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Convegno: Emergenza PSA 20 aprile Cremona 
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Davide Calderone, Assica:

“Nonostante le azioni di contenimento dell’infezione

è troppo presto per pensare a uno scampato pericolo”

Cremona, 21 marzo 2022 – A poco più di due mesi dalla scoperta della prima carcassa di cinghiale positiva al virus della PSA, rinvenuta in Piemonte, la mancata esportazione di prodotti italiani di origine suina imposta immediatamente dopo dal blocco degli acquisti da parte di diversi Paesi extraeuropei, ha causato un danno all’intera filiera di circa 40 milioni di euro.

Pertanto, la stima che Assica (Associazione industriali delle carni e dei salumi) aveva elaborato all’inizio di questa nuova emergenza sanitaria è stata purtroppo confermata.

A oggi, il capillare monitoraggio effettuato dall’Istituto zooprofilattico sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta ha rilevato un numero totale di carcasse di cinghiale positive alla PSA pari a 66 unità: 38 in Piemonte, 28 in Liguria.

Emergenza PSA: un presente da gestire, un futuro da difendere è il titolo di un convegno che EV Eventi Veterinari ha organizzato per il 20 aprile prossimo a Cremona, nella prestigiosa sede di Palazzo Trecchi (www.suinicolturacongress.it).

“Fortunatamente la task force messa in campo dal ministero della Salute immediatamente dopo il rinvenimento delle prime carcasse infette, ha dimostrato e sta dimostrando l’efficacia della sua azione nel contenimento dell’infezione – afferma Davide Calderone, direttore di Assica – I ritiri dei suini da parte dei macelli si stanno normalizzando dopo un iniziale quanto comprensibile e prudenziale rallentamento determinato esclusivamente dal timore che la zona infetta si potesse allargare. Questo non cancella la preoccupazione e l’allerta rispetto a una situazione che, come stanno facendo gli Organi preposti, deve essere costantemente attenzionata e monitorata proprio per impedire il dilagare dell’infezione, che per l’intero comparto suinicolo italiano rappresenterebbe un vero e proprio disastro in un momento in cui i rincari delle materie prime e dei costi energetici stanno mettendo a dura prova la sopravvivenza di molte aziende”.

Una normalizzazione, dunque, che non permette di abbassare la guardia perché la PSA, come ricorda Vittorio Guberti, medico veterinario presso l’Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale (Ispra) “non è un virus che corre veloce, ma non smette mai di correre”.

Intanto però, allo stop alle importazioni di prodotti italiani di origine suina da parte di Cina, Giappone, Taiwan e Svizzera, in queste settimane si sono aggiunti il Messico, il Sudafrica, la Serbia e il Vietnam, “mentre la Corea del Sud – continua Calderone – che nei giorni scorsi con una delegazione di esperti si è recata nel nostro Paese e fra i diversi impegni in agenda ha voluto visitare anche un prosciuttificio, non ha mai interrotto gli acquisti. Infatti, gli accordi sottoscritti a suo tempo a livello bilaterale prevedono che i prodotti importati provengano da allevamenti in cui nei 36 mesi precedenti non siano comparse malattie infettive, oltre a una certificazione ad hoc per i prodotti cotti e quelli con 400 giorni di stagionatura”.

Sul tavolo del ministro per le Politiche agricole, Stefano Patuanelli, si agita il tema legato alla regionalizzazione, unitamente alla recente richiesta presentata da Assica affinchè venga convocato un Tavolo di filiera per affrontare la difficile congiuntura che si è abbattuta sul comparto suinicolo nazionale, allargando la partecipazione anche e necessariamente alla Gdo.

“La regionalizzazione è una procedura riconosciuta a Bruxelles e il nostro auspicio è che la trattativa avviata al Mipaaf porti a un medesimo risultato. Questo ci permetterà di avviare delle trattative con i Paesi esteri per riuscire a siglare accordi bilaterali che, qualora e malauguratamente si verificassero emergenze sanitarie localizzate, il blocco delle esportazioni colpisca eventualmente soltanto quei prodotti ottenuti da suini provenienti dalle zone dichiarate infette”.

