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Vinitaly 2026 - 12-15 aprile Verona
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Marco
Sez. Supporto Didattico
Iscritto il: 13/03/2008, 19:23 Messaggi: 71142 Località: Pinzolo (TN) - Firenze
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VINO E RISTORAZIONE: I CONSUMI VALGONO 12 MILIARDI DI EURO L’ANNO. CALANO SPESA E VOLUMI, IL FUTURO VEDE VINI PIÙ LEGGERI
NASCE L’OSSERVATORIO FIPE-UIV, IN COLLABORAZIONE CON VINITALY. OBIETTIVO CRESCITA COMUNE
Verona, 13 aprile 2026. Dodici miliardi di euro: è il valore dei consumi di vino in ristoranti, trattorie, pizzerie e wine bar, con una quota sullo scontrino medio di oltre il 21%. Un fattore - quello del vino nella ristorazione - che contribuisce in modo significativo ai 59,3 miliardi di euro di valore aggiunto del settore nonostante l’ultimo anno sia stato segnato da una contrazione della spesa ma anche dei volumi consumati. In questo quadro, i trend nella ristorazione sembrano rispecchiare l’andamento del mercato, con i rossi e i vini più corposi in difficoltà, mentre reggono i bianchi freschi e gli spumanti.
È quanto è emerso oggi a Veronafiere dalla presentazione dell’indagine, in collaborazione con Vinitaly, del nuovo Osservatorio Fipe-Uiv “Vino & Ristorazione”, il primo in Italia interamente dedicato al rapporto horeca-vino. La 58^ edizione del Salone del vino italiano ha infatti tenuto a battesimo il protocollo d’intesa tra Unione italiana vini (Uiv) e Fipe-Confcommercio (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) volto alla valorizzazione reciproca dei comparti, anche attraverso l’attività dell’Osservatorio per monitorare lo stato dell’arte e l’evoluzione di stili di consumo, tendenze e prodotti.
Secondo i risultati della ricerca, condotta su un campione rappresentativo di 500 imprese tra ristoranti-trattorie, ristoranti-pizzerie, pizzerie, cocktail bar ed enoteche con servizio, il vino mantiene un peso rilevante sul fatturato della ristorazione, attestandosi mediamente oltre il 21%, con un’incidenza che supera il 30% per il 22% degli intervistati. Un impatto fondamentale, registra l’Osservatorio, che si rileva anche nell’ormai acquisita presenza della carta dei vini, utilizzata da 3 ristoranti su 4 ma anche dalla metà delle pizzerie-ristoranti (4,1 milioni le voci totali in carta). Qui il vino rappresenta un pilastro dell’offerta – gestita in larghissima parte direttamente dal titolare come strumento di posizionamento e di racconto del territorio – che tuttavia viene rinnovata meno di una volta l’anno nel 54% dei casi. Questo scarso ricambio, stando ai dati raccolti, si inserisce in un contesto di scarsa formazione in materia enologica dei ristoratori: in un terzo dei locali non si registrano forme di aggiornamento (quota che sale al 61% nelle pizzerie e al 50% nei cocktail bar), e la metà di chi si forma lo fa attraverso il passa parola con agenti o distributori.
“Al mondo del vino italiano mancava uno strumento che consentisse di esplorare meglio le dinamiche con la ristorazione – ha dichiarato il presidente Uiv, Lamberto Frescobaldi –, un binomio che ha fatto la fortuna della cucina e del vino italiano nel mondo. Ora è giunto il momento di fare leva su questa sinergia per fare crescere i nostri settori, a partire dalla comprensione reciproca. In questo primo report è già emersa la necessità di lavorare per meglio trasferire l’innovazione di prodotto che il vino esprime – ha concluso –, ma possiamo e dobbiamo sicuramente fare squadra per ascoltare davvero i consumatori”.
Per Lino Enrico Stoppani, Presidente Fipe-Confcommercio: “Il vino è elemento strategico dell’offerta della ristorazione italiana, sia sul piano economico che culturale, perché contribuisce a definire l’identità e la qualità dell’esperienza per il cliente. Infatti non c’è piena convivialità senza l’accompagnamento del pasto con un buon vino I dati dell’Osservatorio evidenziano però la necessità di investire di più in formazione e comunicazione, a partire dalle carte dei vini da migliorare negli assortimenti proposti, che restano uno strumento fondamentale di valorizzazione dell’offerta complessiva dei ristoranti. In un contesto di consumi in rallentamento, è sempre più importante rafforzare la collaborazione tra ristoratori e produttori per intercettare le nuove tendenze e costruire un’offerta coerente e competitiva, capace di sostenere anche la marginalità delle imprese”.
