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ANABIC - Ass. Nazionale Allevatori Bovini Italiani da Carne 
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ANABIC sempre protagonista alla

prossima edizione di AgriUmbria

Dal 31 marzo al 2 aprile 2023 la 54ma edizione della kermesse di Bastia Umbra (PG) ospiterà la più ampia rassegna zootecnica italiana dove ANABIC ricoprirà un ruolo di primo piano con le due Mostre Nazionali dedicate alla Chianina e alla Romagnola

Perugia, 23 febbraio 2023 – Manca poco più di un mese alla 54ma edizione di Agriumbria (Bastia Umbra – 31 marzo e 1-2 aprile 2023) e ANABIC (Associazione Nazionale Allevatori Bovini Italiani da Carne) è al lavoro per organizzare come sempre al meglio le due Mostre Nazionali dedicate alle razze Chianina e Romagnola, rispettivamente con circa 100 e 60 soggetti, oltre ad allestire l’esposizione dei migliori esemplari delle razze Marchigiana, Podolica e Maremmana.

“Il protocollo che abbiamo siglato lo scorso anno con AgriUmbria e altre Associazioni di razze bovine da carne che ha sancito di fatto la nascita del Polo delle Carni Italiane – spiega il presidente di ANABIC, Luca Panichi – rappresenta un ulteriore tassello nella costruzione di un meccanismo di valorizzazione e promozione delle razze bovine che rappresentiamo. Un percorso impegnativo e affascinante al tempo stesso, non sempre agevole ma nel quale crediamo, investendo in ricerca e iniziative indirizzate a promuovere e a valorizzare la specificità di razze che non hanno nulla da invidiare ad altre, spesso estere, più blasonate e proposte da una ristorazione a volte un po’ indifferente al patrimonio zootecnico presente sul territorio nazionale”.

Il lavoro svolto da personale altamente specializzato all’interno del Centro genetico di ANABIC costituisce il fulcro di questa intensa attività. Nelle tre sedi in cui è suddiviso, quella di Perugia per le razze Chianina, Romagnola e Marchigiana, quella di Grosseto per la Maremmana e quella di Potenza per la Podolica, si lavora a importanti progetti scientifici finalizzati al miglioramento delle razze in termini di accrescimento e rese produttive in un’ottica di efficienza e sostenibilità che prevede la riduzione dell’impatto ambientale degli allevamenti, l’aumento del benessere animale e l’ottimizzazione dello stato sanitario della mandria. Progetti ambiziosi che ANABIC porta avanti avvalendosi della collaborazione di importanti Università italiane come quelle di Padova, Perugia, Milano e Firenze, nonché di strumenti scientifici sofisticati e innovativi che favoriscono la raccolta e l’elaborazione di dati certi e incontrovertibili.

“La vetrina di AgriUmbria, manifestazione riconosciuta come la più ampia rassegna zootecnica d’Italia – interviene Stefano Pignani, direttore di ANABIC – costituisce per noi un luogo di elezione dove le 5 razze di bovini da carne che rappresentiamo possono essere apprezzate non solo dagli addetti ai lavori, ma anche da un pubblico composto da consumatori e stakeholder, quello al quale purtroppo spesso non arrivano le informazioni corrette sul valore di questi animali sia in termini di produzione di carne ma anche di tutela del territorio, rispetto delle tradizioni, salvaguardia della biodiversità. In un periodo storico in cui la zootecnia in generale è presa di mira da campagne denigratorie e insidiata da produzioni artificiali che ne vogliono minare l’esistenza, l’impegno di un’Associazione come la nostra deve essere anche quello di trasmettere informazioni corrette, attendibili e non confutabili. Valorizzare e promuovere la carne di razze come la Chianina, la Romagnola, la Marchigiana, la Maremmana e la Podolica vuol dire contribuire a dare un importante contributo a quel made in Italy che il mondo intero, a ragione, ci invidia. I circa 160.000 capi di bestiame che ANABIC rappresenta, distribuiti in 5.000 allevamenti sparsi in 18 regioni e allevati per almeno il 70% al pascolo, rappresentano un plus sia da un punto di vista qualitativo e nutrizionale della carne sia da un punto di vista ambientale. Nel primo caso, prendendo ad esempio la Chianina, è scientificamente provato che il suo tenore di grasso non supera il 2% ed è ben al di sotto di quello che si registra in produzioni estere che vengono spesso proposte dai grandi ristoratori, per non parlare dell’enorme impatto ambientale che genera il trasporto di una produzione proveniente da oltreoceano. Si tratta di aspetti molto importanti che ANABIC intende mettere al centro del dibattito per favorire la trasmissione di informazioni corrette e che, proprio per questo, possono anche favorire l’apertura di canali commerciali esteri tutti da esplorare. Se le produzioni delle razze che rappresentiamo possono essere considerate una nicchia – conclude Pignani - è doveroso riuscire a intercettare anche quelle fasce di consumatori italiani e stranieri disposti a spendere un po’ di più per un prodotto che, oggettivamente, vale di più”.