Se la situazione procederà su questo binario potremo ritenerci fuori dall’emergenza a breve? “Il concetto di breve, con la PSA, è molto aleatorio – conclude Calderone – Assica continuerà a sensibilizzare tutte le Istituzioni preposte affinchè questo obiettivo possa essere raggiunto. Ma, proprio per le caratteristiche della PSA, non illudiamoci che questo possa avvenire in meno di un paio d’anni”.

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21/03/2022, 10:37
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La partecipazione al Convegno Emergenza PSA: un presente da gestire un futuro da difendere è gratuita.

L'iscrizione è obbligatoria. Clicca su questo link https://www.suinicolturacongress.it/iscrizione.html e segui le indicazioni

Link all'immagine: Davide Calderone Vai sul sito https://www.suinicolturacongress.it e ascolta la sua nota introduttiva


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Vittorio Guberti: “Le recinzioni bloccano la diffusione del virus.

Con un investimento di 3 milioni di euro, quattro anni fa il Belgio ha eradicato la malattia"

Cremona, 28 marzo 2022 – “Come previsto, seppur lentamente, la malattia si sta espandendo e il costante monitoraggio legato al sistema di sorveglianza messo in campo da Mipaaf e Regioni conferma che la zona interessata si è allargata verso ovest”.

Vittorio Guberti, medico veterinario presso l’Ispra (Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale), sarà uno dei relatori che il 20 aprile prossimo, a Palazzo Trecchi a Cremona, daranno vita al convegno organizzato da EV Edizioni Veterinarie dal titolo: Emergenza PSA: un presente da gestire un futuro da difendere (www.suinicolturacongress.it).

L’appuntamento dedicato agli allevatori, ai veterinari e a tutti gli operatori del settore suinicolo italiano si svolgerà in presenza, nel pieno rispetto delle norme antiCovid previste, a partire dalle ore 9.

“L’area particolarmente vasta dove all’inizio dello scorso mese di gennaio sono state rinvenute le prime carcasse di cinghiale infette – spiega Guberti – localizzata tra Piemonte e Liguria, ha fatto capire subito che ci trovavamo di fronte a un’infezione diffusa, che doveva essere stanata fino ai bordi dei territori più vicini alle province di Piacenza e Pavia e delle zone limitrofe”.

Zone collocate in Emilia Romagna e Lombardia, regioni ad alta vocazione suinicola e da allora in stato di massima allerta perché consapevoli che se malauguratamente il virus della PSA irrompesse in uno dei tanti allevamenti presenti sul territorio sarebbe una catastrofe per l’intero comparto.

“Le Autorità competenti hanno messo in atto delle misure di eradicazione che prevedono la recinzione dell’area infetta, peraltro come detto molto vasta e abbastanza impervia – continua Guberti – Questo è un aspetto che complica le cose e che mette sullo stesso piano due regioni, la Liguria e il Piemonte, con realtà totalmente differenti in termini di produzione suinicola. La prima infatti conta un patrimonio di animali equivalente a poche decine di migliaia, mentre il Piemonte rappresenta una delle 5 regioni dove si contano numeri di suini allevati molto importanti, soprattutto nella zona di Cuneo. Questo però non può condizionare le modalità di intervento che devono essere condotte in modo univoco e ben coordinato come si sta cercando di fare. Le recinzioni rappresentano l’unica barriera contro il possibile dilagare della malattia. Si tratta di una vera e propria sfida che richiede un enorme sforzo collettivo, cospicui investimenti economici, interventi tempestivi e un coordinamento efficiente. Il nostro Paese non è un grande esportatore di carne suina, bensì di salumi Dop, a iniziare dal Prosciutto crudo. Per questo, oltre all’ingente danno economico, se ci trovassimo di fronte a una malaugurata diffusione di Peste suina africana il danno di immagine che ne deriverebbe sarebbe enorme, un danno che peraltro stiamo in parte già pagando con il blocco degli acquisti deciso da alcuni Paesi extraeuropei, parte dei quali si è mossa praticamente subito in questa direzione”.

