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Doma e addestramento del cavallo 
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Sez. Cavalli
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LA DOMA DEL CAVALLO: 15° sessione (continua)

Un altro esercizio da fare nel circolo è quello della “redine contraria”. Consiste nel mettere il cavallo in circolo come abbiamo visto fin qui, solo che, invece di tenere la sua testa correttamente flessa verso l’interno, la terremo flessa verso l’eterno del circolo


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Il cavallo farà fatica, specie all’inizio e specie dalla parte in cui è più debole. Quindi non esageriamo, ma aumentiamo progressivamente il numero di giri in flessione contraria che chiediamo al nostro cavallo. Lo scopo e di scioglierlo bene sulle spalle, che dovremo aver cura di tener ben dritte durante gli esercizi.

A questo punto dell’addstramente le uscite in campagna alla fine del lavoro saranno un gradito diversivo per il nostro allievo. Potremo anche cominciare a saltare qualche sessione portandolo direttamente in passeggiata, se ci sentiamo il cavallo bene alla mano, anche da soli…

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11/12/2009, 17:40
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LA DOMA DEL CAVALLO: 16° sessione

Un altro esercizio molto efficace per ginnasticare il cavallo, che torna poi utile anche per le partenze al galoppo e per i cambi di galoppo, è quello di far lavorare il cavallo su due piste. Consiste nel far camminare il cavallo con gli anteriori che lasciano una traccia diversa da quella dei posteriori, mi aiuto col solito scarabocchio informatico:


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11/12/2009, 20:35
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LA DOMA DEL CAVALLO: 16° sessione (continua)

Ormai abbiamo imparato l’uso delle gambe e delle redini a due mani, la successione dei comandi e l’importanza di saper dosare il livello di pressione nel dare i comandi. Quindi salterò la descrizione dettagliata dell’esercizio.

Semplicemente vedremo che si ottiene, combinando l’uso della gamba sul fianco dietro la cinghia, il comando per avanzare e il corretto utilizzo delle redini per tenere dritto il cavallo.
L’esercizio va fatto prima al passo, poi al trotto ed infine al galoppo. All’inizio, specie al galoppo, ci accontenteremo di lievi spostamenti del posteriore, avremo modo e tempo, avanzando nell’addestramento, di migliorare l’esercizio ottenendo uno spostamento più significativo. Questo esercizio è utile anche per i cambi di galoppo, ma li vedremo più avanti.

Adesso è il momento di passare dalle redini a due mani ad una mano sola. Intanto perché le redini in una mano sola? Nella monta western, come in tutte le monte da lavoro, ci sono molte cose da fare stando a cavallo. Ad esempio lanciare il lazo, aprire e chiudere cancelli senza scendere, tenere le piche che usano i vaqueros spagnoli o i bastoni dei nostri butteri. Per fare tutte questa cose serve una mano libera.

Abbiamo visto sin dall’inizio che il nostro lavoro era finalizzato a questo obiettivo, tant’è che abbiamo insegnato al nostro allievo a cedere alla pressione della redine esterna appoggiata sul collo e solo successivamente, ove necessario, all’appoggio della gamba o addirittura, come ultima possibilità, alla chiamata della redine interna.

Quindi se abbiamo lavorato bene il nostro cavallo sarà ben disponibile a girare al solo appoggio della redine esterna. Bene a questo punto non dovremo fare altro che prendere le redini in una mano, normalmente la sinistra, e lavorare ad una mano sola.
Il cavallo girerà, può essere che abbia ancora bisogno di qualche aiuto (gamba o chiamata con l’interna), e noi gli e lo daremo. Lui migliorerà costantemente e sarà sempre più pronto all’appoggio della redine.

Tuttavia noi vogliamo il cavallo assolutamente sensibile all’appoggio della redine. Dobbiamo quindi aumentare la sua prontezza nella risposta al comando. Vediamo come.

