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Iscritto il: 10/07/2008, 13:45 Messaggi: 54 Formazione: Agrotecnico e Agronomo (scienze agrarie)
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 Re: Quote latte
Al discorso delle quote latte fatto da marco, che condivido, aggiungo il fatto che a suo tempo l'allora ministro Marcora si piego al volere degli industriali italiani e cedette quote di mercato agricolo a molti stati esteri (vedi Olanda) in cambio di vantaggi per il settore industriale. Oggi se non sbaglio importiamo piu del 40% del latte consumato in Italia e poi zone come quelle del sud Italia restano senza allevamenti, le quote latte potevano avere una validità negli anni '80. Ma si fondavano su un presupposto sbagliato, la regolamentazione del mercato non puo' essere imposta con la legge, si deve lasciare che l'offerta si adegui alla domanda, invece con le quote (come nel vino e in altre situazioni) si è alimentato un mercato "drogato" di titoli e di valori fittizzi che alla lunga hanno potato solo danni al settore. Nel 2013 toglieranno questa assurdità e spero anche molte altre situazioni anomale, così gli allevatori/agricoltori saranno liberi di (allevare o coltivare) quello che riterranno opportuno in funzione della domanda del mercato e non in base a contributi o imposizioni dettate il più delle volte da interessi politici Mi ricordo che nel lontano 1993 all'esame di stato il tema tecnico era sulla probabile eliminazione delle quote latte entro il 1998 e come si evolverà il mercato in regime di libertà!!! Già allora si parlava di abolire questa situazione ma nulla è stato fatto e temo che il motivo sia solo per "interessi di parte" di gruppi industriali che allora come oggi tengono un settore in ostaggio... Per fortuna il mondo agricolo alla lunga reagirà (almeno sperò!).
francesco riello
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| 17/07/2008, 19:49 |
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Iscritto il: 06/09/2008, 10:34 Messaggi: 322 Località: Terra Formazione: Perito
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 Re: Quote latte
Mi dispiace avere trovato così in ritardo questa discussione; è arginata in un angolo tanto remoto del forum. La mia è la voce del nord, sono comunque contento di incontrare l'opinione di allevatori e persone
competenti dal sud italia, perchè dovete sapere che da noi, al nord, la frittata è osservata dall'altro lato, associazioni di
categoria e informazione specializzata ci hanno fatto sapere che la Sicilia e il meridione d'italia in generale aveva tante
quote da soddisfare tutto il fabbisogno nazionale e non si sapeva come le aveva conquistate. Esempio chiaro di informazione
distorta a sentire quanto riportate. Comunque, secondo me, le quote si sono concentrate in Lombardia perchè c'è stato
qualcuno che le ha acquistate, anche a caro prezzo, e poi ha prodotto il quantitativo di latte di riferimento che ha
acquistato e, spesso, anche di più. Io stesso, ma non sono lombardo, sono sceso fino a Teramo a comperare quote, acquistandole
ad un prezzo che ritenevo conveniente; il mercato delle quote latte è un mercto estremamente dinamico e se la maggior parte
dei trasferimenti di quota va dal sud italia al nord è solo perchè la maggior parte delle aziende del sud chiudono e quelle
del nord si allargano. Non ci sono altri motivi, io posso solo augurare agli allevatori del sud che questa tendenza si inverta per il mutare delle condizioni di mercato. Però anche da noi la vita è dura, è un luogo comune delle nostre parti pensare che al sud la gente non abbia voglia di lavorare e approfitti in continuazione solo dei soldi dele tasse che il ricco nord continua a versare anche al loro posto. Io non credo sia così; tutte le volte che ho avuto occasione di confrontarmi con colleghi del sud ho incontrato lavoratori onesti, contenti di guadagnarsi da vivere con la propria fatica e affaticati nel districarsi tra le mille dificoltà che questo lavoro genera in continuazione, a sud come a nord. Ora, in attesa della riforma della pac del 2013 il mercato delle quote si è ridimensionato parecchio ma non è immobile. Pensare oggi che le quote di prorpietà, al decadere della loro funzione, vengano retribuite, mi sembra abbastanza naif, lo stato, da esempio di sperpero e inefficienza che era negli anni ottanta, si è velocemente trasformato nel più insolvente