Il recente Manuale delle emergenze da peste suina africana in popolazioni di suini selvatici, datato 21 aprile 2021 e redatto dal ministero della Salute in collaborazione con Vittorio Guberti, Carmen Iscaro e Francesco Feliziani, quest’ultimo Responsabile del Laboratorio nazionale di riferimento per le pesti suine (Cerep) e anche lui tra i protagonisti del convegno del 20 aprile prossimo, nella sua nota introduttiva definisce “non trascurabile” il rischio di ingresso della malattia sul territorio italiano e in particolare nelle regioni all’epoca indenni del nord Italia, soprattutto perché a preoccupare, riporta, “è la capacità del virus di effettuare salti geografici, attraverso alimenti, materiali o mezzi contaminati veicolati dall’uomo che determinano la comparsa della malattia nelle popolazioni di cinghiali, anche a distanza di molti chilometri da quelle infette, come recentemente avvenuto in Belgio e nella Repubblica Ceca”.

Proprio il Belgio per Vittorio Guberti rappresenta un esempio emblematico. Qui, nel 2018, la PSA fece la sua comparsa con le stesse modalità registrate a gennaio in Piemonte. “Il Governo investì immediatamente 3 milioni di euro realizzando un capillare sistema di recinzione grazie al quale è riuscito a eradicare la malattia – sottolinea – La PSA è una malattia che paradossalmente prende per sfinimento. La sua contagiosità non corre veloce, il problema è che non smette mai di correre”.

Secondo quanto riportato dal Manuale, "in base all’evoluzione dell’infezione nel cinghiale si stima che nell’Unione europea siano attualmente interessati 350.000-400.000 km quadrati di territorio, con una popolazione post-riproduttiva, certamente e largamente sottostimata, di oltre 500mila cinghiali coinvolti".

La partecipazione al convegno è gratuita ma è obbligatoria l’iscrizione.

Clicca su questo link https://www.suinicolturacongress.it/iscrizione.html e segui le indicazioni.

A tutti i partecipanti verrà rilasciato un Attestato di Partecipazione

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Cremona, 20 aprile 2022
Palazzo Trecchi, Ore 9
Cremona, 1 aprile 2022 - È salito a 74 il numero di carcasse di cinghiale risultate positive al virus della PSA rilevate dal 27 dicembre 2021 al 29 marzo 2022 nella zona di restrizione II (precedentemente identificata come zona infetta) collocata tra Piemonte e Liguria.

Secondo Francesco Feliziani, Responsabile del Laboratorio nazionale di riferimento per le pesti suine (Cerep), la diffusione dell'infezione sta procedendo per contiguità alla velocità di circa 1,5 km la settimana, "con un'evoluzione verso la fase endemica che purtroppo risulterà più difficile da eradicare".

Francesco Feliziani sarà uno dei relatori al Convegno organizzato da EV Edizioni Veterinarie che il 20 aprile prossimo si terrà a Cremona, presso la sede di Palazzo Trecchi, interamente dedicato all'emergenza PSA (www.suinicolturacongress.it)

Intanto il Commissario Straordinario all'Emergenza PSA, Angelo Ferrari, ha firmato nei giorni scorsi la prima Ordinanza relativa alle misure di controllo e prevenzione della Peste suina africana da adottare per evitare la diffusione della malattia.

Il Convegno "Emergenza PSA: un presente da gestire, un futuro da difendere" si terrà in presenza nel rispetto delle norme antiCovid previste ed entrate in vigore oggi, 1 aprile.

Sarà quindi obbligatorio esibire il green pass rafforzato e indossare la mascherina.

La partecipazione è gratuita ma è obbligatorio iscriversi.

A tutti i partecipanti verrà rilasciato da EV Edizioni Veterinarie un Attestato di Partecipazione

L'inizio dei lavori è previsto per le ore 9

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01/04/2022, 9:43
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Francesco Feliziani: “Abbiamo di fronte

un virus ad alta virulenza”.

Corsa contro il tempo per ultimare le recinzioni

Cremona, 4 aprile 2022 – “Purtroppo ci stiamo spostando verso la fase endemica della malattia, quella più difficile da eradicare. Chi sostiene che ci troviamo di fronte a un virus a bassa virulenza purtroppo si sbaglia. Se fosse così non registreremmo ogni settimana un incremento del numero di carcasse di cinghiale positive alla PSA”.

Così Francesco Feliziani, Responsabile del Laboratorio nazionale di riferimento per le pesti suine (Cerep) con sede a Perugia.

“Emergenza PSA: un presente da gestire, un futuro da difendere” è il titolo del convegno che EV Edizioni Veterinarie ha in programma per mercoledì 20 aprile 2022 a partire dalle ore 9 (www.suinicolturacongress.it).

