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gennaio freddissimo 
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Altri più esperti ti sapranno rispondere meglio, nel frattempo una buona lettura di almeno un manuale (il più gettonato e forse completo è quello di Alessandro Pistoia) è quasi d'obbligo, oltretutto in inverno per gli apicoltori è un classico rispolverare libri e letture oltre a pulire e risistemare arnie ed attrezzature, dato che le api nella maggior parte del territorio italiano andranno, si spera, in glomere col blocco di covata.

Api e Inverno in brevi punti (magari quando hai modo approfondirai):

. le api si difendono dal freddo creando il glomere, di per se il freddo non è un grosso problema per loro SE: sono in numero sufficiente per generare calore con il glomere, SE: hanno abbastanza scorte per nutrirsi durante TUTTO il periodo invernale, SE: non ci sono patologie in corso(varroa in primis, ma anche tutta la carrellata di malattie conosciute)

. le api mal tollerano l'eccessiva umidità, specialmente dentro l'arnia, l'umidità può creare problemi in tutte le stagioni, ma in Inverno è un problema ben maggiore perchè raffreddandosi attorno/sopra al glomere crea condensa che se va bene costringe le api a consumare più scorte, a bruciare più energia e ad invecchiare prima per contrastare la condizione avversa, se va male può ucciderle. (maggiore è l'umidità più facilmente verrà dissipato il calore generato dal glomere)

. la coibentazione delle arnie è un argomento trattato molto spesso, ma come per quasi qualsiasi altra cosa in apicoltura non può essere preso come "oro colato" sia che lo si consideri fondamentale sia che lo si consideri superfluo, la verità è che dipende da tanti fattori: se sono abbastanza bravo ed esperto da invernare un nucleo, sceglierò un ottima coibentazione (polistirolo e/o altri materiali coibentanti sulla parte superiore per aiutare le POCHE api di cui è fatto il nucleo a passare l'inverno), una grossa famiglia molto forte, con tante tante scorte opercolate, di miele e non di melata, magari neanche miele d'edera o larice va ma un bel miele liquido o di cristallizzazione morbida, già accuratamente "pulita" da varroa e senza patologie, non credo la coibenti nessuno, se al caverà alla grande, come del resto faranno (facevano?) le stesse api in natura allo stato "selvatico".

Cosa può fare l'apicoltore?
. scegliere la postazione migliore per tenere le api, protetta dai venti dominanti e specialmente quelli dai quadranti settentrionali (maestrale, tramontana, grecale) quindi freddi e d'inverno tutt'altro che gradevoli
. sempre sulla postazione valutare luoghi che d'inverno non rimangono umidi e che siano assolati
. può anche studiarsi un pò l'ambiente che lo circonda tracciando idealmente un cerchio di 1 km di raggio e vedere un pò quali piante fioriscono nei momenti critici per l'inverno (ovvero in autunno prima che le api vadano in glomere e in primavera, fine inverno per sapere quando e cosa trovano le api come primo "nuovo" nutrimento tra miele e polline)
. ultima cosa che mi viene in mente, ma sarebbe prioritaria sempre, tutto l'anno, è curare la sanità, ergo assicurarsi almeno di contrastare varroa per tempo, facendo trascorrere un inverno senza che in una fase così critica debbano pure essere martoriate dall'acaro ed ovviamente accertarsi di non invernare incautamente famiglie con patologie evidenti, che oltre a non passare l'inverno faranno da enorme rischio sanitario per tutte le altre famiglie attorno.


18/09/2017, 15:30
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Grazie tante!

Io ho un appezzamento a fondovalle circa 500m di altitudine sulle prealpi lombarde. Essendo un fondovalle è umido, ma nemmeno troppo, però è freddo, frequentemente la temperatura tocca i -10°C, ma di giorno col sole anche in gennaio risale sopra zero di qualche grado.

La postazione che ho scelto è rivolta verso Est-Sudest (come tutto il mio appezzamento), su di un terreno con pendenza di circa il 25%.
Al di sotto delle arnie c'è prato e filari di more e lamponi, dietro a salire inizia il bosco con rovi selvatici, castagni, nocciolo, qualche noce e soprattutto Robinia (super infestante). Le arnie le posizionerò sotto a delle grosse piante di mele, vecchissime che non fruttificano piu, ma le vorrei usare come una sorta di copertura per la calura estiva e siccome in inverno saranno senza foglie ci sarebbe la possibilità di una buona insolazione invernale.

A ho anche un pollaio ed una roccia che sono ricoperti di edera, quindi edera e nocciolo selvatico giocano a mio favore perche una dovrebbe fiorire in autunno mentre l'altro nella prima primavera se non sbaglio.

Allego un paio di foto, le arnie starebbero tra due di quei grossi meli.


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18/09/2017, 17:19
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hai un esposizione ottima, benissimo le fioriture, secondo me è un posto perfetto ;)
ricorda di usare dei supporti su cui poggiare le arnie, che siano alte 30, 40 o 50 cm (ovvero abbastanza alte da allontanare l'umidità del suolo dalle arnie ma non troppo alte da farti poi venire il mal di schiena a lavorare con i telaini e i melari durante le visite)


18/09/2017, 19:49
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Speriamo! Ho pensato di piantare dei paletti di legno trattato per non farli marcire, diametro 8cm, ne metterei 4 collegati da legni avvitati che facciano da base d'appoggio per le arnie.

Ah a 50 metri dalle arnie c'è una sorgente di acqua e lungo il torrente posto a circa 200 metri in direzione sud ci sono moltissimi salici. Il salice è utile in qualche maniera alle api?

Speriamo sia un inverno freddo ma secco allora! ;)

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19/09/2017, 8:10
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mafo85 ha scritto:
Ah a 50 metri dalle arnie c'è una sorgente di acqua e lungo il torrente posto a circa 200 metri in direzione sud ci sono moltissimi salici. Il salice è utile in qualche maniera alle api?

è spesso fondamentale il salice ;) è la prima fioritura da cui possono ricavare abbondante polline per la covata di fine inverno/primavera, a differenza del nocciolo (altra buona fioritura precoce) dal salice ci prendono anche il nettare in quantità discrete.


19/09/2017, 11:06
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