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Accademia Italiana della vite e del vino 
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L’Accademia Italiana della Vite e del Vino inaugura

il 76° anno accademico ad Alba (Cn) il 28 e 29 marzo

Angelo Gaja interviene sulle attuali sfide del vino italiano

Due giorni in Piemonte per l’inaugurazione del nuovo anno dell’Accademia. Si parte il 28 marzo con la consegna dei diplomi ai nuovi accademici e una inedita prolusione di Angelo Gaja. Poi sabato 29 una mattinata di studio e confronto sul tema dell’Intelligenza Artificiale applicata alla viticoltura e all’enologia



Riparte ufficialmente l’attività 2025 dell’Accademia della Vite e del Vino che il 28 marzo, nella Sala Convegni Ampelion del Centro di Ricerca Interdipartimentale “Viticoltura e vino” (CONViVi) dell’Università di Torino ad Alba (Corso Enotria 2/C), inaugura il settantaseiesimo Anno Accademico. Un appuntamento di rilievo per il settore e non solo dato che oggi l’Accademia rappresenta il più importante sodalizio italiano dedicato alla vitivinicoltura, con al suo attivo circa 600 accademici tra studiosi, imprenditori e divulgatori del settore. Per farlo è stata organizzata una due giorni ad Alba (Cn) con la partecipazione di numerosi esperti, accademici e opinion leader con approfondimenti sulle attuali sfide del vino italiano. “Come sempre vogliamo che questo importante momento per l’Accademia coincida con un confronto aperto sull’attualità del settore con la partecipazione degli attori e dei protagonisti della filiera – spiega il Presidente dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino, Rosario Di Lorenzo – questa di Alba sarà una tornata ricca di contenuti e di spunti per tutti gli accademici e per i nuovi arrivati che investiremo proprio nella prima giornata di lavoro”.



La prolusione di Angelo Gaja, i nuovi accademici e una giornata di confronto. Il programma prenderà il via nel pomeriggio di venerdì 28 marzo, con l’inaugurazione ufficiale dell’anno accademico che sarà sottolineata dall’ingresso di accademici, circa 60 tra onorari, ordinari, corrispondenti e corrispondenti stranieri e una prolusione di uno dei produttori di vino italiani più famosi nel mondo, Angelo Gaja. Il tema dell’intervento di Gaja sarà “Il cammino del vino italiano” e spazierà sulle principali sfide che attendo il comparto, tra crisi dei mercati, nuovi consumatori e la scelta dei dealcolati. La seconda giornata, il 29 marzo, partirà alle ore 9 e vedrà numerosi seminari sul tema de “L’intelligenza artificiale al servizio della viticoltura e dell’enologia”. Si alterneranno numerosi esperti del settore, animati e moderati dal direttore del Corriere Vinicolo, Giulio Somma. L’evento è patrocinato dall’Università di Torino (CONViVi), dal CREA, dall’Accademia di Agricoltura di Torino, Ugivi, Assoenologi, Confindustria Cuneo e Associazione nazionale Le Donne del Vino, delegazione Piemonte.



L’Accademia Italiana della Vite e del Vino tra i propri membri annovera docenti universitari, il meglio dei ricercatori italiani in campo vitivinicolo, i titolari delle maggiori imprese del settore e gran parte di coloro che, sotto diversi aspetti, contribuiscono alla comunicazione e alla esaltazione nell'ambito sociale, artistico e letterario delle denominazioni e dei vini di alta qualità. L’Accademia è collegata al Ministero dei Beni Culturali ed al Ministero dell’Agricoltura, Sovranità alimentare e delle Foreste.

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18/03/2025, 15:40
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L’Accademia Italiana della Vite e del Vino inaugura

il 76° anno accademico ad Alba (Cn) il 28 e 29 marzo

Angelo Gaja interviene sulle attuali sfide del vino italiano

Due giorni in Piemonte per l’inaugurazione del nuovo anno dell’Accademia. Si parte il 28 marzo con la consegna dei diplomi ai nuovi accademici e una inedita prolusione di Angelo Gaja. Poi sabato 29 una mattinata di studio e confronto sul tema dell’Intelligenza Artificiale applicata alla viticoltura e all’enologia



Riparte ufficialmente l’attività 2025 dell’Accademia della Vite e del Vino che il 28 marzo, nella Sala Convegni Ampelion del Centro di Ricerca Interdipartimentale “Viticoltura e vino” (CONViVi) dell’Università di Torino ad Alba (Corso Enotria 2/C), inaugura il settantaseiesimo Anno Accademico. Un appuntamento di rilievo per il settore e non solo dato che oggi l’Accademia rappresenta il più importante sodalizio italiano dedicato alla vitivinicoltura, con al suo attivo circa 600 accademici tra studiosi, imprenditori e divulgatori del settore. Per farlo è stata organizzata una due giorni ad Alba (Cn) con la partecipazione di numerosi esperti, accademici e opinion leader con approfondimenti sulle attuali sfide del vino italiano. “Come sempre vogliamo che questo importante momento per l’Accademia coincida con un confronto aperto sull’attualità del settore con la partecipazione degli attori e dei protagonisti della filiera – spiega il Presidente dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino, Rosario Di Lorenzo – questa di Alba sarà una tornata ricca di contenuti e di spunti per tutti gli accademici e per i nuovi arrivati che investiremo proprio nella prima giornata di lavoro”.