Sul fronte dei consumi, se per oltre la metà dei ristoratori gli ordini di vino sono “invariati” rispetto al biennio 2021/22, quelli che dichiarano invece di aver riscontrato cali sono nettamente maggiori in fatto di spesa (-17 il saldo netto tra le quote di risposte che indicano aumento e flessione) ma ancora di più a livello di consumi (-28). A registrare le flessioni più significative sui volumi consumati sono i ristoranti/trattoria (saldo netto a -35). Non a caso, del 53% che ravvisa criticità nella gestione del vino, la prima voce è legata al calo della domanda.
Nella scelta dei vini, a fare da protagonista è ancora la “leggerezza”: i vini meno impegnativi (gli spumanti e ancor più i bianchi leggeri) evidenziano saldi netti positivi in doppia cifra, mentre in frenata risulta la domanda dei rossi leggeri e in misura maggiore di quelli strutturati. E se i cocktail sono ormai una presenza fissa in carta per un quinto abbondante dei locali, prevale ancora (44%) la quota di ristoranti e pizzerie che valutano la mixology come non coerente rispetto al posizionamento del locale.
Guardando al futuro, la maggior parte dei ristoratori si aspetta una situazione di stabilità (43%), un buon 26% è pessimista e attende una riduzione generale dei consumi di alcol (quota che sale al 34% nei ristoranti/pizzerie) con l’8% che ritiene che i low e no-alcol prenderanno piede presso il proprio locale. “La ristorazione è centrale nel racconto del vino italiano e del suo legame con territori e identità – ha commentato il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo –. La 58^ edizione di Vinitaly lo celebra con un’offerta gastronomica potenziata, dal Ristorante d’Autore alle proposte stellate nei padiglioni regionali, in un fil-rouge con la candidatura della Cucina italiana a patrimonio Unesco partita proprio da questa fiera. Vino e ristorazione sono un matrimonio consolidato che, per continuare a crescere, deve investire sul dialogo: per questo con Vinitaly sosteniamo l’Osservatorio Fipe-Uiv, certi che porterà valore al business enoico made in Italy”.
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| 13/04/2026, 20:20 |
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Marco
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VINITALY, LA SICILIA E LE NUOVE FRONTIERE DEL VINO: DALL’AI ALLE BOLLICINE SPERIMENTALI, PASSANDO PER I MILLE VOLTI DEL NERO D’AVOLA
I vini della ricerca e l’intelligenza artificiale ridisegnano il futuro dell’Isola. Nel Padiglione 2 inaugurato il Museo per scoprire millenni di storia e di vino
Cresce il comparto vitivinicolo siciliano con l’intelligenza artificiale: il sistema informativo di gestione e controllo dell'Istituto Regionale del Vino e dell'Olio (IRVO) con la piattaforma PICAL, da mero repository di dati diventa ecosistema intelligente e interconnesso, capace di supportare i processi decisionali complessi e semplificare gli adempimenti burocratici per le aziende del settore. L’intuitività dei sistemi avanzati - presentati oggi al Vinitaly 2026 durante il convegno “Natura e tecnologia: i dati e la sperimentazione del comparto siciliano” - consente di monitorare in tempo reale e con precisione certificazioni, territori, trend.
L’IRVO tutela la produzione dell'Isola e inoltre - con i vigneti, la cantina e i laboratori sperimentali di microvinificazione “G. Dalmasso” di Marsala (TP) - svolge un’intensa attività di ricerca enologica avanzata. Durante i lavori del convegno è emerso lo sviluppo di nuovi spumanti da vitigni autoctoni e la rilettura contemporanea del Nero d’Avola che grazie alla ricerca rivela mille volti e passa anche dal recupero della vinificazione in anfora in chiave sostenibile.
Il programma SAQIRVO svela una nuova frontiera per le bollicine siciliane. Con metodo Classico e Martinotti sono stati presentati due spumanti sperimentali ottenuti da uve Zibibbo, vinificate con differenti coppie di lieviti nell’intento di esaltarne al massimo il profilo aromatico. Il progetto dedicato al Nero d’Avola invece punta sulle nuove possibilità espressive di uno dei vitigni “emozionali” più rappresentativi della Sicilia. I vini sperimentali degustati al Vinitaly esaltano il profilo aromatico con percezioni fresche, verticali e di pronta beva; mentre le bollicine virano verso una sperimentazione più naturale, con fermentazione spontanea, senza solfiti e con vinificazione in anfora.
