Agricoltura: Con la CUN Grano Duro più trasparenza e giustizia per i produttori “Con la firma del decreto che istituisce ufficialmente la CUN del Grano Duro, il Governo Meloni mantiene un impegno assunto con il mondo agricolo, dando seguito a una richiesta concreta degli operatori del settore. Ringrazio il Ministro Francesco Lollobrigida e il Sottosegretario Patrizio La Pietra per aver portato a termine questo passaggio importante verso una maggiore trasparenza nel mercato cerealicolo nazionale”. Lo dichiara Maria Nocco, senatrice pugliese di Fratelli d’Italia, da sempre in prima linea per la tutela del comparto agricolo.
“La Commissione Unica Nazionale garantirà una rilevazione del prezzo del grano basata su criteri oggettivi e su reali dinamiche di mercato – spiega Nocco –. Si tratta di uno strumento utile per migliorare il funzionamento della filiera e rendere più equilibrata la formazione del prezzo. Un passo avanti, dunque, nella giusta direzione, che risponde a un’esigenza di trasparenza e correttezza sentita da tempo dagli agricoltori”.
La CUN si inserisce in un percorso più ampio, che comprende anche l’avvio del sistema Granaio Italia, la piattaforma nazionale di tracciabilità dei cereali. Due strumenti distinti ma complementari: il primo per favorire una contrattazione più equa tra produttori e trasformatori, il secondo per monitorare le quantità e l’origine del grano che circola sul territorio nazionale. Insieme, possono contribuire a rendere il comparto più trasparente e a contrastare pratiche speculative o sleali.
“Con questo provvedimento – conclude la senatrice – il Governo dimostra ancora una volta attenzione verso l’agricoltura e il lavoro nei campi. Le sfide per la filiera cerealicola restano molte, ma dotarsi di strumenti moderni e affidabili per il monitoraggio e la determinazione dei prezzi è un segnale di serietà e coerenza”.
MERCOSUR, PATUANELLI (M5S): GOVERNO DISINTEGRATO E CLASSE DIRIGENTE UE FALLITA
Roma, 21 gen. - “Il Parlamento europeo ha di fatto bloccato il Mercosur. Ed è bene essere chiari: non entriamo nel merito tecnico dell’accordo. Entriamo nel merito politico, che è la vera questione sul tavolo. Che senso ha continuare a forzare un percorso quando, su un dossier strategico e per certi versi storico, il Governo italiano si è disintegrato? Che credibilità può avere una linea europea quando gli Stati membri si muovono in ordine sparso, scaricando responsabilità a Bruxelles e rivendicando meriti in patria? E che legittimità politica ha la Commissione Von Der Leyen 2 nel procedere come se nulla fosse accaduto, ignorando una frattura politica così evidente? Il punto non è il Mercosur in sé. Il punto è l’assenza totale di una direzione politica europea. Viviamo una fase storica segnata da uno scontro sistemico globale: a Occidente, gli Stati Uniti che usano dazi, sussidi e politica industriale come strumenti di potenza; a Oriente, una Russia che continua a mettere in discussione l’ordine internazionale, purtroppo in buona compagnia; sullo sfondo, una Cina che gioca una partita industriale, tecnologica e finanziaria di lungo periodo. In questo scenario l’Europa resta ferma, vaso di coccio tra vasi di ferro, senza autonomia strategica, senza una politica industriale comune, senza strumenti fiscali condivisi. E mentre il mondo cambia, l’Unione continua a rifugiarsi nelle procedure, nei tecnicismi, nell’illusione che basti amministrare l’esistente. Quando torneremo a parlare seriamente di debito comune europeo come leva di sviluppo e non come tabù ideologico? Quando l’Europa deciderà di dotarsi di una vera politica economica, capace di sostenere lavoro, imprese e transizioni industriali? Quando la Banca Centrale Europea smetterà di essere un simulacro tecnico, un soggetto che si limita a “non sbagliare”, e inizierà invece ad assumersi una responsabilità piena sull’economia reale, sulla crescita e sulla coesione sociale? Non esiste futuro europeo senza: un’Unione politica vera, una banca centrale che non sia solo un arbitro tecnico, un mercato unico che non penalizzi sempre gli stessi, un’economia sociale di mercato che non resti uno slogan vuoto. E certamente non esiste futuro europeo se l’unico collante che produciamo è un riarmo frammentato, finanziato a debito dai singoli Stati, senza una strategia comune, senza una visione di sicurezza condivisa, senza un progetto politico all’altezza delle sfide. Le classi dirigenti che sostengono questa Commissione e la classe dirigente del Governo italiano - che esprime peraltro un vicepresidente della Commissione - hanno fallito. Non hanno costruito integrazione, ma divisione. Non hanno prodotto visione, ma tattica. Non hanno rafforzato l’Europa, l’hanno resa più fragile. Continuare così non è prudenza. È irresponsabilità. Bisogna cambiare tutto e bisogna farlo adesso, prima che sia troppo tardi”. Così in un lungo post sui social il capogruppo M5S al Senato Stefano Patuanelli.
