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Comando Carabinieri Politiche Agricole e Alimentari
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Marco
Sez. Supporto Didattico
Iscritto il: 13/03/2008, 19:23 Messaggi: 70990 Località: Pinzolo (TN) - Firenze
Formazione: Laurea in Scienze agrarie
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TRUFFA AI DANNI DELL'UNIONE EUROPEA. LA PROCURA EUROPEA E I CARABINIERI SEQUESTRANO BENI PER MEZZO MILIONE DI EURO IN PROVINCIA DI MESSINA
Il Reparto Carabinieri Tutela Agroalimentare di Messina ha eseguito un Decreto emesso dall’Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Catania, su richiesta della Procura Europea - Ufficio dei Procuratori Europei delegati per Sicilia e Calabria con sede in Palermo – che, nell’ambito di specifica attività investigativa convenzionalmente definita “Grazing Code”, ha disposto il sequestro preventivo: di denaro e disponibilità finanziarie, anche per equivalente, di altri beni o utilità di proprietà dei quattro indagati e di 203 titoli di pagamento (c.d. diritti all’aiuto), per un totale di 454.493,66 mila euro, che costituisce illecito profitto di reato commesso da 4 imprenditori agricoli operanti nella provincia di Messina.
Le investigazioni, svolte dal Reparto Specializzato dell’Arma, storicamente impegnato a tutela degli interessi del consumatore e delle naturali dinamiche economico-finanziarie del mercato agricolo, hanno consentito di disvelare una sofisticata truffa aggravata finalizzata al conseguimento illecito di rilevanti contributi pubblici destinati al comparto agricolo ed erogati dall’AGEA (Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura). Gli accertamenti hanno evidenziato come gli allevatori indagati, benché, nelle domande di pagamento in ambito PAC, avessero attestato di aver svolto attività di “Pascolamento” su superfici agricole al di fuori dal compendio aziendale (cioè aver movimentato il bestiame, per farlo pascolare su quelle aree), non avevano attivato il prescritto “codice pascolo”, necessario all’espletamento delle attività sui terreni. Così facendo avevano volutamente eluso il controllo veterinario circa la reale movimentazione dell’allevamento. Questo costituisce una delle condizioni richieste dalla normativa per l’erogazione del contributo.
La violazione, infatti, si è concretizzata facendo ricorso ad autodichiarazioni-attestazioni (che gli indagati hanno utilizzato per dimostrare il c.d. “Pascolamento” in luogo della prevista attivazione dei “codici pascolo”) così precludendo scientemente ogni controllo da parte dei veterinari dell’Asl sulla presenza degli animali nei terreni. Infatti, qualora, invece, avessero attivato il “codice pascolo”, sarebbe scattato l’obbligo di controllo sanitario da parte dei veterinari che, messi a conoscenza della movimentazione degli animali sulle aree, sarebbero dovuti intervenire e lì verificare la presenza dell’allevamento. Tutto ciò finiva per essere una espressa violazione della normativa in materia (sia Europea che Nazionale) che subordina il pagamento dei contributi al requisito del “pascolamento” e precisa che questo si dimostra solo attraverso la movimentazione degli animali allevati inseriti in BDN (banca dati VETINFO) ed il ricorso al “Codice Pascolo”.
L’operazione oltre a consentire da parte dello Stato di acquisire una specifica garanzia su 454.493,66 mila euro, testimonia il costante impegno dei Carabinieri per la Tutela Agroalimentare operativi su tutto il territorio nazionale nel contrasto alle frodi in danno ai bilanci dello Stato e dell’Unione Europea. Essa rappresenta, altresì, l’esito dell’efficace azione di contrasto posta in essere dalla Procura Europea, attraverso un incisivo e puntuale coordinamento delle indagini culminato nell’adozione di provvedimenti idonei sia ad impedire la prosecuzione dell’attività delittuosa che a consentire il recupero di indebite somme percepite in violazione della normativa vigente ed a discapito dei numerosi imprenditori onesti.
STATO DELLE INDAGINI Si ricorda che permane la presunzione di innocenza, significa che una persona non può essere considerata colpevole di reato fino alla sentenza definitiva di condanna. L’imputato è un presunto innocente sino alla sentenza definitiva di condanna. Durante tutti i gradi di giudizio, dunque, egli dovrà essere considerato innocente rispetto al reato di cui è accusato. Anche il condannato in via non definitiva deve essere considerato innocente. Come detto sopra, infatti, la presunzione di innocenza impone di considerare non colpevole anche la persona riconosciuta tale da una sentenza ancora impugnabile. E così, la persona condannata in primo grado che abbia proposto appello oppure che sia ancora in tempo per farlo deve essere considerata innocente.