L’evento si svolgerà a Cremona, presso la prestigiosa sede di Palazzo Trecchi e, nel rispetto delle norme antiCovid previste, si terrà in presenza. Per ottemperare quindi a quanto prevede la normativa è obbligatoria la registrazione, che si può effettuare direttamente dal sito o cliccando su questo link: https://www.suinicolturacongress.it/iscrizione.html seguendo poche, semplici istruzioni.

Francesco Feliziani sarà uno dei relatori del Convegno e, insieme a Vittorio Guberti dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e alla collega Carmen Iscaro, ha collaborato con il ministero della Salute alla stesura del Manuale delle emergenze da peste suina africana in popolazioni di suini selvatici pubblicato nemmeno un anno fa, quando ancora la PSA, fortunatamente, non aveva fatto la sua comparsa nel nostro Paese, nondimeno la sua minaccia era sottovalutata.

“I dati statistici elaborati da quando è stata rinvenuta nel gennaio scorso la prima carcassa di cinghiale infetta – sottolinea Feliziani – confermano che l’infezione si sta muovendo per contiguità alla velocità di circa 1,5 km la settimana e purtroppo ha superato le barriere autostradali presenti nella zona di restrizione II, inizialmente definita zona infetta. In queste settimane il lavoro del Cerep si è concentrato sul coordinamento di tutta la parte diagnostica supportando Ministero e Regioni nell’implementazione dei necessari sistemi informativi. Ma soprattutto ha studiato il virus rilevato nelle carcasse rinvenute, caratterizzandolo sia da un punto di vista genetico che biologico: la realtà emersa è che si tratta di un virus ad alta virulenza”.

Tre le ipotesi di Francesco Feliziani su come l’infezione abbia fatto la sua comparsa in una zona non particolarmente vocata alla suinicoltura come la Liguria e quella parte specifica del Piemonte. “Non è escluso che la porta di ingresso del virus sia stato il porto di Genova – afferma – ma anche gli accessi stradali che conducono agli imbarchi o, e non va considerata come ipotesi meno probabile, il fattore umano a causa di scarti alimentari abbandonati dopo eventuali picnic nelle varie località dell’Appennino Ligure”.

Recinzioni e biosicurezza rappresentano gli unici baluardi attualmente a disposizione per impedire che la malattia dilaghi. Come stanno procedendo i lavori per le prime?

“Già all’inizio dell’emergenza, quando è stato approntato il progetto delle recinzioni – continua Feliziani – avevamo fissato la fine di giugno come data ultima per concludere gli interventi. Una dead line che ha una sua ragion d’essere ed è legata al ciclo biologico del cinghiale. Infatti i piccoli nascono più o meno tra marzo e aprile e fino alla tarda primavera restano per ovvie ragioni vicini alla madre, dalla quale poi crescendo si allontanano andando ad aumentare il numero di animali, peraltro molto giovani, in circolazione: un fenomeno che aumenta il pericolo legato a una maggiore diffusione del virus. È una autentica corsa contro il tempo quella che stiamo combattendo e che ci vede tutti impegnati ai massimi livelli ognuno per le proprie competenze”.

A che punto sono gli studi sul vaccino contro la PSA?

“Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, la pandemia non ha fermato gli studi da tempo avviati per la scoperta di un vaccino che possa mettere finalmente al riparo gli allevamenti suinicoli dalla PSA – puntualizza Francesco Feliziani – Sono in fase di realizzazioni un paio di sperimentazioni che hanno buone prospettive di riuscita, anche se purtroppo non abbiamo ancora raggiunto l’obiettivo che vogliamo. Per noi scienziati lo stato d’animo è duplice perché da una parte coltiviamo la fondata speranza di arrivare in tempi ragionevolmente brevi a un vaccino efficace, nello stesso tempo viviamo la frustrazione e l’angoscia degli allevatori che sono ben consapevoli della tragedia che ha colpito il loro settore, una tragedia che con la persistenza dell’infezione nel nostro Paese rischierebbero di pagare a caro prezzo. L’impressione purtroppo è che questa consapevolezza non sia altrettanto evidente nell’opinione pubblica. È vero, ed è bene sottolinearlo, che la PSA non è trasmissibile all’uomo, ma è altrettanto vero che una corretta e maggiore informazione potrebbe riuscire ad accrescere nei cittadini quella sensibilità necessaria a evitare di abbandonare eventuali rifiuti alimentari che rappresentano un facile e invitante richiamo per i cinghiali”.