Queste sono solo alcune delle frontiere più importanti dell’Irvo condivise durante gli interventi di Giusi Mistretta (commissario straordinario IRVO), Vito Bentivegna (direttore generale IRVO), Fabrizio Carrera (direttore di Cronache di gusto), Roberto Ragona (Canino Technological innovation), Antonio Sparacio (dirigente UO.B. ricerca sperimentazione e trasferimento innovazione e sostenibilità), Salvatore Sparla (enologo IRVO). Il lunedì del Vinitaly al Padiglione 2 si è concluso con l’inaugurazione della mostra dell’assessorato ai Beni Culturali Regione Siciliana “Millenni di storia e di vino. Rotte della memoria nel Mediterraneo”. Durante l’evento gli assessori regionali Luca Sammartino (Agricoltura, Sviluppo Rurale e Pesca Mediterranea della Regione Siciliana) e Francesco Paolo Scarpinato (Beni Culturali e Identità Siciliana) hanno rimarcato l’importanza di una sinergia che miri alla costruzione di itinerari culturali del gusto, per rafforzare quel turismo enoculturale che è già realtà. Hanno partecipato all’evento moderato da Roberta Garibaldi, presidente di Turismo Enogastronomico, docente dell’Università di Bergamo e vicepresidente della Commissione Turismo dell’OCSE, il direttore del Parco Archeologico di Segesta Luigi Biondo e la soprintendente per i Beni Culturali e l’Identità Siciliana Daniela Vullo.
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| 13/04/2026, 20:23 |
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Marco
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ENOTURISMO, LA SFIDA DELLA SICILIA PASSA DA TRE LEVE: COLLEGAMENTI INTERNI, VOLI ACCESSIBILI E GRANDI INFRASTRUTTURE Vinitaly 2026, il ministro Salvini al Padiglione siciliano con l’assessore Sammartino: export e infrastrutture al centro della strategia
Enoturismo in Sicilia, la ricetta in tre mosse: collegare, rendere accessibile, costruire il futuro. Il ministro Matteo Salvini in visita al Padiglione “Sicilia” del Vinitaly 2026, sottolinea un modello che unisce identità e qualità, mettendo a sistema territori, imprese e servizi. «Oltre la metà della produzione vitivinicola siciliana finisce sulle tavole internazionali: questo significa ricchezza per la Sicilia e per l’Italia, grazie a compratori americani, tedeschi, giapponesi. Voglio pensare che questa Sicilia – ha sottolineato il ministro - capace di coniugare qualità, identità e apertura dei mercati, sia sempre più sostenuta anche sul piano logistico e infrastrutturale, perché esportare l’eccellenza deve essere sempre più semplice, veloce e competitivo. Il vino, come tutto il settore agroalimentare, è un ambasciatore straordinario nel nostro Paese».
«Voglio inoltre pensare che una piccola parte di questa crescita sia dovuta anche ai 28 miliardi di cantieri aperti in Sicilia su strade, autostrade, ferrovie e dighe, che aiutano l'agricoltura, l'impresa, trasporto e la trasformazione – ha continuato Salvini – sul tema acqua abbiamo riavviato strutture ferme da 40 anni, ci sono i cantieri aperti sulla Palermo-Catania-Messina e sulla tratta ferroviaria e spero che ci saranno, come chiesto da più produttore messinesi e catanesi, altri cantieri aperti per altri ponti entro l'anno».
«Questo Vinitaly racconta un sistema – ha evidenziato l’assessore regionale all’Agricoltura Luca Sammartino – quello dei servizi integrati: dalle infrastrutture ai beni culturali, fino ai paesaggi incantevoli che attraggono i turisti e trovano nelle tavole la sapienza dei nostri trasformatori. È questa la formula del nostro governo è quella di mettere insieme le straordinarie eccellenze siciliane e raccontarle. Oggi chi arriva, dagli Stati Uniti alla Sicilia, non viene soltanto per investire, ma anche perché trova una terra accogliente. In questo momento di grande difficoltà siamo convinti che la ricetta che la Sicilia ha messo in campo porterà grandi soddisfazioni, non soltanto per i flussi di visitatori, ma anche per quello che stiamo registrando al Vinitaly. Gli investimenti fatti dai Governi nazionale e regionale nella nostra terra testimoniano la grande attenzione, che dopo tanti anni finalmente stiamo registrando».
Ma è sul futuro che si concentra la sfida. Tre gli obiettivi indicati per rendere l’enoturismo una vera industria: collegare meglio l’entroterra, garantire trasporti aerei più accessibili e frequenti e completare le grandi opere infrastrutturali. «Penso anche al ponte sullo Stretto – ha aggiunto Salvini – che può rappresentare non solo un’infrastruttura strategica, ma anche un simbolo di valore ingegneristico-architettonico e un’attrazione turistica».