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| 13/01/2026, 17:16 |
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Marco
Sez. Supporto Didattico
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AGRIGENTO – VASTA OPERAZIONE DEI CARABINIERI A TUTELA DELLA QUALITÀ AGROALIMENTARE E DEL MADE IN ITALY NEL SETTORE OLEARIO. PERQUISIZIONI E SEQUESTRI DI DOCUMENTI E DI MATERIALE INFORMATICO A 24 INDAGATI PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE FINALIZZATA ALLA FRODE IN COMMERCIO, RICICLAGGIO E VIOLAZIONE DELLA NORMATIVA SULLE ACCISE. Nella mattinata odierna, 27 gennaio 2026, i Carabinieri del Reparto Carabinieri Tutela Agroalimentare di Messina e del Comando Provinciale di Agrigento, nell’ambito di specifica attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Agrigento, hanno eseguito 24 decreti di perquisizione nei confronti di altrettante persone indagate per associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio, al riciclaggio e violazione della normativa sulle accise. Le attività, finalizzate al sequestro probatorio di materiale informatico e documentale, hanno interessato alcuni soggetti considerati appartenenti ad un’organizzazione, radicata in provincia di Agrigento, dedita alla commercializzazione di olio contraffatto, spacciato per olio extravergine d’oliva, in tutte le province della Sicilia, sul Territorio Nazionale e anche all’estero. Le indagini svolte dai Carabinieri, attraverso il Reparto Specializzato dell’Arma Tutela Agroalimentare, storicamente impegnato a tutela degli interessi del consumatore e delle naturali dinamiche economico-finanziarie del mercato agricolo, sono ancora in atto e hanno consentito di disvelare i contorni di un’associazione cui viene contestata oltre ad una frode in commercio, iniziata già a partire dal 2022 ed ancora in atto anche altri connessi reati di autoriciclaggio e riciclaggio delle somme derivanti da tale illecita attività. Gli indagati hanno infatti reperito importanti quantitativi di sostanze oleose che, miscelate con aggiunta di betacarotene e clorofilla rameica (secondo gli esami di laboratorio condotti dall’Ispettorato Centrale Repressione Frodi del M.A.S.A.F), venivano vendute come olio extravergine di oliva a basso costo ad esercizi commerciali, privati e laboratori alimentari. Gli ingenti guadagni illeciti così ottenuti venivano ripuliti ricorrendo alla falsa fatturazione da parte di alcune imprese individuali riconducibili agli stessi indagati, aventi ad oggetto prodotti agricoli. Il gruppo criminale organizzato, utilizzando benzina e carburante per uso agricolo (acquistato ad accisa ridotta) riforniva una serie di mezzi utilizzati per approvvigionare della sostanza oleosa, con cadenza giornaliera, ogni provincia della regione, senza disdegnare le spedizioni sul Territorio Nazionale e all’estero (anche in Germania). Le indagini preliminari per la ricostruzione di fatti e responsabilità personali sono ancora in atto e proseguono sotto il costante coordinamento della Procura della Repubblica di Agrigento. L’operazione, oltre a testimoniare la specifica sensibilità delle Istituzioni per il comparto oleario e per la Salute Pubblica, costituisce tangibile testimonianza del costante impegno dell’Arma dei Carabinieri a tutela del consumatore e delle imprese sane che operano nel pieno rispetto della normativa. Si rappresenta, infine, che per il principio della presunzione di innocenza, la posizione degli indagati non è definitivamente accertata e il successivo giudizio di merito servirà a verificare le eventuali loro effettive responsabilità.
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| 27/01/2026, 18:06 |
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Marco
Sez. Supporto Didattico
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Salerno, 12 febbraio 2026 GUARDIA DI FINANZA SALERNO, REPARTO CARABINIERI TUTELA AGROALIMENTARE E UFFICIO DELL’AGENZIA DELLE DOGANE E DEI MONOPOLI: SEQUESTRATE OLTRE 18 TONNELLATE DI OLIO FALSAMENTE DICHIARATO “EXTRAVERGINE”. DEFERITO ALLA COMPETENTE AUTORITA’GIUDIZIARIA UN IMPRENDITORE DEL SETTORE. Il Reparto Carabinieri Tutela Agroalimentare di Salerno, unitamente a militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Salerno e a personale del locale Ufficio dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, nel contesto del monitoraggio dei flussi di import/export di olio d’oliva, promosso dalla “Cabina di Regia” istituita dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, presso il locale Porto commerciale, sottoponevano a sequestro probatorio un container contenente 18.100 kg di olio di oliva del valore di circa € 80.000,00, denunciando il titolare di una ditta olearia abruzzese per frode in commercio, vendita di prodotti industriali con segni mendaci, e falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico mediante induzione in errore del Pubblico Ufficiale, alla Procura della Repubblica che convalidava il sequestro. Le indagini avviate con la richiesta di attivazione del “profilo di rischio” del carico di olio, commercializzato all’estero (in Canada), consentivano di accertare, anche tramite analisi di laboratorio, che il prodotto, etichettato e fatturato fraudolentemente come olio “extravergine” di oliva era in realtà olio di oliva “vergine”. Le confezioni recavano inoltre l’origine UE dell’olio, in realtà ottenuto da miscele di prodotto di origine UE ed Extra-UE e, pertanto, veniva contestata una sanzione amministrativa di € 4.000,00.