La prolusione di Angelo Gaja, i nuovi accademici e una giornata di confronto. Il programma prenderà il via nel pomeriggio di venerdì 28 marzo, con l’inaugurazione ufficiale dell’anno accademico che sarà sottolineata dall’ingresso di accademici, circa 60 tra onorari, ordinari, corrispondenti e corrispondenti stranieri e una prolusione di uno dei produttori di vino italiani più famosi nel mondo, Angelo Gaja. Il tema dell’intervento di Gaja sarà “Il cammino del vino italiano” e spazierà sulle principali sfide che attendo il comparto, tra crisi dei mercati, nuovi consumatori e la scelta dei dealcolati. La seconda giornata, il 29 marzo, partirà alle ore 9 e vedrà numerosi seminari sul tema de “L’intelligenza artificiale al servizio della viticoltura e dell’enologia”. Si alterneranno numerosi esperti del settore, animati e moderati dal direttore del Corriere Vinicolo, Giulio Somma. L’evento è patrocinato dall’Università di Torino (CONViVi), dal CREA, dall’Accademia di Agricoltura di Torino, Ugivi, Assoenologi, Confindustria Cuneo e Associazione nazionale Le Donne del Vino, delegazione Piemonte.



L’Accademia Italiana della Vite e del Vino tra i propri membri annovera docenti universitari, il meglio dei ricercatori italiani in campo vitivinicolo, i titolari delle maggiori imprese del settore e gran parte di coloro che, sotto diversi aspetti, contribuiscono alla comunicazione e alla esaltazione nell'ambito sociale, artistico e letterario delle denominazioni e dei vini di alta qualità. L’Accademia è collegata al Ministero dei Beni Culturali ed al Ministero dell’Agricoltura, Sovranità alimentare e delle Foreste.

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26/03/2025, 20:15
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Convivere con i cambiamenti, ma senza vitigni resistenti nelle denominazioni. Cambiare come si comunica il vino

Al via l’anno dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino

Il futuro prossimo del vino nella prolusione di Angelo Gaja durante all’inaugurazione dell’Anno Accademico dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino. Rosario Di Lorenzo (presidente Aivv): «Sono emersi diversi spunti e linee su cui riflettere che rappresenteranno argomenti che l'Accademia affronterà nelle prossime tornate».

Oscar Farinetti, Angelo Gaja, Ferdinando Frescobaldi, Emilio Pedron e Luca Rigotti accademici onorari



Affrontare e convivere con il cambiamento climatico, utilizzare i vitigni resistenti soltanto per i vini generici, cambiare il modo di comunicare il vino. Sono tre dei temi della prolusione con la quale Angelo Gaja ha aperto ad Alba (Cn) l’anno accademico dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino (Aivv) che si è svolto nella Sala Convegni Ampelion del Centro di Ricerca Interdipartimentale “Viticoltura e vino” (CONViVi) dell’Università di Torino ad Alba diretto dall’Accademico Luca Rolle. “Una nuova annata che si apre nel segno della ricerca e dell’innovazione nel campo della viticoltura – ha introdotto i lavori il Presidente dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino, Rosario Di Lorenzo – siamo orgogliosi di inaugurare l’anno accademico in una sede universitaria in questo senso e in uno dei territori del vino simbolo nel mondo”.

Imparare a convivere con i cambiamenti. «Con il cambiamento climatico, che preoccupa per la salute del vigneto, c’è da imparare a conviverci. I patogeni, sempre più aggressivi, non li puoi far fuori tutti e allora diventa importante la capacità di adattamento (nel vigneto, in cantina, sul mercato), di introdurre nuove scelte e non pensare che quella sia la scelta definitiva», ha detto Angelo Gaja, produttore piemontese di vino, anche lui accademico. Tra le scelte possibili da fare quella di «piazzare i vigneti in altitudine ma senza estirpare o spostare altrove i boschi che vanno lasciati dove si trovano».

Sì ai vitigni resistenti ma non nelle doc. Per quanto riguarda i nuovi cloni, «c’è troppo da aspettare ancora e non c’è tempo. Quindi occorre proteggere i vecchi vigneti, quelli che danno la qualità». E a proposito di nuovi cloni, Gaja è categorico. «I vitigni resistenti è bene che siano piantati, ma non devono entrare nelle doc. Abbiamo lavorato per valorizzare le denominazioni con le loro diversità, tipicità e caratteristiche, con i resistenti che vengono prodotti ovunque, sarebbe una gravissima omologazione, un inquinamento delle doc», spiega Gaja.

Sull’alcol cambiare comunicazione, bene i dealcolati. E Gaja ha anche evidenziato come il mondo del vino debba cambiare approccio nel comunicare. «L’Organizzazione mondiale della Sanità (Oss) ha detto che l’alcol è veleno in qualsiasi quantità, non solo se ne abusa. E noi siamo fermi, non abbiamo introdotto novità. Dobbiamo renderci conto che combattere contro la ricerca è una battaglia persa e allora dobbiamo rimodulare il nostro messaggio: bere con misura, se sai bere superi i rischi che comporta, consapevoli che tutti gli abusi fanno male e che l’alcol crea dipendenza». In quest’ottica di alcol e salute, Gaja ha aperto ai vini dealcolati. «Ero partito contro, mi sembravano un errore. Adesso non sono contrario, la ricerca metterà meglio a punto il modo di produrli».

Tra i temi quelli di mercato e di valore con la necessità di intervenire ancor di più sulla qualità per «far crescere la bottiglia, dobbiamo lavorare per passare da 2 a 12 euro anche se calano i consumi».

Per quanto riguarda l’intelligenza artificiale, Gaja sostiene che «stimolerà la creatività e abbiamo bisogno di creatività. Ci sarà il naso artificiale per la misura dell’acidità, del tannino, della concentrazione. Ma non dell’eleganza. Per quella ci vorrà sempre l’uomo».