Latte, Nocco (FDI): “Rispettare gli impegni dell’accordo siglato al Masaf, al Sud va riconosciuto il differenziale promesso”
Da diversi mesi il settore lattiero-caseario italiano sta attraversando una fase critica, caratterizzata da un calo della domanda interna ed estera, da eccedenze produttive e da una conseguente pressione al ribasso sul prezzo del latte bovino. A ciò si sono aggiunte, in molte aree del Paese, disdette contrattuali ai danni degli allevatori, con effetti particolarmente gravi nel Mezzogiorno, dove le condizioni operative sono già più complesse.
Per affrontare questa congiuntura, il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste ha convocato a dicembre 2025 e a gennaio 2026 il Tavolo di filiera del latte bovino. In quell’occasione, grazie alla mediazione del Ministro Lollobrigida, è stata trovata un’intesa tra rappresentanti del mondo agricolo, cooperativo e industriale che ha fissato un quadro di riferimento per il primo trimestre del 2026: un prezzo fisso indicativo (54 centesimi/litro a gennaio, 53 a febbraio, 52 a marzo) per i volumi pari a quelli del 2025, e un prezzo inferiore per il latte in eccedenza.
Tale intesa – pur non vincolante sul piano formale – è stata accolta come un punto di equilibrio per ridare certezze alla filiera e stabilizzare i mercati. Tuttavia, come più volte ribadito anche dal Ministero, i valori pattuiti facevano riferimento alle condizioni di produzione del Nord Italia, in particolare alla Lombardia. Per il Sud, e in particolare per la Puglia, era previsto un adeguamento in aumento di 3 centesimi/litro, a riconoscimento delle difficoltà aggiuntive affrontate dagli allevatori meridionali.
A sollevare con forza la questione è la senatrice di Fratelli d’Italia Maria Nocco che invita le imprese di trasformazione a rispettare integralmente l’accordo. “Il prezzo fissato nelle ultime settimane – afferma – è stato definito tenendo conto delle condizioni operative delle aziende zootecniche del Nord. Ma in sede ministeriale si era chiaramente convenuto che per il Sud, e quindi anche per la Puglia, fosse necessario applicare un differenziale di 3 centesimi a litro. Le imprese di trasformazione devono rispettare questo impegno, così come gli allevatori devono vigilare e farsi sentire quando questo patto non viene onorato. Gli allevatori pugliesi – prosegue la senatrice di Fratelli d’Italia – lavorano tra mille difficoltà: costi energetici più alti, infrastrutture meno efficienti, reti logistiche più fragili. Non possiamo permettere che questa realtà venga ignorata, vanificando l’intenso lavoro svolto dal Ministero e dalle associazioni agricole al Tavolo del latte. È il momento della responsabilità – conclude Nocco –. Se vogliamo davvero salvaguardare la zootecnia italiana, dobbiamo riconoscere le specificità territoriali previste dall’accordo”.