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| ieri, 17:36 |
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Marco
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La manifestazione è in corso in Fiera a Verona fino a mercoledì 15 aprile
VINO, DEALCOLATI: NEL 2026 +90% LA PRODUZIONE ITALIANA PREVISTA, IN PARTICOLARE IN VENETO
CRESCE SEGMENTO “ZERO” IN USA, UK E GERMANIA, GIÙ I “LOW”. I NUMERI DELL’OSSERVATORIO UIV-VINITALY
Verona-Vinitaly, 14 aprile 2026 - Nel 2025 in Germania, Regno Unito e Stati Uniti i vini Nolo (no e low alcohol) hanno realizzato un valore delle vendite nella grande distribuzione di oltre 1,2 miliardi di euro e l’equivalente di 160 milioni di bottiglie commercializzate. Numeri – rileva lo studio dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly presentato oggi a Verona – ancora bassi, ma che cominciano a rappresentare una fetta significativa di mercato anche per i vini dealcolati, segmento che vede quest’anno esordire la produzione nel Belpaese dopo anni di stallo legislativo.
L’Italia, che sino a ora destinava la produzione di dealcolati all’estero, parte quindi con l’handicap temporale e ciò si nota nelle quote di mercato - attorno al 2,5% - occupate soprattutto in Germania e Regno Unito ma il contesto è destinato a cambiare. Secondo una recente indagine dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly sulla quasi totalità delle imprese tricolori che fanno o stanno organizzando linee di vini dealcolati, i numeri si annunciano in forte crescita: +90% di aumento produttivo previsto nel 2026, con una quota export attestata al 91% e il grosso delle vendite fatte sul canale retail (77%). Già la metà del campione intende inoltre attivare la produzione in Italia. Le tipologie a listino vedono una leggera prevalenza dei no-alcohol (54%), con un aumento significativo dell’opzione “bevanda a base vino”, balzata dal 3% del 2025 al 27% odierno. Tra i mercati tradizionali, prevale l’obiettivo Nordamerica (Usa e Canada) ma anche i Paesi Dach (Germania, Austria e Svizzera). Tra le piazze nuove ed emergenti, le risposte convergono su alcuni Paesi (Messico, Polonia ma anche Cina) e areali, con in testa Medioriente e Africa.
Tornando alla domanda globale di Nolo (che comprende anche i dealcolati), l’analisi dell’Osservatorio su base Nielsen-IQ e Iwsr rileva andamenti piuttosto diversificati, sia per titolo alcolometrico, sia per tipologia di prodotto, con gli alcohol-free in marcia positiva rispetto agli arretramenti dei low alcohol. In particolare gli spumanti - nella categoria “zero” - dimostrano di intercettare meglio degli altri le dinamiche positive di mercato: in Uk (+24%, +17% per i prodotti italiani) e negli Usa (+15%, con l’Italia a +200%).
Tra le motivazioni che spingono la scelta, sono stabili - e ancora maggioritarie - le risposte legate alla salute mentre crescono (quota al 35%) le ragioni legate all’aumento della qualità del prodotto e a una maggiore consapevolezza riguardo alla categoria nel suo insieme. “Ma il tema del gusto - ha detto il segretario generale di Unione italiana vini (Uiv), Paolo Castelletti - rappresenta ancora un freno al consumo per il 25% dei potenziali clienti, quota che sta via via diminuendo in maniera direttamente proporzionale alla qualità di produzioni che possono solo migliorare, e su questo l’Italia gioca la propria partita decisiva. Un segmento di offerta, quello dei vini dealcolati, che rimane aperto sia tra consumatori astemi - con i GenZ (under 28 anni) che in Uk e negli Usa già li preferiscono alla birra - sia tra gli user enologici abituali, che in certe situazioni preferiscono non consumare alcolici”.
Atteggiamenti questi che ancora non si riscontrano in Italia, con una domanda in cui è fortemente radicato il consumo tradizionale. Il mercato è ancora un terreno tutto da conquistare, rileva l’analisi: il 94% dei non consumatori di alcolici dichiara di non aver acquistato un no-alcohol negli ultimi sei mesi, quota che sale al 98% tra i più giovani e scende all’89% tra i più maturi. Tra le motivazioni al consumo, la “guida” è al primo posto (50%, 56% tra i GenZ). E anche guardando al fuori casa non è ancora scattata la scintilla. Il 71% dei ristoranti, interpellati dall’Osservatorio Fipe-Uiv “Vino & Ristorazione” in collaborazione con Vinitaly, dichiara di non essere interessato a inserire in carta i vini dealcolati, mentre solo il 3% dice di averli già in lista con successo.
