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PATOLOGIE DEL CONIGLIO 
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Ciao a tutti,
su richiesta di molti utenti abbiamo deciso di iniziare a creare delle schede su alcune patologie importanti che possono riguardare l'allevamento del coniglio da carne. Come da regola del forum non verranno fornite indicazioni terapeutiche e neanche diagnostiche poiché quel compito spetta solo ed esclusivamente al medico veterinario. Nei nostri propositi c'è solamente il desiderio di dare qualche informazione all'utente, attraverso pochi concetti semplici e schematici, nonché qualche spunto per un eventuale approfondimento successivo.

Le schede riportate sono a cura del dott.Cristiano Papeschi (rabbitvet) con la partecipazione di Corridoni Roberto(ROBERTO1978).

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La terra è sempre la peggiore impresa perchè da vivo è bassa e da morto pesa.(Titta Marini)
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08/11/2013, 15:40
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MIXOMATOSI
La mixomatosi è una delle due patologie virali più importanti e pericolose per il coniglio.

COME SI MANIFESTA
Il sintomo principale della Mixomatosi è la formazione di noduli cutanei che compaiono con maggiore frequenza all'interno del padiglione auricolare, sul naso e sul contorno occhi. Queste tumefazioni possono variare per dimensione a partire da una lenticchia fino anche ad una noce. Tali lesioni spesso deformano il viso dell'animale e tendono, col tempo, ad ulcerarsi, a sanguinare ed infettarsi. Un occhio attento potrà riscontrare la presenza dei suddetti noduli anche a livello degli organi genitali. L'animale colpito da mixomatosi spesso si mostra depresso, poco reattivo, con gli occhi tumefatti e chiusi, a volte con le orecchie basse, si muove poco e smette di mangiare e bere fino a lasciarsi morire il più delle volte. Esiste anche una forma respiratoria ma è meno evidente di quella cutanea. In alcuni casi, quando nel focolaio infettivo siano coinvolti ceppi virali meno aggressivi o in presenza di animali molto forti, qualche soggetto può sopravvivere alla moria ma rimarrà comunque portatore e diffusore del virus per lungo tempo.

COME SI TRASMETTE
Il virus può essere trasmesso attraverso diverse vie, innanzitutto per contatto diretto tra animale malato ed animale sano. Quando si acquistano nuovi soggetti è necessario assicurarsi della loro provenienza, del loro stato di salute e se siano stati vaccinati o meno. Altra via di trasmissione è la contaminazione di abiti e scarpe degli allevatori che possono veicolare il patogeno passando da un allevamento infetto ad uno sano. Inoltre, e questa forse è la modalità più importante, il contagio attraverso insetti (zanzare, flebotomi, mosche, ecc) o acari (acari della rogna e zecche) ed insetti (pulci e pidocchi) ematofagi, che quindi effettuano il pasto di sangue su soggetti infetti, trasportano il patogeno e lo trasmettono ad animali sani anche a distanza notevole. Una volta avvenuto il contatto col virus l'incubazione, e cioè il tempo che trascorre prima della comparsa dei sintomi, varia da 5 a 15 giorni.

COME SI PREVIENE
Innanzitutto effettuando regolarmente la vaccinazione. Ma di questa pratica è necessario discuterne col veterinario che provvederà a prescrivere il vaccino più adatto ed il protocollo più efficace valutando caso per caso. Quando si acquista un nuovo animale è consigliabile mantenerlo in quarantena a distanza dal proprio allevamento e verificare che sia stato precedentemente vaccinato. Quando invece ci si trovi ad andare a visitare allevamenti, fiere o mostre è buona regola provvedere al cambio di indumenti, soprattuto scarpe o stivali, e magari indossare abiti e calzari usa e getta. La lotta agli insetti vettori è molto importante e può essere effettuata attraverso l'utilizzo di trappole, piani di disinfestazione, impiego di antiparassitari mirati e bonifica dei ristagni d'acqua onde evitare la riproduzione delle zanzare.