ANIMALI: M5S, CON DECLASSAMENTO LUPO SI RISCHIA ABBATTIMENTI INDISCRIMINATI Roma, 27 gen. – “La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale che depotenzia la protezione del lupo in Italia è uno dei tanti step della strada imboccata dal governo Meloni che, scientemente, ha scelto di distruggere la tutela degli animali e la biodiversità. Declassare il lupo da specie ‘rigorosamente protetta’ a ‘protetta’ è stata una scelta ideologica pericolosa, che metterà a rischio la conservazione di una specie ancora vulnerabile e fondamentale per l’equilibrio degli ecosistemi. Indebolire le tutele, lo abbiamo denunciato più volte, non risolverà i conflitti con le attività umane, ma rischia di aggravare bracconaggio e abbattimenti indiscriminati. La scienza dice chiaramente che la convivenza si costruisce con prevenzione e gestione responsabile. Si poteva, infatti, decidere di investire seriamente in misure preventive efficaci, indennizzi rapidi, supporto agli allevatori, e garantire una tutela reale degli animali. Esattamente quello che non ha fatto l’attuale governo. Difendere il lupo significa difendere la biodiversità e il futuro dei nostri territori”.
Così in una nota i parlamentari M5S del comitato Pianeta 2050 Sergio Costa, Alessandro Caramiello, Carmen Di Lauro, Ilaria Fontana, Gisella Naturale.
SICUREZZA ALIMENTARE: DOMANI L’INCONTRO PROMOSSO DAL M5S Roma, 2 feb. – “Domani martedì 3 febbraio alle ore 14.30, presso la Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica (Piazza Madama), è in programma la Conferenza stampa “Rigenerare il suolo per garantire la sicurezza alimentare”, promossa dalle senatrici M5S Elena Sironi e Gisella Naturale. L’incontro sarà un’importante occasione di approfondimento e confronto pubblico su un tema strategico per il futuro del nostro Paese: la tutela e la rigenerazione del suolo come elementi centrali per la sicurezza alimentare, la sostenibilità ambientale e il modello agricolo. Oltre a Elena Sironi e Gisella Naturale, interverranno Gianni Tamino (docente di Biologia generale all’Università di Padova, ricercatore e divulgatore scientifico), Mimma Vignoli (imprenditrice agricola, tra i fondatori del Distretto agricolo biologico casalasco-viadanese, Vicepresidente AIAB Lombardia), Barbara Nappini (Presidente di Slow Food Italia). Saranno presenti in sala i rappresentanti dei comitati cittadini del settore.
Agricoltura: Semplificazioni per i contratti di filiera nel Dl Milleproroghe
Sen. Nocco e On. Maiorano (FDI): “Meno burocrazia e tempi più rapidi per le imprese agricole che investono”
Via libera definitivo all’emendamento al Decreto Milleproroghe che consente di velocizzare l’approvazione dei contratti di filiera e di distretto e di prorogare fino al 31 dicembre 2026 le semplificazioni amministrative per l’erogazione dei contributi pubblici. La norma, promossa dalla Senatrice Maria Nocco e firmata dall’On. Giovanni Maiorano, parlamentari di Fratelli d’Italia, interviene su un nodo cruciale: evitare che un singolo adempimento formale possa bloccare interi progetti che coinvolgono decine di imprese e milioni di euro di investimenti.
I contratti di filiera rappresentano uno degli strumenti più importanti per lo sviluppo dell’agroalimentare italiano: su questa misura il Governo Meloni ha stanziato complessivamente 4,3 miliardi di euro, destinati a sostenere investimenti strategici, innovazione e aggregazione tra imprese lungo tutta la catena produttiva.
In concreto, almeno fino a fine anno, il Ministero dell’Agricoltura potrà sottoscrivere i contratti di filiera e di distretto rinviando alcuni adempimenti – come le verifiche su DURC e certificazioni antimafia – al momento dell’erogazione effettiva dei finanziamenti, anziché alla fase di approvazione del contratto. Le verifiche restano obbligatorie, ma vengono collocate nel momento in cui si erogano realmente le risorse pubbliche.
“Con questo intervento – dichiara la Senatrice Maria Nocco (FDI) – eliminiamo un ingorgo burocratico che negli ultimi anni ha rallentato o bloccato investimenti strategici per l’agroalimentare italiano. Non è accettabile che un’intera filiera resti ferma perché una sola impresa deve regolarizzare un certificato, magari per una semplice irregolarità formale. Le verifiche antimafia e contributive restano e sono sacrosante, ma devono essere effettuate nel momento corretto: quando si erogano i soldi pubblici, non prima. Così tuteliamo la legalità senza paralizzare lo sviluppo”.