Una corsa contro il tempo dunque, un’autentica sfida.

“Esattamente. Tutte le misure tecniche legate alla diagnosi, alla terapia e alla prognosi di questa malattia sono chiarissime e teoricamente...

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04/04/2022, 11:24
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Cremona, 20 aprile 2022
Palazzo Trecchi, Ore 9
Cremona, 8 aprile 2022 - Sono salite a 88 le carcasse di cinghiale positive al virus della PSA rinvenute a tutt'oggi nella zona di restrizione II compresa tra Piemonte e Liguria.

L'obiettivo delle Istituzioni è l'eradicazione della malattia e gli esperti sperano di poterlo centrare entro la fine dell'estate.

È importante però che si proceda velocemente alla realizzazione delle recinzioni previste nella zona circoscritta di Piemonte e Liguria compresa tra le autostrade A7 e A26 per creare una sorta di "cuscinetto" che impedisca ai cinghiali di oltrepassarla.

Per gli allevatori, già gravati dal rialzo dei costi energetici e delle materie prime, la minaccia della PSA rappresenta una spada di Damocle da cui ci si può difendere solamente in due modi: recintare le aziende e adottare le più corrette procedure di biosicurezza.

Secondo Romano Marabelli, Advisor della Direttrice generale dell'Organizzazione mondiale della sanità animale (OIE), la PSA ha avuto un impatto enorme sulla domanda mondiale di proteine. "Dopo quanto avvenuto in Cina con l'abbattimento di centinaia di milioni di suini - afferma Marabelli - anche l'Europa e ora l'Italia si trovano a fronteggiare un nemico molto pericoloso che nel nostro Paese sta già producendo pesanti ricadute economiche sull'export, con il blocco all'importazione di prodotti di origine suina da parte di alcuni Stati extraeuropei. La PSA ha modificato, sta modificando e modificherà il mercato mondiale delle carni suine".

Il Convegno "Emergenza PSA: un presente da gestire, un futuro da difendere" (www.suinicolturacongress.it), organizzato da EV Edizioni Veterinarie, affronterà con i massimi esperti tutti gli aspetti legati a questa nuova emergenza sanitaria.

L'evento si terrà in presenza nel pieno rispetto delle norme antiCovid previste.

La partecipazione è gratuita ma è obbligatorio iscriversi: https://www.suinicolturacongress.it/iscrizione.html

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08/04/2022, 10:29
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Romano Marabelli: “La PSA ha modificato

e modificherà il mercato mondiale delle carni suine”

Cremona, 11 aprile 2022 – In una recente intervista rilasciata al quotidiano Repubblica, Romano Marabelli, Advisor della Direttrice generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Animale (OIE), ha dichiarato che entro il 2022 per gli allevatori italiani inizierà una nuova era, dovuta all’entrata in vigore del nuovo Regolamento comunitario che imporrà un cambio di passo sia agli allevamenti che al sistema legato alla sicurezza alimentare.

Un cambiamento che oggi, per i suinicoltori italiani, deve mettere in conto anche la lotta alla PSA, entrata prepotentemente in scena anche nel nostro Paese all’inizio di quest’anno.

A questa nuova e drammatica emergenza sanitaria, EV Edizioni Veterinarie dedicherà un convegno che si terrà a partire dalle ore 9 il 20 aprile 2022, a Cremona presso il prestigioso Palazzo Trecchi, dal titolo Emergenza PSA: un presente da gestire un futuro da difendere, al quale parteciperanno i massimi esperti in materia (www.suinicolturacongress.it).

Recinzioni, biosicurezza, studi finalizzati alla scoperta di un vaccino. Professor Marabelli, ritiene che la lotta alla PSA sia ìmpari o la scienza ha buone probabilità di vincerla?