DIAGNOSI E TERAPIA
La diagnosi spetta solo ed esclusivamente al medico veterinario anche se i sintomi sono piuttosto evidenti. Per quel che riguarda la terapia non esistono farmaci e protocolli terapeutici specifici per questa patologia senza contare che la mixomatosi, per la sua elevata contagiosità e mortalità, è soggetta a provvedimenti particolari di cui parleremo nel prossimo paragrafo.

COME COMPORTARSI IN CASO DI FOCOLAIO INFETTIVO
La mixomatosi è contemplata all'interno del Regolamento di Polizia Veterinaria (D.P.R. 8 febbraio 1954, n. 320) che prevede la denuncia obbligatoria e la messa in atto, da parte dell'autorità sanitaria competente, di provvedimenti quali l'abbattimento dei soggetti infetti, la delimitazione di un'area di sorveglianza, il monitoraggio degli allevamenti e degli animali presenti nei dintorni ed il divieto di movimentazione di conigli da dentro a fuori (e viceversa) l'area circoscritta.

In sintesi la Mixomatosi rappresenta un vero dramma per l'allevamento del coniglio, vista la sua pericolosità ed i provvedimenti che ne conseguono, ma non è trasmissibile all'uomo. In ogni caso è necessario operare un'accurata prevenzione con l'aiuto di un veterinario esperto e non dimenticare l'obbligo di denuncia.

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08/11/2013, 15:57
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MALATTIA EMORRAGICA VIRALE (MEV)

La Malattia Emorragica Virale (MEV) è anche nota con l'acronimo anglosassone RHD (Rabbit Hemorragic Disease) o come “Malattia X” ed è causata da un virus, un Calicivirus per l'esattezza, che colpisce il fegato e provoca imponenti emorragie interne che portano inevitabilmente il coniglio a morte.

COME SI TRASMETTE
Dal punto di vista della trasmissione la MEV assomiglia molto alla Mixomatosi per cui, senza ripetere concetti già espressi, il contagio può avvenire per via diretta tramite contatto tra gli animali malati e quelli sani, mediante materiali od abiti contaminati ed attraverso insetti e artropodi vettori: il virus può essere trasmesso anche solo attraverso le feci di mosche che siano venute in contatto con soggetti infetti. Il tempo di incubazione è molto breve e compreso tra le 36 e le 72 ore circa. Questo patogeno è in grado di sopravvivere nell'ambiente anche per molto tempo ed i coniglietti al di sotto delle 4-6 settimane sono refrattari all'infezione. Il periodo di maggiore incidenza della patologia è compreso tra la tarda primavera e l'inizio dell'autunno, momento questo in cui sono presenti in grandi quantità gli insetti vettori. La MEV, considerata diffusa su tutto il territorio nazionale, è stata al centro di indagini epidemiologiche da parte delle autorità sanitarie in quanto, nel 2010, è stata isolata una nuova variante del virus, nota come RHDVFra2010, che avrebbe causato una elevata mortalità negli allevamenti di conigli in Francia e probabilmente anche nel nord-est del nostro paese.

QUALI SONO I SINTOMI?
I sintomi possono variare in funzione del ceppo virale coinvolto e dello stato immunitario degli animali. Nella forma iperacuta i conigli muoiono improvvisamente, come fulminati, senza mostrare alcun sintomo; a volte la morte è preceduta da agitazione, corse frenetiche all'interno della gabbia, emissione di uno strillo acuto e subito dopo il decesso. In altri casi i conigli possono mostrare debolezza e depressione, immobilità ed anoressia, prima di morire. All'osservazione dei soggetti deceduti è possibile osservare, quando presente, fuoriuscita di sangue dal naso ed all'esame autoptico si riscontreranno versamenti emorragici in torace ed addome, fegato congesto, polmoni emorragici e trachea infarcita di sangue.

