14/11/2025, 18:54
Operazione anti-frode “Ape Pulita”
AssoBio e FederBio a tutela del vero biologico:
le truffe danneggiano tutti, fermarle è fondamentale
Bologna, novembre 2025 – In relazione al recente episodio che, nell’ambito dell’operazione “Ape Pulita”, ha portato al sequestro nel Chietino di 50 tonnellate di miele e 12 di zucchero falsamente dichiarati biologici, FederBio e AssoBio ribadiscono con forza il loro impegno nella lotta contro le frodi nel biologico, a tutela dei produttori onesti, dei consumatori e dell'intera filiera.
Le due associazioni ringraziano il Nucleo investigativo di polizia ambientale, agroalimentare e forestale (Nipaaf) di Chieti e il Nucleo carabinieri forestale di Villa Santa Maria che hanno portato alla luce le gravi irregolarità nell'uso illecito di certificazioni biologiche e proceduto al sequestro dei prodotti contraffatti.
Le frodi alimentari costituiscono un serio rischio per la credibilità di un comparto in forte sviluppo come quello biologico, che vale oltre 10 miliardi tra mercato interno ed export ed è sostenuto da consumatori sempre più attenti alla sostenibilità e alla tutela degli ecosistemi.
“Condanniamo con fermezza la frode sul falso miele biologico scoperta in Abruzzo – dichiara Nicoletta Maffini, Presidente di AssoBio -. Come già avvenuto in passato per altri casi di frode, ribadiamo che simili comportamenti danneggiano gravemente i produttori onesti e minano la fiducia dei consumatori nei confronti del biologico. Ancora una volta sottolineiamo l’urgenza di introdurre il Marchio del biologico italiano, fondamentale per garantire la riconoscibilità e la valorizzazione delle produzioni bio nazionali. Allo stesso tempo riteniamo importante rafforzare i sistemi di controllo attraverso l’impiego di tecnologie digitali avanzate, in grado di assicurare una tracciabilità completa, trasparente e continua anche nelle filiere più complesse”.
“Siamo da sempre in prima linea nel segnalare alle autorità competenti situazioni di rischio - sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio - Gli illeciti agroalimentari rappresentano una forma di concorrenza sleale a danno di tutti i produttori seri e onesti che investono con convinzione nel biologico.
Fermare le truffe è anche una responsabilità verso i cittadini che scelgono sempre più alimenti biologici per la propria salute e la tutela dell'ambiente.
Per questo occorre puntare sull’innovazione anche sui sistemi dei controlli. Un aiuto concreto arriverà dall'imminente introduzione del Marchio del biologico italiano, uno strumento che permetterà di identificare immediatamente i prodotti bio realizzati con materie prime coltivate esclusivamente in Italia, valorizzando così l'identità e il legame con il territorio”.
17/11/2025, 22:47
Congresso inaugurale del Festival del Biologico e della Sostenibilità.
L’appuntamento è per mercoledì 19 novembre, ore 15.00 presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche - sala delle Armi -Via Zamboni 22 – Bologna.
Tra i relatori segnaliamo Luigi D’Eramo (Sottosegretario di Stato Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare) e Nicoletta Maffini (presidente di AssoBio - associazione nazionale delle imprese di produzione, trasformazione e distribuzione dei prodotti biologici).
21/11/2025, 14:58
Al via il Festival del Biologico e della Sostenibilità: ricerca, innovazione e territorio al centro della giornata inaugurale
Con AssoBio, FederBio e le principali associazioni del settore, il Festival apre il dialogo sul futuro del biologico in Italia
Bologna, 21 novembre 2025 – Si è aperto due giorni fa a Bologna il Festival del Biologico e della Sostenibilità, evento organizzato in sinergia tra il Dipartimento di Scienze Giuridiche (DSG), il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari (DISTAL), AssoBio e FederBio, che riunisce università, istituzioni, imprese, associazioni del settore e cittadini per discutere di ricerca, innovazione e sostenibilità nel comparto agroalimentare.
La prima giornata, dedicata al dialogo tra istituzioni, imprese e mondo accademico, ha visto la partecipazione di Nicoletta Maffini, presidente di AssoBio, e di Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio. Entrambe hanno portato la voce delle rispettive associazioni, sottolineando come il biologico rappresenti un modello produttivo strategico e uno strumento per promuovere sostenibilità ambientale, sociale ed economica. La presenza congiunta di tutte le principali associazioni del biologico ha arricchito il dibattito, rafforzando l’obiettivo comune di promuovere un settore innovativo, trasparente e sostenibile.