La norma consente infatti di evitare che un’irregolarità temporanea – spesso sanabile in tempi brevi – impedisca la presa di efficacia del contratto, bloccando di fatto tutte le altre aziende coinvolte e impedendo loro di accedere agli stati di avanzamento lavori (SAL) e ai finanziamenti collegati.
“Parliamo di una vera sburocratizzazione – aggiunge l’On. Giovanni Maiorano (FDI) – che semplifica la vita alle imprese e alleggerisce anche il lavoro della pubblica amministrazione. Oggi si producono certificazioni che scadono ogni sei mesi, si ripresentano documenti, si duplicano controlli, con un aggravio enorme di tempo e risorse ed inevitabili rallentamenti. Questa norma non riduce i controlli, ma li rende più razionali ed efficaci. È una misura di buon senso che accelera gli investimenti senza mettere a rischio un euro di denaro pubblico”.
L’emendamento proroga inoltre al 31 dicembre 2026 la possibilità per le pubbliche amministrazioni di rinviare l’esecuzione di determinati adempimenti alla fase del saldo finale dei contributi, contribuendo a snellire ulteriormente le procedure.
“In un momento in cui le filiere agroalimentari hanno bisogno di rapidità, certezze e capacità di spesa – conclude Nocco – noi scegliamo di intervenire sui colli di bottiglia amministrativi. Meno carta, più investimenti. Meno ostacoli formali, più sostegno concreto a chi produce e crea valore nei territori”.
Con questa misura, il Governo Meloni conferma l’impegno a favore di un’agricoltura moderna, competitiva e meno appesantita da vincoli inutilmente penalizzanti, garantendo al contempo legalità e corretto utilizzo delle risorse pubbliche.
Agricoltura: Carne equina, Nocco (FdI) “No a una legge capestro. Stop a divieti che penalizzano l’Italia”
Ha suscitato forte scalpore mediatico l’avvio alla Camera dei deputati dell’esame delle proposte di legge che puntano a qualificare gli equidi come “animali d’affezione/Non DPA”, con il conseguente divieto di macellazione in Italia. Un dibattito che ha immediatamente acceso il confronto nel Paese, generando preoccupazione tra operatori del settore e consumatori.
“È bene chiarire subito un punto – dichiara la Senatrice Maria Nocco (Fratelli d’Italia) –: la legge ha solo iniziato il suo iter in Commissione a Montecitorio; un lungo percorso parlamentare che prevede confronti, audizioni e approfondimenti tecnici. Non vi sono effetti immediati sull’ordinamento vigente. Comprendo le preoccupazioni, ma oggi siamo solo all’inizio di una discussione dove mi farò portavoce delle istanze del comparto produttivo e dei consumatori”.
La carne equina rappresenta una tradizione gastronomica radicata in molte aree del Paese. Alcune preparazioni sono riconosciute come Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) dal MASAF, come gli sfilacci di cavallo del Veneto, i pezzetti salentini in Puglia e il caval pist parmense dell’Emilia-Romagna.
Ma la carne equina fa parte della cucina tradizionale di numerose regioni italiane: dalla Sicilia alla Lombardia, dal Piemonte alla Campania, dal Lazio alla Basilicata, senza escludere presenze storiche anche in altre regioni. In molte di queste realtà rappresenta una componente storica della gastronomia locale, sostenuta da macellerie specializzate, filiere territoriali e consumatori che ne preservano le consuetudini alimentari.
“Siamo davanti a una proposta che rischia di diventare una legge capestro – prosegue Nocco – perché vieta la macellazione in Italia senza impedire il consumo, aprendo di fatto la strada alle importazioni dall’estero. Il risultato sarebbe semplice: penalizzare le imprese italiane, favorire prodotti stranieri spesso meno controllati e indebolire una filiera che oggi opera nel rispetto di regole stringenti”.
Secondo l’Annuario dell’Agricoltura Italiana 2023 (CREA/ISTAT), il comparto equino vale circa 40mila tonnellate e 110 milioni di euro di produzione annua. Numeri che raccontano occupazione, investimenti e professionalità. Una domanda reale che esiste e che non si cancella con un divieto formale.