Abbiamo le redini nella mano sinistra, vogliamo girare a destra. Subito. Appoggiamo la redine sinistra sul collo,(attenzione senza mai oltrepassare il collo, la criniera del cavallo con la mano che tiene le redini) a quella pressione il cavallo sa che deve girare e comincerà a farlo, ma noi lo vogliamo più pronto ancora, allora alzeremo la mano che tiene le redini tenendo sempre la redine sinistra appoggiata sul collo e senza oltrepassare la criniera del cavallo, il cavallo non accelererà l’azione, allora gli daremo una bella sgambata (sempre con criterio) con la gamba esterna (In questo caso la sinistra) e prenderemo la redine anche con la mano destra dando una chiamata alla redine destra. Il cavallo sarà costretto a velocizzare l’azione, fatta la girata lasciate camminare tranquillo il cavallo per alcuni metri, poi ripete l’azione così come descritta. Due o tre volte di questo esercizio e il cavallo realizzerà che deve essere più veloce se vuole evitare le pressioni più forti e fastidiose della sgambata e della chiamata con la redine interna. Avremo il cavallo che appena sente la redine sul collo gira dalla parte opposta.

Questa prestazione va mantenuta nel tempo, come tutte le cose che stiamo insegnando al nostro cavallo. Quindi dobbiamo essere pronti in futuro, a richiamare il cavallo quando proverà ad essere un po’ più pigro del necessario, ma sarà facile. Basterà accennare il lavoro sopra descritto.

Quando avremo ottenuto la prontezza del cavallo potremo passare all’esercizio della serpentina, molto utile per sensibilizzare bene il cavallo ai cambi di direzione. Il lavoro da fare è molto semplice, chiederemo al cavallo di cambiare prontamente direzione in successione, una volta a destra e poi sinistra, e così via, impartendo la sequenza dei comandi sopra descritta quando non sarà pronto.


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11/12/2009, 20:37
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LA DOMA DEL CAVALLO: 16° sessione (continua)

L’esercizio va fatto sia al passo prima che al trotto poi.
Per farlo al galoppo bisogna affrontare il tema, un po’ più complesso, dei cambi di galoppo. Lo faremo in seguito …

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11/12/2009, 20:39
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LA DOMA DEL CAVALLO: 17° sessione

Cominciamo a rendere un po’ più frequenti le uscite in passeggiata del nostro allievo. Partiamo in passeggiata da soli, ma, se possibile all'inizio, meglio accompagnati da un cavallo più esperto.

Una regola da osservare sempre è quella di sellare il cavallo, tirare il sottopancia quanto basta per non far girare la sella, cioè non tiriamolo proprio a fondo, a avviarsi con il cavallo sottomano. Fatti una cinquantina di metri, tireremo un po’ la sella, che so, un buco o due secondo i casi. Facciamo ancora un po’ di strada e proviamo a tirare ancora un po’ la sella. Probabilmente ci sarà ancora un buco da tirare. Questo accorgimento serve perché il cavallo spesso si gonfia, gonfia il torace, nel momento in cui gli mettiamo la sella, quindi non riusciamo a tirarle bene, di contro, cominciando a camminare si distrae e si sgonfia e noi possiamo tirare bene la sella.

Non dobbiamo stringere da togliere il fiato, una sella è ben stretta di norma, quando passa un dito tra il sottopancia e la pelle del cavallo. Personalmente non tiro mai a morte la cinghia del sottopancia, un vecchio buttero mi ha chiesto una volta se andavo a cavallo o “sul” cavallo, perché se andavo a cavallo dovevo avere equilibrio. E non è una sella tirata a morte a darci equilibrio.

Comunque abbiamo stretto al punto giusto la sella, possiamo salire e partire. Ricordo ancora di non partire subito ma di aspettare un pò, specie in queste fasi in cui il puledro è ancora giovane e molto incline a prendere vizi poi difficili da correggere. Una piccola sosta lo abituerà a partire solo al nostro comando e non a partire a razzo appena saliamo.
Una volta saliti faremo un bel tratto di passo per riscaldare bene il cavallo. In passeggiata sarebbe bene avere un bel passo allungato e veloce. Per ottenerlo potremo stimolare il cavallo facendo pressioni con i polpacci sui fianchi alternati con i passi del cavallo. Cioè anteriore destro avanti pressione con la gamba sinistra, anteriore sinistro avanti, pressione con la gamba destra. Funzione abbastanza, una volta che il cavallo accelera cessiamo le pressioni per riprenderle quando rallenterà.