La giornata inaugurale ha affrontato temi centrali: il contributo delle nuove tecnologie e della ricerca applicata alle filiere biologiche, l’impatto dei modelli agroecologici sui territori e le comunità, e il rapporto tra alimentazione, salute e benessere sociale. Esperti, accademici e operatori del settore hanno offerto una prima panoramica delle prospettive che verranno approfondite nei giorni successivi.
Il Festival proseguirà con tavole rotonde, workshop interattivi, visite guidate a aziende sperimentali e sfide dedicate agli studenti, volte a stimolare progetti innovativi per università e comunità più sostenibili. L’iniziativa offre un’occasione concreta di confronto e networking tra imprese, associazioni, istituzioni e mondo accademico, consolidando il ruolo del biologico come leva per la sostenibilità del sistema agroalimentare nazionale.
“Nonostante il contesto internazionale complesso – tra tensioni geopolitiche e instabilità – il biologico oggi mostra una tenuta migliore rispetto all’agroalimentare nel suo insieme. Tuttavia, questo non significa che la situazione sia rosea – afferma Nicoletta Maffini, presidente di AssoBio -. È necessario ribadire la nostra visione: il biologico rappresenta la risposta più concreta alla sostenibilità. In Europa si parla sempre più di agricoltura rigenerativa, spesso senza citare il biologico, ma per noi l’agricoltura rigenerativa è solo quella biologica: un modello di agricoltura che prevede regole precise, fondato su evidenze scientifiche e capace di riportare vitalità ai terreni in pochi anni. Un suolo gestito con pratiche intensive non è un suolo sano, e nemmeno lo sono i prodotti che ne derivano. Quella attuale è una fase di forte difficoltà economica: lo scontrino medio nei supermercati italiani è di 21–22 euro per circa 13 prodotti, quindi meno di 2 euro ad articolo, segno di risorse familiari molto limitate. La povertà è ormai diffusa e, dal Covid in poi, la situazione non è migliorata. Nonostante i recenti rinnovi dei contratti collettivi di lavoro, i consumatori hanno perso potere d’acquisto. Le difficoltà degli agricoltori, ai quali spesso non viene riconosciuto un prezzo adeguato rispetto al proprio lavoro, sono le medesime delle imprese della distribuzione italiana e delle aziende di trasformazione che rappresenta AssoBio. La marginalità nel settore è così ridotta che, senza una vera sinergia, rischiamo di perdere tutti. Distribuzione e trasformazione devono costruire un equilibrio win-win, in cui ciascuno rinuncia a qualcosa per permettere al sistema di reggere in un contesto economico difficile. Pertanto, incontri come questo sono cruciali: rafforzano le relazioni tra le associazioni che portano istanze comuni al Ministero e all’Europa. In un settore come il nostro, solo un approccio sistemico può supportare davvero la transizione ecologica”.
“L’andamento del biologico è positivo, dal 2012 superfici e consumi sono in continuo aumento e, per la prima volta, nel 2024 la percentuale di crescita dei consumi ha superato la percentuale di crescita delle superfici coltivate a bio – sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio -. Numerose evidenze scientifiche attestano i benefici del biologico: favorirne la diffusione significa tutelare la salute del pianeta e delle persone. Lo sviluppo del bio rafforza esperienze virtuose come i distretti biologici, che innovano i modelli di produzione e consumo, consolidando una comunità del cibo che ne tutela il valore economico, sociale e culturale. Non mancano però criticità, in particolare per le piccole e medie imprese. Servono maggiore semplificazione burocratica, soluzioni per affrontare la crisi climatica e, soprattutto, un prezzo equo, sia per gli agricoltori sia per i cittadini. Oggi, a fronte di un aumento dei prezzi al consumo del 24%, quelli riconosciuti ai produttori in molti casi sono crollati: molti agricoltori non reggono più. Non si può continuare ad andare sotto i costi di produzione. Inoltre, occorrono investimenti significativi in ricerca e innovazione, affiancati da politiche di sviluppo coerenti, perché il futuro dell’agricoltura si gioca sull’agroecologia. I dati dell’Osservatorio Agrofarma, che attestano un calo del 18% dei fitosanitari di sintesi e un aumento del 133% dei principi attivi di origine naturale, dimostrano che molte innovazioni agroecologiche sono già diffuse anche nell’agricoltura convenzionale, perché più efficaci e meno soggette a resistenze. Ecco il paradosso: mentre le imprese avanzano verso gli obiettivi del Green Deal, la politica rallenta. Tornare indietro ora sarebbe una scelta disastrosa, è necessario proseguire nella transizione ecologica di agricoltura e cibo, a tutela anche delle future generazioni”.