Sulla questione è intervenuta anche UNICEB – Unione Italiana Filiera delle Carni evidenziando come “animale d’affezione” e “benessere animale” non siano concetti sovrapponibili e segnalando gli impatti economici, occupazionali e sanitari di un divieto generalizzato.
“Il benessere animale è un principio che condividiamo pienamente – conclude la Senatrice di Fratelli d’Italia – ma si tutela rafforzando controlli e standard, non distruggendo un comparto. Il cambiamento culturale, quando c’è, non nasce per legge ma dall’evoluzione delle sensibilità e dal libero arbitrio dei cittadini. Questa norma troverà una ferma opposizione da parte di chi ha posto concretamente l’agricoltura al centro delle politiche del Paese e lo ha dimostrato con i fatti. Difenderemo lavoro, imprese e consumatori italiani”.
Agricoltura: Nocco (FdI), su Lumpy Skin Disease Governo ha agito con tempestività a tutela degli allevatori
“La risposta del Governo alla mia interrogazione sulla dermatite nodulare contagiosa (Lumpy Skin Disease) conferma l’attenzione e la tempestività con cui sono state affrontate le criticità legate alla diffusione della malattia nel nostro Paese”. È quanto dichiara la senatrice di Fratelli d’Italia Maria Nocco, dopo la risposta fornita in Aula dal sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato durante la seduta di sindacato ispettivo in Senato.
L’interrogazione della senatrice Nocco era stata presentata a seguito dei primi casi registrati nel giugno 2025 in Sardegna e del successivo focolaio in Lombardia, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione del Governo sulle misure di prevenzione, sulle campagne vaccinali e sugli strumenti di tutela per gli allevatori.
“La risposta del sottosegretario Gemmato, che ringrazio per la disponibilità e per il lavoro svolto, ha chiarito il quadro delle azioni messe in campo per contenere l’epidemia e tutelare il patrimonio zootecnico nazionale”, sottolinea la senatrice di Fratelli d’Italia.
Nel corso della risposta è stato infatti evidenziato come, a partire dai primi focolai individuati nel 2025, siano state attivate tempestivamente tutte le misure previste dalla normativa europea, con l’istituzione delle zone di restrizione, il tracciamento dei movimenti degli animali e una vasta attività di sorveglianza sanitaria.
Particolarmente significativa è stata la campagna vaccinale d’emergenza realizzata in Sardegna, che ha interessato oltre 247 mila bovini e più di 7 mila stabilimenti, raggiungendo una copertura superiore al 96 per cento degli animali e al 97 per cento degli allevamenti. Analoga azione preventiva è stata condotta anche in Valle d’Aosta.
“Questi risultati dimostrano quanto sia stato fondamentale agire con rapidità, coordinando l’azione tra istituzioni nazionali, servizi veterinari, regioni e operatori del settore. La prevenzione e la vaccinazione – aggiunge Maria Nocco (FdI) – rappresentano strumenti decisivi per proteggere la salute animale e garantire la continuità produttiva delle nostre filiere zootecniche”.
La senatrice ricorda inoltre che la gestione dell’emergenza ha consentito di arrivare alla progressiva revoca delle restrizioni europee sulla Lumpy Skin Disease in Sardegna, un passaggio importante per il rilancio delle attività degli allevamenti dell’isola.
“Si tratta di un risultato che riconosce il lavoro svolto dalle istituzioni e il grande senso di responsabilità dimostrato dagli allevatori. Difendere il patrimonio zootecnico significa tutelare lavoro, sicurezza alimentare e competitività del sistema agroalimentare italiano. La vicenda – conclude Nocco – conferma anche la necessità di continuare a investire nella prevenzione e nei sistemi di sorveglianza sanitaria, rafforzando gli strumenti di gestione del rischio e le tutele per gli allevatori di fronte a patologie emergenti che, in un contesto globale sempre più complesso, rappresentano una sfida crescente per l’agricoltura europea”.