Dopo un bel tratto di passo faremo un po’ di trotto, abbiamo già detto quanto è importante il trotto!!! A cavallo ben caldo una bella galoppata, anzi meglio un canter (galoppo rallentato e cadenzato) non ci sta male. Dopo la galoppatina torniamo al trotto.

Non abbiamo ancora parlato delle transizioni da una andatura ad un'altra. O meglio non lo abbiamo fatto per passare da una andatura più veloce ad una più lenta. Ora, per passare dal galoppo al trotto, ed anche dal trotto al passo, ci si siede sulla sella con gli stessi aiuti dell’alt, solo un po’ meno accentuati. Personalmente accompagno il cambio di assetto con il verso del silenzio (sscchhh).

Praticamente ogni andatura ha un verso diverso: la raganella per le partenze al trotto, il bacio per quelle al galoppo, il verso silenzio per rallentare.

Quindi abbiamo galoppato, siamo passati al trotto, possiamo fare un po’ di trotto, passiamo al passo e alterniamo un po’ le varie andature.
Se siamo con un altro cavallo, abbiamo cura di alternare lo stare davanti noi con lo stare dietro all’altro. Piano piano dobbiamo ottenere che il cavallo accetti che l’altro si allontani senza andare in ansia e mettersi a correre, e accetti anche di allontanarsi lui senza rallentare per aspettare l’altro. Ci vorrà un po’ di tempo per ottenere questo risultato ma è fondamentale se vogliamo essere indipendenti durante le uscite dl maneggio.
Per ottenerlo, quando il cavallo è assolutamente alla mano, faremo allontanare l’altro cavallo e per ogni passo che il nostro farà per partire e seguirlo, noi gli e ne faremo fare due indietro. Finche non sta fermo per un bel pezzo.

Con il cavallo ancora non perfettamente alla mano, uno stratagemma può essere quello di far allontanare l’altro e di mettere noi il piede a terra, incamminandoci con calma oppure stando fermi, magari facendo mangiucchiare un po’ d’erba al nostro allievo. Se il puledro mostra molta, troppa, ansia dobbiamo stare molto attenti, Sicuramente bisogna desensibilizzarlo ma può essere pericoloso. Sono gli stalloncini che danno i maggiori problemi in questo senso. Se non sono gestibili sappiamo già che la castratura risolve molti problemi.
Comunque all’inizio, se il puledro soffre molto il cavallo che si allontana faremo il contrario. Cioè faremo rallentare l’altro e ci allontaneremo noi fino ad uscire dalla vista dell’altro.

Normalmente queste cose funzionano, ma in alcuni casi ci può volere anche molto tempo e tanta pazienza per desensibilizzare il cavallo a questa cosa.
Ma è veramente importante, così come è importante insegnare al nostro allievo a non partire al galoppo solo perché parte l’altro cavallo, ma a partire quando gli e lo chiediamo noi. Quindi all’inizio partiremo sempre noi per primi. Poi col tempo, quando il cavallo accetterà che l’altro si allontani cominceremo a far partire l’altro mentre noi continuiamo il passo o il trotto, o addirittura ci fermiamo.

Tutti questi esercizi sono finalizzati abbiamo detto, a rendere indipendente il nostro allievo dagli altri soggetti del gruppo.

Un’altra cosa importante è non far mangiare il cavallo mentre camminiamo.
È veramente scomodo avere un cavallo che gira la testa a destra e sinistra alla ricerca di rametti da mangiare mentre magari siamo in un punto pericoloso. Se vogliamo far mangiucchiare qualcosa al nostro cavallo,niente di male, ci fermiamo, scendiamo e lo facciamo mangiare un po’. Poi quando risaliamo non si mangia.

Altra cosa molto importante è che al rientro in scuderia NON SI GALOPPA, specie con i cavalli giovani. Può essere pericoloso far associare al cavallo la direzione di casa, verso la quale lui vuole tornare, con la galoppata. Così facendo insegniamo al puledro a prendere la mano, con tutti i pericoli del caso. Abbiamo anche cura di evitare con il puledro le uscite con cavalieri che galoppano al ritorno in scuderia. Eviteremo così l'occasione, che fa l'uomo ladro e il puledro viziato (Proverbio estemporaneo).

Una galoppata al ritorno è sempre sconsigliabile, ma qualche volta si può fare con il cavallo ormai ben solido, proprio per farlo poi rallentare al passo e trasmettergli che una galoppata non significa prendere la mano.