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ANABIC ad Agriumbria anche per sottolineare

il valore di un comparto troppo spesso demonizzato

Perugia, 27 marzo 2023 – ANABIC (Associazione Nazionale Allevatori Bovini Italiani Carne) sta scaldando i motori in vista della prossima edizione di Agriumbria che il 31 marzo, presso l’area fieristica di Bastia Umbra, provincia di Perugia, taglierà il nastro della sua 54ma edizione e fino al 2 aprile richiamerà tutti gli operatori del comparto zootecnico provenienti da ogni parte del Paese.

Per ANABIC, come ogni anno, Agriumbria rappresenta un appuntamento di grande importanza non solo per mettere in mostra i migliori capi di bestiame delle cinque razze che rappresenta: Chianina, Romagnola, Marchigiana, Maremmana e Podolica, ma anche per sfruttare l’imperdibile occasione che la manifestazione offre per valorizzare di più e meglio un patrimonio zootecnico di eccellenza.

Appuntamento reso quest’anno ancor più importante dopo la firma del protocollo siglato lo scorso anno con AIA (Associazione Italiana Allevatori) e altre Associazioni di bovini da carne che ha dato vita di fatto al Polo delle carni italiane, indirizzato tra i suoi obiettivi a promuovere iniziative per una maggiore valorizzazione delle razze bovine da carne.

“Gli attacchi che sistematicamente colpiscono il comparto zootecnico da parte di organizzazioni animaliste mosse da un’ideologia e non da dati scientifici inconfutabili – sottolinea il presidente di ANABIC, Luca Panichi – sono indirizzare a distruggere un patrimonio che in realtà non ha eguali. ANABIC è fortemente impegnata a difenderlo forte dei 5.000 allevamenti associati distribuiti in 18 regioni e dei 160.000 capi di bestiame che rappresenta, il 70% dei quali allevati al pascolo dove la loro presenza costituisce un insostituibile presidio del territorio a cui garantisce tutela e benessere”.

Come ogni anno, ad Agriumbria ANABIC organizzerà le Mostre nazionali della Chianina e della Romagnola, a cui si unirà un’interessante esposizione dei migliori soggetti delle razze Marchigiana, Maremmana e Podolica.

“La miglior risposta a campagne denigratorie che si commentano da sole – rincara la dose Stefano Pignani, direttore di ANABIC – è il nostro costante impegno nella ricerca scientifica e nelle iniziative volte a valorizzare la specificità di razze che forse non godono sempre del clamore attribuito ad altre produzioni di origine straniera, rispetto alle quali però non hanno nulla da invidiare in termini di qualità e sicurezza alimentare. Troppo spesso gli allevamenti bovini vengono accusati a torto di essere i grandi inquinatori del pianeta; chi lo afferma però non sa o fa finta di non sapere che proprio la ricerca scientifica di questi ultimi anni non solo ci ha permesso di ottenere animali più performanti in termini produttivi, ma è anche stata in grado di elaborare razioni alimentari in linea con una significativa riduzione di emissioni, soprattutto metano, riducendo significativamente l’impatto ambientale”.

A questo proposito Giuseppe Pulina, docente all’Università di Sassari e inserito tra i primi mille Top animal scientist al mondo, prestigioso riconoscimento assegnato da Research.com, sottolinea che relativamente ai cambiamenti climalteranti, “la scienza conferma che in Italia come in Europa gli allevamenti non sono parte del problema, bensì della soluzione. Infatti – spiega lo scienziato – pur convinti che si debba continuare a lavorare per ridurre ulteriormente le emissioni di metano da parte dei bovini, gli studi condotti utilizzando nuove metriche di valutazione che hanno interessato il decennio 2010-2020 e già oggi utilizzate dalla FAO, dimostrano che a fronte del dato iniziale che parlava di una produzione di emissioni di metano pari a 206 milioni di tonnellate CO2 equivalente, il dato effettivo in realtà è stato pari a -49 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Infatti, le nuove metriche adottate, frutto di uno studio a cui io stesso ho partecipato e pubblicato sulle più prestigiose riviste scientifiche mondiali, dimostra che un gas a effetto serra come il metano dopo 50 anni è praticamente sparito, mentre la CO2 permane in atmosfera anche per oltre un millennio. Pertanto, riducendo ulteriormente le emissioni di metano come si è orientati a fare l’atmosfera si raffredda, mentre se il loro livello rimane costante il contributo al riscaldamento globale è pressochè azzerato”.

