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Confcooperative Toscana 
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Lupi, Fedagripesca Toscana: “Stop a gesti violenti e negazionismi, subito un tavolo d’emergenza”
La Federazione regionale degli agricoltori e allevatori di Confcooperative dopo la testa di lupo appesa sulla Fi-Pi-Li e i recenti episodi di incontri ravvicinati con persone a Seravezza:
“Servono strumenti concreti e una gestione responsabile della specie”



Firenze, 14 aprile 2026 – “Gesti violenti e macabri come quello della testa di lupo appesa ad un cavalcavia sulla Fi-Pi-Li sono inaccettabili e non possono rappresentare una risposta a un problema reale. Allo stesso tempo, però, è altrettanto sbagliato negare o minimizzare una situazione che negli ultimi anni ha prodotto danni significativi alle imprese agricole e zootecniche e che oggi genera crescente preoccupazione anche tra i cittadini”.

“Quello che accade sempre più spesso, compresi casi di incontri ravvicinati tra persone e lupi a Seravezza, in provincia di Lucca – continua Fedagripesca Toscana, la Federazione degli agricoltori e allevatori di Confcooperative -, dimostrano che il tema non può essere affrontato né con gesti estremi né con atteggiamenti di negazione. Riteniamo che sia arrivato il momento di fare un passo in più e affrontare la questione in modo concreto e responsabile”.

“Per questo – aggiunge Fedagripesca Toscana - chiediamo l’apertura immediata di un tavolo d’emergenza dedicato alla gestione della presenza del lupo, che coinvolga istituzioni, enti competenti e rappresentanti delle imprese agricole”.

“Gli imprenditori agricoli e zootecnici – spiega la Federazione - vivono da anni una situazione di crescente difficoltà, segnata da predazioni, perdite economiche e da un clima di forte incertezza che rende sempre più complesso portare avanti le attività. La tutela della fauna selvatica resta un valore, ma deve essere accompagnata da strumenti adeguati e da una gestione efficace, basata su monitoraggio costante, prevenzione e interventi proporzionati alla reale presenza della specie sul territorio”.

“Il rischio più grande oggi – conclude Fedagripesca Toscana - è quello di lasciare spazio alla tensione sociale: da un lato episodi violenti che non possono essere giustificati, dall’altro la tendenza a negare l’esistenza del problema. Serve invece responsabilità e concretezza perché solo attraverso un confronto serio e strumenti adeguati sarà possibile garantire sicurezza, tutela delle imprese e rispetto dell’equilibrio naturale”.


14/04/2026, 17:39
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Cooperative, il motore è rosa: in Toscana il 52% degli occupati è donna

L’assemblea di Confcooperative Toscana: eletti i nuovi presidenti di federazione. Il presidente Grilli: “Le nostre imprese sono nei luoghi dove non c’è nessun altro: un quarto si concentra nelle aree interne”



Firenze, 23 aprile 2026. Un quarto delle cooperative toscane lavora nelle aree interne, portando avanti progetti che sono allo stesso tempo economici, sociali, culturali e contrastando desertificazione dei servizi e spopolamento. E tra gli occupati le donne sono oltre il 50%, a conferma della trazione femminile del settore.

Sono i numeri emersi oggi nel corso dell’assemblea di Confcooperative Toscana, dal titolo "Una buona regione per cooperare", che si è svolta all'Indigo Hotel di Firenze.

Durante l’evento sono state rinnovate le cariche delle federazioni dell’associazione, con tre donne su sei a guidarle. Sono stati eletti presidente Massimo Nucci per Fedagripesca Toscana, Francesca Farolfi per Federsolidarietà Toscana, Lorenzo Giuntini Confcooperative Lavoro e Servizi Toscana, Francesca Caderni per Confcooperative Cultura turismo e sport Toscana, Alessandro Tatò per Confcooperative Habitat Toscana, mentre Anna Batini guiderà il coordinamento Confcooperative Sanità.

I nuovi presidenti di federazione hanno “interrogato” il presidente della Regione Eugenio Giani, la vicepresidente Mia Diop, gli assessori regionali Alberto Lenzi (Lavoro) e Cristina Manetti (Cultura, Turismo culturale e Pari opportunità) e il sottosegretario alla presidenza della Regione Bernard Dika su sei parole chiave: tempo, benessere, identità, competenza, rigenerazione e opportunità

L’assemblea è stata aperta dai saluti di don Giovanni Momigli, direttore dell’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro della Diocesi di Firenze, dell’assessore al Welfare del Comune di Firenze, Nicola Paulesu, della presidente del Consiglio regionale Stefania Saccardi, del portavoce delle opposizioni nell’assemblea toscana Alessandro Tomasi e del deputato al Parlamento europeo Francesco Torselli.

Il presidio nelle aree interne

La ricerca di FondoSviluppo per conto di Confcooperative Toscana sullo stato di salute del settore prende in esame il periodo 2019-2025. E i dati non lasciano dubbi: la cooperazione è un baluardo contro la desertificazione dei servizi e lo spopolamento. In particolare, le cooperative di tipo A e B rappresentano insieme il 24,2% della presenza in queste zone: ovvero, una cooperativa su quattro opera qui. Tra queste realtà - senza le quali migliaia di cittadini rimarrebbero privi di servizi essenziali - spicca il ruolo leader delle cooperative di comunità, presenti quasi all’80% nelle aree interne.