Un approfondimento merita l’acqua. Ma sarà abbastanza semplice se lo inizieremo all’acqua con l’aiuto di un cavallo esperto. Basterà far entrare il cavallo esperto prima e il nostro allievo lo seguirà, magari con qualche riluttanza ma lo seguirà. Faremo il passaggio al seguito del cavallo esperto più volte finche il nostro amico non passa tranquillo. Arrivati a questo è il momento di provare da solo, se non passa riproviamo pure con il cavallo adulto, poi di nuovo da solo. Se non passa facciamo pressione costante con le gambe e la solita pacca sulla groppa ci aiuterà a convincerlo. Ma, se abbiamo avuto la pazienza di far passare parecchie volte il cavallo adulto non dovremmo avere problemi. Problemi che probabilmente riavremo invece la seconda volta che ci ripresenteremo presso l’acqua. La procedura è la stessa. Alla fine il nostro allievo passerà senza storie fiumi, ruscelli, pozzanghere e senza esitazioni.

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11/12/2009, 20:47
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LA DOMA DEL CAVALLO: 18° sessione

Ci sono due tipi di cavalli: quelli che hanno il cambio di galoppo nel sangue e quelli che non lo hanno.

Con il primo tipo si è notevolmente avvantaggiati.

Intendiamoci, il cambio di galoppo è un movimento assolutamente naturale per il cavallo, però alcuni cavalli fanno più fatica di altri a fare il movimento con il cavaliere in sella.
Ci sono molti modi alternativi o integrabili tra loro per insegnare al cavallo il cambio di galoppo. Quello probabilmente più semplice è il seguente.

Abbiamo insegnato al nostro cavallo a spostare il posteriore al nostro comando (gamba dietro il sottopancia), gli abbiamo insegnato a farlo da fermo, al passo, al trotto e al galoppo.
Cominciamo a lavorare in cavallo sulle diagonali del maneggio. Disegneremo una sorta di triangolo sulla pista come nel disegno:


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12/12/2009, 15:46
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LA DOMA DEL CAVALLO: 18° sessione (continua)

Faremo due o tre giri su questa traiettoria, poi ad un certo punto, più o meno al centro dell’ipotenusa di questo ideale triangolo, chiameremo il cavallo con la redine esterna, posizionando la testa come nella flessione a mano contraria (la testa guarderà a sinistra se stiamo girando mano destra, e viceversa). Alla fine dell’ipotenusa riposizioneremo la testa nella normale posizione. Faremo per altre due o tre volte questo movimento.
Poi aggiungeremo allo spostamento della testa la gamba esterna per ottenere il cambio.
Vediamo meglio, siamo all’inizio dell’ideale ipotenusa, poniamo di galoppare a mano sinistra e vogliamo cambiare a destra. All’inizio dell’ipotenusa sposteremo la testa del cavallo a destra, in questo modo metteremo la spalla destra del cavallo dritta e in posizione favorevole al galoppo destro. Quando siamo circa al centro dell’ipotenusa diamo la gamba sinistra dietro il sottopancia, come quando gli chiediamo di cedere il posteriore. Il cavallo assocerà il comando con la cessione del posteriore, ma cedendo il posteriore a destra, come noi gli abbiamo chiesto, di fatto assume la posizione della partenza al galoppo a mano giusta (ricordiamo?). A questo punto la testa a destra, il posteriore a destra, la spalla destra bella dritta, il cavallo non potrà che cambiare di galoppo e passare dal galoppo sinistro al galoppo destro.

Obiettivo raggiunto. Alt e lunga, lunga pausa a redini lunghe in libertà per il maneggio. La prima volta possiamo anche smettere tutto e portare il cavallo a fare un giretto rilassante fuori.