COME DIFENDERSI E COME COMPORTARSI

Le regole generali enunciate per la Mixomatosi sono valide anche per la MEV. In caso di sospetto o di decesso è necessario rivolgersi alle autorità sanitarie e non esistendo cure specifiche l'unica forma di profilassi, a parte il rispetto delle regole igienico-sanitarie (quarantena, prudenza nella movimentazione di animali, igiene degli abiti e delle calzature, utilizzo di vestiario usa e getta quando necessario, evitare visitatori in allevamento, disinfezioni e disinfestazioni, ecc.), consiste nella vaccinazione. Anche la MEV è soggetta a denuncia obbligatoria secondo il Regolamento di Polizia Veterinaria.

di Cristiano Papeschi e Roberto Corridoni

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14/11/2013, 22:10
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ROGNA

Cari amici, dopo aver parlato di malattie ben più gravi passiamo a discutere di qualche cosa di più leggero. Si fa per dire... Le rogne, perchè ce n'è più di una, sono patologie perfettamente curabili e, spesso, prevenibili, però non sono certo meno gravi di tutte le altre in quanto possono provocare danni alla produzione e malessere al coniglio. Tra le tante forme di rogna, tutte provocate da acari microscopici, due in particolare sono quelle più frequenti: la rogna del corpo (o scabbia) e la rogna auricolare (o rogna psoroptica); accanto a queste si possono elencare anche la cheleitiellosi e la demodicosi ma sono molto più rare. Come da regola del forum non parleremo di terapie, che vanno impostate dal medico veterinario dopo attenta valutazione del quadro clinico, ma cercheremo di capire quale sia l'origine del problema, come riconoscerlo e come difendersi.

LA ROGNA PSOROPTICA

Si tratta sicuramente della più diffusa, come numero di casi, nei piccoli allevamenti rurali ma spesso può essere riscontrata anche in quelli industriali. Il segno clinico fondamentale e caratteristico è la formazione di croste di colore scuro all'interno del condotto uditivo. Spesso in fase iniziale la lesione non viene osservata in quanto le scaglie epidermiche sono localizzate talmente in profondità all'interno dell'orecchio che, ad un' occhiata non sempre attenta, difficilmente vengono individuate. Con il passare del tempo però le croste aumentano in numero e volume e vengono a riempire tutto il padiglione auricolare provocando, con il suo appesantimento, il ripiegamento all'ingiù dell'orecchio stesso. Nei conigli ariete, se non si fa molta attenzione, il problema non viene osservato neanche quando evidente proprio per la caratteristica di questa razza, e dei suoi incroci, di possedere già una pinna rivoltaverso il basso. La lesione è causata da un piccolo acaro, Psoroptes cunicoli, che vive sulla superficie della cute interna dell'orecchio e con i suoi cheliceri (apparato buccale) rompe le cellule dell'ospite e si nutre dei fluidi corporei che ne fuoriescono. Le feci del parassita, insieme all'effetto infiammatorio che la sua presenza determina, provocano un intenso prurito al coniglio che si gratterà la parte lesa auto-provocandosi delle ferite che aggravano il problema e predispongono all'insorgenza di infezioni. Man mano che passa il tempo, gli acari ben nutriti si moltiplicano e le lesioni aumentano rapidamente. Più il problema è esteso e più il coniglio prova dolore e fastidio e quando questi sono insopportabili, anche a causa delle infezioni che regolarmente sopraggiungono, maggiori sono le probabilità che il problema, dapprima piccolo e poi, per disattenzione dell'allevatore, sempre più grave, possa portare anche al decesso dell'animale per inedia (dimagrimento progressivo per cessazione dell'alimentazione) e setticemia.

