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Uva Negretta 
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Buongiorno, cerco tralci oppure (ancora meglio) barbatelle di uva negretta, c'è qualcuno che ha ancora questa qualità.
saluti


01/03/2026, 11:00
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E' questa?
Negretto o Negrettino – uva di Bologna e Romagna

Bologna, 1888. Le campane di San Petronio battono l’ora, mentre sotto i portici i mercanti discutono animatamente del prezzo delle uve. Dai colli giungono carretti carichi di grappoli, e nelle piazze si incontrano i viticoltori che hanno attraversato la pianura per vendere il raccolto al mercato cittadino. L’aria profuma di mosto e di fumo: è tempo di vendemmia.

Fuori dalle mura, tra i filari bassi allevati a ceppaia o a paletto, e negli intrecci delle grandi piantate dove la vite convive con olmi e gelsi, si impone un vitigno dal carattere rustico e vigoroso: il Negrettino (oggi Negretto), chiamato anche Negretto o Nigärtén in dialetto bolognese. È l’uva che domina i campi, l’uva “del popolo”, quella che garantisce vino in abbondanza anche nelle annate più difficili.

Il paesaggio agrario del Bolognese di fine Ottocento è fatto di vigne promiscue, di terra contadina dura e faticosa, ma anche di una viticoltura che si interroga su quale futuro imboccare: mantenere le uve tradizionali, robuste e prolifiche, oppure aprirsi ai vitigni stranieri, che promettono vini più fini e adatti al gusto delle élite?

È proprio in questo contesto che incontriamo per la prima volta il Negretto come protagonista della storia vitivinicola di Bologna.

La diffusione
Le radici del Negrettino affondano lontano. Già nel Trecento Pier de’ Crescenzi, grande agronomo bolognese, descriveva un’uva “molto nera… assai fruttifera, avuta a Bologna in luoghi infiniti”. Una pianta che sembrava rispecchiare il carattere stesso della città: produttiva, generosa, concreta.

Ma è nell’Ottocento che il vitigno esplode in tutta la sua diffusione. Il Bollettino Ampelografico del 1879 lo indica come la varietà prevalente nei vigneti della provincia, “anteposto, e per abbondante produzione, e perché resistente all’oidio”. Nel 1888, l’agronomo C. Bianconcini stimava che 14.000 ettari, su un totale di 20.000 vitati, fossero piantati a Negrettino. Una cifra impressionante, che ne faceva la colonna portante dell’enologia locale.

Nei mercati di Imola, Lugo e Bologna le contrattazioni si svolgevano a colpi di quintali di Negrettino: non dava vini di lusso, ma assicurava resa e quantità. In un’Italia agricola che usciva a fatica dalle crisi e dalle recenti epidemiche malattie della vite, questo era un capitale prezioso.


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03/03/2026, 14:29
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Grazie Marco della storia ma dove posso trovare qualche barbatella oppure qualche ramo, un amico ne aveva, sono già 2 anni che la tengo d'occhio ma tutti gli anni si secca. Il padre del mio amico aveva Sangiovese e negretta e veniva un ottimo vino spumeggiante, volevo provare a riprodurlo. Ringrazio chi riuscirà a darmi qualche notizia di dove trovare qualcosa.
Saluti Francesco


04/03/2026, 15:48
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