Attenzione, può capitare, e capita sovente, che il cavallo non cambi. Che continui a galoppare in una posizione estremamente scomoda ma non cambi. Noi terremo la posizione della gamba e della testa finche non cambia di galoppo, per cessare tutte le pressioni appena cambia.
È molto importante non aumentare le pressioni se il cavallo non cambia, in quanto l'aumento di pressione potrebbe spaventare il cavallo e “schifirlo” della manovra. Se non cambia noi continuiamo la traittoria che avremmo fatto se avesse cambiato, cioè gireremo a destra, il cavallo potrebbe galoppare falso, cioè continuare a mano destra a galoppare sul sinistro. Non importa, cambierà prima o poi, l’importante è non mettere ansia al cavallo con sgambazzate varie, può anche darsi che il cavallo, alla fine, faccia due passi di trotto e poi cambi. Va bene lo stesso per le prime volte, anche così alt e redini lente.

Dobbiamo capire che tra il momento in cui appoggiamo la gamba e il momento in cui il cavallo cambia (abbiamo visto anche dopo un po’) c’è un lasso di tempo in cui il cavallo cerca di decodificare un ordine nuovo e per lui sconosciuto. Lui si stà chiedendo: “cosa devo fare adesso? La posizione mi ricorda qualcosa, forse devo galoppare sull’altro piede”, il realizzare che deve cambiare piede (cioè galoppo) richiede un tempo che, come sempre, varia da cavallo a cavallo, se durante questa fase noi andiamo in escandescenza o aumentiamo la pressione, rischiamo di mandare in panico il nostro allievo, che anziché avere il pensiero positivo e costruttivo di prima, cercherà soltanto di fuggire, come fanno i cavalli di fronte alla paura.

Inoltre ricorderà a lungo questa negatività e quando sentirà la gamba dietro il sottopanci entrerà in opposizione, magari scalciando in aria o galoppando all’impazzata, con effetti disastrosi sull’addestramento.

Se viceversa saremo pazienti all’inizio, raccoglieremo poi i risultati di questa pazienza. Piano piano il nostro allievo imparerà che la gamba dietro significa cambio, e cambierà con naturalezza, ben contento tra l’altro della chiarezza del “dialogo” col cavaliere.

Ricordiamoci sempre che deve essere maggiore il premio per una cosa fatta bene che la punizione per una cosa fatta male.

Questa sessione sul cambio di galoppo ci da anche l’opportunità di parlare delle traiettorie del nostro amico.
Abbiamo visto abbastanza bene il lavoro sul cerchio, che è importante per avere un cavallo che gira ben equilibrato, ma le diritture? Come convincere il nostro cavallo ad andare dritto?

In primo luogo il nostro assetto. Guardiamo dove vogliamo andare, se vogliamo girare, guardando la direzione in cui vogliamo girare, inconsciamente, gireremo anche il nostro corpo comunicando al cavallo che vogliamo girare. Allo stesso modo guardando dritto davanti a noi non faremo alcun movimento col corpo e comunicheremo al cavallo che non deve girare.

Le redini, vanno tenute nella sinistra (è una convenzione, va bene anche la destra) un po’ più avanti del pomo, ed ESATTAMENTE sopra la criniera, cioè nella posizione neutra.

Bene, noi siamo tutti così perfettini in sella, stiamo percorrendo il lato lungo del maneggio al centro dello stesso, e il nostro cavallo anziché andare dritto verso il palo della steccionata opposta che abbiamo preso a riferimento si sposta da una parte o dall’altra. Il rimedio è molto semplice, lui si sposta diciamo a destra? Noi lo porteremo a sinistra e viceversa. Un po’ di questa cura e il nostro amico imparerà ad andare ben dritto, oltre che a cerchiare bene.

Questa fase del lavoro si può fare solo in maneggio in quanto è possibile far camminare il cavallo lontano dalle staccionate e quindi lo costringiamo ad andare dritto, non perchè c'è un riferimento su cui basarsi (la staccionata o il bordo della strada) ma perchè impara a non ciondolare a destra e sinistra come fa all'inizio appena gli togliamo i riferimenti. Quindi bisogna lavorare lontani dalle staccionate.

Siamo quasi alla fine di questo percorso. La strada fatta è stata molta, siamo entrati in tondino con l’aiuto di un cavallo guida e adesso abbiamo un cavallo che parte quando vogliamo noi, a comando aumenta e riduce l’andatura, cerchia bene, sta bene sulle direzioni, cambia di galoppo a comando, ma soprattutto è un cavallo sereno perché non lo avremo mai portato a superare la sua soglia della paura, quindi lui sta bene con noi. Si sente sicuro.