LA ROGNA SARCOPTICA

Ben più grave della precedente, ma fortunatamente meno frequente, è la rogna del corpo provocata dal vorace acaro Sarcoptes scabiei. A differenza di quella auricolare, questa rogna colpisce il resto del corpo e sull'orecchio si limita a localizzarsi sul bordo esterno che assumerà un caratteristico aspetto “smangiucchiato” e frastagliato. Inizialmente le zone più colpite sono il naso, la testa e le dita ma poi, con il tempo, le lesioni potranno estendersi a tutto il resto del corpo presentandosi come zone prive di pelo, infiammate e coperte di croste dapprima biancastre e poi di colore scuro. Il prurito è davvero intenso ed alle lesioni inflitte dall'acaro si aggiungeranno quelle auto-provocate dal coniglio con il grattamento. Anche in questo caso l'insorgenza di infezioni è quasi certa e la probabilità di morte del soggetto colpito è maggiore.

COME DIFENDERSI

Le rogne sono provocate da acari, piccoli artropodi la cui dimensione oscilla da 0,2 a 0,8 mm, capaci di muoversi autonomamente. Questi parassiti possono provenire dall'ambiente esterno oppure, più frequentemente, veicolati da soggetti portatori come conigli recentemente acquistati o anche animali selvatici, in particolare per quel che riguarda la rogna sarcoptica. Proprio per la loro capacità di muoversi autonomamente, sebbene la preferenza sia sempre quella di rimanere sull'ospite, gli acari possono scendere dal coniglio e spostarsi per infettare altri animali. Anche le croste che si staccano dagli animali durante il grattamento contengono spesso grandi uantità di acari che vengono così dispersi nell'ambiente: una volta entrata in allevamento, la parassitosi potrà diffondersi rapidamente. E' necessario verificare sempre che i nuovi animali acquistati siano sani (un'occhiata all'interno dell'orecchio va sempre data con attenzione!) considerando che esistono anche portatori asintomatici, che quindi al momento della visita non presentano lesioni. L'idea di effettuare la quarantena è sempre la migliore e comunque in caso di malattia gli animali devono essere trattati in maniera efficace, il prima possibile e includendo nel piano terapeutico tutti i soggetti presenti, compresi quelli apparentemente sani. Le gabbie vanno flambate e disinfettate così come, laddove possibile, si dovranno effettuare anche trattamenti antiparassitari mirati nell'ambiente. Qualora il fieno fosse potenzialmente infestato, evenienza da non escludere, dovrebbe essere distrutto. Nonostante tutte le accortezze, le rogne spesso recidivano o ricompaiono nel tempo proprio per l'impossibilità di distruggere tutti i materiali contaminati. Attenzione all'uso incauto di antiparassitari, inadatti o a dosaggi sbagliati, in quanto potrebbero a loro volta intossicare o provocare il decesso degli animali oltre ad inquinare l'ambiente.

a cura del Dott. Cristiano Papeschi

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30/01/2014, 11:50
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PASTURELLOSI
La Pasteurellosi Pasteurella multocida è un batterio (Gram negativo) praticamente onnipresente in qualunque allevamento di conigli da carne, sia intensivo che rurale.
P.Multocida viene considerato la principale causa della cosiddetta “sindrome respiratoria”, una patologia che interessa l'apparato respiratorio e che si manifesta con starnuti e scolo nasale; nelle forme più gravi il coinvolgimento del parenchima polmonare può provocare danni notevoli quali il ritardo nell'accrescimento dei piccoli, la perdita di peso nei conigli all'ingrasso e nei riproduttori fino anche alla morte.