dei debitori e, in sostanza, non tiene più una lira. Abusi e lesioni del diritto sono all'ordine del giorno per tutte le categorie, si salva ancora qualche tana di raccomandati ma, spero, hanno i giorni contati; pensare che venga a retribuire quello che in parte era un diritto acquisito non è per niente realistico però, contro tutte le ipotesi contrarie, anche Gesù è risorto dalla morte. Non si può mai dire. Per quel che riguarda il prezzo del latte fresco ci sono anche su questo molti miti da sfatare, io sono socio di una cooperativa a cui conferisco il latte e sul latte fresco c'è una guerra commerciale senza esclusione di colpi, che ha portato la COOP a vendere il proprio latte a 0,86 €/lt, la LIDL a 0,65! Le indagini di mercato stanno profetizzando di un futuro immediato in cui le latterie non avranno più margine sulla vendita di latte fresco e, comunque, anche in precedenza, il diavolo non era brutto come lo si dipingeva perchè: innanzitutto il latte sul banco ha cinque centesimi di costo di inscatolamento, ha 32 centesimi di IVA da versare allo stato!!!! Ha costi di marketing e pubblicità enormi e, cosa da non sottovalutare, ha mediamente più del 20% di volume di merce che deve essere ritirata e smaltita perchè resta sul banco oltre la data di scadenza, fate le dovute somme e vi accorgerete che il guadagno per il caseificio non è più di un euro e trenta al litro ma ben diverso. Inoltre i volumi percentuali sul totale del latte lavorato da destinare al consumo fresco sono molto bassi. Farebbe molto meglio una quotazione del parmiggiano attorno ai 18 euro che il latte fresco a un euro e ottanta. Io non credo molto neanche all'alternativa della vendita diretta perchè al consumatore non porta alcun risparmio, visto che deve investire dieci minuti del suo tempo e spesso qualche deciletro di benzina per risparmiare 50 centesimi (ma oggi anche meno) e all'allevatore porterà solo guai: dalle nostre parti, le sorti dei nostri allevamenti, oltre che nelle mani dei mercati, sono in quelle dei veterinari delle ASL che con applicazioni scriteriate e discrezionali delle normative igienico sanitarie hanno costretto alla chiusura più di qualche stalla, in queste condizioni, basta un bambino col mal di pancia e una mamma che alza un po la voce che tu, allevatore, butti subito via i diecimila euro che ti servono a installare decentemente il distributore e, se osi rispondere, hai finito di fare anche l'allevatore! Buon per te aggiungo io. Le stalle stanno chiudendo, per questi e molti altri motivi, al ritmo del cinque per cento all'anno. L'immediato futuro è anche più duro ci come è stato il passato, forse verrà il giorno in cui, nel raggio di 1000 km, le stalle saranno talmente poche che del proprio latte gli allevatori potranno chiedere ciò che è giusto ma allora saranno appunto in pochi e non so bene di che tipologia.
Ciao. Tremor
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| 28/09/2008, 7:00 |
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Iscritto il: 10/07/2008, 13:45 Messaggi: 54 Formazione: Agrotecnico e Agronomo (scienze agrarie)
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 Re: Quote latte
Aggiungo questo articolo, non proprio sulle quote latte, ma sempre di allevamento si parla, poi io allevo polli......
Ci sarà carne nel 2015?
E' questa la domanda alla quale ha dato risposta l'assemblea dei commercianti europei di bestiame che si è svolta a Meating Angelo Gamberini Valorizzazione delle produzioni made in Italy, conseguenze della politica agricola comunitaria e incertezze sui prodotti Ogm, sono al centro delle attenzioni degli operatori del settore carne
Si è da poco conclusa la prima edizione di “Meating” la fiera internazionale dedicata alla intera filiera della carne, ospitata nel quartiere fieristico di Roma e che ha visto la'adesione di numerosi Paesi stranieri e un’articolata presenza delle eccellenze italiane in tema di carne e trasformati a base di carni. In occasione di “Meating” si è svolta anche la 57° assemblea Di Uecbv (Unione europea del commercio del bestiame e delle carni), l'organizzazione europea del settore delle carni a cui aderisce l'italiana Uniceb, che riunisce le imprese che si occupano di importazione e commercio di carni e bestiame. il tema dell'incontro è stato: "Avremo un approvvigionamento di carni sufficiente per rispondere alla domanda dei consumatori nel 2015?".
