Fatto ciò si deve cercare di tagliare ulteriormente fino alle dimensioni di un chicco di mais ed allo scopo si dovrà utilizzare una frusta da cucina.
Fate molta attenzione a questo passaggio importante. Non esagerate con la velocità dei movimenti della frusta, siate comunque delicati e impiegate il tempo necessario (un paio di minuti). Lo scopo è quello di evitare di frantumare troppo la cagliata, disperdendone la sostanza, e formare dei grani regolari ed omogenei.
ora si riaccende il fuoco e tenendo delicatamente mescolato si porta gradualmente (in circa 15-18 minuti) a 43°C.
Questa è la differenza tra un formaggio a pasta molle ed uno destinato ad essere gustato dai 2 mesi in poi come il
montasio, l'asiago e altri, ovvero la cottura della cagliata dopo la rottura. Lo scopo è quello di cercare da una parte di spurgare al massimo il siero, dall'altra si verifica un fenomeno che porta al formarsi dei famosi buchini del
Montasio o dell'Asiago. Infatti riaccendendo il fuoco e portando lentamente la temperatura a 43°C sulla superficie di ciascun grano si formerà una impercettibile pellicina. Nel momento in cui si toglie la cagliata e la si pressa nella fascella, per quanto si possa applicare una pressione importante, rimarranno degli spazi infinitesimali tra chicco e chicco che durante la stagionatura si trasformeranno in tanti piccoli buchetti.
Lasciando la teoria e tornando alla pratica si versa la cagliata nella fascella e si preme con le mani per far uscire il siero. Dopodichè si appone una tela ed un peso per tenere sotto pressione il tutto e far uscire tutto il siero (nel mio caso una pentola piena d'acqua circa 10 kg)
Durante la prima ora di deve rigirare la forma nella fascella almeno 3 volte rimettendo la tela ed il peso.
Si gira una volta ancora e si mette in frigo senza telo e peso per 3 ore alla fine delle quali si gira un'ultima volta.