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Pascolo in pianura? 
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Iscritto il: 24/03/2015, 11:07
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Ciao a tutti,

sono nuovo di questo forum e mi dispiace di presentarmi con un argomento tanto "scottante": il pascolo. Negli ultimi anni mi è capitato di girare un po' il mondo zootecnico e tra tutte le "stranezze" che ho visto quella che più mi ha affascinato è senz'altro il pascolo. Non solo perchè è bello, sostenibile, rispettoso degli animali, dell'allevatore e del consumatore.. (e chi più ce ne ha ce ne metta) ma soprattutto perchè molto, ma molto economico! Mettendo in relazione la percentuale di pascolo nella dieta ed il costo di produzione del latte, infatti, si nota come questi parametri siano inversamente proporzionali. Una mia personalissima opinione è che il pascolo per la vacca da latte (anche per quelle sfortunatamente nate in pianura) possa rappresentare una valida alternativa anche nel nostro "intensivo" Paese, regno dell'ANAFI, dei mangimisti, delle Associazioni varie, dei 120 q.li e delle razioni al 40% di foraggi, dove l'idea che regna incontrastata è "se fai più latte guadagni di più" ma dove storicamente e tristemente il costo di produzione è tra i più alti al mondo! Per fortuna o purtroppo mi capita di girare molte aziende della Pianura Padana e di notare con un certo imbarazzo (più che altro tecnico) che gli allevatori reagiscono con un misto di stupore e sarcasmo alla parola "pascolo". Eppure nessuno di loro ha saputo dirmi (sempre da un punto vista tecnico) perchè il pascolo in Italia non si può fare. Mi rivolgo quindi a voi del forum per una sorta di sondaggio: cosa pensate del pascolo? perchè in Italia è stato abbandonato? può essere applicato per le vacche in produzione?

Vi prego spassionatamente di lasciare da parte i sentimentalismi da fiera di Cremona :D e di concentrarci sugli aspetti tecnici o zootecnici..

Grazie a tutti in anticipo


24/03/2015, 11:57
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Ciao Encio e benvenuto,


come non concordare con te sul fatto che i bovini al pascolo vivono meglio, producono, magari meno, ma ad un costo più basso per l' allevatore...etc, etc.....Io non vivo in pianura ed ho a disposizione terreni scoscesi e difficili da raggiungere con i mezzi da lavoro ed il pascolo è una "salvezza", nel senso che la razione costa meno e non si deve falciare l' erba a mano (spesso e volentieri) ;).
In pianura, credo, si abbia più convenienza a fare fieno piuttosto che far pascolare......semplice calcolo matematico....ettari/resa :D

Ciao
DAdo


24/03/2015, 15:29
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Non che sia contrario Il problema e farlo entrare stabilmente
Nella razione per evitare sbalzi nella dieta si potrebbe discutere all Infiniti Senza trovare Una verita assoluta considers che se affitti a5\600euri a ettaro nn ci cavi latte a sufficenA

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24/03/2015, 20:24
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premesso che opero in ambiente collinare e non sono nemmeno al nord.....dico la mia:
il pascolo da innumerevoli benefici agli animali (longevità,fertilità benessere riduzione costi ecc) ma porta con se problemi dapprima logistici -devi avere i terreni dove hai la stalla e non è sempre così- inoltre la variazione stagionale è tale da creare squilibri nella dieta che andrebbe riformulata settimanalmente con uno stress non indifferente per le vacche, in più in pianura nei terreni fertili e irrigati ci devi tirare fuori il massimo in termini di UF (loietto e mais da insilare o due cicli di mais)
resto dell'idea che il pascolo funziona nei terreni marginali oppure anche altrove ( pianura compresa.....) a patto di avere terreni di proprietà e di estensioni almeno tripli rispetto ai campi che servono a sfamare la mandria con alimentazione in stalla.


24/03/2015, 22:59
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La riduzione costi totali forse si quelli marginali di sicuro no .sulla longevita se hai un buon management arrivi a 5/6 lattazioni oltre tutto al pascolo l effetto dominanza e molto spinto ,nn vuol dire che quella che domina sia la piu produrtiva anzi come nelleprsone quella che produce in genere mal sopporta chi comanda

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25/03/2015, 16:05
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Beh sicuramente se si parla di pascolo bisogna comunque pensare anche alla genetica degli animali, di sicuro se si vuole sfruttare il pascolamento con gli animali presenti adesso nelle stalle diventa un problema. Bisogna sicuramente pensare ad animali piu rustici che subiscano il meno possibile gli sbalzi dati dall irregolarita dell alimentazione.


27/03/2015, 7:28
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Rustiche si ma nn dimentichiamo il discorso redditivita pero' quanti litri di latte servono x pagarsi il management? Cioe tutto quei costi esclusa gli alimentari

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27/03/2015, 8:38
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Grazie a tutti per i commenti.

Provo a rispondere con miei personalissimi pareri.

