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Dati provenienza mangimi 
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Iscritto il: 02/11/2021, 11:54
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Ciao a tutti, stavo cercando dei dati riguardo la provenienza dei mangimi ma ho avuto problemi a trovarne, sarà che il sito dell'istat è poco accessibile, o che non ho un background zootecnico.
In particolare mi interessa capire quale percentuale dei mangimi viene importata dall'estero e da quali paesi; magari qualcuno di voi può aiutarmi (in caso anche solo condividendo la propria impressione, ma idealmente vorrei giungere a dei dati attendibili).
Punti bonus se trovate dati che mettono a confronto l'importazione di mangimi da parte di allevamenti di tipo biologico e non. Anche gli stessi dati riguardo suini o altro sono apprezzati.

Grazie!


02/11/2021, 12:05
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ISMEA: il mercato di mais, orzo e soia per l’industria mangimistica
Mais, Orzo e Soia per l’industria mangimistica: tendenze e dinamiche recenti
Le filiere del mais da granella, dell’orzo e del seme di soia sono orientate in larga misura all’industria mangimistica e sono alla base di alcune delle più rilevanti produzioni di origine animale del Made in Italy. Tali filiere sono caratterizzate dal dualismo tra la fase agricola, non in grado allo stato attuale di soddisfare per quantità la domanda di trasformazione nazionale, e la fase industriale, sempre più oggetto dell’apprezzamento dei prodotti trasformati italiani da parte dei mercati soprattutto esteri. Per queste filiere, le esportazioni hanno una rilevanza indiretta perché sono le produzioni di eccellenza made in Italy di origine animale a riscuotere grande successo sui mercati esteri; basti pensare al Grana Padano ed al Parmigiano Reggiano con esportazioni nel 2019 per poco più di 1 miliardo di euro ed ai prosciutti stagionati per 741 milioni di euro nel 2019. Inoltre, negli ultimi anni anche grandi imprese di trasformazioni restie all’utilizzo di materie prime di origine nazionale, hanno dovuto modificare le proprie strategie a seguito delle chiare indicazioni provenienti dai nuovi orientamenti di consumo.

Negli ultimi anni si è registrato un crescente ricorso alle importazioni di granella di mais in conseguenza della contrazione della produzione interna da ricondurre essenzialmente a problematiche di ordine climatico e sanitario; ciò ha determinato un progressivo peggioramento del tasso di autoapprovvigionamento, sceso nel 2019 a circa il 50% (il 64% nel 2015). L’aumento delle importazioni di soia, invece, è da ricondurre all’espansione della domanda delle industrie di trasformazione per la produzione di farine di soia per mangimi e oli di soia; in questo modo, l’offerta nazionale è risultata sempre più deficitaria, riuscendo a coprire nel 2019 una quota solo del 34% dei fabbisogni interni (il 54% nel 2015). Nel caso dell’orzo, non si registrano vistose variazioni in termini produttivi e di import, mantenendo un tasso di autoapprovvigionamento prossimo al 60%.

La diffusione del Covid-19 e le conseguenti misure di contenimento dei contagi hanno posto le industrie mangimistiche in una situazione di grande vulnerabilità a causa delle difficoltà di approvvigionamento dovute alle limitazioni degli scambi; tale criticità è stata segnalata soprattutto durante le prime settimane dell’emergenza dello scorso mese di marzo.

Per la nuova campagna, le indicazioni più aggiornate dell’IGC circa la produzione mondiale di mais nel 2020, sebbene ancora provvisorie, evidenziano una lieve crescita a 1,15 miliardi di tonnellate (+2,8%). Gli Stati Uniti dovrebbero recuperare abbondantemente le perdite del 2019 (+8,1% a 374 milioni di tonnellate), mentre per l’Ue si profila una contrazione dei raccolti (-8% a 63 milioni di tonnellate) dovuta in larga misura alla Romania, dove si stima una flessione superiore al 30% rispetto allo scorso anno (a 10,4 milioni di tonnellate) e alla Bulgaria (-41,0% a 2,3 milioni di tonnellate).

È da segnalare anche la contrazione annua dell’offerta di mais dell’Ucraina (figura tra i principali paesi esportatori) che scenderebbero a 33 milioni di tonnellate nel 2020 (-8,0%). Riguardo la soia, i raccolti mondiali sono stimati in netto recupero a 370 milioni di tonnellate (+9,4% sul 2019); tutti i principali player evidenziano incrementi produttivi, soprattutto gli Stati Uniti, che dovrebbero tornare su livelli normali dopo il forte calo del 2019.

https://www.ruminantia.it/wp-content/up ... e_2020.pdf

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02/11/2021, 15:38
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Grazie mille!


02/11/2021, 17:38
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