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27/03/2023, 12:30
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ANABIC certifica il successo

della sua partecipazione ad Agriumbria

Perugia, 4 aprile 2023 – “Con la presenza di circa 500 capi bovini, a cui si aggiunge un ulteriore consistente numero di altre specie e razze, il bilancio di Agriumbria che ANABIC porta a casa è decisamente positivo. Lo dimostrano le oltre 80mila presenze registrate, l’alta partecipazione al programma convegnistico che ha potuto contare sugli interventi di relatori di altissimo livello, e soprattutto l’eccellenza di una zootecnia che non teme confronti ed è fortemente impegnata a dimostrare il suo valore”.

Stefano Pignani, direttore di ANABIC, certifica con soddisfazione i tre giorni (31 marzo -2 aprile 2023) in cui Bastia Umbra (PG) è diventata un polo di attrazione di tutta la zootecnia nazionale offrendo i suoi spazi alla più vasta partecipazione di animali in esposizione del Paese.

“A un anno dall’importante firma che insieme all’Associazione Italiana Allevatori e ad altre Associazioni di bovini da carne ci ha accomunato per dare vita al Polo delle carni italiane – continua Pignani – oggi possiamo dire che le linee di un percorso di maggiore valorizzazione delle razze bovine da carne nazionali sono veramente destinate a prendere forma e sostanza con iniziative a cui stiamo lavorando per costruire una serie di proposte permanenti dedicate a tutte le filiere di pregio delle carni italiane. Su questi presupposti, che poggiano indissolubilmente sul lavoro portato avanti dalla ricerca scientifica e sui suoi risultati, sappiamo che possiamo contrastare i feroci attacchi ideologici che vogliono colpire il settore con l’intento di scardinarne le fondamenta, ma soprattutto il suo ruolo di tutela dell’ambiente e difesa di un patrimonio dove tradizione e innovazione possono e devono coesistere perfettamente. Oltre al numeroso pubblico di addetti ai lavori che hanno solcato l’area fieristica di Agriumbria, altrettanto numerosa è stata la partecipazione di un pubblico più eterogeneo che in questo modo ha voluto legittimamente soddisfare il suo bisogno di conoscenza. Siamo convinti di aver assolto al meglio questo compito”.

ANABIC rappresenta le cinque razze di bovini da carne a mantello bianco: Chianina, Romagnola, Marchigiana, Maremmana e Podolica, i cosiddetti “Giganti Bianchi”. Ad Agriumbria le prime due razze, rispettivamente con circa 100 e 60 capi, hanno partecipato alle relative Mostre Nazionali giunte alla 36ma e alla 30ma edizione: a Maverick, splendido toro di razza Chianina dell’azienda agricola Podere il Poggiolo, di Civitella in Val di Chiana (AR) è andato il massimo riconoscimento della Mostra nazionale della razza mentre per la razza Romagnola il podio è andato a Frullo dell’allevamento Rossi Gabriele & C di Riofreddo di Verghereto in provincia di Forlì-Cesena.

Alle razze Marchigiana, Maremmana e Podolica invece è stato riservato un ampio spazio espositivo dove hanno trovato posto i migliori soggetti delle diverse aziende agricole presenti. Sono circa 5000 gli allevamenti associati ad ANABIC per un totale di quasi 160.000 capi di bestiame distribuiti in 18 regioni italiane: il 70% del totale è allevato al pascolo, garantendo il presidio del territorio da cui derivano tutela e benessere.

“La soddisfazione che premia anche il grande sforzo organizzativo portato avanti dagli allevatori per partecipare ad Agriumbria – conclude Stefano Pignani – rimane e ci spinge da subito a lavorare in vista delle future iniziative che abbiamo in serbo e che dagli aspetti scientifici a quelli salutistici e di tutela ambientale sono tutti finalizzati a una costante ma aumentata valorizzazione degli allevamenti di bovini da carne italiani e dei prodotti da loro ottenuti”.

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05/04/2023, 8:38
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ANABIC a CampaniAlleva Expo 2023:

le razze Marchigiana e Podolica

al centro della più grande

rassegna zootecnica del Sud Italia

Perugia, 20 aprile 2023 – “È stato un grande successo, un’esperienza totalmente positiva dalla quale siamo tornati molto gratificati”.

Stefano Pignani, direttore di ANABIC (Associazione Nazionale Allevatori Bovini Italiani Carne) commenta così la partecipazione alla prima edizione di CampaniAlleva Expo 2023, organizzata dall'Associazione Allevatori della Campania e del Molise che si è svolta dal 14 al 16 aprile scorsi a Contrada Olivola di Benevento presso i grandi spazi della Cecas, quelli che un tempo erano opifici destinati all’essiccazione del tabacco, oggi riadattati per l’occasione ad ospitare la più grande rassegna zootecnica del sud Italia.