“Per Vinitaly è importante cogliere ogni potenzialità di business – ha dichiarato il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo –. Per questo, assieme a Unione italiana vini, abbiamo sviluppato NoLo Vinitaly Experience, un’area dedicata proprio ai vini no e low alcol, con espositori specializzati e un calendario strutturato di degustazioni e masterclass”.
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Marco
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Oggi a Vinitaly GIORGIA MELONI A VINITALY 2026: “VETRINA UNICA DEL MADE IN ITALY, MASSIMO SOSTEGNO AL COMPARTO. SIAMO AL LAVORO PER DARE RISPOSTE”
“STRETTO DI HORMUZ FONDAMENTALE PER CARBURANTI E FERTILIZZANTI.GOVERNO A FIANCO DEL SETTORE CON TUTTI GLI STRUMENTI DI CUI DISPONE”
Verona, 14 aprile 2026. “Siamo nella più straordinaria vetrina di una delle espressioni più incredibili del nostro Made in Italy. Un settore che continua a darci enormi soddisfazioni con i suoi 14 miliardi di euro l’anno di fatturato e che, in situazione generale molto complessa e anche molto attenzionata, ha bisogno di essere sostenuto”. Sono le parole della premier Giorgia Meloni oggi in visita ufficiale nella terza giornata della 58^ edizione di Vinitaly, in programma a Veronafiere fino a domani. “Nell’ultimo decreto nel quale rinnovavamo lo sconto di 25 centesimi sulle accise del gasolio - ha proseguito il presidente del Consiglio nella sua terza visita ufficiale alla manifestazione dopo quelle nel 2023 e 2024 - abbiamo anche allargato una misura al mondo dell’agricoltura che consente di riconoscere ai produttori un credito di imposta pari all’aumento che registrano. Così come abbiamo di fatto imposto il divieto di aumentare il costo del gasolio agricolo. Stiamo cercando di dare risposte al settore che va ringraziato per la capacità che ha di stare sul mercato e di continuare a reagire nonostante le difficoltà. Ovviamente la situazione internazionale impone un lavoro costante per mandare avanti i negoziati di pace. Dobbiamo fare ogni sforzo possibile per stabilizzare la situazione e riaprire lo stretto di Hormuz, che per noi è fondamentale non solo per i carburanti ma anche per i fertilizzanti, altro elemento fondamentale del settore di cui parliamo oggi.
Per questo - ha concluso Giorgia Meloni - mi aspetto un Vinitaly resiliente, un mondo che conosce il suo valore e che chiaramente è preoccupato. E lo comprendo. Ma mi aspetto anche un mondo consapevole del fatto che la straordinarietà di quello che rappresenta è più forte di tutte le difficoltà che noi affrontiamo. Io sono qui per dare il messaggio che il Governo riconosce la forza, il valore, l'impegno e cammina fianco del settore con tutti gli strumenti di cui dispone”. La Premier Meloni è stata accolta da Federico Bricolo, presidente di Veronafiere, Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, Gianmarco Mazzi, ministro del Turismo, Alberto Stefani, presidente della Regione Veneto, Damiano Tommasi, sindaco di Verona, Flavio Massimo Pasini, presidente della Provincia di Verona e da Matteo Zoppas, presidente di ITA-Italian Trade Agency.
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| ieri, 17:37 |
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Presentato a Vinitaly 2026 a “Casa Toscana” il passaggio storico per il Consorzio Vino Toscana
“IL MIO NOME È TOSCANA”
Nuova identità per l’IGT Toscana: cambio di denominazione e apertura agli spumanti
Verona, 14 aprile 2026 – È stato presentato oggi a Vinitaly 2026, presso lo stand della Regione Toscana a “Casa Toscana”, un passaggio definito “storico” per il Consorzio Vino Toscana: la modifica del disciplinare che introduce la nuova denominazione unica “Toscana IGT” e apre ufficialmente alla produzione di vini spumanti. Con una produzione media di circa 90 milioni di bottiglie, “Toscana IGT” – che copre l’intero territorio regionale –rafforza la propria identità e il proprio posizionamento sui mercati, interpretando l’evoluzione dei consumi e le nuove esigenze del settore.
Un’identità più forte e condivisa
“Il mio nome è Toscana” è il messaggio che accompagna questo cambiamento e ne sintetizza il valore: una denominazione che supera il tecnicismo per diventare espressione piena del territorio, della sua storia e del suo patrimonio ambientale, artistico e culturale. La modifica del disciplinare rappresenta un passaggio strategico capace di generare valore economico e sviluppo sociale, rafforzando il ruolo del vino come ambasciatore del lifestyle toscano nel mondo. Un successo importante che rende il vino “Toscana IGT” protagonista di un forte e chiaro messaggio identitario.