“Il comparto sta affrontando una sfida molto impegnativa che finora si è dimostrata difficile e complicata soprattutto a causa della grande variabilità del virus – afferma Marabelli – Ciononostante, dobbiamo essere fiduciosi perchè i progressi della scienza, da sempre, dimostrano che i risultati attesi possono arrivare. Nel frattempo però, dobbiamo impegnarci al massimo per contenere la malattia adottando con il massimo rigore la biosicurezza in allevamento, unico elemento che allo stato va sviluppato e potenziato, senza in ogni caso tralasciare il tema delle recinzioni che a mio giudizio però possono avere un effetto prevalentemente passivo”.

Dopo la pandemia e le aumentate paure della popolazione rispetto alle zoonosi quale ruolo riveste oggi l’OIE a livello globale?

“L’OIE partecipa permanentemente a tutte le riunioni intergovernative dei più alti livelli, come il G20 o il G7, per definire le politiche sanitarie su scala globale. La pandemia ha accelerato il coordinamento tra OIE, FAO e OMS a cui si è aggiunta l’UNEP, il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente. Grazie alla sinergia messa in campo da queste importanti istituzioni si concretizza quell’approccio globale definito One Health in cui la cura delle malattie, la tutela dell’ambiente e della salute umana e animale diventano un tutt’uno nella visione futura della sanità”.

Quale impatto ha avuto la PSA sulla domanda mondiale di proteine?

“Enorme – è la risposta di Romano Marabelli – Soprattutto nella prima fase quando la malattia è esplosa in Cina causando l’abbattimento di centinaia di milioni di suini. Ma devo dire anche successivamente, quando la PSA ha fatto la sua comparsa in Europa. Un impatto che ha avuto pesanti ricadute economiche anche sull’export, come sta avvenendo in questi mesi anche in Italia con il blocco alle importazioni di prodotti di origine suina da parte di alcuni Stati extraeuropei. È quindi evidente che stiamo assistendo a una situazione che ha modificato, sta modificando e modificherà il mercato mondiale delle carni suine”.

In base alla sua trentennale esperienza di uomo ai vertici della sanità animale italiana ritiene adeguata la preparazione degli allevatori di fronte a questa nuova emergenza sanitaria causata dalla PSA?

“In questi ultimi trent’anni i suinicoltori italiani hanno vissuto una grande evoluzione professionale che ha valorizzato le loro aziende. Si è trattato di un miglioramento che ha investito tutti i settori zootecnici e che se da una parte ha favorito una concentrazione di alcune realtà imprenditoriali, dall’altra le ha spinte verso una maggiore specializzazione. L’auspicio è che questa progressiva evoluzione possa essere accompagnata dai veterinari, esattamente come richiede la normativa europea. Si tratta di un percorso molto importante che come ho già avuto modo di ribadire determinerà un nuovo inizio per il mondo allevatoriale al quale, in un contesto normativo europeo, verrà affidato un ruolo di maggiore responsabilità che dovrà superare la contrapposizione da sempre esistente tra soggetto controllore e soggetto controllato. Nessuno meglio di un veterinario può supportare l’allevatore in questo nuovo percorso. Oggi, sia in Italia che in Europa, stiamo registrando una crescente richiesta di medici veterinari orientati a svolgere la loro attività negli allevamenti zootecnici all’interno di un percorso che preveda anche lo sviluppo di allevamenti sempre più sostenibili, perché benessere e sostenibilità, non solo ambientale ma anche economica e sociale, rappresentano i cardini di un modo virtuoso di produrre proteine animali. Per l’allevatore e il veterinario una sfida e un’occasione di crescita imprescindibili”.

Il Convegno Emergenza PSA: un presente da gestire, un futuro da difendere si terrà in presenza nel rispetto delle norme antiCovid previste.

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Un presente da gestire,
un futuro da difendere

Cremona, 20 aprile 2022
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Cremona, 14 aprile 2022 - Mancano ormai pochi giorni al convegno "Emergenza PSA: un presente da gestire, un futuro da difendere" organizzato da EV Edizioni Veterinarie srl, che si terrà a Cremona, a Palazzo Trecchi, a partire dalle ore 9 del 20 aprile prossimo.

Un appuntamento importante per l'intera filiera e tutti i suoi operatori al quale parteciperanno i maggiori esperti del tema per illustrare la situazione e soprattutto fornire indicazioni e prospettive affinchè la PSA possa essere eradicata nel nostro Paese nel più breve tempo possibile. (www.suinicolturacongress.it).