“La nostra partecipazione si è concentrata sull’esposizione e sulle Mostre nazionali dei bovini di razza Marchigiana e Podolica, giunte rispettivamente alla 36ma e alla 17ma edizione – sottolinea il direttore Pignani – razze che rappresentano una realtà molto significativa per la Campania e per il sud Italia. Infatti, solo per la Marchigiana, nella provincia di Benevento contiamo circa 365 allevamenti iscritti al Libro Genealogico e una consistenza di 7.400 capi, concentrati in particolare nel territorio del Comune di San Giorgio La Molara; mentre la razza Podolica in tutta la Campania conta 98 allevamenti e circa 4.200 capi e rappresenta la razza più allevata nelle regioni del sud Italia con 1023 allevamenti e circa 40.000 capi. A dimostrazione dell’importanza che CampaniAlleva ha simboleggiato per i produttori di queste due razze che rientrano nelle cinque rappresentate da ANABIC (le altre sono la Chianina, la Maremmana e la Romagnola, ndr) ci sono i numeri: 63 allevatori presenti in fiera provenienti da cinque regioni con 105 capi in esposizione per la Marchigiana a cui si aggiungono i 96 bovini di razza Podolica. L’impegnativo lavoro di miglioramento genetico portato avanti in questi anni – continua Pignani – ha permesso di ottenere animali di grande qualità, molto performanti che hanno catturato l’attenzione e l’apprezzamento degli addetti ai lavori e dei numerosi visitatori che hanno animato la kermesse”.

In effetti, i numeri distribuiti a consuntivo della manifestazione parlano di circa 150.000 visitatori. “Fin dalle prime ore della giornata inaugurale della rassegna si respirava un clima di grande entusiasmo – sottolinea ancora Pignani – e la presenza delle maggiori cariche istituzionali al taglio del nastro, come il sindaco di Benevento Clemente Mastella e del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, nella giornata conclusiva hanno certificato l’importanza di questa fiera per l’intera regione. Da tempo, in Campania, ANABIC sta lavorando in stretta collaborazione con l’Associazione Allevatori della Campania e del Molise, alla quale vanno i nostri complimenti per l’ottima organizzazione della manifestazione, per favorire una maggiore valorizzazione della carne bovina di razza Marchigiana: proprio con questa finalità abbiamo aderito al Distretto Agroalimentare del Sannio”.

Parallelamente anche per la razza Podolica ANABIC ha collaborato con un Gruppo di Associazioni Allevatori, a cui fanno riferimento 5 regioni quali la Basilicata, la Calabria, la Campania, la Puglia e il Molise, per riuscire ad ottenere la Dop per il Caciocavallo Podolico prodotto con il latte di questa splendida razza molto rustica e di notevole pregio, capace di adattarsi anche ad ambienti impervi, da cui trarre carne e latte di qualità. La Podolica infatti è particolarmente adatta all’allevamento nelle zone cosiddette marginali dove continua a garantire la tutela della biodiversità e la presenza dell’uomo: non dimentichiamo infatti che il 95% di questi capi bovini vive esclusivamente al pascolo. Si tratta di progetti ambiziosi a cui ANABIC ha aderito con convinzione perché fanno parte di un percorso di protezione e valorizzazione di razze che costituiscono un patrimonio zootecnico di inestimabile valore per le tradizioni e le caratteristiche che rappresentano. Rassegne come CampaniAlleva Expo 2023 sono la migliore risposta a chi cerca di scardinare le fondamenta di questo mondo che invece noi continueremo a difendere e a valorizzare al meglio delle nostre possibilità”.

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20/04/2023, 13:21
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Il Centro Genetico ANABIC cresce

per favorire la coesistenza fra tradizione e innovazione

Perugia, 24 maggio 2023 – Un patrimonio di circa 160.000 capi distribuiti in 5.000 allevamenti associati dislocati in 18 regioni italiane che vanno dal Trentino Alto Adige alla Sicilia.

Sono questi i numeri che caratterizzano ANABIC (Associazione Nazionale Allevatori Bovini Italiani Carne), l’Associazione che rappresenta le razze bovine Chianina, Marchigiana, Romagnola, Maremmana e Podolica, un ricco patrimonio autoctono allevato per circa il 70% della totalità al pascolo e che può contare su un moderno e attrezzato Centro Genetico dislocato in tre sedi.

In quella di Perugia ci si occupa delle razze Chianina, Romagnola e Marchigiana, in quella di Grosseto si lavora sulla Maremmana mentre la sede di Potenza si concentra sulla razza Podolica.