Donne cuore e motore della cooperazione

La cooperazione si conferma il settore a più alta intensità di lavoro femminile. Le cooperative "rosa" (guidate da donne) sono cresciute fino al 23% del totale regionale, ma è il dato occupazionale a impressionare: il 52% della forza lavoro totale di Confcooperative Toscana è composto da donne, che nella base sociale pesano per il 42,3%, mentre le presidenti crescono ma sono sempre in minoranza, fermandosi al 28% circa.

La metamorfosi del sistema: meno quantità, più solidità

L’analisi dei dati rivela una profonda trasformazione strutturale del movimento cooperativo in Toscana: tra il 2019 e il 2025, il numero di cooperative attive ha subito una contrazione del 31,3%, passando da 3.456 a 2.372 unità stimate. Non si tratta tuttavia di un semplice declino, ma di un processo di "ripulitura" e razionalizzazione del mercato. La selezione naturale ha colpito duramente le micro-imprese meno strutturate, lasciando spazio a un sistema che, seppur numericamente più esiguo, appare oggi più solido, resiliente e capace di generare massa critica. Nonostante la forza dei dati, resta però l’allarme per il crollo delle cooperative giovanili, scese dal 4,7% al 2,2%. Un segnale sul quale rispetto al quale si rendono necessari interventi urgenti.

“Malgrado le difficoltà generalizzate del settore, le nostre cooperative mostrano anche segnali in controtendenza rispetto ad una serie di temi sociali che caratterizzano il paese - ha detto il presidente di Confcooperative Toscana, Alberto Grilli - e oggi più che mai siamo presidio in quelle zone di frontiera, geografica e sociale, dove altri non arrivano. Garantiamo alti livelli di occupazione femminile e riusciamo davvero ad integrare i migranti attraverso il lavoro. Adesso abbiamo bisogno di costruire un passaggio di testimone, intervenendo sul dato che riguarda i giovani, per assicurarci che i nostri servizi alle comunità proseguano grazie al ricambio generazionale”.


23/04/2026, 20:05
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CAVIRO ANNUNCIA L’INGRESSO DI VECCHIA CANTINA DI MONTEPULCIANO TRA I SOCI DELLA COOPERATIVA

Sinergia e sviluppo dell’offerta di Leonardo da Vinci S.p.A. al centro dell’operazione



Vinci, 29 aprile 2026 – Caviro, la più grande cooperativa vitivinicola italiana presente in 8 regioni, rafforza la propria struttura con l’ingresso di Vecchia Cantina di Montepulciano all’interno della propria base sociale. È stato annunciato oggi nell’ambito della conferenza stampa tenutasi a Vinci alla presenza delle istituzioni e dei rappresentanti delle cooperative coinvolte: Mario Marchi, Vice Presidente Confcooperative Toscana, Andrea Rossi, Presidente Vecchia Cantina di Montepulciano, Carlo Dalmonte, Presidente Gruppo Caviro, e Giovanni Lai, Direttore Generale di Leonardo da Vinci S.p.A. - Tenute Caviro.



La collaborazione con Vecchia Cantina di Montepulciano - la più antica cooperativa della Toscana e la più grande del territorio con oltre 400 soci – avrà l’obiettivo di generare sinergia ed efficienza al servizio del portafoglio di Leonardo da Vinci S.p.A., azienda del Gruppo Caviro, già impegnata in un importante progetto di restyling e di ampliamento dell’offerta.



La collaborazione tra Leonardo da Vinci S.p.A. e la Vecchia Cantina di Montepulciano punta a coniugare visione strategica e presidio operativo: continuità della filiera, tutela della base sociale e consolidamento della qualità produttiva. In questo nuovo asset, Vinci e Montepulciano diventano il cuore produttivo del Sangiovese esprimendo la massima qualità e territorialità attraverso Chianti, Chianti Classico, Brunello di Montalcino e Nobile di Montepulciano. Il Sangiovese assume il ruolo centrale di protagonista e ambasciatore di eccellenza e valore dei territori coinvolti.



“Confcooperative promuove costantemente iniziative tese a sviluppare collaborazioni e sinergie tra le proprie cooperative aderenti, con l’obiettivo di accompagnare la loro crescita e conseguentemente la valorizzazione del lavoro dei soci” ha evidenziato Mario Marchi, Vice Presidente Confcooperative Toscana. “La viticoltura cooperativa toscana ha una lunga storia e radici profonde, con importanti realtà produttive distribuite sull’ampio territorio regionale, imprese dalla forte tradizione ma pronte all’innovazione, in grado di promuovere relazioni e progetti di sicuro interesse per gli associati.”