Vino e intelligenza artificiale. Il tema dell’IA è sto ripreso anche durante la seconda giornata. L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando la società e i modelli produttivi. E anche il mondo del vino è coinvolto da questa innovazione. Tecniche di IA e di machine learning trovano spazio per le misure o analisi specifiche con la finalità di controllare lo stato chimico-fisico del vino come valutare la presenza di off-flavour, il livello di solfiti (SO2) o la filtrabilità e aiutano l’enologo nelle decisioni. L’IA è in grado di esaminare una enorme quantità di dati in brevissimo tempo, questa mole di analisi trattate permette la costruzione di modelli sempre più robusti aumentando quindi la capacità di predire l’evoluzione di fenomeni chimici o biochimici anche in una matrice complessa quale il vino. Per questo viene applicata per predire la qualità, salubrità o per l’autenticazione.

La due giorni di Alba si è aperta con i riconoscimenti degli accademici. Quello di onorario è stato assegnato anche a Oscar Farinetti patron di Eataly, poi ad Angelo Gaja, Ferdinando Frescobaldi, Emilio Pedron e Luca Rigotti. In tutto 48 nuovi accademici hanno fatto ingresso nell’Accademia.

«I nuovi Accademici - ha detto il presidente dell'accademia Rosario Di Lorenzo - debbono rappresentare nuova linfa. Ringrazio chi è presente e mi congratulo con i nuovi accademici. Ma soprattutto voglio dire grazie a Angelo Gaja. Dalla sua prolusione sono emersi diversi spunti e linee su cui riflettere che rappresenteranno stimoli e argomenti che l'Accademia affronterà nelle prossime tornate».

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31/03/2025, 19:11
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In un volume i 75 anni della storia dell’Accademia e del suo ruolo di valorizzazione del settore vitivinicolo

L’AIVV conta oggi 554 membri nelle diverse categorie, ha patrocinato convegni, incontri scientifici e tecnici e ha organizzato e svolto ben 340 Tornate Accademiche, di cui 17 all’estero in Paesi europei ed extra-europei



Rosario Di Lorenzo (presidente Aivv): «Per portare avanti il ruolo di contribuire al progresso della viticoltura e dell’enologia e di tutto il comparto vitivinicolo, l’Accademia è da sempre impegnata a promuovere e attuare studi, ricerche e dibattiti. Ad organizzare convegni, giornate di studio, corsi di perfezionamento»



75 anni di contributi alla crescita del settore vitivinicolo italiano. 75 anni in un libro che raccoglie la storia dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino nata nel 1949 a Siena. «Abbiamo la responsabilità di tramandare alle future generazioni la conoscenza e l’importanza dei valori anche culturali che il vino trasmette e non ultimo un senso ben individuato di felicità, così come ebbe a dire Leonardo da Vinci: “Da noi gli homini dovrebbero nascere più felici e gioiosi che altrove et però credo che molta felicità sia agli homini che nascono dove si trovano i vini buoni”», scrive nella prefazione del volume Antonio Calò, presidente Emerito dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino (Aivv). Come ricorda l’attuale presidente dell’Aivv, Rosario Di Lorenzo, l’Accademia venne istituita con il compito di «contribuire al progresso della viticoltura e dell’enologia e di tutto il comparto vitivinicolo comprendendo, quindi, la valorizzazione e tutela delle produzioni; gli aspetti storici, economici e legislativi del settore; la tutela dell’ambiente, del territorio e della salute del consumatore». Scopi e obiettivi ancor oggi più che mai attuali alla luce delle sfide che il mondo del vino si trova ad affrontare.

E, continua Di Lorenzo, per portare avanti la propria mission «l’Accademia è da sempre impegnata a promuovere e attuare studi, ricerche e dibattiti. Ad organizzare convegni, giornate di studio, corsi di perfezionamento sulle molteplici problematiche concernenti la vite e il vino». Inoltre, ha «istituito premi per lavori scientifici e attività benemerite che contribuiscono al progresso scientifico e tecnologico del comparto vitivinicolo», oltre a «collaborare con istituzioni nazionali e Internazionali, promuovere la costituzione di gruppi di lavoro e di commissioni di studio, nonché diffondere i risultati della ricerca e delle attività Accademiche».

L’Accademia conta oggi 554 membri nelle diverse categorie, lo statuto ne prevede un numero chiuso, ad eccezione degli Accademici Onorari. In 75 anni l’AIVV ha patrocinato innumerevoli convegni, incontri scientifici e tecnici e ha organizzato e svolto ben 340 Tornate Accademiche, di cui 17 all’estero in Paesi europei ed extra-europei affrontando le problematiche più attuali del comparto vitivinicolo e ponendole spesso, con lo svolgimento di “Tornate itineranti” in stretta relazione con gli specifici aspetti dei diversi territori viticoli italiani.

Nel volume sui 75 anni di vita dell’Accademia sono riportate sette brevi ma esaustive relazioni di alto valore, che raggruppano e affrontano tematiche affini, il contributo culturale, scientifico e tecnico. Come infatti sottolinea Di Lorenzo «le Accademie possono ancora svolgere un ruolo importante per lo sviluppo scientifico, culturale, tecnologico ed economico dei comparti produttivi. Sono, infatti, Associazioni capaci di garantire un reale pluralismo di opinioni, un confronto di idee libero da condizionamenti di qualsiasi natura e basato su evidenze e metodo scientifico ed in grado di contribuire, quindi, a individuare le linee di sviluppo di un sistema produttivo, in maniera indipendente e scevra da interessi e condizionamenti di parte».

Il volume vede le prefazioni di Lamberto Frescobaldi, presidente Unione Italiana Vini, «il contributo degli accademici sarà cruciale nel migliorare la vitivinicoltura del domani, specialmente di fronte a problematiche inedite come il cambiamento climatico e i suoi effetti sull’ambiente», e Massimo Vincenzini presidente dell’Accademia dei Georgofili, «l’AIVV ha svolto un ruolo di assoluto rilievo nella valorizzazione del vino italiano, in Italia e all’estero».