“Il nostro Centro Genetico di Perugia – spiega Andrea Quaglia, Responsabile sia del Centro Genetico che del Libro genealogico – è dotato di stalle e attrezzature innovative e moderne. L’ultima in ordine di tempo riguarda un sistema di controllo informatizzato degli animali che, grazie all’applicazione di un nuovo collare, ci permetterà di registrare numerose informazioni relative al comportamento del bestiame quali il tempo di movimento e di riposo, quello destinato all’alimentazione e alla ruminazione monitorando al contempo con maggiore precisione lo stato di salute di ogni soggetto. A questo si aggiunge la recente ultimazione di una zona di pascolamento dove, su richiesta degli allevatori, gli animali potranno sostare dopo la prova di performance per agevolare un primo adattamento al pascolo. Si tratta di un’area vicino a Perugia, di proprietà di ANABIC, situata nei pressi del Centro Genetico e suddivisa in tre parti opportunamente delimitata da una recinzione in legno e dotata di portaballoni per il fieno, di distributore di mangime e di moderni abbeveratoi. Infine – sottolinea Quaglia – stanno per partire i lavori dedicati alla costruzione di una nuova stalla dove potranno essere ospitati altri animali sia in performance test che per cicli di controllo sperimentali nel pieno e scrupoloso rispetto di quanto prevede la normativa sul benessere animale”.

La storia del Centro Genetico ANABIC di Perugia ha origine oltre 40 anni fa, nel 1982, quando venne realizzato per diventare operativo tre anni più tardi.

“All’epoca – racconta Quaglia – era presente una sola stalla in grado di accogliere 3 vitelli al mese per ogni razza delle tre a cui è dedicato, quindi Chianina, Romagnola e Marchigiana. Negli anni si sono susseguiti ampliamenti e miglioramenti che hanno permesso la realizzazione di tre stalle dotate dei più moderni sistemi di allevamento come gli alimentatori automatici che consentono di controllare le quantità di alimento ingerito, un parametro molto importante che viene poi confrontato con i dati evidenziati dalla pesatura di ciascun animale che viene fatta ogni due settimane. L’evoluzione del Centro ha inoltre permesso di elaborare sistemi di valutazione per determinare il temperamento dell’animale, controllare le morfometrie dei testicoli, la qualità del seme e dell’apparato riproduttivo: tutte attività svolte da un gruppo di lavoro specializzato che avvalendosi di strumenti sempre all’avanguardia è riuscito a centrare quell’obiettivo di miglioramento genetico delle razze così importante non solo per riuscire a competere ad armi pari con altre razze bovine da carne estere più blasonate, ma anche e soprattutto per rispondere alle richieste di un mercato sempre più esigente e informato, al quale è doveroso fornire un prodotto di qualità. Anche per questo – conclude Quaglia – le ultime innovazioni introdotte al Centro Genetico ANABIC non si esauriscono qui. Altre sono infatti allo studio: il nostro obiettivo è la massima valorizzazione della carne bovina italiana di qualità, per noi il concetto che unisce tradizione e tecnologia per la tutela della biodiversità rappresenta la vera chiave di volta da cui non si può prescindere”.

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24/05/2023, 10:26
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ANABIC, il 4 e il 6 luglio 2023

Asta dei torelli di razza Chianina, Romagnola e Marchigiana

L’appuntamento si terrà presso il Centro genetico “Lucio Migni” di San Martino in Colle (PG). Tutti i soggetti in vendita hanno superato brillantemente il performance test previsto dal programma di selezione adottato da ANABIC

Perugia, 30 giugno 2023 – Appuntamento il 4 e il 6 luglio prossimi al Centro genetico “Lucio Migni” di San Martino in Colle (PG) per le Aste dei Torelli rispettivamente di razza Marchigiana (4 luglio), Chianina e Romagnola (6 luglio), organizzate da ANABIC (Associazione Nazionale Allevatori Bovini Italiani Carne).

La registrazione dei partecipanti avrà inizio in entrambe le date alle ore 9 a cui seguirà l’esposizione dei soggetti.

Martedì 4 luglio l’asta dei torelli di razza Marchigiana partirà alle ore 11, giovedì 6 luglio quella dei torelli di razza Chianina alle 10.30 e alle ore 12 quella dei torelli di razza Romagnola.