Un tema che vede molte articolazioni, come l'aumento dei prezzi della carne, il disaccoppiamento introdotto dalla nuova Pac (politica agricola comunitaria), le decisioni che saranno prese in merito agli Ogm e poi la valorizzazione delle produzioni made in Italy. Tutti argomenti, questi che abbiamo citato, che sono stati a centro della giornata congressuale. Molti gli studiosi e gli esperti che si sono alternati sul podio dei relatori, il presidente dell'Uecbv, Laurent Spanghero, il presidente dell'Uniceb, Renzo Fossato, il vicepresidente della commissione Agricoltura del Senato, Paolo De Castro, per citarne alcuni.
La questione Ogm
"I costi di produzione della carne - ha detto Fossato - non sono aumentati certo per colpa nostra. Noi - ha aggiunto - abbiamo l'obiettivo di abbatterli, mantenendo al contempo alta la qualità delle nostre produzioni.” Facendo riferimento all’utilizzo degli Ogm nei mangimi, Fossato ha sottolineato che l'Italia consuma 3 miliardi e 800 mila tonnellate di soia necessaria per l'alimentazione degli animali e ne produce appena 450 milioni di tonnellate ed è quindi costretta ad importare praticamente tutto il proprio fabbisogno. Quantomeno opportuno in queste condizioni ripensare agli atteggiamenti e alle politiche che occorre avere nei confronti dei prodotti Ogm.
Il settore della carne bovina - ha aggiunto il presidente dell'Uecbv - ha avuto una flessione già da qualche anno in Europa ed è difficile un’inversione di tendenza. "Sul problema degli Ogm - ha precisato Spanghero - l’Unione Europea deve giungere ad una decisione chiara, o si accetta di consumare carni prodotte con organismi geneticamente modificati o si vieta. La politica in questo ha un ruolo capitale".
Scienza e ideologia
Sul tema degli Ogm è intervenuto anche Paolo De Castro, che ha sottolineato la necessità di "togliere la componente ideologica che oggi esiste su questo argomento". Secondo il vicepresidente della commissione Agricoltura di palazzo Madama "sono stati commessi errori di comunicazione" ed è quindi necessario "tranquillizzare l'opinione pubblica e fare chiarezza".
Fra i vari interventi è da segnalare quello del presidente di Ismea, Arturo Semerari, che ha evidenziato il ruolo della politica agricola comune sul settore zootecnico, specie per quanto riguarda gli effetti derivanti dal disaccoppiamento e dalla rimodulazione che possono causare "grossi problemi agli allevatori italiani". Il presidente di Ismea ha poi puntato l’attenzione sulla applicazione della direttiva nitrati, destinata ad avere un forte impatto sui costi delle imprese zootecniche.
Commento personale: visto che concordo con tremor sulla chiusura degli allevamenti, per me la carne (e il latte) lo potranno mangiare solo i ricchi e i contadini, gli altri aspetteranno la domenica! come accadeva 50 anni fà!!!! Io per fortuna sono contadino!!! povero ma ben nutrito!! (perdonatemi la battuta) ciao
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| 28/09/2008, 10:53 |
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Iscritto il: 02/10/2008, 10:38 Messaggi: 8 Località: Firenze
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 Re: Quote latte
Ho seguito tutta la vicenda delle quote latte leggendo "l'Informatore Agrario" ma ho ancora diverse perplessità. A quanto ho capito (forse mi sbaglio!): togliere le quote latte, per le aziende produttrici italiane, potrebbe voler dire sfruttare a pieno le potenzialità produttive dei propri animali, produrre il massimo possibile (e quindi guadagnare di più) senza dover essere costretti a pagare alcun tipo di multa per eccesso di produzione (e quindi anche qui, soldi in più nelle tasche degli allevatori). Può voler dire anche che chiunque voglia iniziare l'attività di produttore di latte, può farlo dato che non ci sono più quote da acquistare (o comunque un tetto massimo delle stesse, oltre le quali non si può andare).