Arricchiscono l’opera editoriale, i contributi di Angelo Costacurta, I vitigni ad uva da vino, Oriana Silvestroni, Le innovazioni delle tecniche colturali del vigneto, Michele Borgo, Le conoscenze delle ampelopatie, Diego Tomasi, Ambienti e paesaggi viticoli, Vincenzo Gerbi, Le conoscenze di Enologia e Microbiologia enologica. Ci sono gli studi “L’Accademia e i vini Rosati” di Angelo Costacurta, “Vino e salute” di Giovanni de Gaetano, Simona Costanzo, Augusto Di Castelnuovo. E “Alcune riflessioni di legislazione e cultura vitivinicola a cura di Danilo Riponti, “Storia Economica e Politica della vitivinicoltura italiana” di Davide Gaeta e la “Storia Regionale della Vite e del Vino in Italia” di Giusi Mainardi.

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23/04/2025, 20:41
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La Recantina: vitigno da valorizzare

L’11 luglio a Nervesa della Battaglia (Tv) un incontro sul tema



Recantina: il Montello e i Colli Asolani tra storia, tradizione e scienza. È il titolo della giornata di studio promossa dall’Accademia Italiana della Vite e del Vino in programma venerdì 11 luglio, a partire dalle 10, all’Abbazia di Sant’Eustachio, a Nervesa della Battaglia (Tv). Sarà proprio uno dei vitigni autoctoni simbolo di questo territorio al centro dell’iniziativa che vede partner Giusti Wine, il Consorzio di tutela dei Vini Asolo Montello e il progetto GRASPO. “Un momento importante per il territorio in una fase in cui l’enologia italiana è molto attenta al recupero e alla rivalutazione di vitigni in via d’estinzione, come nel caso della Recantina – spiega il Presidente dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino, Rosario Di Lorenzo – l’Accademia su questo fronte è impegnata da tempo in tutto il territorio nazionale per cercare di creare un ponte tra scienza e mondo della produzione in sinergia con i player dei singoli territori”.

Il programma prevede la partecipazione di numerosi professionisti del settore, moderati dall’Accademico e giurista Danilo Riponti, che dopo i saluti di Ermenegildo Giusti, tra i partner dell’iniziativa, darà la parola al presidente del Consorzio Vini Asolo Montello, Michele Noal che presenterà la denominazione, poi il pedologo Giuseppe Benciolini sui paesaggi e i suoli asolani. Il genetista della vite Luigi Bavaresco racconterà la recantina dal punto di vista genetico, l’enologa Graziana Grassini parlerà delle declinazioni del vitigno a livello di viticoltura. La marketing specialist Silvia Baratta affronterà il tema dal punto di vista della comunicazione, mentre Franco Dalla Rosa, Gran Maestro della Confraternita dei vini Asolo Montello, inquadrerà il vitigno dal punto di vista storico. Gli enologi Aldo Lorenzoni e Luigini Bertolazzi chiuderanno con il progetto GRASPO e una degustazione dei vitigni rari dei Colli Asolani.



La Recantina, dal nome evocativo, è una varietà antica, citata dall’Agostinetti alla fine del Seicento quando scriveva: “queste benedette uve recandine per il gran utile che rendono poiché fanno molta quantità d’uva
fa vino buono e bello”. Dopo un periodo di oblio, durante il quale pochi viticoltori virtuosi ne mantennero il patrimonio, la Recantina fu riscoperta circa cinquanta anni fa. È una varietà tardiva, con una buona resistenza naturale alle malattie, ricca di polifenoli e antociani, che conferiscono un colore intenso, quasi impenetrabile. Si caratterizza per la nota speziata e per i frutti di bosco, è un vino che “si mantiene da solo”, perché presenta una grande capacità di invecchiamento anche in annate difficili. Queste peculiarità hanno portato alcuni enologi famosi definirlo un vitigno molto promettente.

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09/07/2025, 18:36
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“Per un grande vino bianco della Toscana interna”: all’Enoteca Italiana il 18 luglio la sfida lanciata per i consumatori di domani

Una giornata di studio, a partire dalle 10.30 del 18 luglio, con un obiettivo ambizioso: individuare i vitigni e i processi produttivi capaci di creare un grande vino bianco nella Toscana centrale, terra di grandi rossi



L’appuntamento è promosso da Accademia Italiana della Vite e del vino, Enoteca Italiana Siena, Donne del Vino della Toscana e Ais Toscana



Il 18 luglio alla Fortezza Medicea di Siena una giornata di studio “Per un grande vino bianco della Toscana interna”, titolo ma anche obiettivo di questa iniziativa promossa da Accademia Italiana della Vite e del Vino, Donne del Vino della Toscana e Enoteca Italiana Siena coinvolgendo i principali attori della filiera non solo regionale.

Un territorio ricco di grandi e blasonati rossi, quello della Toscana centrale, ma che deve guardare ai consumatori di domani puntando anche su un vino bianco di grande carattere e qualità partendo dalla condivisione tra mondo scientifico e produttori.

Un progetto ambizioso che trova sostanza in una giornata importante per la Toscana del vino. “La nostra regione ha una prevalenza di vigneto a bacca rossa dominato dal Sangiovese (65%), mentre il mercato italiano e internazionale si sta indirizzando sui vini bianchi - dice Donatella Cinelli Colombini, Delegata delle Donne del Vino della Toscana – questa criticità è fra le ragioni del calo di vendite delle cantine toscane che prosegue dal 2022”. La costa toscana produce con successo Vermentino e Ansonica mentre lo storico vitigno bianco della zona interna, il Trebbiano Toscano (6,5% del vigneto regionale) è l’unico vitigno bianco italiano a perdere ettari (-5% fra il 2005 e il 2021). Un abbandono forse collegabile alla mancanza di una selezione clonale e all’uso di metodi produttivi incapaci a fare emergere il suo potenziale qualitativo.