“Le aste che ANABIC organizza periodicamente per la vendita dei torelli selezionati presso il nostro Centro genetico sono l’eccellenza della selezione di tre delle cinque razze che rappresentiamo. Oltre alla Chianina, alla Marchigiana e alla Romagnola infatti, le altre razze sono la Maremmana e la Podolica – spiega il direttore di ANABIC, Stefano Pignani – Le aste sono momenti molto attesi e partecipati dagli allevatori e negli ultimi tempi, con nostra grande soddisfazione, stanno catturando l’interesse anche di operatori della filiera come tecnici, allevatori di centri di ingrasso, veterinari, che partecipano in numero sempre crescente. Per essere inseriti nell’elenco dei partecipanti all’Asta, i torelli devono aver superato le prove di performance previste dal nostro programma di selezione che prevede numerosi test in ordine allo stato sanitario, genetico, genomico, e morfologico, un percorso scrupoloso che viene svolto all’interno di una struttura dotata di attrezzature moderne e innovative in continua evoluzione ed ammodernamento. In particolare, il prossimo investimento – precisa il direttore Pignani - sarà un sistema di controllo informatizzato degli animali che grazie all’applicazione di un nuovo collare permette di registrare numerose informazioni relative al loro comportamento come il tempo di movimento e di riposo, quello destinato all’alimentazione e alla ruminazione monitorando allo stesso tempo con maggiore precisione lo stato di salute di ogni soggetto. Un percorso virtuoso che stiamo portando avanti da molti anni per la tutela di razze bovine da carne che caratterizzano il territorio, lo tutelano difendendo una biodiversità di eccellenza e un legame con antiche tradizioni che non devono andare disperse”.

La base delle quotazioni dei torelli in asta verrà come sempre concordata con gli allevatori, e dopo aver illustrato le caratteristiche di ognuno, toccherà ad Andrea Quaglia, Responsabile sia del Centro Genetico che del Libro genealogico di ANABIC, battere il martello per dare il via alle contrattazioni.

La recente realizzazione all’interno del Centro genetico di un’area destinata al pascolamento sarà inoltre messa a disposizione degli acquirenti che potranno così adattare i torelli acquistati prima di immetterli con la mandria al pascolo.

“In segno di solidarietà con gli allevatori della Romagna colpiti dall’alluvione del maggio scorso che parteciperanno all’asta con i loro torelli di razza Romagnola – sottolinea Stefano Pignani – abbiamo deciso di non applicare i diritti d’asta sui torelli di razza Romagnola in vendita all’asta del 6 luglio prossimo”.

ANABIC rappresenta circa 160.000 capi delle razze Chianina, Marchigiana, Maremmana, Podolica e Romagnola distribuiti in 5.000 allevamenti dislocati in 18 regioni italiane che vanno dal Trentino Alto Adige alla Sicilia. Il 70% della totalità viene allevato al pascolo. Inoltre, presso la sua Banca del DNA, sono conservati ben 600.000 campioni che rappresentano una garanzia per i controlli sulla qualità della carne e un importante baluardo alle potenziali frodi.

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30/06/2023, 14:11
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Il dibattito sugli allevamenti non può essere ideologico.

È fondamentale leggere bene i dati scientifici,

quelli veri e incontrovertibili

Lo afferma il direttore di ANABIC (Associazione Nazionale Allevatori Bovini Italiani da Carne), Stefano Pignani, che a difesa del settore porta i risultati delle indagini condotte dai più autorevoli Istituti di ricerca, a partire da Ispra. E allo stesso tempo auspica un confronto sereno e obiettivo

Perugia, 22 agosto 2023 – “Se il confronto parte da una convinzione ideologica non ci può essere spazio per un dibattito obiettivo. Il settore zootecnico, e quello dei bovini in particolare, da tempo è nell’occhio del ciclone, colpevole secondo alcuni di produrre le più elevate percentuali di emissioni climalteranti. I risultati degli studi dei più autorevoli Istituti scientifici però ci dicono che non è così. Ed è su queste basi che noi vorremmo confrontarci e discutere serenamente con chi è di parere opposto”.

Lo dichiara Stefano Pignani, direttore di ANABIC (Associazione Nazionale Allevatori Bovini Italiani da Carne) l’Associazione che rappresenta le razze Chianina, Romagnola, Marchigiana, Maremmana e Podolica e che conta 5.000 allevamenti associati, distribuiti in 18 regioni per un numero complessivo di 160.000 capi di bestiame, il 70% dei quali allevati al pascolo, dove la loro presenza costituisce un insostituibile presidio del territorio soprattutto per la tutela della biodiversità.

“Se vogliamo fornire all’opinione pubblica un’informazione chiara e corretta – afferma Pignani – possiamo solo partire dai dati. Quelli che un importante Istituto come Ispra, tanto per citarne uno tra i più autorevoli, pubblica periodicamente raccogliendo e analizzando le informazioni che arrivano da tutti i settori produttivi. Compreso ovviamente quello agricolo e zootecnico. Ebbene, nel documento pubblicato nello scorso mese di maggio, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale sottolinea che nel periodo 1990-2021 le emissioni di metano prodotto dagli allevamenti bovini hanno registrato una riduzione del 14,2% sia grazie alle mutate razioni alimentari fornite al bestiame, sia per il calo dei capi allevati diminuiti del 24% e passati da 7,8 a 5,9 milioni di capi, con una flessione più marcata, -39%, per le vacche da latte, mentre i bovini da carne sono diminuiti del 17%.