Le istituzioni: valore economico e sociale
Alla presentazione sono intervenuti Stefania Saccardi, Presidente del Consiglio regionale della Toscana, Cesare Cecchi, Presidente del Consorzio Vino Toscana e Stefano Campatelli, Direttore del Consorzio Vino Toscana.
“La ratifica approvata dal Comitato Nazionale Vini del Masaf – ha dichiarato la presidente Stefania Saccardi – completa un percorso avviato già nel 2024 con l’approvazione delle Giunta regionale toscana. Il Consorzio Vino Toscana rappresenta oggi una realtà in forte crescita, passata da 40 soci all’avvio del rinnovamento guidato dal presidente Cecchi ai 450 soci che raggiungono il numero di oltre 1.700 considerando i viticoltori afferenti alle cooperative. Si tratta di un progetto strategico che crea valore sul prodotto e nuove prospettive di mercato. Ma ha anche un valore sociale che riconosce ai viticoltori un ruolo fondamentale nella tutela del territorio e delle comunità. Una tutela quindi – quella del Consorzio Vino Toscana - non solo del prodotto ma di una collettività e di una civiltà”.
Cecchi: un sistema in crescita, identità e sviluppo
“Siamo l’unico Consorzio che rappresenta l’intero territorio regionale – ha sottolineato il presidente Cesare Cecchi – con una produzione di circa 90 milioni di bottiglie, un valore prossimo ai 500 milioni di euro e una quota export del 69%. Le modifiche introdotte rispondono all’evoluzione dei consumi e rafforzano l’identità del “Toscana IGT”, aprendo nuove opportunità di sviluppo, in particolare con la tipologia spumante nasce da una esigenza concreta dei produttori e rappresenta una reale opportunità di sviluppo. È un’evoluzione che apre a un mercato sempre più orientato alla diversificazione e alla qualità. Ma soprattutto – conclude il presidente - diventa un’operazione culturale che mette l’identità territoriale al centro del messaggio e mostra la capacità di rinnovarsi dei vignaioli toscani conquistando un settore – quello degli spumanti - impensato solo pochi decenni fa”.
Campatelli: nuove prospettive per le imprese e accrescimento di valore
“Queste due modifiche al disciplinare non sono solo tecniche, ma rappresentano una opportunità di accrescimento del valore del comparto vino della Toscana – ha spiegato il direttore Stefano Campatelli - Inoltre i Consorzio è fortemente impegnato nella tutela del nome geografico “Toscana”, attraverso attività di monitoraggio, difesa legale e controllo del rispetto del disciplinare, con l’obiettivo di preservarne valore, autenticità e reputazione sui mercati nazionali e internazionali”.
Il nuovo assetto contribuirà inoltre a rafforzare le attività di tutela del nome “Toscana”, anche grazie alla registrazione in classe 33, contrastando usi impropri e contraffazioni.
Le novità del disciplinare
Il nuovo disciplinare prevede:
• l’adozione della denominazione unica “Toscana” (in sostituzione di “Toscano o Toscana”) • la conferma delle tipologie già esistenti: o Bianco, Rosato, Rosso o Frizzante (Bianco, Rosato, Rosso) o Passito e Vendemmia Tardiva • l’introduzione della tipologia spumante, sia Metodo Charmat che Metodo Classico Una scelta che punta a migliorare la riconoscibilità del prodotto e a rafforzarne il posizionamento sui mercati internazionali.
“Toscana IGT”: i numeri
• Produzione media (ultimi 5 anni): 91 milioni di bottiglie • Valore complessivo: oltre 458 milioni di euro • Export: 69% (62,8 milioni di bottiglie) • Mercato Italia: 31% (28,2 milioni di bottiglie) Mercati principali:
• Europa: 46% • Stati Uniti: 33% • Asia: 6% Il contesto regionale
Con 58 Denominazioni di Origine, la Toscana rappresenta circa l’11% delle DO italiane (fonte Federdoc) e si colloca al secondo posto dopo il Piemonte. All’interno della regione, la “Toscana IGT” è la prima denominazione per volumi di imbottigliamento, con una quota del 36,27%.