“Al centro di questa integrazione, la valorizzazione del Sangiovese lungo un asse territoriale che unisce Romagna e Toscana tra territori e comunità” ha commentato Carlo Dalmonte, Presidente Gruppo Caviro. “La Romagna affonda le sue radici nell’area dedicata alla selezione delle migliori uve dei soci Caviro, mentre la Toscana mette a sistema le aree coinvolte per coprire con i suoi vini un territorio ancora più vasto e completo”.



“Questa partnership rappresenta un passo fondamentale per la tutela e la valorizzazione della tradizione vitivinicola di questo territorio e del vino toscano in generale” ha sottolineato Andrea Rossi, Presidente Vecchia Cantina di Montepulciano. “L’ingresso di Vecchia Cantina di Montepulciano in questo progetto, che riguarda una intera collettività, è un segnale forte di unità e di visione comune: insieme possiamo garantire la continuità di una tradizione cooperativa che da sempre è sinonimo di territorio, sostenibilità ed eccellenza. La forza della cooperazione toscana, unita a quella di Caviro, ci permette di affrontare le sfide del mercato globale senza perdere la nostra identità”.



“Il brand Leonardo da Vinci affonda le sue radici nei luoghi e nello spirito sperimentale di Leonardo che parte da Vinci e arriva oggi fino a Montepulciano, passando dalla Romagna. Un’identità che unisce territori diversi in un’unica visione, trasformando un’eredità culturale ed enologica in una proposta identitaria e riconoscibile. Il filo narrativo oggi si traduce in un modello concreto, dove tradizione agricola e visione contemporanea si incontrano per valorizzare il territorio e le sue eccellenze” ha evidenziato Giovanni Lai, Direttore Generale di Leonardo da Vinci S.p.A. - Tenute Caviro.



Parallelamente, Caviro lavora al restyling del brand Leonardo da Vinci con il ritorno dell’Uomo Vitruviano in etichetta come elemento distintivo. Il Sangiovese resta il fulcro del progetto: un vitigno versatile, capace di esprimere identità diverse lungo l’asse Toscana-Romagna, su cui si costruisce l’evoluzione dell’intero portfolio.





Gruppo Caviro

CAVIRO (www.caviro.com) è la più grande Cantina d’Italia e Best Practice internazionale di economia circolare. Fondata nel 1966, è una cooperativa agricola costituita da 22 soci (di cui 20 cantine sociali), 11.500 viticoltori localizzati in 8 regioni d’Italia, per 35.200 ettari di superficie vitata. La produzione di uva delle Cantine socie ha superato nell’ultimo anno le 534.000 tonnellate (circa il 9% dell’uva italiana), che si traducono per Caviro nel confezionamento e nella vendita di 150 milioni di litri di vino. Esporta in 90 Paesi nel mondo una gamma completa di vini italiani, dall’offerta di Cantine Caviro che racchiude i marchi simbolo di tutta la filiera, in primis Tavernello, a quelli di Tenute Caviro, con aziende di proprietà, quali Gerardo Cesari e Leonardo da Vinci che esprimono il valore e la specificità di territori come il Veneto e la Toscana. Con la controllata Caviro Extra, il Gruppo si distingue a livello nazionale e internazionale per essere il precursore di un modello di economia circolare unico e completo “Dalla Vigna alla Vigna”: un circolo virtuoso di valorizzazione dei sottoprodotti della vinificazione che vengono lavorati e trasformati in prodotti nobili, energia e fertilizzanti naturali.



Vecchia Cantina di Montepulciano

La Cooperativa Vecchia Cantina di Montepulciano, fondata nel 1937, oggi conta oltre 300 soci, che hanno scelto di lavorare insieme con passione e nel rispetto del territorio con un obiettivo comune: garantire prodotti sempre più di qualità a un prezzo accessibile. I vigneti si estendono sui territori dei Comuni toscani di Montepulciano, Pienza, Cetona, Torrita di Siena, Sinalunga, Foiano della Chiana, Castiglion Fiorentino, Cortona e Chiusi, oltre che su quelli umbri di Città della Pieve e Castiglion del Lago. La Vecchia Cantina di Montepulciano abbraccia, dunque, due regioni e tre province: Siena e Arezzo in Toscana, Perugia in Umbria. Il risultato è una ampia varietà di vini prodotti, tra cui spicca il Vino Nobile di Montepulciano DOCG, offerto in diverse versioni e per il quale la Cooperativa è leader a livello locale e mondiale per quantità prodotta.



Confcooperative Toscana

Confcooperative Toscana è l’articolazione territoriale della Confederazione Cooperative Italiane, la principale associazione di rappresentanza, assistenza, tutela e revisione del Movimento Cooperativo. Promuove la cooperazione come modello imprenditoriale democraticamente partecipato, con carattere di mutualità e senza fini speculativi: un modello in grado di rispondere in termini occupazionali ed economici alle esigenze di sviluppo della società regionale.

Confcooperative Toscana conta su 538 associate ed è strutturata in 2 Unioni Interprovinciali e 8 Federazioni di settore che hanno lo scopo di coordinare al meglio le attività delle cooperative operanti nei vari comparti economici: Confcooperative Agroalimentare e Pesca Toscana è la federazione che raccoglie 74 cooperative distribuite fra i settori agro alimentari e pesca: Vecchia cantina di Montepulciano, insieme ad altre 4 cantine sociali, fa parte di questa Federazione dal 1949, risultando la cooperativa più anziana in termini di adesione.