ECONOMIA, M5S: “MENTRE PAESE BRUCIA, GOVERNO INCAPACE PENSA A LOBBY CACCIA” Roma, 31 mar. – “Il Paese attraversa un momento drammatico, lotta con una congiuntura economica disastrosa fatta di prezzi alle stelle per carburanti e bollette, di un carrello della spesa ormai insostenibile per gli italiani, del tradimento delle imprese da parte del governo su Transizione 5.0 che si aggiunge a oltre tre anni di crollo della produzione. Di fronte a questo scenario drammatico per famiglie e imprese, l’esecutivo pensa bene di non prendersi nessuna responsabilità, di scaricare le colpe su chiunque, di varare soluzioni ridicole. E, come se non bastasse, impegna ben due Commissioni del Senato – peraltro l’ottava e la nona, altamente strategiche per affrontare le crisi che ci troviamo davanti – per parlare di caccia. Forse il governo lo fa per venire incontro alla sensibilità della maggioranza degli italiani, rendendo più restrittive le regole? Macché, spinge per una legge sparatutto per accontentare le lobby della caccia. Da una parte, quindi, ci sono emergenze reali, cittadini che devono trovare il modo di fare la spesa e pagare le bollette, dall’altra un governo incapace e senza soluzioni che, mentre il Paese brucia, tenta di distrarci spostando l’attenzione su un provvedimento dannoso. Noi non ci tiriamo indietro, ma vogliamo che le Commissioni e le Aule del Senato vengano utilizzate per fornire soluzioni alle urgenze del Paese e dare risposte a famiglie e imprese”. Lo scrivono in una nota i parlamentari del Movimento 5 Stelle dell’ottava e nona Commissione del Senato.
RISORSE IDRICHE, TAVOLO IN REGIONE CON ASSESSORI SERTORI, BEDUSCHI E MAIONE: VARIABILITA' CLIMATICA IMPONE GESTIONE OCULATA DI OGNI GOCCIA D'ACQUA. BENE LA SPERIMENTAZIONE DI NUOVI LIVELLI DEL LAGO MAGGIORE
ALMENO 20 MILIONI DI METRI CUBI D’ACQUA IN PIÙ NEL VERBANO GRAZIE A SPERIMENTAZIONE CON LA SVIZZERA
(LNews - Milano, 31 mar) Il deficit di risorse idriche a livello regionale, è al 22 marzo scorso, pari al 21% rispetto alla media del periodo di riferimento. Ben lontani dalle condizioni di 'severità' idrica registrate nel 2022.
“La situazione non è critica come quattro anni fa, ma non possiamo abbassare la guardia: è necessario agire subito per garantire sufficiente risorsa idrica per la stagione irrigua. In questo senso va lo sforzo profuso da Regione Lombardia, nell’ambito dell’Organismo bilaterale Italo-Svizzero, per proseguire la sperimentazione dei livelli del Lago Maggiore, garantendo fin da questa stagione irrigua un livello massimo di 135 centimetri (al posto di 125), innalzabile fino a 140. Si tratta quindi di almeno 20 milioni di metri cubi d’acqua in più, stoccabili e successivamente utilizzabili dalle utenze sul fiume Ticino”. Così l'assessore regionale Massimo Sertori (Enti locali, Montagna e Risorse idriche), che con Alessandro Beduschi (Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste) e Giorgio Maione (Ambiente) ha incontrato oggi in Regione rappresentanti di Consorzi di gestione dei bacini idroelettrici, Aipo e gestori dei servizi pubblici per fare il punto sulla situazione idrica all'inizio della stagione 2026.
La stagione invernale 2025/26 è stata caratterizzata da anomalie tendenzialmente negative di precipitazioni in territorio montano, e da anomalie altalenanti nelle temperature; l’inizio della stagione irrigua è contraddistinto pertanto da un deficit di riserva di neve. Tuttavia, non vi è stato sostanziale deficit di precipitazioni nelle aree di pianura, neppure paragonabile con quello registrato nell’anno di crisi 2022.
“La situazione - ha introdotto l’assessore Sertori - non è critica come nel 2022, ma non possiamo abbassare la guardia: è necessario agire subito per garantire sufficiente risorsa idrica per la stagione irrigua. In questo senso va lo sforzo profuso da Regione Lombardia, nell’ambito dell’Organismo bilaterale Italo-Svizzero, per proseguire la sperimentazione dei livelli del Lago Maggiore, garantendo fin da questa stagione irrigua un livello massimo di 135 centimetri (al posto di 125), innalzabile fino a 140. Si tratta quindi di almeno 20 milioni di metri cubi d’acqua in più, stoccabili e successivamente utilizzabili dalle utenze sul fiume Ticino”.