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| ieri, 17:41 |
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VINITALY TOURISM: UN’ESPERIENZA VINCENTE CHE CONFERMA L’ENOTURISMO TRA GLI ASSET STRATEGICI DEL VINO ITALIANO
Verona, 14 aprile 2026. Prosegue con successo l’esperienza di Vinitaly Tourism, il progetto promosso da Vinitaly in collaborazione con Wine Tourism Hub, che in questi giorni di manifestazione si sta affermando come uno degli spazi più dinamici e partecipati dedicati all’evoluzione dell’accoglienza in cantina, del direct-to-consumer e delle nuove prospettive dell’enoturismo. L’area sta ospitando 15 convegni, 30 degustazioni esperienziali e appuntamenti di networking ogni giorno, confermando quanto l’enoturismo sia oggi una delle parole più ricorrenti e rilevanti per il settore, sempre più riconosciuto come leva strategica per la competitività e la crescita delle aziende vitivinicole.
Un primo elemento emerso con forza nel corso di Vinitaly Tourism riguarda la voce degli hospitality manager, protagonisti di un’indagine nazionale che ha coinvolto 176 professionisti attivi nel wine tourism italiano. Dalla survey emerge con chiarezza che la principale sfida per le cantine oggi è far arrivare turisti in cantina, indicata dal 36,8% dei rispondenti. Tra i principali ostacoli allo sviluppo dell’enoturismo compaiono invece le risorse finanziarie (31,6%) e la necessità di costruire maggiori collaborazioni con enti locali (27,6%). Sul piano più generale, i limiti più citati alla crescita del comparto in Italia sono la frammentazione del sistema (36,8%), le infrastrutture (30,3%) e la debolezza del marketing nazionale (25%). Un quadro che restituisce l’immagine di un settore con grande potenziale, ma che per crescere ha bisogno di più integrazione, visione e strumenti.
Un focus specifico è dedicato anche ai tour operator, attraverso incontri B2B organizzati in collaborazione con Winedering, che coinvolgono circa 30 aziende italiane e altrettanti operatori del settore, con l’obiettivo di favorire il consolidamento dell’intermediazione delle offerte enoturistiche. Un momento particolarmente significativo che vivrà un ulteriore sviluppo domani, mercoledì 15 aprile, quando buyer e tour operator incontreranno le aziende partecipanti, rafforzando ulteriormente il dialogo tra domanda e offerta. Il confronto risulta particolarmente utile anche alla luce dei dati emersi dalla survey, secondo cui i tour operator chiedono alle cantine italiane alcuni requisiti ormai considerati fondamentali: guide in lingua inglese fluente (76%), capienza gruppi adeguata e dichiarata (63%), flessibilità negli orari, inclusi i weekend (54%), e tariffe trasparenti dedicate al canale trade (41%). Tra le principali difficoltà segnalate figurano invece risposte lente o assenti, prezzi poco chiari, barriere linguistiche, orari rigidi e assenza di prenotazione online. Un quadro che evidenzia con chiarezza quanto il rafforzamento del dialogo con l’intermediazione turistica passi oggi anche attraverso standard più definiti, maggiore accessibilità commerciale e una crescente capacità organizzativa da parte delle aziende.
A confermare la centralità dell’enoturismo come asset economico e commerciale sono poi i dati contenuti nel Report Enoturismo e Vendite Direct-to-Consumer 2026 di Wine Suite, presentato nell’ambito di Vinitaly Tourism. Il report evidenzia che nel 2025 il prezzo medio dell’esperienza si attesta a 39,4 euro per persona, mentre il ticket medio per prenotazione raggiunge 136,6 euro. Il 43,3% dei visitatori proviene dall’estero, segno di una crescente internazionalizzazione della domanda, mentre il numero medio di esperienze ed eventi proposti da una cantina sale a 7 all’anno, a testimonianza di un’offerta sempre più strutturata e articolata.
Sempre dai materiali presentati emerge anche la dimensione di mercato di questo fenomeno. In Italia l’enoturismo vale oggi 15 milioni di visitatori in cantina e 3 miliardi di euro di spesa, mentre nelle cantine più strutturate si registra una crescita del +16,8% dei visitatori annui e del +21% delle vendite dirette post-visita. Segnali che confermano come l’ospitalità ben organizzata possa rappresentare un vero motore di redditività per le imprese del vino e come l’esperienza in cantina sia sempre più un punto di contatto decisivo tra brand, territorio e consumatore finale.
A completare questo percorso di contenuti, confronto e visione, i 15 convegni ospitati nell’area Vinitaly Tourism stanno portando il contributo di esperti italiani e internazionali su alcuni dei temi più innovativi e attuali per il comparto. Tra gli approfondimenti più significativi, la testimonianza americana dedicata al funzionamento dei Wine Club negli Stati Uniti, mercato leader in questo ambito, e gli interventi dedicati all’importanza di gestire in modo corretto e professionale il tema delle intolleranze alimentari nel mondo delle degustazioni e dell’accoglienza enoturistica. Temi diversi ma accomunati dalla stessa direzione: fare dell’enoturismo un settore sempre più maturo, inclusivo, strutturato e capace di generare valore reale per le aziende.
