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Definizione di: "modulazione" e aiuti "disaccoppiati" 
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Spero che sia questa la sezione giusta in cui porre questa domanda.
Leggo spesso sull'Informatore Agrario questi due termini, ma non sono riuscito ancora a capire di cosa si tratti con precisione. So che si riferiscono ai metodi di pagamento degli aiuti previsti dai vari PSR, verso le aziende.
Sapreste spiegarmi di che si tratta?
Grazie.


14/10/2008, 18:10
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Riccardo ha scritto:
Spero che sia questa la sezione giusta in cui porre questa domanda.
Leggo spesso sull'Informatore Agrario questi due termini, ma non sono riuscito ancora a capire di cosa si tratti con precisione. So che si riferiscono ai metodi di pagamento degli aiuti previsti dai vari PSR, verso le aziende.
Sapreste spiegarmi di che si tratta?
Grazie.

Il disaccoppiamento degli aiuti comunitari è la pratica per cui, ad ogni beneficiario di aiuti comunitari sui seminativi è stato assegnato un importo di

riferimento dato dalla media degli ultimi tre anni di aiuti percepiti suddiviso per la media degli ettari denunciati nelle ultime tre campagne dal 2000 al

2003 per cui, ogni titolo, riconducibile a un etttaro di terra, avrà un valore diverso per ogni produttore a seconda degli aiuti che ha percepito mediamente

nel corso dei tre anni di riferimento: un produttore di carne con 20 ettari di seminativo di cui un ettaro a riposo e diciannove ettari a mais, per fare un

esempio concreto, avrà percepito negli anni dal 2000 al 2003, prendi le cifre a titolo di esempio perchè dipendono anche dalla zona in cui il produttore

sitrova, 15.000 euri di premi sui seminativi, settecento euri di aiuti sui terreni a riposo e, supponiamo, 5.000 euri di premi di macellazione.
Dal 2005 in avanti lui percepirà ogni anno 20.700 euri di aiuti comunitari indipendentemente da quello che andrà a seminare sui suoi terreni e da quali

terrreni lavorerà, purchè gli ettari associati ai titoli siano sempre 20. Quindi per ricondurre le cifre al vecchio sistema, in cui gli aiuti erano

accoppiati al terreno e al tipo di coltivazione che vi si conduceva, i titoli di quel produttore varranno 1.035 euri a ettaro.
Se il produttore dovesse perdere un ettaro dei terreni che ha sempre lavorato o si preoccupa di rimpiazzarlo con un altro ettaro di terra oppure col terreno

deve cedere anche il titolo che vi insiste sopra (che comunque ha un suo valore), pena la decadenza del titolo. Se cessa l'attività di allevamento il valore dei titoli non cambia. Tanto per cambiare si premia chi non lavora ma ormai gli esiti di queste politiche sono sotto gli occhi di tutti e questa, se vuoi, la puoi anche tagliare.
La modulazione è la fase di passaggio dal vecchio al nuovo sistema che è durata due annate.

Quindi i due termini non si riferiscono ai PSR ma agli aiuti diretti che la comunità corrisponde agli agricoltori. :ugeek:


26/10/2008, 22:25
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Ok, grazie mille! Adesso ho capito.


27/10/2008, 12:42
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Devo fare un aggiunta che convalida la tua affermazione di destinazione dei fondi ai PSR, grazie alla modulazione in effetti, una parte dei fondi risparmiati nella transizione al e gestione del, nuovo metodo, vanno destinati agli investimenti nelle aziende agricole da distribuire proprio attrverso lo strumento dei Piani di Sviluppo Rurale.
QUindi in questo senso avevi ragione. L'ho scoperta oggi.


27/10/2008, 22:02
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In seguito a questa discussione, lasciandomi del tempo i lavori di campagna, leggo con più attenzione gli articoli che riguardanop la revisione periodica della pac. La modulazione infatti, come dice Riccardo, è uno dei pilastri fondanti di ogni nuova revisione dell PAC, ora ne stanno facendo una nuova e in quest'ultima, la modulazione, destinerà ancora maggiori risorse agli investimenti togliendole agli aiuti diretti il che, in linea di principio, è un indirizzo che condivido. Le nuove risorse che si libereranno, per l'italia si parla di una disponibilità che passerà da 190 a 430 milioni di euro, verranno destinate dai singoli governi nazionali ai settori che riterranno più bisognosi (sempre in ambito agricolo naturalmente) con il vincolo da rispettare però: che gli investimenti finanziati rispettino gli impegni di, oltre al resto, sostenere la produzione di energie rinnovabili, rientrare nell'ambito del rispetto del protocollo di Kioto,mantenere la biodiversità (questa è una caramella per chi rifiuta gli OGM), conservare il patrimonio delle risorse idriche.
Ora, senza nulla voler togliere alla sensibilità per il problema ambientale che esiste, ma forse sarebbe il caso di definire con maggior precisione e lucidità e, senza negare il fatto che senza prevedere almeno l'ipotesi di poter accedere a questi aiuti gli investimenti che di recente ho fatto non avrei mai potuto neppure immaginarli; c'è da chiedersi l'opportunità di questo intervento nel settore che mi riguarda direttamente; ovverosia, il latte a livello comunitario è una produzione eccedentaria, questo non lo si può negare, il prezzo del latte è così basso in europa perchè c'è più latte di quello che serve e quindi vale poco. Vuoi perchè son calati i consumi, vuoi perchè sono aumentate le produzioni da noi c'è troppo latte ed è inutile dimenarsi tanto perchè le quote, i nitrati, il prezzo del latte, la tracciabilità etc. etc. etc.
La mia azienda, come molte altre, sta attraversando un momento di difficoltà estrema però, resto convinto che se così non fosse, il prezzo del latte sarebbe destinato ad un inesorabile calo, perchè vorrebbe dire che ci sono spazi per ridurre ulteriormente i ricavi e, siccome così non è, ho speranze per il futuro, confidando nella chiusura di molte aziende in difficoltà come la mia, che non è detto che non sarà tra queste, di un lieve rialzo del prezzo del latte.
Se interverranno aiuti, vuoi comunitari, vuoi nazionali, a regolamentare questo normale decorso del mercato del latte, probabilmente, noi allevatori ci troveremo impegnati in investimenti sempre meno sostenibili senza questi aiuti e il prezzo del latte continuerà a scendere.
A me dispiacerebbe dover chiudere baracca, perchè so io a cosa ho dovuto rinunciare per costruirla, ma resto convinto che nel panorama attutale, se la mia realtà fosse una realtà florida e redditizia a tutti gli effetti, senza problemi di qualunque natura, lunedì mattina ci sarebbero almeno venti pretendenti fuori dal portone disposti a rinunciare a un po di questo benessere per prendere il mio posto, questo, in italia, da quando sono un contadino, quarant'anni circa, non è mai successo anzi, le aziende zootecniche chiudono normalmente al ritmo del 5% l'anno senza che nessuno si sia mai scandalizzato più di tanto e anche se ora volessimo assurdamente ridimensionarle, senza aiuti diretti, cosa a cui si sta lietamente rinunciando, nessuno potrebbe mantenerci una famiglia.


01/11/2008, 8:50
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