L’appuntamento solennizza la riapertura dell’Enoteca Italiana dopo oltre dieci anni dalla sua chiusura e vuole anche mettere in luce il potenziale scientifico dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino nata a Siena il 30 luglio 1949 e rimasta con la sua segreteria in questa città, fino alla fine del Novecento. È insomma una riaffermazione del ruolo di Siena come capitale e motore di un grande distretto vitivinicolo su cui lavorano il Sindaco della città di Siena, Nicoletta Fabio e il Presidente della Camera di Commercio Massimo Guasconi in questo caso rappresentata anche dal Comitato per l’Imprenditoria femminile con Elisa Marcheselli.

“La presenza nei nostri locali dell’Accademia della Vite e del Vino, che proprio a Siena è nata 75 anni fa, e dell’Associazione Donne del Vino è un momento di altissimo valore simbolico, afferma la presidente di Enoteca Italiana Siena Elena D’Aquanno. È un ritorno alle origini di un pensiero enologico che ha sempre coniugato scienza, passione e visione. Dopo anni di silenzio, con questo evento torniamo ad essere luogo vivo di cultura, ricerca e confronto. È un segnale forte: da Siena riparte la cultura del vino che pensa e innova”.

“Come Accademia dobbiamo sostenere iniziative come questa con l’apporto scientifico che ci caratterizza – spiega il Presidente dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino, Rosario Di Lorenzo – farlo in questa sede ritrovata e in questa città che ha visto nascere il nostro progetto decenni fa assume un valore ancora più simbolico che, spero, non si esaurisca in solo questa iniziativa”.

Il ricco programma della iniziativa. La giornata di studi all’Enoteca Italiana inizierà alle 10.30 con una degustazione guidata da Cristiano Cini Presidente di AIS Toscana di 11 vini bianchi prodotti dalle Donne del Vino nella parte interna della regione usando vitigni autoctoni (anche in blend con uve internazionali) e diverse tecniche enologiche (su iscrizione fino a esaurimento posti). Una sperimentazione diffusa e spontanea fatta da Miriam Caporali Miriam della Tenuta Valdipiatta, Beatrice Contini Buonacossi della Tenuta di Capezzana, Caterina Dei delle Cantine Dei, Cristiana Grati dell’Azienda Agricola Borgo Prunatelli, Antonella Manuli della Fattoria La Maliosa, Clara Monaci di Corte Dei Venti, Lucia Mori del Podere Casaccia, Annabella Pascale della Tenuta Di Artimino, Veronica Passerin D’Entrèves di Dianella, Mina Samouti della Fattoria Sardi, Aurora Visentin della Cantina Del Testimone.

Alla presentazione dei vini seguirà un convegno scientifico, alle 14.30, condotto da Giovanni Pellicci, direttore della rivista “I Grandi Vini”. È il punto di partenza delle ricerche da parte delle università toscane di viticoltura ed enologia e del Crea e il punto chiave per guardare al futuro. Porteranno i loro contributi sulle conoscenze attuali gli studiosi dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino, Claudio D’Onofrio Università di Pisa, Giovan Battista Mattii Università di Firenze, Paolo Storchi Crea, Angela Zinnai enologa Università di Pisa.

L’obiettivo di questa giornata sarà, come detto, ambizioso: dotare la Toscana centrale di un grande vino bianco con caratteri distintivi. La Regione Toscana, che sarà rappresentata dai dirigenti apicali della dell’Assessorato all’Agricoltura – Roberto Scalacci e Gennaro Giliberti – intende sostenerlo e puntare molto in alto. Toccherà al Consorzio Vino Toscana con il suo Presidente Cesare Cecchi tenere le redini di un percorso di ricerche e sperimentazioni sulle orme del progetto “Chianti Classico 2000” che nella seconda metà del Novecento dette alla Toscana i cloni di Sangiovese per i suoi grandi vini rossi attuali.

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Un vino bianco che rappresenti la Toscana interna: parte da Enoteca
Italiana Siena il tavolo di lavoro tra ricerca, consorzio e sommelier


Individuare i vitigni e i processi produttivi capaci di creare un grande vino bianco nella Toscana interna, terra di grandi rossi, sarà l’obiettivo del tavolo che si è ufficialmente riunito a Enoteca Italiana Siena nell’ambito di una iniziativa promossa da Accademia Italiana della Vite e del Vino, Donne del Vino della Toscana e AIS Toscana


Autoctono, resistente ai cambiamenti climatici, complesso ma facile da bere, che racconti il territorio di produzione. Sono i primi ingredienti del progetto di individuazione di un vino bianco per la Toscana interna che proprio nella giornata di venerdì 18 luglio, a Siena nella sede dell’Enoteca Italiana Siena guidata da Elena D’Aquanno, ha visto a confronto mondo scientifico e produttivo. Risultato la formazione di un tavolo di lavoro che avrà come sede di riferimento l’Enoteca Italiana Siena, l’Accademia Italiana della Vite e del Vino, l’associazione Donne del Vino della Toscana, i sommelier di AIS Toscana con il contributo del Consorzio Vino Toscana.