Non resta che parlare dell’effetto di un eccesso di pressione sulla mente del cavallo e sul suo comportamento, parlare un po’ delle imboccature e degli speroni, di qualche video e libri sul tema, e avremo finito.

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12/12/2009, 15:47
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LA DOMA DEL CAVALLO: 19° sessione

La tecnica e la sensibilità, intesa come capacità di intendere il “sentimento” del cavallo in un particolare momento del lavoro.

Come trovare un equilibrio?

La risposta è ovviamente molto difficile. Credo che, per certi versi sia una dote innata in alcuni individui. Una sorta di “pollice equino” o meglio "animale", che certe persone hanno.

Comunque la prima regola è non sentirsi con tutte le risposte in tasca, ma cercare le risposte in funzione dell’atteggiamento del cavallo a quella specifica pressione.

Voglio raccontare un episodio di applicazione della tecnica pura, applicata senza sensibilità.

Uno stallone adulto, di carattere molto forte, con una buona attitudine all’addestramento, ma un po’ libidinoso. C’è un detto che recita: “al castrone dai ordini, alla femmina chiedi e con lo stallone discuti”, devo dire che è vero, ma con quello stallone era proprio così, con lui era una discussione tra pari.

Bene ho visto applicare su questo cavallo la tecnica che mira alla sottomissione del cavallo. Una vera guerra!!!

Occhi sbarrati, gocciolante di sudore, ma determinato a non sottomettersi, come l’uomo che lo voleva sottomettere. Il risultato finale è stato che lo stallone è diventato quasi inavvicinabile. Per niente sottomesso ma anzi ribelle più che mai.

Anche sui puledri un'applicazione della tecnica ad oltranza, senza avere la sensibilità di fermarsi quando il cavallo è vicino alla paura, può creare seri danni per tutta la vita circa l’approccio all’uomo che quel cavallo avrà in futuro.

Ogni puledro incontra durante la fase di doma e addestramento, dei momenti di regressione, di rallentamento della collaborazione, è un po’ come un bambino in prima elementare. In quei momenti bisogna dare libertà di mente al puledro. Fermarsi, tornare indietro, far fare al puledro una cosa facile che sa fare, cercare il modo di premiarlo e smettere quindi il lavoro. Questo bisogna fare per dare al puledro quella freschezza mentale che non lo farà essere stressato già all’inizio della sessione successiva.

Ho detto che la sensibilità forse è innata. Però si può sviluppare. La prima regola è farsi delle domande, non avere la presunzione di conoscere a priori tutte le risposte. E poi è sempre meglio ottenere un risultato una sessione dopo, che non ottenerlo affatto perché mandiamo il nostro amico nel pallone.

Nel mondo del cavallo ho incontrato un sacco di gente che parte con la presunzione di avere tutte le risposte. E il bello è che poi quando devono cambiare parere continuano ad avere lo stesso approccio, cioè che le nuove risposte sono la soluzione per tutte le domande. Continuano sempre a sentirsi imparati. Non cambieranno mai.

In genere sono quelli che hanno un approccio solo utilitaristico con il cavallo. Salgono, scendono, fine.
Tutta la parte dell’insellaggio, della pulizia la lasciano ad altri.

Non è così che si sviluppa la cosiddetta cavallinità. Il cavallo va curato, pulito, bisogna cercare di stare insieme il più possibile al nostro cavallo. Solo così svilupperemo la sensibilità che ci aiuterà poi dalla sella.

Attenzione, sensibilità non significa smancerie. Il cavallo non le ama in modo particolare.

Sensibilità è la capacità di intendere il momento psicologico che sta vivendo il nostro cavallo mentre interagiamo con lui.
Prendersi cura di lui da terra ci aiuterà a svilupparla.

Relativamente poi alle imboccature, con il nostro allievo siamo rimasti al bosal. Il bosal può essere tenuto per anni. Volendo mettere anche un’imboccatura il consiglio è di iniziare con un filetto a D oppure ad O. possiamo mettere il filetto nel box, poi metterlo senza le relative redini, in contemporanea al bosal. Poi potremo mettere le redini anche sul filetto e montarlo a quattro redini avendo cura di tenere lente quelle del filetto, facendo lavorare quelle del bosal per poi, progressivamente, invertire l’azione delle redini. Quelle del filetto diventeranno sempre più attive e quelle del bosal più neutre. Fino ad arrivare a togliere il bosal.
Lo stesso esercizio può essere fatto, anziché con il filetto, con il morso.