Però ho letto anche che l'abolizione delle suddette porterà ad una produzione molto maggiore di latte a livello europeo. Beh... meglio così potremmo dire... il latte che non verrà consumato potrà essere ceduto ai paesi poveri (anche se dubito fortemente; da che mondo è mondo non s'è mai fatto nulla se non quando c'è un guadagno). Questo eccesso di produzione però, porterà ad un abbassamento del prezzo del latte, per un eccesso di offerta, che manderà in rovina tutte le aziende medio piccole (magari le aziende di montagna con un basso livello produttivo) che non potranno più neanche pareggiare i ricavi con i costi. Penso che liberalizzare la produzione non porti vantaggi. Piuttosto, pensando a ciò che dice l'amico di Palermo, sarebbe più opportuno aumentare il tetto massimo di quote disponibili in Italia, per non dover più pagare multe e non dover più importare latte dall'estero, e distribuire meglio sul territorio italiano le suddette per far si che si possa consumare latte fresco ovunque.
Che ne pensate?
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| 04/10/2008, 18:10 |
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Iscritto il: 10/07/2008, 13:45 Messaggi: 54 Formazione: Agrotecnico e Agronomo (scienze agrarie)
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 Re: Quote latte
ciao Riccardo, io penso che tu abbia perfettamente ragione!!! Purtroppo siamo in Italia..... e il buon senso è un termine ai più sconosciuto (riferimenti alle classi politiche, sindacati agricoli, organizzazioni varie è puramente.......). Forse fra molti anni, quando ci saranno nuovo volti nei posti di "comando" è con situazioni la limite del disastro si prenderanno le giuste decisioni, per adesso visto che si "tira a campare" e in qualche modo il settore riesce a "galleggiare" temo che non si farà molto. vedi alitalia, solo a disastro compiuto si è intervenuti...
ciao
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| 05/10/2008, 21:21 |
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Iscritto il: 02/10/2008, 10:38 Messaggi: 8 Località: Firenze
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 Re: Quote latte
E allora perchè il ministro Zaia continua a insistere perchè le quote latte vengano eliminate ancor prima di quanto stabilito dalla Commissione Europea? E come lui insistono tanti allevatori. Proprio non capisco....
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| 08/10/2008, 10:25 |
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Iscritto il: 09/07/2008, 8:38 Messaggi: 6
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 Re: Quote latte
Non sono un agricoltore, ma sono di Cremona e spero di poter essere utile. Le quote latte sono., semplificando al massimo, un diritto a produrre latto che è commecializzabile mediante vendita o locazione. Perchè ci sono più quote òlatte a Cremona che in tutta la Toscana? Semplice: a Cremona si produce circa il 10% di tutto il latte prodotto in Italia e la massa (non tutti) degli agricoltori è in regola con le euote, cioè produce la quantità di latte giustificata dalla quote possedute (in proprietà o locazione). le quote possedute per la maggior parte sonko state acquistate in tutta l'Italia, in particolare molte prevengono dalla provincia di Latina. Chiaro? Non ci sono privilegi, ma solo acquisti fatti al prezzi di mercato: anche ad 80 euro il quintale, ma ora valgono circa 27 euro al quintale. Pensate che danno. E per chiudere: la media di produzione di una vacca frisona nel Cremonese è di 100 q.li per lattazione, contro una media nazionale di 80 circa. Fate voi...