Sempre i dati Ispra – continua Pignani – ci dicono che nel 2021 le emissioni prodotte dall’agricoltura italiana non hanno superato il 7,8% del totale, mentre quelle generate dal comparto dei bovini da latte e da carne si sono fermate al 4,1% del totale. Ciononostante, il settore zootecnico non si esime dalle sue responsabilità, consapevoli come siamo che si può e si deve migliorare per rispondere adeguatamente ai criteri di sostenibilità ambientale oggi sempre più imprescindibili. Quello che chiediamo e che vorremmo si realizzasse è un confronto oggettivo, basato su una corretta lettura e comunicazione dei dati scientifici, scevra da qualsiasi condizionamento ideologico tra chi vorrebbe giustificare, per il bene della società e dell’ambiente, la necessità di abbandonare gli allevamenti zootecnici, quelli bovini in particolare, e chi invece come noi è convinto del contrario.

Un altro esempio di distorsione dei dati sull’allevamento bovino che invece richiede un’analisi corretta, è quello relativo all’utilizzo dell’acqua necessaria a produrre carne. Anche in questo caso – sottolinea Stefano Pignani - possiamo citare un’autorevole fonte come l’European Livestock Voice, il Gruppo di lavoro che a livello europeo riunisce associazioni e federazioni che si occupano di allevamenti, alimentazione e salute animale e che in un recente articolo afferma che dei 15mila litri d’acqua stimati necessari per produrre un kg di carne bovina, valore spesso riportato per giustificare la mancata sostenibilità ambientale degli allevamenti bovini, il 93%, quindi quasi 14mila litri, arriva dalle piogge che bagnano i campi dove si producono colture destinate all’alimentazione del bestiame. Anche in questo caso – prosegue il direttore di ANABIC – questa affermazione è frutto di analisi accurate a cui si associa un rapporto della FAO in base al quale se dal calcolo del consumo di acqua stimato per produrre un 1 kg di carne si eliminano le piogge, il consumo idrico effettivo a carico degli allevamenti non supera l’8%. Ecco – conclude Stefano Pignani – da qui si dovrebbe partire per un confronto obiettivo. Senza dimenticare che il settore zootecnico, e quello dei bovini da carne di razze italiane rappresentate da ANABIC in particolare, affonda le sue radici in tradizioni che si sono tramandate di generazione in generazione, parla di un rapporto millenario tra animali, uomo e ambiente nel quale il bestiame è allevato e rappresenta un patrimonio ricco di valore e cultura, un presidio per il territorio e, ultimo ma non certo per importanza, una voce economica molto importante di cui è impensabile poter fare a meno”.

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22/08/2023, 15:37
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ANABIC scende in campo per fronteggiare

la crisi della Chianina

Il presidente dell’Associazione Nazionale Allevatori Bovini Italiani Carne, Luca Panichi, ha firmato una lettera indirizzata al Consorzio del Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale Igp in cui chiede che la percentuale di carne certificata utilizzata nella preparazione degli hamburger passi dal 75% al 100% per autorizzare l’apposizione del marchio su questo prodotto sempre più diffuso e richiesto

Perugia, 19 ottobre 2023 – La crisi di mercato e la forte riduzione dei prezzi a danno degli allevatori che da alcuni mesi gravano sull’intera filiera produttiva della carne bovina di razza Chianina sta mettendo a rischio numerose aziende zootecniche che allevano questa importante e famosa razza del patrimonio bovino italiano.

ANABIC (Associazione Nazionale Allevatori Bovini Italiani Carne), dopo aver incontrato numerosi allevatori per approfondire e analizzare la situazione, ha promosso una prima iniziativa concreta e ha scritto al Consorzio di Tutela del Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale Igp per chiedere la modifica delle “Linee guida relative all’uso del marchio Igp sui prodotti trasformati contenenti carne”, dove gli hamburger rappresentano la parte predominante.

Attualmente si possono fregiare del marchio di qualità Igp anche hamburger di carne bovina che contengono solamente il 75% di carne certificata: il rimanente 25% può quindi provenire da qualsiasi altra razza, da carne e/o da latte, anche di origine estera.

Gli hamburger di carni miste di varie specie, quindi bovina, suina e avicola, per potersi fregiare del marchio Igp devono invece essere preparati con il 50% di carne certificata.