RESA. Generalmente la "resa" è inferiore allo sfalcio, ma non è detto che con il pascolo si "raccolga" molta meno SS. Alcuni pascoli ben gestiti (pascolo turnato irriguo) possono arrivare a produrre 150 q.li SS/ha (Dairy Co). Inoltre credo che valutare solamente la produzione di SS sia un approccio quantomeno superficiale. Più interessante è la produzione per ettaro di "energia latte" e proteina. Se pascolato alla fase ideale (3 foglie del loietto) il pascolo può fornire 1.5-1.6 Mcal/kg SS al 18-25% di proteina grezza (Bargo et al., 2003; J Dairy Sci). Per ettaro quindi (ammettendo una produzione di 130 q.li SS/ha): 19500 Mcal e 2600 kg di proteine (con il fieno polifita seccato in campo arrivo a poco più della metà).

DISTANZA TERRENI DALLA STALLA/FRAZIONAMENTO. Ovviamente in aziende frazionate o in contesti molto urbanizzati, pascolare mandrie di grandi dimensioni può essere un problema reale. In ogni caso le vacche possono camminare tranquillamente fino a 2-3 km al giorno. Dove il pascolo è una cultura, qualche allevatore ha risolto il problema del frazionamento adottando sistemi di mungitura "mobili". Ma non addentriamoci in cose così estreme. Solo un video: https://www.youtube.com/watch?v=OpSb4eZGZc0

COSTI DI PRODUZIONE. Beh, su questo argomento c'è veramente da sbizzarrirsi. Gli irriducibili del partito "120 Q" riescono sempre a stupirmi, pur professandosi imprenditori, non hanno ancora compreso a pieno l'equazione (a mio avviso abbastanza semplice) UTILE=RICAVI-COSTI. A quanto pare l'azienda zootecnica da latte italiana è l'unico tipo di impresa al mondo in cui l'imprenditore può permettersi di non conoscere il proprio costo di produzione. L'unico conto economico che si fa abitualmente è il "costo razione". Operazione che in genere viene effettuata (di fianco ad un FENDT fiammante da 200 hp) insieme al mangimista di turno che spiega abilmente come una razione al 60% di concentrati (con tanto di 4-5 kg di nucleo tamponato, integrato e vitaminico) sia certamente l'opzione più redditizia per l'allevatore. Tutti gli altri costi rimangono nel buio totale. Tralasciando l'astiosa questione della razione a "piatto unico" mi sembra necessario considerare che una vacca al pascolo fa in maniera completamente automatica e pressoché gratuita tutte le operazioni che invece a noi monogastrici dal pollice oppinibile (esclusi ovviamente quelli del partito 120Q) costano soldi, tempo ed energia. La vacca al pascolo raccoglie autonomamente il foraggio e distribuisce autonomamente le deiezioni eliminando (o riducendo di molto) il bisogno di: falciare, rivoltare, ranghinare, trinciare, imballare, costruire trincee e/o fienili, pulire la stalla, distribuire materiali da lettiera, costruire vasche e platee, trattare il liquame e distribuirlo in campo (ecc, ecc, ecc...). Ovviamente, dopo aver fatto tutto questo da sola gli potremo concedere di perdere qualche litro di latte senza temere di aver compromessa la redditività dell'allevamento!!!! Il concetto sembra essere molto chiaro ai colleghi che producono da sempre latte "al pascolo" (NUOVA ZELANZA, AUSTRALIA, REGNO UNITO, IRLANDA, FRANCIA) e che, guarda caso, hanno i costi di produzione (ed il livello di indebitamento) più bassi del mondo.

VARIAZIONE STAGIONALE DELLA DIETA. Si, il pascolo non è costante durante l'anno, ne quantitativamente ne qualitativamente.. Tuttavia il fatto che le vacche non possano adattarsi a cambiamenti nella dieta è tutto da verificare. Innanzi tutto l'entità di questa variazione dipende dalla percentuale di foraggio verde o da pascolo nella razione. Nella maggior parte dei sistemi "basati" sul pascolo (così come in natura) il parto è stagionale e di conseguenza i fabbisogni alimentari della mandria seguono la produzione e la composizione del foraggio. Anche se sembra "scandaloso", nessuno vieta di fare il parto stagionale in Italia. Nei sistemi a "parto continuo" invece il pascolo può rappresentare una quota limitata della dieta (per esempio pascolo solo di giorno, o solo di notte in estate). Che ci si voglia credere o no, non è detto che sostituire parte del già citato "Piatto unico" con il pascolo comporti una riduzione della produzione di latte. Ovviamente tutto dipende dalla gestione. Ronaldo et. al. (2008, J Dairy Research) hanno dimostrato che sostituendo una quota fino al 40% di unifeed con il pascolo la produzione di latte rimane invariata (con vacche Holstein). Oltre a questo, il problema del peggioramento qualitativo del foraggio durante la calda estate italiana può essere parzialmente risolto con una gestione corretta e con la scelta delle specie che compongono il pascolo. A quanto pare la variazione qualitativa è dovuta principalmente alla variazione della composizione floristica durante il periodo caldo. In un prato polifita convenzionale il loietto riduce la cresita in piena estate ed altre specie (probabilmente meno appetite) prendono il sopravvento, mentre il trifoglio risulta predominante in autunno. Le specie che dominano durante l'estate (almeno a casa mia) hanno la caratteristica di fiorire molto velocemente e di produrre molti steli e fiori (o peggio semi) a scapito della foglia. Sempre secondo la mia opinione, durante l'estate (in un sistema a pascolo turnato), si potrebbe ridurre il turno e di conseguenza aumentare l'area di pascolo in modo da pascolare foraggio molto giovane (meno SS/ha ma più ha/vacca) ed evitare la perdita di qualità. E' noto che specie differenti (lasciando perdere le leguminose) hanno valori nutritivi molto simili a patto di mantenre invariato il rapporto foglia/steli. Per quanto riguarda la scelta delle specie si potrebbe aprire un capitolo troppo ampio per questa sede. Mi limiterò a dire che il miscuglio classico basato su loietto/trifoglio non è l'unica alternativa possibile (soprattutto nel clima italiano e in assenza di irrigazione). Un'altro video per divertirsi: https://www.youtube.com/watch?v=rGFbez06S0o