“Inoltre - continua Sertori - entro giugno 2026 usciremo con un nuovo bando, con dotazione iniziale di 3,5 milioni di euro, incrementabile, con il quale finanzieremo “Progetti Esemplari” per realizzare impianti da fonti rinnovabili in autoconsumo, anche per alimentare impianti di sollevamento e pompaggio dei consorzi di bonifica”. “Esprimo soddisfazione - sottolinea - per la possibilità, garantita fin da domani, di ridurre le erogazioni dal Lago d’Iseo verso il fiume Oglio, al fine di trattenere nel lago quanta più acqua possibile, posticipando contestualmente l’avvio della stagione irrigua”.
“Da ultimo, ricordo come sempre che il nostro Tavolo è permanente - conclude Sertori - , ed è convocato per condividere azioni congiunte da parte di soggetti con interessi divergenti, uniti dalla comune volontà di garantire un utilizzo equilibrato della risorsa idrica per il soddisfacimento dei diversi interessi in gioco. Proseguiamo con il nostro costante monitoraggio delle riserve idriche e anticipiamo già che ci saranno nuove sedute del Tavolo per fare il punto nei prossimi mesi e valutare ulteriori passi da compiere”.
"E' importante trovare un compromesso tra risparmio idrico e mantenimento degli invasi, - ha detto l'assessore Beduschi - quest'anno abbastanza moderato. Siamo a livelli medio - soddisfacenti. La stagione irrigua che inizia sempre prima e finisce sempre dopo dovrebbe garantire una sicurezza che per il primario è vita, soporattutto in pianura. Questo tavolo serve per razionalizzare la risorsa acqua e farla bastare per tutta la stagione. Ci siamo dati una prospettiva di vederci con maggior frequenza, in vista della stagione calda e di un più rapido svuotamento degli invasi, che andranno monitorati in tempo reale
"A oggi - ricorda l'assessore Maione - la Lombardia registra un deficit complessivo delle riserve idriche del 21% rispetto alla media storica. Nello stesso periodo del 2022 il deficit era del 60%. Tuttavia, la sfida che abbiamo davanti è chiara: l'inverno appena trascorso è stato generoso di piogge in pianura, ma purtroppo avaro di neve in quota. Il manto nevoso montano segna un -35%, con punte preoccupanti del -44% in alcune aree. Questo significa che la nostra 'scorta' naturale per l'estate è ridotta. Come abbiamo risposto? Attraverso una gestione cautelativa e strategica dei nostri grandi laghi. Abbiamo trattenuto risorsa preziosa: il Lago Maggiore è oggi al 99% di riempimento, con livelli molto superiori al 2022. Anche il Garda gode di ottima salute con il 92% di invaso. Questa prudenza ci permette oggi di compensare in parte la carenza di neve".
Dal punto di vista politico e amministrativo, Regione Lombardia sta agendo su due fronti: per il Lago Maggiore, entro fine aprile, la regolazione estiva sarà portata, come detto, a 135 cm (e fino a 140 in caso di emergenza) in accordo con l'organismo bilaterale Italia-Svizzera. Per quanto concerne il monitoraggio locale, sebbene lo scenario regionale sia di severità idrica 'bassa', vengono monitorati con estrema attenzione i bacini di Adda, Brembo, Serio e Oglio, che presentano situazioni di criticità media locale.
"La parola d'ordine è prudenza operativa - conclude Maione -. Chiedo a tutti i gestori e ai consorzi di continuare a evitare riduzioni eccessive dei livelli e, dove possibile, come sull'Adda e sull'Oglio, di incrementare ulteriormente i volumi trattenuti prima dell'avvio massiccio delle irrigazioni. La Regione c'è, i dati sono sotto controllo, ma la variabilità climatica ci impone di gestire ogni singola goccia con la massima responsabilità politica e tecnica".
Gli intervenuti hanno concordato sulla necessità di proseguire con una gestione cautelativa della risorsa idrica, accompagnata da un costante monitoraggio delle riserve idriche stoccate; unanime soddisfazione da parte delle associazioni di categoria del mondo agricolo, per l’importante risultato raggiunto sul Lago Maggiore.