Il vino Toscano è ora anche molto esposto agli effetti dei dazi di Trump visto che è la seconda regione italiana maggiore esportatrice di vino in USA (il 37% dell’export per un valore di 400 milioni di euro nel 2024). Ma ha anche un vigneto prevalentemente rosso mentre il mercato mondiale è sempre più orientato sui vini bianchi. “E’ il bianco la risposta al futuro e in una terra di grandi rossi come la Toscana interna possiamo giocarci la partita producendo un grande vino di riferimento per i consumatori internazionali”, ha introdotto Donatella Cinelli Colombini, delegata delle Donne del Vino della Toscana. “Se al Nord è stata fisiologica una crescita delle coltivazioni dei bianchi, al centro si è assistito a una contrazione, ma l’unico vitigno tra i bianchi autoctoni a resistere è stato il Trebbiano che è sì il quinto vitigno più coltivato in Italia, ma in Toscana ha delle varianti autoctone che potrebbero essere prese in considerazione”, conclude Donatella Cinelli Colombini ricordando le varianti di Brucanico nel senese, Bobiano a Lucca, Albano ad Arezzo, Biancone a Cortona.

La ricerca di opportunità che guarda ai nuovi stili di consumo passa, dunque, anche da azioni a lungo termine come la valorizzazione del proprio patrimonio di vitigni bianchi. “Gli studiosi di viticoltura e gli agronomi come me - ha affermato Gennaro Giliberti dirigente direzione Agricoltura e sviluppo rurale della Regione Toscana intervenuto sul tema “La Toscana viticola che non ti aspetti” - “sanno bene che i grandi territori del vini rossi, come la Toscana centrale, generalmente producono anche grandi vini bianchi, mentre non sempre è vero il contrario: in una regione che declina le proprie eccellenze vitivinicole (e non solo) al plurale, potremmo dire che la Toscana non si è mai fermata al rosso e che investire le proprie energie (non solo economiche, ma anche tecniche ed organizzative) per esplorare aree meno consuete, rende più resiliente l'intera filiera e capace di guardare al futuro con fiducia. Le sfide legate al cambiamento climatico ed al cambiamento dei consumi, specie nei giovani, stanno spingendo l'interesse delle imprese toscane sulle aree appenniniche interne (dalla Lunigiana alla Garfagnana, fino all'Amiata, passando dal Mugello e dal Casentino). Per assecondare questa nuova fase del "Vigneto Toscana" - ha concluso Giliberti - la Regione interviene su tutti gli anelli della filiera, dalla gestione del potenziale vitivinicolo (resa attraverso l'unico schedario grafico presente oggi in Italia), agli investimenti in vigna, in cantina e nella promozione UE ed extra-UE”.

“Abbiamo assaggiato vitigni autoctoni rari come Orpicchio, Grechetto, Procanico, Canaiolo Bianco e non solo Trebbiano e Malvasia. Costituiscono una risorsa ancora da approfondire. Interessante anche la sperimentazione di tecniche produttive alternative e talvolta originali” ha detto il presidente AIS Toscana Cristiano Cini dopo aver guidato la degustazione di 11 vini bianchi della Toscana Centrale “tutti prodotti dalle Donne del Vino” ha detto orgogliosamente la delegata regionale Donatella Cinelli Colombini “a dimostrazione del contributo femminile al rinnovamento del vigneto toscano”. Uno sforzo di creatività, coraggio “e scommessa sul potenziale ancora inespresso del territorio insieme a una forte determinazione a trovare soluzioni alla crisi del mercato” ha sottolineato il Presidente della Camera di Commercio di Arezzo e Siena Massimo Guasconi, intervenuto dopo i saluti dell’assessore al turismo del Comune di Siena Vanna Giunti, di Giolisca Brogi, Vicepresidente Comitato per l’imprenditoria femminile della Camera di Commercio di Siena e Arezzo e di Elena D’Aquanno presidente Fondazione Enoteca Italiana Siena: "L’incontro di oggi ha rappresentato un passo fondamentale verso una nuova stagione per la viticoltura toscana - afferma la presidente di Enoteca Italiana Siena Elena D'Aquanno. Aver ospitato questo primo tavolo di lavoro presso i locali di Enoteca Italiana Siena, nel cuore simbolico della storia del vino italiano, è per noi motivo di grande orgoglio. Abbiamo voluto fortemente favorire questo confronto tra ricerca scientifica, mondo produttivo e istituzioni, perché crediamo che la costruzione di un grande vino bianco autoctono per la Toscana interna possa essere una leva strategica per la valorizzazione del territorio, l’innovazione sostenibile e l’identità culturale. Il nostro impegno sarà quello di continuare a supportare questo percorso con visione, rete e competenze.”

Il fermento nella ricerca degli autoctoni a bacca bianca è stato confermato dall’Accademia Italiana della Vite e del Vino che proprio a Siena è sorta 76 anni fa e che per l’occasione ha messo sul piatto i vantaggi di creare l’opportunità di sviluppo di un grande vino bianco anche in questa terra. “Ci sono già degli studi compiuti sui vitigni bianchi autoctoni di queste terre – ha sottolineato il presidente dell’Accademia, Rosario Di Lorenzo – che non solo confermano una naturale predisposizione a diventare grandi vini, ma dal punto di vista agronomico sono più resistenti ad attacchi fungini, quindi al cambiamento climatico, di quanto non lo siano i vitigni rossi”. L’ampia variabilità nelle caratteristiche fenologiche e tecnologiche può dunque rappresentare un’opportunità per la valorizzazione di vitigni autoctoni ad uva bianca, adatti alle nuove esigenze della viticoltura della Toscana interna, nel contesto delle modificate richieste di mercato e del cambiamento climatico. A confermare la strada da individuare le relazioni scientifiche, oltre quella del presidente, degli accademici dell’Accademia della Vite e del Vino: Claudio D’Onofrio, Università di Pisa, Giovan Battista Mattii, Università di Firenze, Paolo Storchi, CREA viticoltura ed enologia Arezzo e Angela Zinnai Università di Pisa e Donna del Vino. “Per il sistema vino toscano è un’opportunità importante che va sviluppata in sinergia tra istituzioni, università, CREA e produttori – ha affermato Cesare Cecchi, presidente del Consorzio Vino Toscana. Le conclusioni sono state affidate a Roberto Scalacci, direttore del settore Agricoltura della Regione Toscana, che ha rimarcato il valore dell’iniziativa che abbraccia una nuova visione di crescita e di sviluppo per il futuro del vino toscano. “L’idea di puntare sulla ricerca di un vino bianco, cosa che il mercato richiede sempre di più, è una strategia intelligente per affrontare il futuro in maniera sempre più competitiva”.