Esistono tanti tipi di morsi. Alcuni possono sembrare terribilmente severi, come quelli californiani, o anche il morso maremmano.
In realtà non è il ferro che fa la severità ma la mano del cavaliere. Un morso usato male è devastante, come può esserlo un normale filetto.
Morsi in apparenza molto severi hanno la caratteristica di trasmettere immediatamente il comando al cavallo, semplicemente “stringendo le redini”. Chiaramente servono cavalli molto addestrati e cavalierei con la C maiuscola.

Noi ci accontenteremo, salvo competenze maggiori, di morsi più leggeri e soprattutto di filetti, meglio se ad anelli, cioè ad O.

Soprattutto ricordiamo che il controllo del cavallo è legato all’addestramento che giorno dopo giorno gli diamo e non dalla severità del ferro.

Quando per controllare il nostro cavallo dobbiamo cambiare ferro verso uno più severo, vuol dire che abbiamo sbagliato, che stiamo sbagliando, che abbiamo bisogno di aiuto, di esperienza che ci aiuti a capire come portare con noi la “testa” del cavallo, non la bocca. Perché contro la “bocca” non potremo vincere. Potremo solo fargli male, e avremo bisogno di un morso sempre più severo. E avremo perso, oltre ad avere un cavallo che sarà un pericolo per noi e per se stesso.

Infine gli speroni. Vale la stessa considerazione del morso. Di per se non sono ne buoni ne cattivi. È l’uso che ne facciamo a fare la differenza. Essi sono un prolungamento del nostro corpo, ci consentono di comunicare più velocemente con il nostro cavallo. Anche qui bisogna saperli usare.

Tra le letture e i video consiglio:

TECNICA WESTERN di B. Mayhew e J. Birdsall - Edizioni Equestri
L’UOMO CHE ASCOLTA I CAVALLI di Monty Roberts - Rizzoli
Video LA DOMA MODERNA IN PRATICA Collezione video de IL MIO CAVALLO

Mi hanno molto aiutato anche tutta una serie di video tecnici su spin, cambi ecc, ma più tecnici ed attinenti al reining. Inoltre tutta una serie di articoli molto interessanti sui primi numeri della rivista IL MIO CAVALLO.
E poi gli occhi, in ogni occasione in cui c’era qualcuno bravo con i cavalli da guardare. E ripensare a cosa è accaduto nel tondino o durante la sessione di lavoro, a cosa ho fatto o non ho fatto. E a cosa avrei potuto fare di diverso e di migliore.

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Ho finito.

Queste stesse note le avevo già postate tempo fa nella sezione "cavalli" del sito http://www.farwest.it" target="_blank" target="_blank. Li ho postati anche qui per farne argomento di confronto e di chiacchierata tra amici, non è intervenuto nessuno o quasi però ho notato che ci sono stati diversi accessi, magari per qualcuno sono stati interessanti, o forse no.

Ripeto la notazione iniziale: non sono un professionista ma solo un appassionato amatore che ha provato a fare qualcosa in più dell'oretta domenicale in maneggio, ma lungi da me l'idea di "insegnare qualcosa a qualcuno", ho solo raccontato quello che ho fatto con i cavalli che mi sono passati tra le mani, omettendo però di raccontare i molti errori che ho fatto, servono anche quelli.

L'unico consiglio che mi sento di dare è che andare a cavallo può essere pericoloso, molto. Meglio cercare di farlo bene, affidandosi a persone competenti ed affidabili e cercando di saperne il più possibile.

Termino con la stessa chiosa usata sul forum di http://www.farwest.it" :

sono molte le cose di cui non ho parlato per brevità, ad esempio il lavoro nel tondino con il puledro stando in sella a un altro cavallo, o il lavoro con le redini lunghe da terra, o il lavoro per "ammorbidire" la bocca del cavallo, ecc. Più tutte le cose di cui non ho parlato perchè semplicemente non le so. E sono tante. Ed è anche il bello del mondo del cavallo: un universo sempre diverso e sempre da scoprire.

_________________
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12/12/2009, 20:05
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