“Al fine di favorire un maggior utilizzo di carne di Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale Igp e in particolare di razza Chianina nei prodotti trasformati a base di carne, in primis l’hamburger – si legge nella lettera che il presidente di ANABIC, Luca Panichi, ha indirizzato al suo omologo del Consorzio di tutela - nell’interesse degli allevatori chiediamo di portare dal 75% al 100% la percentuale di carne certificata da utilizzare per poter autorizzare l’uso del marchio Igp sui prodotti trasformati a base di carne e sugli hamburger. Riteniamo che questo sia un primo, forte segnale per valorizzare a pieno il marchio Igp Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale e le sue razze, in particolare la Chianina, ponendo al centro di questa iniziativa un prodotto di larghissimo e crescente consumo come l’hamburger. Siamo convinti che questo favorirebbe un aumento della domanda di vitelloni Igp, garantirebbe una maggiore trasparenza alla filiera produttiva dei prodotti trasformati che si fregiano del marchio, faciliterebbe la comprensione delle etichette”.

Per Luca Panichi il rilancio della carne di razza Chianina e il superamento della crisi che stanno patendo gli operatori del settore passa necessariamente da qui.

“La razza Chianina è quella che traina il marchio Igp del Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale – spiega il presidente di ANABIC – e rappresenta più del 50% delle certificazioni annuali. La domanda da parte del mercato non dà segni di contrazione, tant’è vero che nel primo semestre di quest’anno, rispetto allo stesso periodo del 2022, abbiamo registrato 192 certificazioni in più. Non dobbiamo dimenticare poi l’aumento dei costi di produzione a carico degli allevatori che in un anno ha registrato un’impennata media del 30% a causa del rincaro dei costi energetici, di quelli per l’acquisto di fieno, paglia, mangimi, sementi, gasolio per la fienagione”.

Una situazione che definire complessa è riduttivo e che richiede azioni mirate ed efficaci.

“La modifica che chiediamo - precisa ancora Panichi - non riguarda solamente la carne di razza Chianina, ma anche quella delle altre due razze che rientrano nell’Igp del Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale, la Romagnola e la Marchigiana, ed è per questo che abbiamo indirizzato la lettera per conoscenza anche al ministero dell’Agricoltura, agli assessori regionali all’Agricoltura di Umbria, Marche, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Abruzzo, Molise e Campania, (le regioni interessate dal marchio Igp), oltre che alle tre confederazioni agricole Coldiretti, Confagricoltura e Cia. Il tema infatti coinvolge un vasto numero di allevatori delle razze autoctone italiane da carne, oggi al centro di una crisi di mercato che rischia di provocare la dispersione di un patrimonio di grande valore e che rappresenta uno degli aspetti identitari delle regioni italiane di produzione. La posta in gioco è molto alta – conclude la sua riflessione Luca Panichi - dobbiamo agire in fretta con azioni concrete ed efficaci. Pensiamo che questo sia un ottimo inizio”.


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Gli allevatori delle razze bovine italiane di ANABIC

salutano con favore l'approvazione in Parlamento

della Legge contro il cibo sintetico

Perugia, 17 novembre 2023 - L’Associazione Nazionale Allevatori Bovini Italiani da Carne (ANABIC) esprime grande soddisfazione per l’approvazione in via definitiva da parte del Parlamento del disegno di legge proposto dal Governo che vieta la produzione e l’immissione in commercio della carne prodotta in laboratorio.

La carne artificiale non rappresenta solo una minaccia per gli allevatori italiani, lo è per tutti i consumatori e bene ha fatto Coldiretti a sostenere con forza il disegno di legge contro il cibo sintetico, che il Parlamento ha approvato e che difende le migliaia di allevatori che quotidianamente si impegnano per produrre carne di qualità per le tavole degli italiani secondo una tradizione che ha una storia millenaria e che garantisce il futuro dei nostri allevamenti e dell’intera filiera del cibo made in Italy.

ANABIC ringrazia in modo particolare il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini e il segretario generale Vincenzo Gesmundo per aver difeso l’onore degli allevatori di bovini italiani da carne anche di fronte alle gravissime provocazioni strumentali di qualche parlamentare critico nei confronti degli allevatori e contrario alla tradizione di qualità e sostenibilità della zootecnia italiana.

Gli ingenti investimenti che nel mondo vengono sostenuti per la ricerca e la produzione di carne in laboratorio, supportati da diversi protagonisti del settore hi tech e della nuova finanza mondiale, hanno come principale motivazione l’acquisizione di enormi ritorni economici destinati in realtà a pochi soggetti che vorrebbero esaltare i vantaggi ambientali di una produzione che invece non li garantisce. Una recente ricerca dell’Università di Berkeley, infatti, ha calcolato che l’impatto ambientale della produzione di carne coltivata in laboratorio, a breve termine sarà più alto di quello generato da tutta la carne prodotta negli allevamenti e che un kg di carne prodotta in laboratorio contribuirebbe al riscaldamento globale da 4 a 25 volte in più rispetto alla carne prodotta negli allevamenti.

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