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Che ne fate della lana? 
Autore Messaggio

Iscritto il: 22/07/2014, 1:04
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Io sono in cerca di lana grezza o lavata (10kg per ora) qualcuno ne ha da vendere/spedire? Abito a milano e posso spostarmi nei dintorni :)


27/07/2014, 20:41
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la lana grezza non si compra da un computer, si compra nelle stalle


28/07/2014, 12:36
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Iscritto il: 22/07/2014, 1:04
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Alberto666 ha scritto:
la lana grezza non si compra da un computer, si compra nelle stalle

Grazie per il suggerimento, infatti sto cercando i contatti anche attraverso il web per trovarla; non trovo produttivo recarmi in tutte le stalle della regione senza essere sicuro di trovare il prodotto :) prima di agire alla sprovvista è meglio chiedere.


29/07/2014, 0:44
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Sez. Ovini
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Iscritto il: 16/07/2010, 15:13
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Ciao Dieu,
hai trovato la lana che cercavi ??

Saluti.


31/07/2014, 20:02
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Iscritto il: 22/07/2014, 1:04
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Iengo ha scritto:
Ciao Dieu,
hai trovato la lana che cercavi ??

Saluti.


Ciao :)
Si, mi sono dovuto rivolgere ad un'azienda e ho trovato della lana già lavata.
Un giorno vorrei provare a lavarla da solo ma so che è un procedimento abbastanza complesso.
Ora sto imparando a cardarla utilizzando delle spazzole per animali domestici e ho un po' di difficoltà ad allineare le fibre ma penso sia dovuto dalla qualità della materia prima (destinata originariamente alla creazione di tappeti).
Ho orinato della lana (sempre lavata) da woolknol e non ho avuto grosse difficoltà nella cardatura :)
Sai consigliarmi dove poter acquistare lana lavata o magari già cardata ad un prezzo ragionevole? Grazie


01/08/2014, 0:32
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Ciao Dieu, che tipo di lavoro devi fare? Ho la lana merinos finissima lavata un po (non fino il bianco, ma lavata :)) e cardata. Io faccio il feltro e viene bello e fine. Sul mio profilo c'e indirizzio facebook dove se puo vedere la lana, lavori e pecore.


01/08/2014, 10:09
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Iscritto il: 13/08/2013, 15:08
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Che bello sentire che altri sono appassionati della lavorazione della lana!
Io mi sono attrezzata a lavorarla "come una volta". Ho 5 pecore e alcuni lama, li toso a primavera inoltrata, poi lavo la lana in grandi catini finchè l'acqua non diventa trasparente. Tingo quella bianca con le piante, le bacche e le cortecce. Una volta asciugata passo alla prima cardatura per togliere il grosso delle pagliuzze rimaste. Faccio questo con un attrezzo autocostruito che consiste in due "pettini" con chiodi distanziati 2 cm, uno fissato su un supporto(tipo scatola rettangolare) e l'altro che scorre sopra. L'ho copiato su internet, purtroppo non ricordo il nome inglese dell'attrezzo, ma se qualcuno è interessato posso postare una foto.
Poi faccio la seconda cardatura per allineare le fibre con una cardatrice a panca che ha 2 spazzole a denti stretti che assomigliano a quelle per pettinare i cani. Ho preso le carde su un sito tedesco e costano 42euro circa, poi mi sono fatta costruire la panca da mio suocero.
Funziona tutto benissimo, poi faccio il feltro e confeziono ciabatte, cappelli, scaldacollo, manopole.....
Certamente è un lavoro lungo, ma rilassante. Io lo faccio assieme ai miei bambini durante le giornate uggiose autunnali e d'inverno.
W la lana! ;) Non buttiamola!


02/02/2015, 12:56
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Iscritto il: 26/12/2020, 13:57
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stavo leggendo in cerca di info... vi allego un articolo che ho trovato sul web...:

Biella ha resuscitato la 'lana povera' dai materassi a plaid e tabarri griffati
L' idea è venuta per rispondere a un interrogativo dal sapore quasi leninista: che fare? Che fare della "lana italiana", quella grezza e fastidiosa al tatto prodotta dalle greggi che ancora resistono qui e là lungo lo Stivale, ma soprattutto nell' arco alpino piemontese (nel Biellese, in Valsesia e sulle montagne di Cuneo). Pecore allevate da sempre per il latte e la carne e, un tempo, anche per quella lana che deve essere tosata almeno due volte all' anno, pena gravi problemi di salute per gli animali. La ruvidezza del prodotto (una grossolanità di almeno 35 micron di diametro), in passato l' aveva sempre relegata a un mercato minore rispetto alle lane più pregiate: l' imbottitura dei materassi, soprattutto, e poi gli abiti della tradizione povera e contadina, come i tabarri e i giacconi. Oggi, però, i materassi superortopedici modellati col computer hanno cancellato quelli tradizionali e la lana è diventata il vero problema degli allevatori. La tosa resta indispensabile (e comporta dei costi fissi), mentre la lana non può essere né abbandonata né bruciata, perché è diventata un "rifiuto speciale" che richiede procedure e costi di smaltimento (circa 4 euro al quintale). Venderla non rende quasi nulla (tra i 25 e 50 centesimi al chilo, ma con aggravi aggiuntivi per l' imballaggio e il trasporto). Un problema più per un settore di nicchia e già in difficoltà, anche se il "nuovo mercato" degli immigrati provenienti dal mondo arabo ha in parte rilanciato gli allevamenti "da carne ovina". La scintilla, il progetto che potesse mettere assieme tradizione e saperi antichi, redditività economica o anche solo un aiuto concreto per gli allevatori, e infine creatività e innovazione, non poteva che scoccare a Biella, il distretto dell' eccellenza e dell' immagine italiana del tessile. Così, 18 mesi fa, la Camera di Commercio eporediese e l' Agenzia Lane d' Italia hanno radunato i produttori, hanno coinvolto la sede distaccata del Politecnico di Torino e il Centro nazionale ricerche "Oreste Rivetti": esperienza nella lavorazione tradizionale della lana e ricerca scientifica. I risultati sono una piccola attività sperimentale che riporti sl mercato oggetti e confezioni del passato con usi del tutto nuovi. L' investimento è di 300mila euro (200mila provenienti dalla Regione Piemonte): 40 mila quintali di "lana sucida" trasformati in cappotti, gilet, giacconi, mantelli, maglioni, plaid, tappeti e borse. E poi anche in pannelli fonoassorbenti e termoisolanti per l' uso edilizio, già saggiati nel recupero di costruzioni antiche nella borgata di Pralup, a Rittana, sulle Alpi cuneesi. Ma il "marchio" della qualità biellese ha lasciato la sua impronta soprattutto per quanto riguarda gli oggetti di abbigliamento. Un mix di sapienza artigianale e di collegamenti con le tradizioni del territorio accanto anche a una ricerca di "effetti alti" e di design che sappiano catturare l' attenzione dei potenziali clienti. Nel gruppo che ha lavorato al progetto ha così trovato posto anche un' altra istituzione biellese: il Centro Arti Applicate Kandinskij. «Per ora i nostri sono prototipi spiega Maria Paola Cometti, segretaria generale della Camera di Commercio Vogliono dimostrare che anche dalle lane meno pregiate si possono ricavare produzioni in grado di stare su un mercato: limitato ma capace di creare una filiera tra allevatori e imprenditori tessili». Il progetto ha già avuto presentazioni importanti alla "Cittadellarte" della Fondazione Michelangelo Pistoletto e, in particolare, a "Cheese": la grande kermesse gastronomica che Slow Food organizza a Bra (Cuneo). E proprio l' associazione fondata da Carlin Petrini, assieme alla sua struttura che si occupa di Biodiversità, potrebbe trasformare il "crogiolo" biellese facendola assurgere a livello di attività produttiva. «La nostra iniziativa originale si chiuderà in primavera dice ancora Maria Paola Cometti ma non abbandoneremo del tutto gli allevatori. Un consorzio, Biella the Wool Company, farà da capofila a una collaborazione con i vecchi partners e con i vari "presidi" di Slow Food italiani nel settore delle razze ovine da carne e da latte, per convogliare verso Biella le scorte di lana che potrebbero alimentare una produzione stabile». Con un piccolo problema in più, se l' idea biellese dovesse poi decollare. Infatti, l' abbandono delle tecniche di tosatura destinate a un riutilizzo della lana ha fatto dimenticare un po' dappertutto in Italia (in Garfagnana, in Puglia, in Sicilia) quell' arte tradizionale. E così ora c' è chi medita già di chiamare qualche tosatore neozelandese per "rieducare" gli allevatori italiani.

ETTORE BOFFANO
15 marzo 2010


26/12/2020, 17:33
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Sez. Ovini
Sez. Ovini

Iscritto il: 16/07/2010, 15:13
Messaggi: 2609
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Ottimo lavoro Pisa79
Se puoi, posta qualche foto dei prodotti derivati dalla tua lavorazione.
Che razze di pecore hai?


29/12/2020, 17:12
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