Il Festival del Biologico e della Sostenibilità è finanziato dall'Unione Europea tramite NextGenerationEU, attraverso il Ministero dell’Università e della Ricerca, nell’ambito del PNRR
18/02/2026, 15:01
MERCOSUR: GLI ACCORDI COMMERCIALI DEVONO GARANTIRE LA RECIPROCITÀ E UNA VISIONE COERENTE CON IL GREEN DEAL
Editoriale di Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio
È passato ormai oltre un mese dalla firma dell’accordo commerciale tra l’Unione europea e i Paesi del Mercosur. Nel frattempo con 334 voti favorevoli e 324 contrari il Parlamento Europeo ha approvato una mozione presentata dal gruppo della Sinistra che rinvia l’accordo commerciale alla Corte di Giustizia Europea per verificarne la compatibilità legale con i trattati, di fatto bloccando la ratifica degli accordi.
Sul Mercosur il confronto è aperto da anni e si accompagna a valutazioni e giudizi contrastanti. Le criticità fondamentali che sono sempre emerse riguardano proprio l’impatto sui sistemi agricoli e alimentari europei.
Dal punto di vista del mondo agricolo la questione è chiara: non si possono fare passi indietro sui diritti, né sul fronte degli agricoltori né su quello dei consumatori.
Le proteste del mondo agricolo hanno un fondamento oggettivo perché si profila una concorrenza sleale. Non si può chiamare diversamente la licenza di vendere nel territorio europeo prodotti agricoli realizzati con regole e disciplinari che offrono garanzie ridotte rispetto a quelle europee sia sotto il profilo ambientale che sanitario. Non è accettabile abbassare la guardia permettendo l’ingresso in Europa di prodotti ottenuti con pratiche come l’uso di ormoni per l’accrescimento negli allevamenti e di pesticidi di chimica di sintesi da lungo tempo vietati in Europa perché pericolosi e per i quali, per coerenza, dovrebbe essere vietata anche la loro produzione e commercializzazione. E non lo è a maggior ragione se pensiamo che questi prodotti, quando entrano come componenti di alimenti trasformati in Europa, non sono più tracciabili in etichetta. Di fatto, il consumatore non ha nemmeno la possibilità di scegliere di non comprarli.
Il biologico da questo punto di vista ha sicuramente maggiori tutele visto che in base al regolamento europeo sul bio i prodotti certificati importati devono rispettare le stesse normative europee dei nostri produttori. Ma questo non toglie la preoccupazione fondamentale che risiede nella concorrenza sleale con la produzione convenzionale del Mercosur che non segue gli stessi standard e che può favorire l'afflusso di prodotti a basso costo con un impatto disastroso rispetto ai metodi di produzione locali e su piccola scala in Europa, minando la resilienza dei modelli di consumo sostenibili.
Il principio della reciprocità deve essere applicato anche nel caso del Mercosur. Questo permetterebbe di ampliare l’area in cui vigono regole rigorose a tutela dell’ambiente, della salute e anche dei lavoratori, perché ad esempio le deroghe all’uso di pesticidi di sintesi chimica pericolosi producono rischi che riguardano prima di tutto le persone che li utilizzano professionalmente.
Invece così com’è l'accordo è in conflitto con gli obiettivi del Green Deal, puntando sostanzialmente a incentivare modelli agricoli intensivi nei Paesi Mercosur legati alla deforestazione, all'uso intensivo di pesticidi e alle monocolture, esternalizzando i costi ambientali e mettendo a rischio l’agricoltura di piccola scala.
La creazione di un grande mercato da oltre 700 milioni di persone basato su accordi liberamente negoziati è un passo che va nella giusta direzione, che si contrappone all’approccio muscolare di chi usa i dazi come una clava.
Ma gli accordi commerciali devono garantire il principio della reciprocità, con clausole vincolanti e verificabili che assicurino la parità delle condizioni con gli agricoltori europei. E devono essere coerenti con il Green Deal e la transizione agroecologica per diffondere sempre di più a livello globale le produzioni biologiche e biodinamiche e i sistemi agricoli e alimentari sostenibili sul piano ambientale, economico e sociale.