_________________ Davide
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| 08/10/2008, 17:14 |
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Iscritto il: 06/09/2008, 10:34 Messaggi: 322 Località: Terra Formazione: Perito
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 Re: Quote latte
Il ministro Zaia e la Lega hanno fatto per anni della questione delle quote latte il loro cavallo di battaglia per la conquista dei voti degli allevatori, categoria molto influente negli anni in cui la Lega è nata specialmente al nord dove la Lega è votata. Ora che la Lega è nuovamente al governo non può certamente ignorare una parte così importante dell sue radici e infatti non lo fa; solo che, la questione delle quote latte, in italia, si è ridfimensionata a tal punto da rappresentare un problema quasi marginale per le aziende di vacche da latte al punto dall'essere diventate, soprattutto in zone classificate come montane, uno dei tanti fattori produttivi del processo; come si acquista una macchina allo stesso modo si acquista un quantitativo di latte di riferimento tanto più che la stragrande maggioranza delle aziende ora sono in regola e il valore delle quote ha subito un ridimensionamento pazzesco per l'enorme quantità di stalle che chiudon i battenti, sono più di dieci anni che stiamo viaggiando al ritmo del cinque per cento di stalle chiuse ogni anno. Quindi, bene fa il ministro Zaia a rivendicare le nostre istanze presso l'europa, madre di tutti i mali, ma questo aumento del dieci per cento, ammesso che lo otteniamo, non salverà neppure una di quel cinque per cento di stalle che anche quest'anno, forse anche più degli anni passati, hanno deciso di abbandonare il fronte e ritirarsi a fare una vita più tranquilla e libera da persecuzioni di ogni tipo.
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| 09/10/2008, 3:23 |
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Moderatore globale
Iscritto il: 13/03/2008, 18:45 Messaggi: 581 Località: San Casciano V.P. (FI) Formazione: Per. Agrario e Dott. in Scienze e Tecn. Agrarie
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 Re: Quote latte
Ciao a tutti, questa discussione è molto interessante, e vorrei dire un paio di cose, mi vorrei rivolgere a davide, il fatto che la provincia di Cremona produca il 10% del latte prodotto in Italia è l'effetto dell'errata distribuzione delle quote, non la causa, per forza avendo tantissime quote produrrà queste quantità, ma secondo me ci doveva essere una regolamentazione che impedisse una concentrazione così massiccia di quote in un ambito ristretto. Altra cosa che ti voglio chiedere riguarda le produzioni, no ha significato dire a Cremona la media è di 100q perché il tetto è sulla produzione non sul numero di animali allevati e poi vorrei sapere nelle stalle del cremonese quant'è la carriera produttiva di una vacca e di conseguenza la quote di rimonta, altra cosa sono i costi di alimentazione, quanto incidono? E che incidenza hanno le mastiti e quindi spese veterinarie? E tutta una serie di problematiche derivanti dalle alte produzioni? Secondo me non è tutto oro quel che luccica. Aspetto commenti in merito. Saluti Francesco
_________________ - La morte non è niente - aveva affermato il 12 dicembre 1804, nello splendore della sua potenza. - Ma vivere sconfitti e senza gloria - aveva aggiunto - significa morire ogni giorno. (Napoleone) Egli vive ancora.
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| 09/10/2008, 11:56 |
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Iscritto il: 09/07/2008, 8:38 Messaggi: 6
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 Re: Quote latte
Io cerco di semplificare il discorso. Il fatto che a Cremona si produca più latte che altrove è perchè l'agricoltura in loco si è specializzata nella zootecnica da latte e, in misura minore, nell'allevamento di suini. E' quindi logico che per continuare a produrre si siano dovute acquistare più quote latte. Non il contario. Nel paese di mio suocero la massa della produzione agricola è olio d'oliva: è logico, essendo nel Salento. E laggiù vi sono pochissimi bovini da latte (non è la Val d'Itria) e altrettante poche quote. Ribadisco: non vediamo il male dove non c'è. Circa i bovini: la durata media in produzione è di soli 3 anni ovviamente - è come il motore di una Ferrari da corsa: rende molto di più di una normale BMW stradale, ma dura ovviamente molto di meno. La percentuale di rimonta è del 20/25%, le mastiti incidono in base unicamente allo spazio a disposizione delle bovine ed alla qualità della pulizia (e non mi inoltro in altri dettagli). Il fatto che l'alimentazione ed altro costino di più, è ampiamente compensato dalla maggior produzione. Un allevamento in pianura deve avere almeno 100 vacche in lattazione per giustificare i costi fissi; prendiamo per esempio il costo del mungitore: un mungitore basta sino a 120 vacche, non ha senso pagarlo per mungerne solo 90! E via dicendo. Mi fermo perchè diventerei tedioso. Se invece vogliamo discutere della correttezza di chi produce senza avere le quote latte, allora è un'altro discorso.
_________________ Davide
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| 09/10/2008, 16:21 |
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