambia il paradigma – ha sottolineato il presidente di AIFE/Filiera Italiana Foraggi - non si misura più esclusivamente la quantità di CO₂ assorbita, ma si considera il contributo complessivo dell'azienda agricola alla salute degli ecosistemi. Carbonio, biodiversità, qualità biologica del suolo e capacità rigenerativa diventano elementi di un unico sistema di valore”.

Per la filiera foraggera e per il comparto zootecnico nazionale si aprono quindi prospettive particolarmente interessanti. La valorizzazione dei reflui, l'utilizzo dei prodotti Renure (Recovered nitrogen from manure – azoto recuperato dai reflui zootecnici, ndr) ottenuti dal recupero dei nutrienti presenti nei digestati e nei liquami, la riduzione delle emissioni di metano e protossido di azoto e il miglioramento dell'efficienza nell'uso dell'azoto rappresentano strumenti concreti per coniugare sostenibilità ambientale e competitività economica.

Secondo Gian Luca Bagnara, l'Italia dispone di caratteristiche particolarmente favorevoli per cogliere queste opportunità grazie alla forte integrazione tra agricoltura, allevamento e territorio che contraddistingue molte filiere nazionali.

“La vera sfida sarà costruire sistemi di certificazione credibili e filiere capaci di trasferire il valore ambientale generato nelle aziende agricole fino al mercato e al consumatore. Se questo processo sarà accompagnato da strumenti normativi e tecnologici adeguati – ha concluso Bagnara - il carbon farming e i nature credits potranno diventare una leva importante per rafforzare la competitività e la sostenibilità dell'agroalimentare italiano”.

Una prospettiva che pone il suolo al centro delle strategie future: non più semplice fattore produttivo, ma patrimonio naturale capace di generare valore economico, ambientale e sociale per l'intera collettività.


23/06/2026, 12:33
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Foraggi disidratati: mercato europeo
tra calo produttivo
e nuove dinamiche di transizione
Dopo il confronto istituzionale svoltosi a Bruxelles, AIFE/Filiera Italiana Foraggi evidenzia un settore in fase di riequilibrio tra riduzione dell’offerta, scorte più contenute e crescente incertezza internazionale. Il direttore, Riccardo Severi: “Il comparto sta attraversando una fase delicata che richiede strumenti adeguati di gestione del rischio e una strategia europea sulle proteine vegetali”


Ravenna, 29 giugno 2026 – Si è conclusa a Bruxelles la due giorni (22 e 23 giugno 2026) di incontri istituzionali che ha visto protagonista AIFE/Filiera Italiana Foraggi, rappresentata dal direttore Riccardo Severi che nell’occasione è stato riconfermato alla vicepresidenza di Cide (Commission intersyndicale des déshydrateurs européens) ed è tuttora presidente, per l’Italia, del Gruppo di lavoro foraggi del Copa-Cogeca.

Il 22 giugno si è svolta l'Assemblea generale di Cide, durante la quale è stato approvato il bilancio ed è stato eletto alla presidenza Éric Masset, agricoltore francese della Marna, che succede a Eiko-Jan Duursema dopo oltre vent'anni alla guida dell'Organizzazione.

Nel corso della riunione del Gruppo Foraggi del Copa-Cogeca e il giorno successivo, nell'incontro con la Direzione Generale Agricoltura della Commissione europea, il confronto si è concentrato sulle prospettive del comparto europeo, chiamato ad affrontare una fase particolarmente delicata.

“Il mercato sta inviando segnali che non possono essere sottovalutati – osserva Riccardo Severi – Nel 2025 la produzione europea di foraggi disidratati è scesa sotto i 3 milioni di tonnellate, rispetto ai 3,3 milioni del 2024. La Spagna, primo produttore europeo, ha registrato un calo produttivo compreso tra il 30 e il 40%, mentre nei Paesi Bassi la flessione è stata di circa il 20%. Francia e Spagna hanno inoltre praticamente azzerato le scorte disponibili, con inevitabili ripercussioni sul mercato”.

A preoccupare il settore non sono soltanto gli effetti dei cambiamenti climatici, ma anche le tensioni geopolitiche che stanno influenzando gli scambi internazionali.

“La situazione nello Stretto di Hormuz rappresenta un elemento di forte incertezza – prosegue Severi – Eventuali ripercussioni sui trasporti marittimi potrebbero incidere sui costi logistici e sulla disponibilità di prodotto destinato ai principali mercati di esportazione, come Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita”.

Nel corso degli incontri a Bruxelles si è discusso anche dell'evoluzione dei mercati internazionali.

La Cina continua a rappresentare un importante acquirente, ma non va sottovalutato che sta progressivamente aumentando la propria autosufficienza produttiva. Allo stesso tempo però si aprono nuove prospettive commerciali nei mercati di Corea del Sud e Giappone.

Ampio spazio è stato infine dedicato al futuro della Politica agricola comune.

“In sede di Copa-Cogeca è stata ribadita alla Commissione europea la necessità di inserire nella futura Pac un vero Piano europeo per le proteine vegetali - sottolinea Severi - Le colture leguminose, e in particolare l'erba medica, svolgono un ruolo strategico sia per l'autonomia proteica dell'Unione sia per gli obiettivi ambientali. Allo stesso tempo servono maggiori investimenti nella ricerca e strumenti efficaci di gestione del rischio, indispensabili per aiutare le imprese ad affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici e delle tensioni geopolitiche. I cali produttivi registrati in Europa e in Italia - conclude il direttore di AIFE/Filiera Italiana Foraggi - dimostrano che non è più sufficiente gestire le emergenze: occorre investire in modo strutturale nella ricerca, nel miglioramento genetico delle colture foraggere e nella conservazione del patrimonio varietale europeo. Rafforzare la resilienza dell'erba medica e delle altre colture leguminose significa garantire, nel lungo periodo, autonomia proteica europea, sicurezza degli approvvigionamenti e stabilità delle filiere zootecniche”.

Per il comparto europeo dei foraggi si apre dunque una fase di transizione che richiederà una strategia europea capace di coniugare sostenibilità, innovazione e resilienza.


29/06/2026, 16:07
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