Sperando di non avervi annoiato attendo fiducioso altri commenti


28/03/2015, 16:09
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alcuni punti di vista , abbstanza discutibili.

la resa in termini di massimizzare l' energia e la proteina, parte dal presupposto che tutta la superfice , possa essere consumata, nel momento ideale delle 3 foglie del loietto

qui nascono sec me 2 problemi
1°) che non tutta la superfice e' pascolabile nello stesso momento
2°) come tutti sanno l'erba giovane in quello stadio da problemi di acidosi, per fermentazioni abnormi nel rumine , quindi la dieta deve , cme essere integrata in stalla

sul fatto dei sistemi mobili di mungitura, bisogna tener conto che ogni asr provinciale, o compartimentale , applica la normativa per dare il nulla osta alle sale mungitura, seguendo la propria interpretazione , e adeguandosi anche alla realta della zona dove va a d a operare.
per cui se questo sistema e' normalmente adottato all'estero ( francia) non sempre puo essere adottato in italia , nel senso che e' accettato in Montagna dove le condizioni non permettono altre soluzioni, mentre , in genere i veterinari tendono quasi a imporre un tipo di sala mungitura di tipo fisso

non do tutti i torti: la applicazione della normativa in fin dei conti e' subordinata a un requisito fondamentale , non potresti costruire su una proprietà che non e' tua, oppure in caso di pascolo transumante, dove ogni mese ti sposti letteralmente di posto.

gia veniamo considerati alla stregua dei nomadi, cerchiamo di nn peggiorare la situazione ...


sul costo del razionamento ci sarebbe da chiarire un punto sec me , cioe su cosa usi come base dell'unifeed ( nn tutti usano i fendt davanti al carro miscelatore...) e cioe sull'opportunità di usare insilati diversi da quello di mais , (che oggi una volta desilato ha dei costi sui 7/8euro al quintale ), soprattutto incrementando la fibra lunga ( anche se insilata) , cercando di avere sotto controllo micotossine , e la parte di fibra lignificata non digeribile, che pregiudica il metabolismo delle frazioni proteiche , nel senso che i batteri che attaccano al fibra hanno bisogno di più energia e amminoacidi x "lavorare" nel rumine.

sul fatto che le razioni hanno un contenuto maggiore di sfarinati , non lo vedrei come un limite...
daltro canto le vacche da latte e i bovini all'ingrasso, sono come gli sportivi , devono avere una razione adatta , al lavoro che vanno a fare

teniamo presente che avere delle produzioni foraggere a basso input energetico ( consumo di gasolio..) in rapporto a quanta energia e proteina tiri fuori , e' una bella scommessa questo si, ma non e' cosi impossibile
come del resto il pascolo non e' da escludere, ma lo vedrei come il periodo di "vacanza" nei mesi di asciutta, oltre tutto nei casi di terreni non frazionati, e soprattutto di propieta.

come ultima considerazione

il pascolo degli animali e' piacevole alla vista per chi e' di transito, per chi abita nei pressi , e non e' allevatore , e' una gran rottura di scatole..per cui occhio se decidete di fare pascolo , a chi avete attorno, molti son di idee ecologiste,se gli animali stazionano lontano , e nn a mezzo metro dal confine..

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29/03/2015, 9:14
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Che l'erba provochi acidosi l'ho visto scritto qui per la prima volta (forse meteorismo). Lo stesso vale per i confinanti che sono infastiditi dal pascolo. Va be' vorrà dire che in Italia dovremo rassegnarci a vivere in mezzo a vacche che si ammalano mangiando l'erba e persone che preferiscono l'odore del liquame alle vacche al pascolo..


03/04/2015, 8:05
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