29/04/2026, 19:53
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Agroalimentare, in Toscana una cooperativa su due lavora nelle aree interne

I dati di Fondo Sviluppo sull’andamento 2025 di Confcooperative agroalimentare e pesca: il 37% lavora nel settore agricolo, il 20% nella pesca e l’11% nel vino. Il presidente Nucci: “Siamo la spina dorsale dei territori, pronti a scommettere sull’innovazione per assicurare sostenibilità economica”

Firenze 15 giugno 2026 - In Toscana una cooperativa su due che lavora nel settore agroalimentare è presente nelle aree interne. Nello specifico, si registra una forte specializzazione nel settore agricolo (37%), nella pesca (20,5%) e nel vino (11%). Sono i dati che emergono dall’ultimo report di Confcooperative Toscana sull’andamento 2025 di Confcooperative agroalimentare e pesca. Lo studio fotografa lo stato di salute e la struttura del comparto agroalimentare cooperativo nella regione, evidenziando la tenuta complessiva del sistema.

Presidio del territorio e occupazione vera
L'indagine evidenzia una presenza capillare del modello cooperativo, che assume un ruolo cruciale per la tenuta dei territori più fragili: quasi una cooperativa su due (il 47%) opera infatti nelle cosiddette "aree interne", agendo come presidio fondamentale contro lo spopolamento e garantendo coesione sociale e territoriale. Sul fronte del lavoro, il sistema garantisce stabilità occupazionale: 6 addetti su 10 sono assunti a tempo indeterminato, con una prevalenza degli occupati nei settori agricolo (25,7%), vitivinicolo (16,7%) e ortofrutticolo (16,2%).

Le sfide: sostenibilità e ricambio ai vertici
Nonostante il settore vitivinicolo continui a trainare la patrimonializzazione e la capitalizzazione del sistema, il report segnala elementi di vulnerabilità economica e finanziaria. Gli indici di rischio più alti si registrano nel comparto "Latte e derivati" (67%), seguito dal vino (57%) e dalla pesca (43%). Resta inoltre marcato il divario di genere: 9 posizioni di vertice su 10 sono occupate da uomini, mentre le socie donne rappresentano solo il 20% della base associativa.

“I dati ci consegnano la fotografia di un settore resiliente e fortemente distribuito in tutta la Regione – dichiara Luciano Nucci, presidente eletto di Fedagripesca Toscana –. Il fatto che una nostra cooperativa su due presidii le aree interne ci inorgoglisce: siamo la spina dorsale dei territori più fragili e rappresentiamo un argine concreto allo spopolamento. Inoltre, il 60% dei nostri collaboratori beneficia di un contratto a tempo indeterminato: questo dimostra che la cooperazione offre lavoro vero e futuro. Le cooperative dell’agroalimentare sono quindi un motore di sviluppo per il territorio. Certo, non ignoriamo le criticità legate alla fragilità economica e al necessario ricambio ai vertici, ma guardiamo al domani con fiducia. Siamo pronti a scommettere sull'innovazione e sul coinvolgimento di giovani e donne per rendere le nostre microimprese sempre più competitive e inclusive. La sfida del 2025 è quella di trasformare la nostra capillarità in una nuova energia per l'intero sistema regionale”.


15/06/2026, 17:17
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Pesca, l’allarme di Confcooperative: “A rischio la tenuta del settore, serve un piano locale”
Il vicepresidente della federazione Andrea Bartoli: “Restrizioni e competizione dall’estero, gravi ripercussioni sull’economia costiera”. I dati di Fondo Sviluppo: una cooperativa su cinque lavora nel settore ittico, ma l’indice di rischio finanziario è sopra il 40%

Firenze, 24 giugno 2026. “Tra restrizioni, mancanza di supporto e competizione esterna, l’intero settore della pesca toscana è oggi a rischio. Abbiamo urgente bisogno di un piano locale con le istituzioni per tornare a metterlo in sicurezza”. A dirlo è Andrea Bartoli, vicepresidente di Confcooperative agroalimentare e pesca Toscana, commentando i dati diffusi da Fondo Sviluppo sull’andamento 2025 del comparto.
Il settore della pesca rappresenta il 20,5% delle cooperative agroalimentari attive in Toscana. Dal report emerge come il comparto resti un pilastro, ma anche che le preoccupazioni non mancano. L’indice di rischio economico e finanziario si attesta infatti al 43%, tra i più alti dell'intero comparto agroalimentare cooperativo regionale. Un segnale che non può essere ignorato.

Le ragioni di questa fragilità sono molteplici e si sommano. Le circa 450 imbarcazioni attive nelle acque toscane - per lo più piccole unità sotto i 10 metri, a gestione familiare, con un'età media superiore ai 40 anni - operano senza gli investimenti necessari per rinnovarsi e con spazi di mare progressivamente ridotti da vincoli di ogni tipo: impianti energetici, condotte sottomarine, zone militari, aree portuali, parchi eolici offshore.