COME SI TRASMETTE

Questo patogeno alberga normalmente nelle vie aeree superiori del coniglio e spesso si mantiene in un certo equilibrio con l'ospite senza provocare sintomi clinici visibili. In caso di presenza di fattori predisponenti o scatenanti, quali ad esempio un eccesso di ammoniaca o di polveri nell'aria, gli sbalzi di temperatura, l'umidità relativa troppo bassa, lo stresso da sovraffollamento o altre patologie in grado di abbassare le difese immunitarie, il microorganismo inizia a manifestare la propria azione patogena. Molto spesso in corso di “sindrome respiratoria” sono presenti altri batteri (quali ad esempio la Bordatella bronchiseptica, Klebseilla pneumoniae,Haemophilus spp. ,Streptococcus spp. ,Staphylococcus spp. ,etc. .) in grado di aggravare la sintomatologia clinica e rendere più complicata la terapia e difficile la guarigione (o per lo meno la remissione dei sintomi). Gli animali colpiti in forma lieve manifestano solamente starnuti, scolo nasale e lacrimazione purulenta con accumulo di materiale sulle palpebre ed intorno all'occhio, mentre nei casi più gravi compaiono difficoltà respiratorie, depressione, mancata assunzione dell'alimento e, come già accennato, anche la morte dei soggetti più deboli. Pasteurella multocida non provoca solo danni all'apparato respiratorio ma può colpire anche altri organi. Sono ad esempio frequenti gli ascessi, per i quali, c'è da dirlo, questo batterio non è necessariamente l'unico responsabile. L'ascesso è una raccolta di pus sotto cute, con frequente coinvolgimento delle masse muscolari, che fuoriesce abbondante e cremoso dopo maturazione dell'ascesso stesso. La causa è da ricercare in genere in ferite (da morso, graffio o abrasione) infettate dai batteri presenti nell'ambiente. Altre forme di pasteurellosi non respiratoria possono riguardare le mammelle (mastiti con formazione di pus), l'utero (piometra con raccolta di pus) ed il sistema nervoso e la deambulazione (torcicollo dovuto a raccolta di pus nell'orecchio medio o a meningite). Pertanto questo batterio, maggiormente noto per la sua azione patogena a livello dell'apparato respiratorio, è invece un microorganismo molto versatile ed in grado di creare numerosi problemi. Negli allevamenti industriali, proprio a causa dell'elevato tasso di ammoniaca nell'ambiente, la percentuale di animali con sintomi respiratori evidenti è molto alta. Negli allevamenti rurali questa è decisamente minore ma la sua presenza, comunque frequente, provoca notevoli problemi di gestione e perdite.

COME DIFENDERSI

E' buona regola non introdurre mai in allevamento animali non sani e che non abbiano effettuato almeno un minimo di quarantena. La disinfezione delle gabbie è molto importante per ridurre la carica ambientale così come anche il rispetto di condizioni di allevamento ottimali (evitare le correnti d'aria, gli sbalzi di temperatura, il ristagno eccessivo di urine e feci al di sotto delle gabbie, il sovraffollamento e lo stress).

COME SI CURA

La terapia (farmacologica od immunizzante), che non tratteremo in questa sede come da regola del forum, andrà pianificata ad opera di un Medico Veterinario a seguito di diagnosi certa ed eventualmente a seguito di esame batteriologico ed antibiogramma. La pasteurellosi è un problema persistente, ed una volta entrata in allevamento è difficile da eradicare. Laddove possibile è meglio iniziare con il piede giusto, scegliendo animali quanto più possibile sani e garantiti.

a cura del dott. Cristiano Papeschi

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01/08/2014, 13:48
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COCCIDIOSI


La coccidiosi è una malattia parassitaria che chiunque allevi conigli ha sentito nominare almeno una volta nella vita. Molti la temono, e fanno bene, ma c'è da sapere che si tratta di una patologia che si può prevenire senza grossi problemi. Intanto diamo nome e cognome a questo parassita: si tratta di un protozoo appartenente al genere Eimeria. Ne esistono diverse specie nel coniglio, tutte a tropismo enterico (E. exigua, E. perforans, E. coecicola, E. vejdovsky, E. media, E. magna, E. piriformis, E. intestinalis, E. flavescens, E. irresidua), cioè che colpiscono l'intestino, ed una sola a tropismo epatico (E. stiedae), che quindi interessa il fegato. Alcune di queste sono molto patogene, per cui basta una carica parassitaria piuttosto bassa per arrecare danni notevoli, mentre altre sono a bassa patogenicità.