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| 12/02/2026, 14:09 |
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Marco
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TRUFFA AI DANNI DELL’UNIONE EUROPEA
LA PROCURA EUROPEA E I CARABINIERI DISARTICOLANO UN’ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE: 1 ARRESTATO, 5 MISURE CAUTELARI INTERDITTIVE, 22 INFORMAZIONI DI GARANZIA, SEQUESTRO DI TITOLI PAC E BENI IN VARIE PROVINCE SICILIANE.
I Carabinieri dei Reparti per la Tutela Agroalimentare di Salerno e Messina hanno eseguito, nelle province di Catania, Messina, Enna, Trapani e Siracusa, un’ordinanza emessa dall’Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Messina su richiesta della Procura Europea (EPPO- Ufficio dei Procuratori Europei delegati per la Sicilia, con sede a Palermo) che ha disposto 6 misure cautelari a carico di 6 imprenditori agricoli siciliani attinti, rispettivamente, da un arresto domiciliare con applicazione del braccialetto elettronico, un obbligo di dimora e 4 “divieti di esercitare attività di impresa che legittimano istanze di contributi comunitari o statali, nonché uffici direttivi di persone giuridiche o delle imprese per un anno”, oltre al sequestro preventivo di titoli e anche per equivalente, di altri beni o utilità di proprietà degli indagati, fino alla concorrenza di € 361.283,97, parziale profitto dei reati di autoriciclaggio e associazione per delinquere finalizzata alla truffa, aggravata per il conseguimento di contributi dell’U.E. in agricoltura commessi, anche attraverso numerose società artatamente costituite, dal 2018 al 2022, per un ammontare di ulteriori € 1.468.839. Venivano, quindi, sottoposti a sequestro preventivo: circa € 60.000 in Titoli PAC Agea, circa € 60.000 su conti correnti e conti titoli, 2 terreni agricoli in provincia di Messina e 2 appartamenti in provincia di Catania. Contestualmente, venivano notificate le informazioni di garanzia emesse dalla Procura Europea a carico di 22 indagati. I provvedimenti sono scaturiti da un’attività d’indagine svolta dai militari del Reparto Carabinieri Tutela Agroalimentare di Salerno e coordinata dalla Procura Europea, che ha consentito di fare
luce su un’anomala “migrazione” 1 di numerosi fascicoli aziendali dai Centri di Assistenza Agricola siciliani ad altri Centri di Assistenza Agricola in provincia di Salerno e Latina, verosimilmente con l’intento di eludere le attività di controllo da parte delle autorità competenti2. L’approfondita analisi delle consistenze aziendali, la ricostruzione dei rapporti tra le società ed i singoli soci, il monitoraggio dei trasferimenti di titoli di pagamento, terreni e denaro hanno consentito agli inquirenti di disvelare un articolato sodalizio criminale dedito al percepimento di ingenti aiuti comunitari riservati al comparto agricolo (FEAGA) traendo in inganno l’Organismo Pagatore AGEA (Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura) mediante: la costituzione di aziende fittizie, l’acquisizione fraudolenta di titoli PAC AGEA dalla Riserva Nazionale; l’inserimento fraudolento nelle consistenze aziendali di terreni mai concessi o falsamente dichiarati come usucapiti3 . I proventi delittuosi venivano successivamente trasferiti da un conto societario all’altro e/o reinvestiti, anche attraverso la partecipazione ad aste pubbliche al fine di occultarne la provenienza illecita. L’operazione testimonia il lavoro dei Carabinieri per la Tutela Agroalimentare – specialità dell’Arma costituita alle dipendenze funzionali del Ministro dell’Agricoltura – impegnati su tutto il territorio nazionale nella lotta alle frodi in danno dei bilanci dello Stato e dell’Unione Europea. Essa rappresenta, inoltre, l’esito dell’efficace azione di contrasto posta in essere dalla Procura Europea, mediante una incisiva ed efficace azione di coordinamento delle indagini che ha portato all’adozione del provvedimento volto ad impedire la prosecuzione dell’attività delittuosa da parte del sodalizio criminale a discapito dei numerosi imprenditori onesti. Nei confronti delle persone coinvolte vige la presunzione di non colpevolezza e le ipotesi accusatorie dovranno essere verificate in sede processuale.