"Le attività di pesca in Toscana sono fortemente sotto pressione: i vincoli sono sempre di più e le nostre imbarcazioni sono in forte calo", spiega Andrea Bartoli. “A complicare ulteriormente il quadro ci si mette anche il bando Feampa - il Fondo Europeo per le attività marittime, la Pesca e l'acquacoltura - che incentiva la cessazione definitiva dell'attività, rischia di accelerare un'ulteriore ondata di dismissioni. Nel frattempo, pescherecci provenienti da altre regioni frequentano le acque toscane per la cattura di specie ad alto valore commerciale come tonno rosso, gambero rosso e pesce spada, mentre le restrizioni continuano a ricadere quasi esclusivamente sugli operatori locali”.

Il risultato è che oggi più del 70% del pesce consumato in Italia arriva dall'estero. "Il rischio concreto è che, insieme alle barche, sparisca anche la nostra identità marittima, con gravi ripercussioni sull'economia costiera e sul turismo legato alla cultura del mare. Oggi un intero settore è in difficoltà”, avverte Bartoli.
“Eppure la piccola pesca toscana - continua Bartoli - non è soltanto un'attività economica a rischio: è un valore aggiunto per il territorio e per l'ambiente. Si tratta di una pratica sostenibile, selettiva, a basso impatto, capace persino di contribuire alla pulizia dei fondali raccogliendo rifiuti e residui di plastica. Il pescato locale è più fresco, più salutare, a chilometro zero. E con la pesca viene messa a rischio anche una cultura millenaria: tradizioni culinarie, saperi marittimi, un'identità costiera che attrae turismo e alimenta comunità”.
“Quello che chiedono i pescatori toscani - conclude Bartoli - non è l'abolizione delle aree protette o la deregolamentazione del mare. È un piano di gestione locale, costruito insieme a pescatori, biologi marini, enti locali e istituzioni, che sappia conciliare tutela ambientale e sopravvivenza di una filiera che, se scomparisse, difficilmente potrebbe tornare”.


24/06/2026, 12:06
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Caldo, gli agricoltori di Confcooperative Toscana: “Vendemmia in anticipo, meno olio e latte in calo”
Baragli, vicepresidente di Confcooperative Agroalimentare Pesca: “Le temperature record e gli eventi estremi stanno accelerando la maturazione delle colture e mettendo sotto pressione allevamenti e imprese agricole”

Firenze, 13 luglio 2026 - La vendemmia potrebbe arrivare con settimane di anticipo, la produzione di latte è già in diminuzione e anche l’olivicoltura, prevista per i mesi più freddi, rischia di pagare il prezzo di un’estate iniziata sotto il segno delle temperature record.

È il quadro tracciato da Confcooperative Agroalimentare e Pesca Toscana sugli effetti che il caldo e gli eventi climatici estremi stanno producendo sull’agroalimentare regionale.

“Non siamo di fronte soltanto a qualche settimana particolarmente calda, ma a condizioni che stanno modificando i normali cicli produttivi delle aziende agricole”, afferma il vicepresidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Toscana Ritano Baragli. “Le colture maturano prima, gli animali soffrono lo stress termico e le imprese devono sostenere costi sempre maggiori per difendere produzioni e qualità”.

Tra i comparti più esposti c’è quello vitivinicolo. “Le alte temperature accelerano la concentrazione degli zuccheri negli acini e questo porta a una maturazione anticipata delle uve”, spiega Baragli. “Il rischio è di ritrovarsi con una vendemmia più precoce del normale, con quantità inferiori e gradazioni alcoliche più elevate. Anche alcune produzioni destinate agli spumanti stanno registrando anticipi che in alcuni casi sfiorano le due settimane”.

L’emergenza riguarda però l’intero sistema agricolo regionale. “La frutta sta maturando a ritmi molto più veloci rispetto agli standard stagionali, mentre le aziende prive di sistemi irrigui adeguati sono quelle che rischiano maggiormente di subire danni produttivi”, osserva Baragli. “Alle ondate di calore si aggiungono poi fenomeni improvvisi e violenti come le grandinate, che rendono ancora più difficile la programmazione delle colture in campo”.

Le conseguenze si fanno sentire anche sulle produzioni tipicamente autunnali e sull’apicoltura. “La sofferenza delle fioriture, a partire da quelle dei castagneti, rischia di avere ripercussioni lungo tutta la filiera, riducendo la disponibilità di nettare e incidendo anche sulla produzione di miele”, spiega Baragli.

Negli allevamenti, invece, il termometro si riflette direttamente sulla produttività. “In presenza di temperature elevate la produzione di latte può diminuire fino al 20%”, sottolinea Baragli. “È un dato che pesa sui bilanci delle imprese in una fase in cui i costi energetici, quelli dei mangimi e delle materie prime restano elevati anche per effetto delle tensioni geopolitiche a livello internazionale”.