COME SI CONTRAE:

I conigli portatori eliminano le oocisti di Eimeria con le feci. Una volta nell'ambiente esterno le oocisti maturano nell'arco di alcuni giorni e diventano infettanti. Le feci, o residui di esse, potranno imbrattare la gabbia, la mangiatoia, l'abbeveratoio o, se sparse sui pascoli, addirittura il terreno. Successivamente altri conigli, o gli stessi già infetti, contrarranno il parassita per ingestione delle oocisti mature in diversi modi, per lo più toelettandosi (soprattutto la superficie d'appoggio degli arti) o assumendo alimento contaminato. Quindi la coccidiosi penetra all'interno dell'ospite per via digerente: si definisce dunque “trasmissione oro-fecale”.


I SINTOMI E LE LESIONI:

Nel caso di infestazioni lievi e causate da specie poco patogene, i sintomi sono generalmente assenti o talmente blandi da non essere notati. Nel caso di infezioni gravi si avranno segni visibili. Si va da un minimo di ritardo nella accrescimento e calo di peso fino a grave dimagrimento, disidratazione, addome gonfio e diarrea. In alcuni casi sopraggiunge anche la morte. Se ad essere compromesso è anche il fegato, è possibile che compaia ittero (colorazione giallastra delle mucose). Alla macellazione l'intestino risulta infiammato, di aspetto alterato e contenente feci liquide. Il fegato, quando compromesso, mostra la presenza di puntolini biancastri più o meno grandi e più o meno numerosi, da pochi e trascurabili fino a moltissimi.

COME SI PREVIENE:

Come sempre non parleremo della cura, ma segnaliamo il fatto che le cure (anticoccidici) ed i mezzi di profilassi (ad esempio mangimi con coccidiostatici) esistono e sono molto efficaci, ma devono sempre essere prescritte da un veterinario che abbia prima effettuato una diagnosi precisa, ed abbia informato sui pro ed i contro della terapia, segnalando anche l'importanza dei tempi di sospensione visto che, nel nostro caso, si tratta di soggetti destinati alla produzione di carne. Per fare questo si suggerisce di richiedere, ogni tanto, un esame delle feci: costa poco ed è molto utile per tenere sotto controllo il problema. Dal punto di vista preventivo possiamo fare diverse considerazioni. Le “malloppe” di feci accumulate all'interno della gabbia sono probabilmente la via preferenziale di contagio. Come già accennato, le oocisti impiegano diversi giorni per maturare per cui le feci appena emesse non sono infettanti; viene scontato considerare che la tempestiva rimozione delle deiezioni che imbrattano le strutture aiuti a prevenire o a contenere il problema. Il fondo della gabbia è importantissimo: sia che si tratti di rete metallica che di listarelle di plastica, è fondamentale verificare che gli spazi vuoti siano sufficienti a consentire la caduta delle feci. Nel caso di pavimento pieno o lettiera, è bene effettuare periodicamente la rimozione del materiale fecale. L'igiene del ricovero, operata con rimozione meccanica dei residui (spazzola metallica o altro sistema valido), getto d'acqua a pressione, fiamma ed eventualmente utilizzo di disinfettanti, è importante per abbassare la carica parassitaria ambientale e, al di la della coccidiosi, consigliato tra un ciclo di allevamento e l'altro oppure a cadenze regolari, soprattutto nel caso di animali destinati a vivere più a lungo (riproduttori). I piccoli si infettano ingerendo le oocisti prodotte dalla madre, quindi è bene iniziare la prevenzione a partire proprio dalla fattrice. Inutile sperare di vedere le oocisti di coccidi sulle feci, poiché si tratta di organismi talmente piccoli da essere osservabili solo al microscopio. La coccidiosi del coniglio non è trasmissibile all'uomo o ad altri animali: i coccidi sono altamente specie-specifici, il che significa che ogni specie animale ha i suoi.

