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Movimento Turismo Vino 
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Enoturismo, la diversità che crea valore. Presentato martedì 27 ottobre a FINE Italy


Il Movimento Turismo del Vino a FINE Italy: l’enoturismo riparte dalle diversità dei territori per costruire strategie comuni per il futuro. Il comune denominatore dell'enoturismo italiano è la diversità



Presentati dalla presidente di MTV Italia Gardini Cinelli Colombini i risultati della ricerca condotta da CESEO dell’Università Lumsa di Rom. A confronto Toscana e Sicilia: due modelli di accoglienza tra internazionalizzazione, sostenibilità e nuove esperienze per raccontare le sfide attuali dell’ospitalità in cantina



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Non esiste un unico modello di enoturismo: le modalità di accoglienza e le esperienze proposte da ogni cantina seguono le caratteristiche e le peculiarità del proprio territorio.
E’ proprio sulle differenze che si gioca il futuro del settore e comprenderle permette di sviluppare azioni adatte a ogni realtà e capaci di trasformare il vino in un’esperienza che va oltre la degustazione. Dall’andamento dei flussi turistici, alle sfide legate all’accessibilità e ai temi sostenibili, l’indagine a cura del CESEO (Centro Studi Enoturistici e Oleoturistici) -LUMSA sulle cantine del Movimento Turismo del Vino esplora in occasione di FINE Italy Toscana e Sicilia e restituisce un quadro articolato sul valore della diversità territoriali e sulle opportunità di sviluppo dell’enoturismo. Due regioni che si distinguono per l’elevata presenza di visitatori stranieri in cantina ((le cantine con oltre la metà di enoturisti esteri sono il 66% in Toscana e il 74% in Sicilia) Le cantine toscane hanno una posizione di leader e pioniere ma sanno anche gestire meglio i rapporti con chi commercializza l’enoturismo (46% manda le proposte più volte l’anno), mentre le siciliane hanno un profilo più giovane e orientato alla sostenibilità e le relazioni online e che propongono due modelli di accoglienza diversi ma complementari: nelle cantine toscane il vino si intreccia con la cultura e con il paesaggio, mostrando inoltre una grande capacità di interagire con gli operatori del settore sul territorio (il 46% manda le proposte più volte l’anno) mentre, nelle cantine siciliane si registra una spiccata attenzione alla sostenibilità, con una proposta enoturistica che trova nella gastronomia e nel calore di un’ospitalità festosa i suoi tratti distintivi.


La ricerca, presentata il 27 ottobre a Riva del Garda, nell’ambito di FINE Italy, il primo salone fieristico del turismo del vino in Italia, racconta due modelli di successo per la loro capacità di rendere l’accoglienza in cantina sempre più qualificata, accessibile e sostenibile. La presentazione dei dati a livello nazionale è stata illustrata da Violante Gardini Cinelli Colombini, presidente Movimento Turismo del Vino e titolare Cantina Donatella Cinelli Colombini; a Federica Fina, Presidente Movimento Turismo del Vino Sicilia e titolare Cantine Fina l’approfondimento delle caratteristiche della regione e le esperienze portate avanti con la propria azienda e così Flavio Nuti, Vicepresidente Movimento Turismo del Vino Toscana, Amministratore Cantina Podere La Regola, E, infine, in collegamento da Vinitaly NY, Alessio Piccardi - CEO & Founder Fieramente Srl, ha presentato una panoramica sui dati più recenti dedicata alle importazioni di vino italiano negli USA, evidenziando le evoluzioni e le differenze tra i diversi territori.


“Questo confronto nasce dall’idea di leggere l’enoturismo a partire dalle differenze regionali - racconta Violante Gardini Cinelli Colombini, presidente MTV - ovvero importanti risorse da cui partire per individuare nuove possibilità di crescita in termini di miglioramento dell’offerta, qualità dell’accoglienza e capacità di rispondere agli obiettivi di sviluppo sostenibile. Come Movimento Turismo del Vino, crediamo che condividere esperienze e competenze sia fondamentale per costruire un settore più consapevole e competitivo, così da promuovere congiuntamente l’offerta enogastronomica italiana sottolineandone le diversità e unicità territoriali e permettere ad ogni realtà di crescere a proprio modo ma insieme alle altre”.