"La lenta e inesorabile progressione della malattia - spiega Giancarlo Belluzzi, medico veterinario e coordinatore del Convegno - dimostra quanto sia insidiosa e quanto sia importante intervenire con gli strumenti oggi disponibili: recinzioni e applicazione rigorosa della biosicurezza dentro e fuori l'allevamento. Non solo.

Serve una capillare sensibilizzazione della popolazione, soprattutto quella che ama le passeggiate nei boschi. A loro infatti è rivolto l'invito ad allertare immediatamente le Autorità sanitarie competenti sul territorio qualora rinvenissero la presenza di una carcassa di cinghiale, ma anche quello di non abbandonare scarti alimentari che potrebbero richiamare i cinghiali, purtroppo sempre più numerosi, favorendo il loro avvicinamento alle zone abitate e alle porcilaie presenti in zona. I tempi per la scoperta di un vaccino non sembrano vicini - conclude Belluzzi - e se vogliamo evitare il tracollo economico di uno dei più importanti comparti dell'agroalimentare italiano dobbiamo capire che il problema della PSA riguarda tutti, non solo gli allevatori di suini e la loro filiera".

Durante la Tavola rotonda prevista al termine del Convegno vi sarà spazio per un dibattito tra i relatori e i partecipanti in sala.

Chi non avesse ancora provveduto a iscriversi può contattare Erika Taravella, scrivendo una mail a: erika@taravella@evsrl.it o telefonando allo 0372/403509

A tutti i partecipanti verrà rilasciato da EV Edizioni Veterinarie un Attestato di Partecipazione

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Agire con tempestività

per impedire che la situazione sfugga di mano

Cremona, 21 aprile 2022 – “Dove la PSA diventa endemica la suinicoltura muore”. Davanti al pubblico delle grandi occasioni, presente in sala nel pieno rispetto delle norme antiCovid previste, la frase che nessun attore della filiera suinicola vorrebbe sentirsi dire l’ha pronunciata Francesco Feliziani, Responsabile del laboratorio nazionale di riferimento per le pesti suine presso l’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Umbria e delle Marche intervenuto al convegno “Emergenza PSA: un presente da gestire, un futuro da difendere”, organizzato da EV Edizioni Veterinarie srl e svoltosi il 20 aprile a Cremona, presso la prestigiosa sede di Palazzo Trecchi.

L’evento, coordinato da Giancarlo Belluzzi, medico veterinario, ha riunito al tavolo del relatori i massimi esperti in materia per fare il punto sulla situazione esistente nel nostro Paese a seguito della positività al virus riscontrata, per ora, su circa un centinaio di carcasse di cinghiale e soprattutto approfondire gli aspetti finalizzati alla eradicazione della malattia, oggi circoscritta in una zona compresa tra la Liguria e il Piemonte.

“Stiamo combattendo un virus ad alta virulenza che è ormai diventato endemico – ha sottolineato Feliziani – e questo ci preoccupa particolarmente. La sorveglianza passiva in questo momento deve essere la nostra arma più potente e quindi il contenimento della malattia non può che passare dalla ricerca sul territorio di carcasse di cinghiale infette. Per fare questo però è necessario fare squadra, nella consapevolezza che la PSA è un problema nazionale”.

Di panorama durissimo ha parlato Vittorio Guberti dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) secondo il quale, allo stato, la percentuale di carcasse di cinghiale infette recuperate, tra il 15 e il 18%, è molto ridotta rispetto al dato reale. “Sull’evoluzione della malattia attualmente non possiamo che fare ipotesi – ha sottolineato – e in base ai dati disponibili possiamo dire che difficilmente l’onda epidemica legata alla PSA si arresterà spontaneamente mentre, attraverso l’applicazione delle recinzioni, riteniamo più possibile riuscire a eradicarla. Tuttavia, il ruolo epidemiologico delle carcasse richiede un’analisi più accurata che tenga conto dei tempi, della densità dei ritrovamento e delle temperature ambientali”.