Il quadro non è uniforme per tutte le colture. “Se vogliamo guardare alla nota positiva, per il grano le prospettive sembrano essere positive”, conclude Baragli. “Più complessa invece la situazione per due produzioni simbolo della Toscana come vino e olio: se per l’uva il tema principale è l’anticipo delle maturazioni, per l’olivicoltura c’è il rischio concreto di una produzione inferiore rispetto alle aspettative della prossima campagna”.


14/07/2026, 11:25
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Caldo, gli agricoltori di Confcooperative Toscana: “Vendemmia in anticipo, meno olio e latte in calo”
Baragli, vicepresidente di Confcooperative Agroalimentare Pesca: “Le temperature record e gli eventi estremi stanno accelerando la maturazione delle colture e mettendo sotto pressione allevamenti e imprese agricole”

Firenze, 13 luglio 2026 - La vendemmia potrebbe arrivare con settimane di anticipo, la produzione di latte è già in diminuzione e anche l’olivicoltura, prevista per i mesi più freddi, rischia di pagare il prezzo di un’estate iniziata sotto il segno delle temperature record.

È il quadro tracciato da Confcooperative Agroalimentare e Pesca Toscana sugli effetti che il caldo e gli eventi climatici estremi stanno producendo sull’agroalimentare regionale.

“Non siamo di fronte soltanto a qualche settimana particolarmente calda, ma a condizioni che stanno modificando i normali cicli produttivi delle aziende agricole”, afferma il vicepresidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Toscana Ritano Baragli. “Le colture maturano prima, gli animali soffrono lo stress termico e le imprese devono sostenere costi sempre maggiori per difendere produzioni e qualità”.

Tra i comparti più esposti c’è quello vitivinicolo. “Le alte temperature accelerano la concentrazione degli zuccheri negli acini e questo porta a una maturazione anticipata delle uve”, spiega Baragli. “Il rischio è di ritrovarsi con una vendemmia più precoce del normale, con quantità inferiori e gradazioni alcoliche più elevate. Anche alcune produzioni destinate agli spumanti stanno registrando anticipi che in alcuni casi sfiorano le due settimane”.

L’emergenza riguarda però l’intero sistema agricolo regionale. “La frutta sta maturando a ritmi molto più veloci rispetto agli standard stagionali, mentre le aziende prive di sistemi irrigui adeguati sono quelle che rischiano maggiormente di subire danni produttivi”, osserva Baragli. “Alle ondate di calore si aggiungono poi fenomeni improvvisi e violenti come le grandinate, che rendono ancora più difficile la programmazione delle colture in campo”.

Le conseguenze si fanno sentire anche sulle produzioni tipicamente autunnali e sull’apicoltura. “La sofferenza delle fioriture, a partire da quelle dei castagneti, rischia di avere ripercussioni lungo tutta la filiera, riducendo la disponibilità di nettare e incidendo anche sulla produzione di miele”, spiega Baragli.

Negli allevamenti, invece, il termometro si riflette direttamente sulla produttività. “In presenza di temperature elevate la produzione di latte può diminuire fino al 20%”, sottolinea Baragli. “È un dato che pesa sui bilanci delle imprese in una fase in cui i costi energetici, quelli dei mangimi e delle materie prime restano elevati anche per effetto delle tensioni geopolitiche a livello internazionale”.

Il quadro non è uniforme per tutte le colture. “Se vogliamo guardare alla nota positiva, per il grano le prospettive sembrano essere positive”, conclude Baragli. “Più complessa invece la situazione per due produzioni simbolo della Toscana come vino e olio: se per l’uva il tema principale è l’anticipo delle maturazioni, per l’olivicoltura c’è il rischio concreto di una produzione inferiore rispetto alle aspettative della prossima campagna”.


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Latte, Confcooperative Toscana: “Imprese in grande difficoltà tra caldo record e crollo dei prezzi”

L'allarme di Nucci, presidente della Federazione Agroalimentare e Pesca Toscana: “L’Italia non produce latte sufficiente al proprio fabbisogno, ma gli allevamenti continuano a perdere competitività”

Firenze, 3 agosto 2026 – “Quest’anno il comparto del latte vaccino ha attraversato una crisi importante. I prezzi sono crollati e questo ha ulteriormente indebolito gli allevamenti. Adesso anche il caldo record sta facendo diminuire la produzione. È una situazione davvero molto difficile”.

Lo dichiara Luciano Nucci, presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Toscana.

“Il periodo estivo comporta fisiologicamente un calo della produzione di latte, ma temperature come quelle di queste settimane aggravano enormemente il problema e aumentano le difficoltà delle aziende zootecniche”.

“Se in Italia consumassimo esclusivamente il latte prodotto nel nostro Paese – aggiunge Nucci -, non sarebbe sufficiente a coprire il fabbisogno nazionale. Questo significa che il sistema è già fragile e che ogni ulteriore difficoltà pesa ancora di più sulla filiera”.

Secondo il presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Toscana, la combinazione tra crisi dei prezzi e riduzione della produzione rischia di compromettere la competitività degli allevamenti.
“Gli allevatori si trovano a sostenere costi elevati in un contesto in cui i ricavi si sono ridotti. È una pressione che mette a rischio la capacità produttiva di molte aziende e rende sempre più difficile programmare investimenti e sviluppo”.