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| 19/02/2026, 13:41 |
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Marco
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TRUFFA AI DANNI DELL'UE NEL SETTORE AGRICOLO: LA PROCURA EUROPEA E I CARABINIERI SEQUESTRANO BENI PER UN MILIONE E MEZZO DI EURO IN PROVINCIA DI ENNA E MESSINA
Il Reparto Carabinieri per la Tutela Agroalimentare di Messina ha eseguito un Decreto emesso dall’Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Enna, su richiesta della Procura Europea - Ufficio dei Procuratori Europei delegati per la Sicilia con sede in Palermo – che, nell’ambito di specifica attività investigativa convenzionalmente definita “Grazing Code 2”, ha disposto il sequestro preventivo nelle province di Enna e Messina di denaro e disponibilità finanziarie, anche per equivalente, di altri beni o utilità di proprietà dei dieci indagati e di 782 titoli di pagamento (c.d. diritti all’aiuto), per un totale di € 1.404.913,06 che costituisce illecito profitto di reato commesso da 10 imprenditori agricoli operanti nella provincia di Messina.
Le investigazioni, svolte dal Reparto Specializzato dell’Arma (in seno al Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari Carabinieri), alle dipendenze funzionali del Ministro dell'Agricoltura, da sempre impegnato nella tutela dei consumatori e nella salvaguardia delle corrette dinamiche economico-finanziarie del settore agricolo, hanno consentito di disvelare una complessa e articolata truffa aggravata finalizzata all’illecito conseguimento di ingenti contributi pubblici destinati al comparto primario ed erogati dall’AGEA (Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura).
Secondo quanto emerso dagli accertamenti investigativi, gli allevatori, finiti sotto inchiesta, avrebbero dichiarato, nell’ambito delle domande di pagamento relative alla PAC, di aver effettuato attività di “Pascolamento” su superfici agricole esterne al proprio compendio aziendale (sostenendo dunque di aver movimentato il bestiame verso tali aree), omettendo di attivare il “codice pascolo”, requisito indispensabile all’espletamento delle attività sui terreni.
Tale omissione avrebbe consentito di eludere i controlli veterinari finalizzati a verificare l’effettiva movimentazione del bestiame.
La condotta illecita, infatti, si sarebbe concretizzata attraverso il ricorso ad autodichiarazioni-attestazioni utilizzate dagli indagati per dimostrare il presunto “Pascolamento” in assenza della prevista attivazione dei “codici pascolo”, così precludendo scientemente ogni controllo da parte dei veterinari dell’Asl sulla presenza degli animali nei terreni. Infatti, qualora, invece, fossero stati attivati i “codice pascolo”, sarebbe scattato l’obbligo di controllo sanitario da parte dei veterinari che, messi a conoscenza della movimentazione degli animali sulle aree, sarebbero dovuti intervenire e lì verificare la presenza dell’allevamento.
Tutto ciò finiva per essere una espressa violazione della normativa in materia (sia Europea che Nazionale) che subordina il pagamento dei contributi al previsto requisito temporale del “Pascolamento” e precisa che questo si può dimostrare ufficialmente solo attraverso la movimentazione degli animali allevati indicati in BDN (banca dati VETINFO) mediante il possesso del “Codice Pascolo”.
L’operazione oltre a consentire da parte dello Stato di acquisire una specifica garanzia su 1.404.913,06 mila euro, testimonia il costante impegno dei Carabinieri per la Tutela Agroalimentare operativi su tutto il territorio nazionale nel contrasto alle frodi in danno ai bilanci dello Stato e dell’Unione Europea. Essa rappresenta, altresì, l’esito dell’efficace azione di contrasto posta in essere dalla Procura Europea, attraverso un incisivo e puntuale coordinamento delle indagini culminato nell’adozione di provvedimenti idonei sia ad impedire la prosecuzione dell’attività delittuosa che a consentire il recupero di indebite somme percepite in violazione della normativa vigente ed a discapito dei numerosi imprenditori onesti.
STATO DELLE INDAGINI
Si ricorda che permane la presunzione di innocenza, significa che una persona non può essere considerata colpevole di reato fino alla sentenza definitiva di condanna. L’imputato è un presunto innocente sino alla sentenza definitiva di condanna. Durante tutti i gradi di giudizio, dunque, egli dovrà essere considerato innocente rispetto al reato di cui è accusato. Anche il condannato in via non definitiva deve essere considerato innocente. Come detto sopra, infatti, la presunzione di innocenza impone di considerare non colpevole anche la persona riconosciuta tale da una sentenza ancora impugnabile. E così, la persona condannata in primo grado che abbia proposto appello oppure che sia ancora in tempo per farlo deve essere considerata innocente.
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| 17/03/2026, 12:53 |
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