Recinzioni e biosicurezza, questi i due driver da utilizzare che possono fare uscire il comparto suinicolo dall’incubo rappresentato dalla PSA. “In tutti i modi va scongiurato il passaggio della malattia dall’animale selvatico, il cinghiale, al domestico, quindi i suini presenti negli allevamenti”. Da qui è partito l’intervento di Angelo Ferrari, Commissario all’emergenza PSA che dall’esplosione del primo caso, inizio gennaio 2022, sta gestendo con non poche difficoltà la vicenda. “L’eradicazione deriva da un’efficace azione di contenimento che stiamo portando avanti con le risorse attualmente a disposizione. Proprio in questi giorni è stato definito il tracciato, condiviso con tutti i Sindaci dei Comuni che rientrano nella zona di restrizione di Liguria e Piemonte, sul quale installare le recinzioni che dovranno impedire ai cinghiali di invadere altri territori. Non possiamo poi non considerare un’azione di depopolamento che deve essere attuata con criterio, così come è importante la formazione e la corretta informazione affinchè la consapevolezza del problema rappresentato dalla PSA non riguardi solo il mondo produttivo ma l’intera popolazione, pur sottolineando che la malattia non è contagiosa per l’uomo. Occorre quindi essere molto realisti e non sottovalutare la gravità della situazione che richiama tutti a un senso di responsabilità: ricordiamoci che ne va della salvaguardia di una realtà economica estremamente importante per il nostro Paese che già oggi, con il blocco di alcuni Stati importatori di carne e prodotti di origine suina, è costretto a registrare ingenti perdite economiche”.

E di conti “salati” per il comparto ha parlato Davide Calderone, direttore generale di Assica (Associazione industriali delle carni e dei salumi) ricordando che a pochi giorni dalla scoperta del primo caso di PSA in Italia “Cina e Giappone hanno chiuso immediatamente alle nostre esportazioni – ha ricordato – a cui poi si sono aggiunti Taiwan, Messico, Perù, Filippine, Indonesia, Cuba, Thailandia, Vietnam e Serbia, mentre Brasile, Argentina, Corea del Sud e Sudafrica hanno imposto delle restrizioni. Abbiamo calcolato che nel 2021, verso tutti questi Paesi, sono stati esportati carni e prodotti per un valore di circa 165 milioni di euro. Qualora la situazione epidemiologica dovesse peggiorare e la zona sottoposta a restrizioni essere ampliata interessando territori a maggior vocazione produttiva suina, il danno per l’intero comparto potrebbe essere di circa 60 milioni di euro per ogni mese di blocco”.

Un forte richiamo agli allevatori per aumentare la loro attenzione alle pratiche di biosicurezza da adottare sia all’interno ma soprattutto all’esterno dell’allevamento è arrivato da Giovanni Guadagnini, veterinario aziendale, che in una interessante panoramica ha illustrato tutto ciò che va fatto e tutto ciò che invece deve essere evitato per impedire al virus della PSA di entrare in porcilaia, posto che il fattore umano, è stato più volte ricordato, ricopre purtroppo un ruolo da protagonista. Nella sua relazione Guadagnini non ha dimenticato però di sottolineare che in un momento di così grave difficoltà per il comparto, gravato dall’aumento dei costi delle materie prime e di quelli energetici, gli investimenti legati alle recinzioni delle aziende costituirebbero un ulteriore, pesante aggravio calcolato tra un minimo di 77mila e un massimo di circa 120mila euro per azienda. “La figura del veterinario aziendale è essenziale per il monitoraggio degli allevamenti – ha sottolineato Guadagnini – perché può rappresentare la sentinella epidemiologica per il rinvenimento precoce di casi non solo di PSA. Lo stretto contatto che ha con l’allevatore e l’allevamento gli consente di lavorare costantemente sulla biosicurezza in collaborazione con il suinicoltore e il veterinario ufficiale, individuando precoci segnali clinici e segnalando un sospetto per bloccarne la diffusione: non perdiamo l’ennesima occasione di potenziare questa prima linea di difesa”, è stata la sua conclusione.

L’intervento di Pier Davide Lecchini, direttore generale al ministero della Salute, si è concentrato sull’importanza di procedere velocemente con l’installazione delle recinzioni lungo il tracciato dei percorsi autostradali della A7 e della A26. “Purtroppo le risorse finanziarie per sostenere gli allevatori nella costruzione delle recinzioni intorno alle loro aziende – ha affermato – sono poche. E quelle disponibili sono state messe dallo Stato e non dall’Europa”.

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21/04/2022, 13:52
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