Nucci sottolinea infine la necessità di valorizzare il lavoro della cooperazione. “Chi sceglie i prodotti delle nostre cooperative sceglie qualità, sicurezza e tracciabilità. È un valore che va tutelato, perché oggi anche questo modello produttivo è messo seriamente in difficoltà dagli effetti del cambiamento climatico e dalle tensioni del mercato”.


03/08/2026, 15:15
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Toscana, dalla semplificazione burocratica al ricambio generazionale:
le proposte di Confcooperative per il settore agroalimentare
Nucci (presidente Confcooperative Agroalimentare e Pesca Toscana): “Cooperazione agroalimentare strategica ma in difficoltà”.
L'assessore regionale Marras: “Modello sociale da preservare”

Firenze, 4 agosto 2026 - “La cooperazione agroalimentare toscana rappresenta uno degli strumenti per garantire reddito ai produttori agricoli, valorizzare le produzioni di qualità e mantenere vivo il presidio del territorio rurale, ma il comparto si trova oggi ad affrontare difficoltà” . A lanciare l'allarme è Luciano Nucci presidente Confcooperative Agroalimentare e Pesca: aumento dei costi, cambiamento climatico, incertezza geopolitica pesano sul settore.
Per affrontare la complessa situazione Confcooperative Agroalimentare e Pesca Toscana ha presentato alla Regione alcune proposte, illustrate durante un incontro con l'assessore alle Politiche agricole Leonardo Marras nei giorni scorsi.

Le criticità e le proposte di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Toscana

VITIVINICOLO
Il settore vitivinicolo risente di consumi in diminuzione, ma di un'offerta in crescita. Le giacenze nazionali, nel corso del 2025 sono aumentate di oltre il 7% rispetto all'anno precedente, ma rispetto al 2024 il valore delle esportazioni è diminuito di oltre il 3%. L'avvio del 2026 ha registrato una contrazione delle esportazioni extra UE superiore al 10% e un calo del valore esportato a gennaio del 18,7%.
“L'aumento delle giacenze immobilizza liquidità, la riduzione dei prezzi comprime la remunerazione dei soci conferitori e rende sempre più difficile programmare gli investimenti. A ciò si aggiungono gli incrementi dei costi energetici, dei fertilizzanti, della logistica e della manodopera, oltre agli effetti sempre più frequenti dei cambiamenti climatici” dice Nucci.
Confcooperative propone di intervenire nel medio periodo con la sospensione temporanea delle nuove autorizzazioni di impianto per un arco temporale di tre anni, il rafforzamento del ruolo dei Consorzi di tutela nella programmazione produttiva, la revisione delle rese produttive, adeguandole all'effettiva domanda di mercato, applicare un maggiore controllo delle riclassificazioni tra denominazioni; completare l'allineamento dello schedario viticolo e della piena interoperabilità con il Sian, attivare da subito la distillazione di crisi e finanziare adeguatamente la vendemmia verde.
“Nel medio-lungo periodo risulta invece indispensabile costruire un vero Piano Strategico Nazionale del vino, sul modello francese” conclude Nucci.


CEREALICOLO
Nel comparto cerealicolo le aziende hanno dovuto sostenere un forte incremento dei costi di produzione, dovuto all'aumento del prezzo di fertilizzanti, sementi, carburanti, energia e mezzi tecnici. A fronte di costi elevati, il mercato continua a riconoscere prezzi spesso insufficienti a coprire i costi di produzione.
“Occorre accompagnare il settore con politiche mirate che favoriscano gli investimenti nell'innovazione, nell'agricoltura di precisione, nella gestione efficiente della risorsa idrica e nella ricerca di nuove varietà più resistenti agli stress climatici. Allo stesso tempo è necessario valorizzare le produzioni cerealicole di qualità e rafforzare le filiere regionali, affinché agli agricoltori venga riconosciuto un prezzo più equo, in grado di garantire redditività e continuità produttiva” afferma Nucci.

OLIVICOLTURA
Gli effetti dei cambiamenti climatici stanno rendendo sempre più difficile programmare le produzioni: gelate tardive, lunghi periodi di siccità, ondate di calore e precipitazioni intense incidono sulla fioritura, sull'allegagione e sulla resa in olio, determinando forti oscillazioni da un'annata all'altra sia in termini quantitativi sia qualitativi. A queste criticità si aggiunge l'aumento dei costi di produzione. La gestione degli oliveti toscani, spesso caratterizzati da impianti tradizionali in collina e da una limitata meccanizzazione, richiede un elevato impiego di manodopera. L'incremento dei costi del lavoro, dell'energia, dei fertilizzanti e dei mezzi tecnici ha ridotto significativamente la redditività delle aziende, in particolare di quelle di piccole e medie dimensioni. Un ulteriore elemento di difficoltà è rappresentato dalla forte concorrenza internazionale.
Confcooperative propone di sostenere gli investimenti destinati alla modernizzazione degli oliveti e dei frantoi, favorire l'adozione di tecnologie per il risparmio idrico e l'agricoltura di precisione, incentivare il recupero degli oliveti abbandonati e sostenere il ricambio generazionale e promuovere il consumo e la valorizzazione dell'olio extravergine di oliva toscano.