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ENCEPHALITOZOONOSI e TORCICOLLO



L'encephalitozoonosi è un malattia parassitaria, causata da un microsporidio scientificamente noto come Encephalitozoon cuniculi. Questo microorganismo è onnipresente, tanto che diversi studi condotti su allevamenti industriali di coniglio da carne hanno dimostrato, nei casi oggetto di monitoraggio, la presenza del parassita addirittura nel 100% degli allevamenti considerati ed in una percentuale di conigli molto superiore al 50%. E. cuniculi è un patogeno molto subdolo in quanto solo una piccolissima parte dei conigli colpiti manifestano i segni clinici, mentre gli altri rimangono per lo più asintomatici. Grazie agli esami sierologici è possibile individuare i soggetti infetti, e questo ha permesso ai ricercatori di rendersi conto della reale diffusone del patogeno. Tra i sintomi clinici più evidenti troviamo l'immancabile “torcicollo”, ovvero la rotazione della testa che comporta difficoltà di deambulazione, di mantenimento dell'equilibrio e, nei casi più gravi, anche l'impossibilità ad alimentarsi. Alcuni animali possono essere interessati anche da paralisi degli arti, movimenti incontrollati della pupilla (nistagmo) e danni oculari (uveite fococlastica).

COME SI TRASMETTE

La spora del parassita viene eliminata dal coniglio infetto attraverso le urine. I soggetti sani si contagiano ingerendo le suddette spore che contaminano gli alimenti o l'acqua di bevanda, ma anche attraverso la toelettatura. Le superfici interne della gabbia, soprattutto il pavimento, possono raccogliere numerose spore determinando l'infezione di animali successivamente stabulati in gabbie contaminate, qualora non sia stata effettuata una buona disinfezione. Il parassita, nella sua forma di resistenza (la spora, per l'appunto) può sopravvivere nell'ambiente esterno anche a lungo.

COME DIFENDERSI

Difendersi è difficile, proprio a causa della elevata diffusione di E. cuniculi all'interno degli allevamenti di coniglio da carne e della sua asintomaticità nella maggior parte degli animali, cioè la capacità di dare segni clinici solo in un numero abbastanza limitato di soggetti. Pertanto, al momento dell'acquisto, non è possibile sapere, in mancanza di sintomi, se un coniglio sia portatore o meno del parassita. Per limitare la diffusione si invita a rispettare le norme igienico-sanitarie di base, che consistono nella rimozione delle deiezioni e nella accurata disinfezione delle gabbie tra un ciclo produttivo e l'altro; se possibile meglio utilizzare la fiamma o il vapore e disinfettanti forti, da risciacquare bene dopo l'applicazione e prima di allocare altri animali. La diagnosi può essere effettuata attraverso test sierologici, a partire da un campione di sangue, o su campione istologico post-mortem.

COME SI CURA

Per il coniglio da compagnia esistono dei protocolli terapeutici, meno spesso impiegati nei soggetti da carne, ma per questo è necessario consultare il veterinario. Il danno provocato dal parassita a livello del sistema nervoso, con la formazione di granulomi causati dalla reazione immunitaria dell'ospite, in alcuni casi rende inefficace la terapia, che è volta all'eliminazione del parassita ma non alla risoluzione delle lesioni ormai difficilmente irreversibili. In pratica, con buona probabilità l'encephalitozoonosi è presente più o meno in tutti gli allevamenti cunicoli, ma quando vengano rispettate le norme igienico-sanitarie la produzione generalmente va avanti senza grossi problemi ad eccezione di qualche soggetto che potrebbe dover essere scartato.

Attenzione: il torcicollo riconosce anche altre cause Benchè il “torcicollo” sia un segno clinico molto caratteristico di encephalitozoonosi, è necessario sottolineare che questa patologia non è l'unica in grado di causare la rotazione della testa. Altre malattie possono rendersi responsabili di questo tipo di danno, come ad esempio l'infezione dell'orecchio interno causata di Pasteurella multocida o Staphylococcus aureus, la rogna sarcoptica a seguito di perforazione della membrana timpanica e molte altre. Per cui l'equazione torcicollo = encephalitozoonosi non è sempre vera e per una diagnosi differenziale adeguata è sempre necessario richiedere l'intervento del veterinario, anche perchè l'approccio alle diverse cause scatenanti può essere notevolmente differente.

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