Questi i vini bianchi delle Donne del Vino della Toscana: Caporali Miriam Tenuta Valdipiatta Comune Di Montepulciano Nibbiano 2024 Uvaggio Sangiovese 80% - Trebbiano, Grechetto, Malvasia 20%; Contini Buonacossi Beatrice, Tenuta Di Capezzana Srl, Comune Di Carmignano, Trebbiano Di Capezzana 2024, Uvaggio 100% Trebbiano, Dei Caterina, Cantine Dei, Comune Di Montepulciano, Martiena 2023, Uvaggio 60% Malvasia Bianca Lunga 30% Chardonnay 5% Grechetto 5% Sauvignon Blanc, Grati Cristiana, Azienda Agricola Borgo Prunatelli, Comune Di Pontassieve, Canaiolo Bianco – Borgo Prunatelli 2018, Uvaggio Canaiolo Bianco 100% , Manuli Antonella, Fattoria La Maliosa, Comune Di Manciano e Pitigliano, La Maliosa Uni 2023, Uvaggio Procanico 100%, Monaci Clara, Corte Dei Venti, Comune Di Montalcino, Coccole 2024, Uvaggio Sangiovese 100%, Mori Lucia Podere Casaccia Di Moretti E Mori Lucia S.S. Comune Di Scandicci - Sine Felle Bianco 2023 Uvaggio Malvasia Bianca 40% - Vermentino 40% - Trebbiano 20% , Pascale Annabella, Tenuta Di Artimino, Comune Di Carmignano, Artumes 2024, Uvaggio 70% Trebbiano Toscano, 30% Petit Manseng, Passerin D’Entrèves Veronica, Dianella Comune Di Vinci - Orpicchio 2021, Uvaggio 100% Orpicchio, Samouti Mina, Fattoria Sardi, Comune Di Lucca, Vallebuia Bianco 2023, Uvaggio Trebbiano 100%, Visentin Aurora, Cantina Del Testimone, Comune Di Montepulciano, Fortunato 2024, Uvaggio 33% Malvasia, 33% Trebbiano, 33% Grechetto.

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Vendemmia: al via al Sud e sulle isole in controtendenza sulle quantità (in crescita), si anticipa in tutta Italia con il raccolto stimato in lieve calo al centro-nord (10-20%), ma le uve sane



Il punto da Nord a Sud a cura dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino



Le previsioni per la campagna viticola 2025 in Italia indicano condizioni climatiche variabili da nord a sud, ma generalmente favorevoli, con alcune differenze regionali nel ciclo vegetativo, nella gestione fitosanitaria e nelle stime produttive. A fare il punto della situazione, attraverso i propri accademici, è l’Accademia Italiana della Vite e del Vino che, territorio per territorio, ha analizzato lo stato delle uve dello Stivale con un aggiornamento al 3 agosto.

“Non vogliamo fare un bollettino della qualità della vendemmia del 2025 consapevoli che l’andamento climatico in fase finale di maturazione sarà fondamentale sulla sanità, quantità e qualità delle uve – spiega il Presidente dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino, Rosario Di Lorenzo – sappiamo che la qualità sarà determinata anche dal lavoro che sarà svolto durante l’ultimo periodo di maturazione e per questo torneremo a fine vendemmia con un report ancora più vicino alla realtà”.

Grazie al lavoro svolto da una rete di docenti universitari ed esperti, tutti accademici, questo è il quadro diviso per macroaree produttive.

Veneto: Temperature leggermente superiori alla media in marzo e giugno, piovosità simile al 2024 con brevi periodi di siccità, germogliamento e fioritura in ritardo, raccolta delle varietà precoci prevista da fine agosto, produzione leggermente superiore e buona qualità attesa.

Friuli-Venezia Giulia: In Friuli-Venezia Giulia, dopo maggio piovoso, giugno e luglio caldi e secchi con irrigazioni, grandinate limitate, germogliamento anticipato di 4-5 giorni, anticipata di 10 giorni per Merlot, la Glera in ritardo di invaiatura sta recuperando in questo periodo. La Ribolla è una delle varietà con l’anticipo di invaiatura più marcato. La raccolta tradizionalmente ferragostana delle nuove varietà resistenti sarà seguita da quella del Pinot Grigio stimata verso il 20 agosto.

Trentino Alto-Adige: In Trentino temperature superiori alla media nei primi mesi e nessuna gelata tardiva. Giugno è stato molto caldo, mentre luglio è risultato più fresco e piovoso, con quest’ultimo mese che ha registrato la maggiore piovosità dell’anno. Le vigne presentano un buono stato vegetativo, grazie a un equilibrio tra crescita e condizioni climatiche. Dal punto di vista sanitario, la situazione è sotto controllo: peronospora e oidio non destano preoccupazioni, mentre si registrano solo alcune presenze di botrite dovute all’umidità di luglio. I giallumi e il mal dell’esca sono nella norma rispetto all’anno precedente. Sotto il profilo qualitativo, la vendemmia 2025 si prospetta buona: molto dipenderà dalle condizioni di agosto e settembre. Le stime di produzione indicano un leggero aumento del 2-3% rispetto al 2024, soprattutto grazie alla scarsa incidenza di danni da peronospora. I nuovi vitigni introdotti non influiscono in modo rilevante sulle quantità complessive.