LATTIERO CASEARIO
In Toscana si assiste a una costante e progressiva chiusura delle stalle e alla riduzione dei capi allevati, emorragia compensata solo in parte dall'aumento delle dimensioni medie delle aziende superstiti.
“C'è poi l'emergenza predazioni. Nelle nostre zone pascolive, la pressione costante della fauna selvatica provoca continue perdite di capi, spese insostenibili e uno stress gestionale che spinge all'abbandono delle attività” dice Nucci che . propone alla Regione di introdurre politiche strutturali capaci di dare prospettiva economica e sicurezza agli allevatori, tra cui una difesa attiva e concreta dal rischio predazione, la promozione di contratti di filiera e innovazione tecnologica.


FORESTALE
Con oltre 1,2 milioni di ettari di bosco, che coprono circa il 50% della superficie regionale, la Toscana è tra le regioni italiane con la maggiore estensione forestale. Gran parte dei boschi toscani è frammentata in piccole proprietà private, spesso prive di una gestione attiva e continuativa, con conseguente aumento dell'abbandono e riduzione della capacità produttiva delle superfici forestali. Negli ultimi anni, l'alternanza di lunghi periodi di siccità e di eventi meteorologici estremi aumenta il rischio di incendi, dissesto idrogeologico e diffusione di fitopatie e parassiti. A ciò si aggiungono i danni provocati dalla fauna selvatica e dalle tempeste di vento e l'aumento dei costi di carburanti, mezzi meccanici, manutenzione e manodopera.
“Occorre sostenere gli investimenti nella meccanizzazione delle imprese forestali, nella formazione degli operatori e nella sicurezza sul lavoro, oltre a valorizzare maggiormente il legno toscano e le filiere locali, incentivando il suo impiego nell'edilizia, nell'arredo e nella bioeconomia. Particolare attenzione dovrà essere riservata allo sviluppo della filiera foresta-legno-energia, promuovendo l'utilizzo delle biomasse” afferma Confcooperative Toscana.

FLOROVIVAISMO
L'aumento dei costi di produzione – energia, fertilizzanti, contenitori, torba, substrati, fitofarmaci, trasporti e manodopera – ha inciso significativamente sulla competitività delle imprese, soprattutto di quelle maggiormente orientate ai mercati internazionali.
A queste difficoltà si aggiungono gli effetti dei cambiamenti climatici. “E' necessario favorire gli investimenti nell'innovazione tecnologica, nell'automazione dei processi produttivi, nell'efficienza energetica e nella gestione sostenibile della risorsa idrica. Occorre inoltre rafforzare la ricerca e il monitoraggio fitosanitario, semplificare le procedure amministrative e potenziare gli strumenti di promozione internazionale del vivaismo toscano, valorizzando il marchio di qualità e l'elevata professionalità delle imprese. Particolare attenzione dovrà essere riservata anche alla formazione e al ricambio generazionale, per garantire alle aziende competenze adeguate alle sfide dell'innovazione e della transizione ecologica”.

PESCA
Anche il settore ittico affronta un aumento dei costi, cui si aggiungono le limitazioni imposte dalla normativa europea sulla gestione dello sforzo di pesca nel Mediterraneo, e la crescente diffusione del granchio blu.
“Per garantire un futuro al comparto è necessario accompagnare la transizione del settore attraverso interventi mirati, tra cui: sostegno al reddito delle imprese maggiormente colpite dall'aumento dei costi e dalle restrizioni dell'attività di pesca; rifinanziamento delle misure di compensazione per le emergenze ambientali, a partire dai danni causati dal granchio blu; valorizzazione del pesato locale, ricambio generazionale e semplificazione amministrativa” conclude Nucci.

"Ho partecipato volentieri a questo confronto e ringrazio Confcooperative per il contributo offerto. Sono stati affrontati temi di grande attualità, che saranno anche al centro della prossima Conferenza regionale dell’agricoltura - afferma l’assessore regionale all’Agricoltura Leonardo Marras -. È fondamentale preservare e rafforzare il modello sociale dell’agricoltura toscana, costituito in larga parte da piccoli imprenditori agricoli: un patrimonio economico, sociale e territoriale che può trovare maggiore solidità all’interno di forme organizzate e strutturate di collaborazione, come quelle che il sistema cooperativo sa realizzare. La nuova proposta di legge regionale sull’agricoltura, approvata dalla Giunta, si muove proprio in questa direzione: costruire un quadro organico capace di ridurre la burocrazia inutile, rafforzare legalità e innovazione, valorizzare le specificità territoriali e accompagnare il ricambio generazionale. La Regione continuerà quindi a confrontarsi anche con il mondo della cooperazione per costruire risposte mirate alle diverse filiere e consolidare la competitività e il futuro dell’agricoltura toscana".


04/08/2026, 12:51
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