In questo contesto, Vinitaly Tourism, realizzato da Vinitaly in collaborazione con Wine Tourism Hub, si conferma un’esperienza vincente, capace di intercettare un’esigenza concreta del settore e di trasformarla in un luogo di contenuto, relazioni, confronto e prospettiva. Il messaggio che arriva da questa edizione è chiaro: l’enoturismo non è più un tema collaterale, ma una delle direttrici più promettenti per il futuro del vino italiano.
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| ieri, 17:42 |
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Marco
Sez. Supporto Didattico
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Formazione: Laurea in Scienze agrarie
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LA SICILIA AL VINITALY BRINDA CON 23 TOUR OPERATOR
VINO E SITI UNESCO: L’ISOLA PUNTA SUL WINE TRAVEL
Per la prima volta a Verona lo “Speed date walkaround” organizzato da IRVO crea meeting b2b con le cantine, tracciando la via dello sviluppo enoturistico
Vinitaly è momento strategico per le cantine, che possono raccontare un nuovo modello di sviluppo in un cui vino e territorio, cultura e sapori, diventano insieme protagonisti. Le etichette ambasciatrici dalla Sicilia nel mondo, attirano un turismo esperienziale sempre più ricercato per globetrotter che atterrano sull’Isola per godere della sua ricchezza enogastronomica e del suo patrimonio naturale, storico e artistico. Che la Sicilia sia una meta enoturistica dalle alte potenzialità al Padiglione 2 del Vinitaly 2026 lo rivela non solo la presenza di 164 cantine, di cui ben 28 biologiche - provenienti da ogni angolo dell’Isola che vanta 7 siti patrimonio Unesco - ma anche la mostra “Millenni di storia e di vino. Le rotte del vino nel Mediterraneo” e le specialità gastronomiche degustate da migliaia di visitatori. A far emergere l’identità della Regione Siciliana è stato anche lo “Speed date walkaround”, organizzato dall’ assessorato per l’Agricoltura, lo Sviluppo Rurale e la Pesca Mediterranea della Regione Siciliana in sinergia con l’Istituto dell’Olio e del Vino della Regione Siciliana (Irvo) che per la prima volta al Vinitaly ha messo a confronto 33 cantine con 23 tour operator che operano in USA, Canada, Brasile, India, Thailandia, Singapore, Malesia, Indonesia, Giappone, Hong Kong, Taiwan, Australia ed Europa. «Un calice di vino si racconta anche attraverso la cultura, l’ospitalità e la scoperta del suo territorio – spiega il commissario IRVO Giusi Mistretta – stiamo valorizzando le eccellenze favorendo sinergie tra i diversi attori della filiera. La sfida è chiara: trasformare il patrimonio produttivo in un sistema competitivo e riconoscibile, capace di attrarre sia mercati che turisti. La direzione è ormai tracciata. La Sicilia può affermarsi come modello di riferimento nel panorama internazionale, a condizione di saper coniugare memoria e sperimentazione, produzione e promozione, qualità e accoglienza».
La narrazione dell’identità dei vini di Sicilia dunque passa da degustazioni e visite in vigna per stupirsi della storia e dell’ expertise custodite in ogni cantina, da luxury travel e wine tour che accostano al calice quei luoghi naturali autentici e di cultura di una Sicilia tutta da scoprire: l’hospitality in dimore storiche e il food pairing per gustare abbinamenti gastronomici inconsueti, l’assaggio di annate storiche e di bottiglie numerate, le esperienze immersive pensate su misura per team building ed esigenti wine lover. «Abbiamo puntato sull’enoturismo come leva vincente per far conoscere meglio, attraverso incontri B2B, le cantine immerse nei particolari territori della Sicilia – ha spiegato il direttore Irvo Vito Bentivegna – questo incontra quel segmento di consumatori, sempre più ampio, alla ricerca del turismo esperienziale, che ama il vino e vuole scoprirne il valore anche contestualizzandolo al luogo d’origine, alla bellezza culturale e naturale del territorio di produzione».
Oggi – mercoledì 15 aprile - al Padiglione 2 proseguono gli appuntamenti con un convegno alle ore 10.00 su “L’esponenziale crescita dell'Enoturismo nel sistema turismo Siciliano. La funzione strategica della Federazione delle Strade del Vino, dell'Olio e dei Sapori di Sicilia” e alle 10.45 con il focus “Il Marsala tra territorio e visione”.
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| oggi, 10:38 |
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