Nord-Nord-Ovest (Piemonte-Lombardia-Liguria): La primavera 2025 è stata la sesta più piovosa negli ultimi 60 anni in Piemonte con una media superiore ai 450 mm. A inizio stagione la pressione degli attacchi peronosporici è stata molto forte, ma la lotta, ormai condotta in modo preciso grazie alla diffusione dei sistemi di monitoraggio, è stata efficace e i danni sono stati limitati. La vendemmia è prevista in anticipo di circa 10 giorni rispetto al 2024. È prevista una riduzione produttiva del 10-15% rispetto al 2024.

Marche, Emilia-Romagna, Abruzzo: Primavera più fredda con ritardi nello sviluppo, invaiatura ritardata nelle Marche e Abruzzo, mentre in anticipo in Emilia, piogge primaverili frequenti ma senza criticità, presenza di tignola rigata da monitorare. La capacità produttiva dei vigneti appare generalmente molto buona e, rispetto al 2024, si prevedono aumenti per Lambruschi (+10%), Trebbiano romagnolo (+5%), Trebbiano toscano o Bianchello (+10%), Verdicchio (variabile ad +5% a +15%) e Montepulciano (+10%). Le stime produttive sono invece leggermente in calo per Ancellotta e per Pignoletto, che è stato soggetto a cascola fiorale e scarsa allegagione.

Toscana, Lazio, Umbria: In Toscana inizio anno con i mesi di gennaio, febbraio e marzo che hanno fatto registrare temperature maggiori della media e tra le più alte degli ultimi 70 anni. Inverno piovoso, seconda metà di giugno con un’ondata di caldo; germogliamento e fioritura anticipati, invaiatura nella norma, fertilità leggermente inferiore alla media. In Toscana le stime produttive per il Sangiovese, nel complesso, indicano per il 2025 una produzione nella media degli ultimi 10 anni, ma inferiore al 2024. In leggero calo anche la produzione stimata per gli altri vitigni. La vendemmia inizierà a metà agosto con le varietà più precoci e dai primi giorni di settembre con il Sangiovese, a partire dalla costa per terminare a inizio ottobre nelle aree più interne. Anche per Umbria e Lazio si prevede una quantità di uva prodotta in leggero calo rispetto all’anno precedente. In particolare, in Umbria si segnalano attacchi di peronospora e nel Lazio le viti potrebbero aver risentito dell’ondata di caldo tra fine giugno e inizio luglio.

Puglia, Basilicata, Calabria: L’andamento climatico eccezionale di questa annata ha lasciato il segno. La fase di germogliamento è avvenuta in un clima ideale, con giornate soleggiate e temperature mitigate dal vento di tramontana. Clima ideale per germogliamento e fasi fenologiche regolari, caldo torrido ma ventilato, stato fitosanitario molto sano, assenza quasi totale di malattie fungine, alcune grandinate lievi. Le operazioni di raccolta per le uve precoci Chardonnay, Sauvignon, Pinot per le basi spumanti inizieranno dai primi giorni di agosto, in seguito le uve autoctone. La vendemmia 2025, dalle prime stime effettuate si accinge ad essere una buona annata, con un vigneto che si presenta in buona salute e con un carico di uva equilibrato, superiore al 2023 e 2024, ed in perfetto stato fitosanitario. La produzione prevede un 20% in più sullo scorso anno. Se i mesi di settembre e ottobre decorreranno positivamente, le stime qui riportate potrebbero anche essere aumentate.

Sicilia nord-occidentale: Clima stabile con brevi ondate di calore, fenologia con leggero ritardo ma nella norma, maggiore pressione di peronospora dovuta a nebbia mattutina, produzione in lieve crescita con acini più pesanti.

Sicilia sud-occidentale, centro-sud e zona Etna: Sud-occidentale con germogliamento in ritardo, peronospora più aggressiva in zone costiere; centro-sud con fenologia in ritardo e aumento resa; Etna con ritardi marcati, forte impatto di peronospora e oidio, perdite fino al 35%, vendemmia posticipata e calo produttivo del 20%.

Sardegna: L’inverno è stato mite con poche piogge, mentre la primavera ha visto precipitazioni abbondanti utili allo sviluppo vegetativo. Giugno caldo ha limitato le malattie crittogamiche, con solo lievi stress idrici nella Nurra e nel sud dell’isola. Le fasi fenologiche sono in leggero anticipo rispetto al 2024, ma in linea con gli anni precedenti. L’andamento fitosanitario è positivo, con qualche attacco localizzato di Peronospora e lievi presenze di oidio e cicalina, tutte gestibili con trattamenti limitati. Si stima un incremento del 5% della produzione di uve rispetto alla media triennale (2021-2023: 666.137 ql; stima 2025: 701.857 ql), soprattutto nell’Ogliastra, Sulcis e sud dell’isola, con qualità delle uve prevista dal buono all’ottimo.


I contributi sono stati realizzati grazie alla collaborazione degli accademici Vincenzo Gerbi, Vittorino Novello, Emilio Celotti, Angelo Costacurta, Oriana Silvestroni, Paolo Storchi, Leonardo Palumbo, Mariano Murru, Maurizio Bottura e Rosario Di Lorenzo.

L’Accademia conta oggi oltre 550 membri nelle diverse categorie, lo statuto ne prevede un numero chiuso, ad eccezione degli Accademici Onorari. In 75 anni l’AIVV ha patrocinato innumerevoli convegni, incontri scientifici e tecnici e ha organizzato e svolto ben 340 Tornate Accademiche, di cui 17 all’estero in Paesi europei ed extra-europei affrontando le problematiche più attuali del comparto vitivinicolo e ponendole spesso, con lo svolgimento di “Tornate itineranti” in stretta relazione con gli specifici aspetti dei diversi territori viticoli italiani.

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