L’indagine ha posto in primo luogo l’attenzione sul fronte della domanda turistica che vede la Toscana confermarsi una destinazione consolidata, caratterizzata da flussi importanti e una rete commerciale strutturata, come racconta il 42,6% di operatori del territorio che commercializzano wine-tour e il 46,8% delle cantine che invia proposte alle agenzie più volte l’anno. il 40,4% delle cantine toscane supera i 2.000 visitatori e, in relazione al 2025, il 46,8%segnala un aumento dei visitatori a fronte di un 29,8% che registra una situazione stabile. Dati che restituiscono un profilo solido che può contare inoltre su una forte presenza internazionale testimoniata dal 66% che dichiara una quota di stranieri superiore alla metà dei visitatori.


Dalla Sicilia invece emerge una domanda sempre più in crescita accompagnata da un’evoluzione dell’offerta su tutta la regione: nel 2025 il 61,4% delle cantine dichiara un aumento dei visitatori e ben il 59% afferma di aver sviluppato nuove esperienze enoturistiche per il 2026, inoltre i tre quarti delle aziende dichiarano una clientela prevalentemente straniera, confermando anche qui l’importanza della componente internazionale. Nelle cantine siciliane la degustazione resta tuttavia il fulcro dell’esperienza con il 37,6% che offre ristorazione e solo il 23% il pernottamento, indice che esistono ancora margini per ampliare le occasioni di permanenza e potenziare la componente esperienziale della visita.Una dinamica che si riflette anche sul piano economico: per l’58,3% il fatturato legato all’enoturismo, esclusa la vendita diretta di vino, rappresenta meno del 10% del totale.


Tra le direttrici di crescita, la sostenibilità continua ad occupare un ruolo centrale: nel campione siciliano l’86,7% delle aziende dichiara di produrre energia da fonti rinnovabili, l’88% non utilizza plastica nel servizio al cliente e il 72% impiega bottiglie di vetro leggero per i propri vini; sale inoltre al 34,1% le aziende che possiedono colonnine per la ricarica di veicoli elettrici. Accanto a questa crescita sostenibile resta aperta la questione dell’accessibilità: raggiungere una cantina può ancora oggi comportare costi significativi, a dirlo sono il 71% delle aziende toscane e il 50% di quelle siciliane che segnalo costi superiori a 100 euro per i trasferimenti dall’aeroporto più vicino. In Toscana il 23% delle aziende dispone di un trasporto organizzato in cantina e il 62% segnala la possibilità di bus turistici, dimostrando una particolare attenzione nel migliorare l’arrivo in cantina, a cui è necessario affiancare un miglioramento delle informazioni sui collegamenti e sviluppo di convenzioni con operatori turistici. Si sono aggiunti poi gli interventi di Federica Fina, Presidente Movimento Turismo del Vino Sicilia e Flavio Nuti, Vicepresidente Movimento Turismo del Vino Toscana i quali hanno raccontato il lavoro svolto dalle associazioni regionali e presentato i loro casi aziendali come esempio enoturistico.


Dall’indagine emerge che tra le principali sfide future c’è l’aumento del valore generato da ogni visita, ovvero la necessità di superare la logica basata esclusivamente sul numero degli ingressi ma piuttosto sviluppare un’offerta più ampia, con proposte complementari in vigna e in cantina che invitino al visitatore a trattenersi più a lungo e sviluppare un legame duraturo con la cantina. In questo senso il confronto tra le due regioni offre spunti per sviluppare soluzioni operative adattabili e replicabili in ogni territorio, relative alla fase di arrivo, permanenza, acquisto e ritorno del visitatore, così da accompagnare le aziende verso modelli di ospitalità funzionali ma comunque coerenti con le proprie dimensioni e potenzialità. La ricerca restituisce così due traiettorie complementari: se il modello toscano si dimostra una destinazione consolidata con una mole di flussi importante le cantine siciliane sono caratterizzate da un particolare dinamismo dell’offerta.


ieri, 18:02
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